"Istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza. Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il nostro entusiasmo. Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra forza." Antonio Gramsci
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martedì 14 giugno 2011

Italia, il bel Paese (nuovamente!) dove il dolce sì suona...













Hanno vinto i sì.
Gli Italiani hanno dimostrato che non ne possono più di esser rappresentati da personaggi improponibili e che non si fanno circuire dai diktat di partito, che sono coerenti e che quando dicono "NO al nucleare" non si rimangiano quel NO! nemmeno dopo 24 anni. E finalmente, di nuovo, c'è un venticello che spira ed il dolce SI' risuona...

Evidente che sono contenta... almeno un po'.
Non starò a tediarvi con analisi sociologiche (di esperti ne abbiamo a sufficienza) o esternazioni di gaudio smodato... voglio solo fare alcune considerazioni personali.

Innanzitutto ci tengo a ringraziare quel 5% circa di elettori che sono andati a votare "NO" ai quattro quesiti referendari. Grazie perché non avete disertato le urne e avete dato il vostro contributo al raggiungimento del quorum. Certo, con il senno di poi si potrebbe obiettare che ci saremmo arrivati comunque... appunto: con il senno di poi. Nessuno, credo, aveva grossi dubbi sulla predominanza di sì (almeno per quel che riguardava i primi tre quesiti, perché il quarto...), qualsiasi fosse l'affluenza alle urne: il problema era solo il raggiungimento della benedetta soglia che impedisse che l'espressione popolare venisse inficiata. Questo comportamento mi ha favorevolmente colpito, lo devo ammettere, soprattutto dopo aver litigato su FB con un astensionista che sosteneva il suo rispetto per l'ambiente proprio non andando a votare... che importa se così dimostra rispetto nullo per gli altri? Io cerco di rispettare le opinioni altrui, ma vorrei anche che gli altri rispettassero le mie... e lo so che adesso questo discorso lascia il tempo che trova, ma insomma: la libertà di espressione è un bene prezioso e non andrebbe invocata solo quando riguarda i NOSTRI interessi...

http://youtu.be/GNv3BRkZ_uc

Passo ora ad un semplice calcolo matematico (con le sue debite conseguenze, o almeno quelle che ne traggo io). Semplice perché lo semplifico oltremodo, anzi dico subito che lo sballo, lo estremizzo... a tutto vantaggio degli "oppositori".

Traggo i dati da wikipedia, che non mi sembra sia un pericoloso covo di comunisti... dunque: avevano diritto al voto 47.118.352 elettori più 3.300.496 residenti all'estero, per un totale di 50.418.848 votanti (e già qui pare che siamo nel campo delle opinioni... secondo Wikipedia il totale è 50.594.868: ma che calcolatrice hanno usato?). Di costoro si è effettivamente presentato ai seggi il 54% (arrotondato per difetto), pari a 27.226.178 individui ed il 94% di loro ha votato SI' (sempre arrotondando per difetto, in modo da non poter essere accusata di faziosità o voler dimostrare tesi preconcette).


Dunque 25.592.607 persone hanno votato sì, cioè vogliono che l'acqua resti pubblica, che le centrali nucleari non vengano costruite in Italia e che la giustizia sia uguale per tutti i cittadini, cariche governative o meno. Più della metà degli Italiani aventi diritto.

Sempre da wikipedia traggo i dati relativi alle politiche del 2008 (solo la Camera, Valle d'Aosta esclusa), quando l'unto del Signore ha riscosso un plebiscito di successo personale. Gli aventi diritto al voto erano allora 47.295.978 ed i voti validi son stati 36.452.305. Di questi, 13.629.464 sono andati al PDL, cioè - per semplificare - a Berlusconi. E va bene, aggiungiamoci pure i 28.357 della val d'Aosta ed i 322.437 provenienti dall'estero: arriviamo a 13.980.258: vogliamo dire che la percentuale (che non ho voglia di calcolare con tutti i crismi perché ovviamente quelle riportate su Wiki si riferiscono al singolo comparto: percentuale estera per voti esteri etc, quindi non sommabili... ma forse è proprio quello che ha fatto il nostro: si arriva a ben l'86,8%!) di preferenza espressa per il nostro arriva al 40%? Lo so, esagero... ma va bene comunque.

Dicevo: ammesso che il 40% degli elettori (sia in patria che all'estero, Val d'Aosta compresa) abbia dato il suo voto al cavaliere, sono 14.580.922 elettori. Trentasei milioni meno quindici milioni (arrotondo sempre a suo favore) sono quasi ventun milioni e mezzo di italiani che non l'hanno votato... ergo tanto unto non è mai stato. Ecco dove volevo arrivare: anche ammesso che lo fosse (e già era una palese bugia), il dissenso nei suoi confronti è cresciuto. Tra coloro che han votato... e nessuno può sostenere che tutti gli astenuti avrebbero votato NO - io stessa conosco qualcuno impossibilitato ad esprimere i suoi SI'.

Ergo... dovrei essere felice, no? E lo sono, lo sono... ma non posso evitarmi alcune elucubrazioni. Non solo nei confronti dei soliti cavalcatori di tigri (e mi riferisco ai vertici dei partiti più che ai militanti di base, che ho spesso visto impegnarsi allo stremo anche quando il partito di riferimento nicchiava), tipo Bersani e Vendola.

http://www.youtube.com/watch?v=8V8r_e3itCE&

(l'articolo completo è qui)

Non sono una teorica del volemose bene, io... io mi ricordo e voglio che anche gli altri abbiano buona memoria. Del resto non c'è nulla di nuovo sotto il sole, già era successo qualche tempo prima con le vittorie elettorali di Pisapia a Milano e De Magistris a Napoli: abbiamo vinto... ABBIAMO VINTO? Hanno vinto! I cittadini hanno vinto, non il piddì che alla prima tornata aveva un altro candidato... a proposito di Milano e Napoli: da un certo punto di vista, secondo me, sono la dimostrazione più efficace che il vento che qualcuno sente soffiare è solo una leggera brezza e rischia di scemare prima di dare tutti i suoi frutti.

Io interpreto così il fatto che i milanesi abbiano raggiunto una percentuale di votanti al referendum (52,0%) più simile a quella di certe regioni meridionali (con le debite eccezioni: ci sono seggi al sud che hanno superato di gran lunga il quorum nazionale!) e Napoli (49,3%, con PALERMO 48,5%) non abbia neppure raggiunto il quorum... (la fonte in questo caso è http://attualita.tuttogratis.it/politica/referendum-2011-quorum-risultati-e-aggiornamenti-in-diretta/P93281/): non è un buon segno.

Sembra quasi voler dire che, siccome ora entrambe queste città sono uscite dalle sgrinfie delle pessime amministrazioni che avevano, ora è tutto a posto. Nossignori: un popolo unito non sarà mai vinto... se quel popolo combatte per le sue leggi come per le sue mura. Non è questo il momento di delegare, ma di continuare ad impegnarsi in prima persona e di abbandonare gli sterili egoismi di bottega per pensare, davvero, a tutti.

Italiani e non, perché, come scriveva Donne, "nessun uomo è un'isola"...

PS: sorvolo volutamente sulle strane dichiarazioni di sfera-di-cristallo Maroni, che diceva che il quorum era raggiunto ad urne ancora aperte... e giusto di passaggio ricordo che il nostro PdC, mentre erano in corsi le operazioni di voto, intratteneva indegnamente Netanyahu

http://youtu.be/JbIeK8uTK1Q


e poi... compra collanine.

Intanto l'opposizione trova il modo per continuare a non trovare un accordo. Perché proprio ora che il piddì decide di chiedere le dimissioni di Berlusconi, Di Pietro si tira indietro e sostiene che non bisogna strumentalizzare il risultato referendario... Allora: finché si parla di acqua o nucleare, faccio comunque fatica a non considerare i SI' una risposta politica (son pur sempre il segnale di rifiuto di leggi FATTE DA QUESTO GOVERNO, mi pare). Ma siamo seri: se parliamo di legittimo impedimento come si fa a sostenere che non era una legge politica e la decisione popolare non è una precisa indicazione politica? Questi sì sono contro una legge POLITICA fatta dalla POLITICA per un manipolo di POLITICI e la gente l'ha bocciata. Politicamente? Forse no: nessuno schiamazzo, solo un voto... oppure qualcuno mi spieghi, perché forse non mi è chiaro cos'è la politica!

Secondo voi c'è da stare tranquilli? Anche perché nel frattempo qualcuno ha pensato bene di evidenziare l'apporto decisivo che la rete ha dato alla campagna per il sì (dato anche il silenzio fragoroso e l'informazione timida data al termine dalla RAI), da FB a twitter ai blog personali (http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=8851&ID_sezione=&sezione= è solo un esempio): volete vedere che se il vento non si rimette a fischiare forte la prossima volta ci tappano la rete?





giovedì 3 settembre 2009

Videocracy - 4 settembre


Ho deciso di aderire all’iniziativa lanciata da http://fabiopari.blogspot.com/2009/08/videocracy-appello-tutti-i-blogger.html per la diffusione di massa di questo film, di cui la RAI ha rifiutato di trasmettere il trailer.

Trama: Il film racconta dall'interno le conseguenze di un esperimento televisivo che gli italiani subiscono da 30 anni. Riesce ad ottenere accesso esclusivo alle sfere più potenti e rivela una storia significativa, derivata dalla spaventosa realtà della televisione italiana, un Paese in cui il passaggio da showgirl a Ministro per le Pari Opportunità è puramente naturale (tratto da http://trovacinema.repubblica.it/film/videocracy-basta-apparire/378953)


Recensione: Cos’è la "videocrazia"? Secondo Erik Gandini, italiano d’origine e svedese di adozione, è il sistema di potere televisivo di cui l’Italia offre oggi l’esempio più consistente ed emblematico. Videocrazia non è esattamente un film su Berlusconi ma un film sull’Italia berlusconiana di lunga durata: fisiologicamente, sociologicamente e forse persino antropologicamente berlusconiana. L’Italia in cui, come afferma Nanni Moretti ne Il Caimano, «Berlusconi ha già vinto». Un’Italia trentennale, ossessionata dall’esibizionismo sessuale e dalla totale assenza di freni morali - con ogni probabilità anche molto incapace di guardarsi allo specchio – che viene restituita dallo sguardo attento di uno "straniero" sui generis, la cui relativa italianità gli ha consentito una conoscenza sul campo del fenomeno analizzato. Ma il suo film non rincorre l’attualità o lo scandalo. Non insegue la notizia o il gossip. Sviluppa piuttosto una distanza critica singolare rispetto alle circostanze e ai personaggi rappresentati o ai materiali di repertorio selezionati e assemblati: distanza critica fatta di straniamento e profondo sdegno allo stesso tempo (tratto da http://www.mymovies.it/film/2009/videocrazia/)


http://www.youtube.com/watch?v=MLKFgBhCe9w


Purtroppo una ricerca in rete non ha permesso di trovare, al momento (però sono le 3 del mattino del 3, quindi magari in giornata le cose cambiano…), sale in cui sia prevista la proiezione di questo film, né a Pavia né a Milano. Verificherò.

Intanto sia chiara una cosa: non baso il mio giudizio del film sul trailer (a vederlo tutto potrebbe anche non piacermi!) ma semplicemente non condivido l’idea di far passare la censura. Con la scusa di un “pubblico variegato” e della “necessità di soddisfare i gusti di tutti” ci propinano banalità colossali e poi si permettono di non far passare qualcosa solo perché potrebbe non piacere al padrone del vapore? Non mi hanno convinto, non mi convinceranno mai. La loro libertà finisce dove comincia la mia, no? Quindi mi voglio prendere la responsabilità di decidere con la mia testa. Ora e sempre.


http://www.youtube.com/watch?v=Bb6MnbsI34g

sabato 15 agosto 2009

Caro sindacalista 2: gabbie, salari e prezzi





Dopo il "lenzuolino"
che recentemente ti ho dedicato, oggi ti propongo un altro spunto di riflessione (che nel precedente era solo accennato, ma nel frattempo è diventato di pressante attualità).

Le gabbie salariali:
una truffa, hai ragione. Non solo perché sarebbero solo un ulteriore modo di discriminare nelle mani di chi l'interesse dei lavoratori non sa proprio cosa sia, né se ne cura (abbiamo bisogno delle gabbie per vedere che i giovani e le donne prendono meno?) ma perché oltretutto si basano su presupposti non del tutto corretti.

Molto tempo fa ho fatto un sondaggio (l'ho anche pubblicato qui, da qualche parte) con qualche amico volonteroso ed è emerso che non sempre il sud è più a buon mercato del nord, per esempio - il che già per me è sufficiente per sconfessare l'assunto iniziale, altrimenti sarebbe necessario personalizzare i prezzi non per regione, ma nemmeno per provincia: per comune!

Ma su questo siamo
(io e te) già d'accordo. Quello che mi chiedo io invece è: se è così sbagliato (come io stessa credo) parlare di gabbie salariali, perché non facciamo nulla contro quell'altra enormità sperequativa che è l'appartenenza ad un contratto piuttosto che ad un altro? Perché è "legittimo" che un operaio del commercio percepisca un salario minore di uno del settore metalmeccanico, ma pur sempre superiore a quello di un lavoratore con le stesse mansioni che però è dell'artigianato?

L'ultima volta che ho chiesto delucidazioni
al mio sindacalista di riferimento, mi ha risposto che dipende dalla "capacità contrattuale", cioè più lavoratori sono iscritti, più riesci a spuntare vantaggi in sede di rinnovo.

Evidente e logico, per carità:
ma quando vado dal macellaio (il mio: quello del mio paesino, non uno di Milano confrontato con uno di... diciamo Salerno, giusto come esempio) mica mi chiede a che contratto appartengo! Una bistecca costa gli stessi soldi per me e per un'altra lavoratrice del commercio: ergo?

La Costituzione - per ora almeno, ancora - parla di pari dignità, di pari diritti e quant'altro: che non solo è un buon motivo per non accettare le gabbie, ma giustifica anche (secondo me) il mio ragionamento.

Lo so che siamo in crisi e tutto il resto. So anche che un lavoratore di una piccola azienda è più ricattabile di uno che sta in una multinazionale (e a questo punto non si può neppure parlare di scelte: vai dove ti prendono e ti baci pure i gomiti, se ti fanno lavorare e ti pagano!) e che questo è uno dei motivi per cui in tanti non si iscrivono ai sindacati (oltre al fatto - innegabile - che non è che i sindacati abbiano sempre dato buona prova di sé e della volontà di tutelare i lavoratori... ma di questo abbiamo già parlato, anzi ho perché ancora attendo risposta... ammesso che).

Secondo me dovremmo approfittare di questo momento di crisi e volare alto più che mai, ricordando le parole del Che: "Siamo realisti, esigiamo l'impossibile". Altro che concertazione!




Scusa la concisione, ma questa volta ho deciso di non dire tutto io... :)

martedì 2 giugno 2009

La denuncia penale e Mariastella Gelmini - il clima si fa sempre più pesante

Leggo su facebook e riporto, con preghiera di massima diffusione. Ovviamente i dati tecnici della manifestazione verranno inseriti non appena ne verrò a conoscenza. Grazie a tutti gli amici bloggers che si attiveranno per dare risalto al caso (che non è poi così “caso”, e nemmeno unico):














Buongiorno a tutt*,

vi scrivo per due motivi. Il primo è sicuramente più importante del secondo.

Ieri pomeriggio mi è stato comunicato che la Questura di Lecco mi ha denunciato per violazione degli articoli 650 e 654 del Codice Penale. Art. 650: Inosservanza dei provvedimenti dell'Autorità. Il 654: Grida e manifestazioni sediziose. Il tutto per essermi permesso di contestare il Ministro La Russa il pomeriggio del 22 maggio. Il massimo della pena prevista è di un anno e tre mesi.

Il paradosso è che l'unico ad aver subito un torto sono stato io: il Vice Questore infatti mi ha riservato particolari attenzioni come strattonarmi, tapparmi la bocca, minacciarmi, insultarmi e via discorrendo.

Questa denuncia non è che l'ennesimo episodio del progressivo inasprimento del trattamento nei confronti di ogni forma di dissenso nel nostro territorio. Il cittadino non suddito ogni giorno di più infastidisce i prevaricatori e i loro sgherri.
Quindi: repressione indiscriminata. E non è la prima volta che accade.
A detta di fonti interne alla Questura avrei altre tre denunce penali maturate a Milano. A breve arriveranno anche quelle.

Con alcuni amici si sta pensando di organizzare una manifestazione cittadina improntata non tanto al mio caso personale - gravissimo - quanto invece al fine di prendere una posizione netta di contrasto (aspro ma pacifico) verso questa cultura della paura e dell'intimidazione continua.

Spero che in breve possa comunicarvi la data e i tempi organizzativi. Sarebbe bello se si riuscisse a spargere la voce il più possibile.


In Italia, a Lecco e ovunque sopravvenga qualche potentucolo di peso, ogni forma di contestazione o dissenso è ritenuta fuori luogo e quindi da punire, perseguire, denunciare e possibilmente nascondere.


Sono accettate solo folle inginocchiate e mani spellate per gli applausi. Tipo il salottino di Bruno Vespa.

A questi link troverete alcuni riassunti delle "puntate precedenti" per comprendere meglio l'affaire La Russa.

http://www.quileccolibera.net/?p=652
http://www.quileccolibera.net/?p=658
http://www.quileccolibera.net/?p=661
http://www.quileccolibera.net/?p=664

Secondo punto: abbiamo incrociato Mariastella Gelmini. La furbetta del bresciano.
Qui il resoconto filmato dello spiacevole incontro: http://www.youtube.com/watch?v=8E6QrpYuBhc

A presto,
Duccio





















La libertà non è star sopra un albero...

mercoledì 23 maggio 2007

Bond argentini, ma non solo...


Ne ha parlato Grillo, lo so. Non sono una degli sfortunati risparmiatori coinvolti semplicemente perché all'epoca non avevo il becco di un quattrino da investire (non che oggi sia diverso, intendiamoci!), ma pubblico volentieri questa lettera-denuncia inviatami da una preziosa collaboratrice:


ULTIMO TANGO 1

Per quanto mi sia sforzata di cercare su internet, variando le parole “chiave” di ricerca, niente. Notizie aggiornate non ce ne sono. Crollo di interesse dei media? Tentativo, costruito ad arte, di cancellare dalla nostra memoria l’ennesima truffa legalizzata? Il Fattaccio esiste e le vittime anche.

La storia degli ultimi 7 anni è una storia fatta di truffe, imbrogli, false o addirittura negate informazioni, immobilismo e silenzio, iniziative sballate, proposte capestro e via dicendo.

Tanti, i dubbi sull'operato delle banche e della Consob (che è l'organismo che “dovrebbe” vigilare gli scambi di Borsa).

Le banche non hanno informato a sufficienza i clienti sui `tangobond'. Quei titoli, proprio a causa dei rischi eccessivamente elevati, non avrebbero comunque potuto essere venduti ai risparmiatori.

Non lo hanno fatto per un motivo molto semplice: come avrebbero potuto liberarsi di quelle che erano, per loro, perdite sicure? Le banche, tramite la CONSOB, sapevano benissimo che l’Argentina era prossima al default. Chi avrebbe acquistato quei titoli se si fosse evidenziato che erano ad alto rischio e che la Repubblica Argentina versava in condizioni economico-finanziarie disastrose?

Per poter vendere questi titoli spazzatura, le banche hanno utilizzato l’unico escamotage possibile che permettesse loro di non consegnare i prospetti informativi: sostenere cioè che la richiesta dei titoli è stata fatta direttamente dal cliente. Una domanda nasce spontanea: come possono dei piccoli risparmiatori con scarsa esperienza finanziaria conoscere i bond argentini? Non è ovvio pensare che siano invece stati proposti dal funzionario di banca allo sportello titoli? La documentazione sui 'tangobond' in mano alla Consob parla chiaro: dai prospetti informativi risulta che i titoli argentini, sul mercato italiano fin dal 1998, non godevano di alcun tipo di garanzia e, già dal 1999 (cioè due anni prima della bancarotta del Paese sudamericano), erano considerati un investimento ad alto rischio, il cui acquisto - secondo le stesse norme finanziarie della Consob - era riservato ai professionisti del settore (banche, assicurazioni) e non solo a loro ma anche a speculatori professionisti in grado di assumersi rischi speciali, ma non ai comuni risparmiatori. Le banche sapevano, quindi: ma nessuna ha voluto dire tutta la verità ai propri clienti, evidentemente temendo di perdere i capitali investiti e di ritrovarsi in mano titoli finanziari il cui valore futuro sarebbe stato incerto. Si calcola che i risparmi degli Italiani andati in fumo con i `tangobond' ammontino complessivamente a circa 14 miliardi di euro (quasi 28 mila miliardi di lire). Le azioni giudiziarie che si sono susseguite nel corso degli anni hanno invece portato al recupero di appena 586 milioni di euro.

Alcuni TRUFFATI, ma ancora troppo pochi, hanno deciso di fare causa alla banca e i risultati per fortuna stanno arrivando: le cause vinte sono la maggioranza rispetto a quelle perse.

Chi ha optato per il procedimento legale nei confronti della banca venditrice si è sicuramente prima informato ed ha fatto periziare la documentazione in proprio possesso per capire se c’erano i presupposti per poter far causa alla banca. In questo caso sì, la scelta è consapevole.

Chi ha aderito all’ICSID non sempre l’ha fatto in piena consapevolezza. La TFA di Nicola Stock è stata voluta dalle banche. La vera motivazione che li ha spinti a fare ciò non era venire incontro ai propri clienti danneggiati, ma togliersi di torno lo spettro delle “cause” che i risparmiatori avrebbero intentato. Molte, tante persone hanno vissuto questo dramma in un silenzio omertoso, senza informarsi di nulla e senza confidare a nessuno l’accaduto, quasi fosse una loro colpa. Meglio non dirlo, non parlarne. Fare sapere di essere stati “fregati” è una vergogna. Ammettere poi che è stata proprio la TUA banca, il TUO AMICO, direttore o funzionario a farlo, è meglio sottacerlo, non si sa mai… Quindi, tra queste persone, ci sono molte persone che potevano avere le cosiddette “carte in regola” per vincere una eventuale causa, ma non lo sapevano.

Le banche quindi, oltre ad aver sottratto con l’inganno i risparmi dei propri clienti, li hanno ulteriormente raggirati sfruttando l’ignoranza e la disinformazione, sottolineando che questa associazione è nata proprio per loro volere (l’adesione è totalmente gratuita) con l’intento di restituire il maltolto (!!!).

Quindi, come si può ben capire, la banca a questo punto ne esce anche come una benefattrice dalla faccia pulita, quando invece noi sappiamo benissimo che non lo è!

Preciso, inoltre, che non tutti coloro che hanno aderito all’ICSID erano disinformati! Per molti, infatti, non c’erano le premesse per poter agire giudizialmente e questo procedimento rimaneva l’ultima spiaggia!


DAL FORUM:

(http://tangobond.forumfree.net/)

Siamo un gruppo di detentori di obbligazioni argentine che si ritrovano da circa un anno, lavorano e collaborano insieme per fare chiarezza sulla "truffa del secolo". Siamo infatti convinti, sulla base delle informazioni raccolte, di essere le vittime designate di un piano ad alto livello ben studiato ed organizzato, per scaricare le perdite che avrebbero dovuto subire le banche sull'anello della catena più debole: i piccoli risparmiatori. Ora, noi tutti ci siamo rivolti ad un professionista, ad una banca e non al primo incompetente che passava. I rapporti tra banca e cliente sono regolati da leggi ben specifiche. Da quanto si evince dalle confidenze raccolte in questo forum e in quelli che abbiamo frequentato in precedenza sono in molti a lamentare i seguenti comportamenti dolosi da parte della propria banca:

- vendita con assoluta mancanza di trasparenza di questi pericolosissimi strumenti finanziari, spacciati per titoli sicuri alla stregua di titoli di stato italiani, senza menzione alcuna del rischio che il cliente avrebbe dovuto sopportare.

- documenti di rischio molto spesso assenti.

- vendite in contropartita diretta

- vendite effettuate non rispettando il profilo della scheda cliente.

- vendita senza la firma da parte del cliente

- informazioni false o fuorvianti

Questi sono gli elementi più comuni. Ci stiamo impegnando tantissimo per trovare tutta la documentazione possibile per inchiodare le banche italiane alle proprie responsabilità.

Dal 2001 l'Argentina si è indebitamente appropriata dei soldi dei piccoli risparmiatori italiani.
I responsabili di questa truffa legalizzata sono molteplici e non solo il paese sudamericano, ma anche l'FMI, le banche internazionali, ma non dimenticate che il ruolo più subdolo in questa triste vicenda lo hanno giocato le banche italiane. Infatti, erano il lead manager, cioè incaricate direttamente dall'Argentina a piazzare questi titoli-spazzatura nel mercato, guadagnando, per questo "lavoretto sporco" provvigioni ingentissime. La situazione del paese sudamericano è peggiorata progressivamente negli anni e le nostre banche avevano i portafogli pieni di questi titoli. La Consob e la Banca d'Italia si sono rese complici in questo raggiro poiché la prima, ha permesso alle banche, tramite un escamotage, di rivendere ai propri clienti tali obbligazioni, nonostante fossero destinate ad investitori istituzionali in grado di gestire investimenti speculativi e in grado di comprenderne il rischio insito. La seconda, che non poteva ignorare le gravissime condizioni in cui versava l'Argentina, e che ha permesso la vendita di questi titoli anche dopo la promulgazione della Ley de Emergencia Economico Financera n.25344, cioè la dichiarazione di default interno dello Stato sudamericano. La Costituzione italiana, all'art. 4,7 parla di tutela del risparmio, ed è veramente inconcepibile che le istituzioni di uno stato, che sulla carta si definisce civile e democratico, permettano che questo principio fondamentale non venga garantito ai cittadini. In questa penosa vicenda, purtroppo, non solo non vi è stata la tutela del cittadino/risparmiatore, ma, ripetiamo, alcuni organi istituzionali si sono resi complici nella rovina di 450.000 famiglie.



ULTIMO TANGO 2

Lettera di una vittima dei tangobond ( a gentile concessione dell’autrice)

Come al solito, si rischia perché si è lasciati soli. Vi lascio leggere il testo per intero. E' lungo ma ne vale la pena, perché il pericolo di fregature esiste tuttora."Quello che ci è capitato non è un penosissimo e involontario incidente: i responsabili ci sono e devono pagare. In questo momento, i detentori di bonds argentini italiani stanno portando sul groppone ben il 17% del debito pubblico dell'intero stato sudamericano: ma noi non siamo il Fondo Monetario Internazionale, non siamo uno Stato sovrano, siamo 450.000 famiglie italiane composte, per la maggior parte, da gente comune: impiegati, operai e tantissime persone anziane. Eppure stiamo facendo da banca. Una comoda banca perché, purtroppo, facciamo fatica a difenderci, malauguratamente non siamo così potenti: tutt'altro, siamo soli e vulnerabili. Ci hanno scippato i nostri risparmi, quelli di una vita, quelli che abbiamo messo da parte per il nostro futuro. Provate a pensare agli anziani coinvolti, per i quali il domani è già difficilissimo oggi. Il quotidiano, comunque sia, è un'odissea per tutti. Immaginate cosa vuol dire, quale stato d'animo d'ansia comporti l'avere poco o nulla da parte per affrontare gli imprevisti che la vita può mettere sul nostro percorso, il non poter far fronte ad impegni finanziari che ci si era assunti PRIMA, il dover affrontare senza mezzi una malattia imprevista: c'è chi per questo problema ci ha perso di fatto la salute. Ora tutti sanno che si deve stare alla larga dai bond argentini, ma vi assicuro che, quando ce li hanno proposti, la verità è stata volutamente e vergognosamente occultata per spingere il risparmiatore a comprare e, praticamente a tutti, è stata propinata la stessa zuppa: "SONO SICURI COME BOT E CCT ITALIANI". Questo era lo slogan delle banche! Tv e giornali spesso ci fanno l'appunto dell'alto tasso di interesse, che di lì avremmo dovuto capire l’Euro ma fino a poco tempo prima gli stessi rendimenti li davano anche i titoli di stato italiani, e la gente, inesperta e impreparata, è caduta nella trappola. L'Argentina, lo Stato sovrano che ha emesso queste obbligazioni, ad un certo punto - a dicembre 2001 - decide di non pagare più le cedole e, fino a febbraio dello scorso anno, non si è più saputo cosa ne sarebbe stato del nostro capitale. L'offerta capestro che l'Argentina ha fatto a febbraio 2005 imponeva il sacrificio del 70% del nostro capitale, ed il restante 30% ci sarebbe stato restituito dopo moltissimi anni (si parla da 15 a 30): questo per chi, ovviamente ha accettato la proposta, ma la stragrande maggioranza degli italiani l'ha rifiutata, trattandosi soprattutto di persone ultra settantenni ... Inoltre, non vi è comunque alcuna garanzia di pagamento certo: chi vieta all'Argentina di dichiarare un nuovo default e di tenersi anche quell'ulteriore 30%? L'Argentina, nonostante il default, sta attualmente emettendo obbligazioni senza che la comunità internazionale abbia fatto nulla per vietarlo! La decisione, badate bene, UNILATERALE di questo paese non è stata osteggiata da nessuno: né dalla comunità internazionale, né dall'FMI, né dal Governo del nostro paese. Dal 2001 ad oggi siamo senza risposte e nessuno degli organi sopra menzionati si è preoccupato di difenderci. Ad oggi è praticamente impossibile trattare con l'Argentina: è di qualche settimana fa la notizia, che ha tra l'altro avuto pochissima eco nei media, che ha interamente pagato il suo debito con il Fondo Monetario Internazionale e, quindi, l'unico strumento per far pressione è stato volutamente tolto di mezzo. La situazione italiana è atipica. Sappiate che SOLO in Italia sono stati coinvolti i piccoli risparmiatori. Negli Stati Uniti ed in Gran Bretagna la vendita di questi titoli era vietata. In altri paesi sono stati coinvolti solo investitori specializzati. Ma perché? Perché, dopo tante ricerche, si è scoperto che le banche italiane erano il lead manager, cioè incaricate proprio dall'Argentina del collocamento di questi titoli sui mercati, guadagnando da questa operazione provvigioni altissime. Questi titoli erano corredati da offering circulars, cioè da documenti che spiegavano le caratteristiche di questi prodotti e dai quali si evinceva che erano prodotti NON ADATTI A PICCOLI RISPARMIATORI, ma rivolti esclusivamente ad INVESTITORI SPECIALIZZATI in grado di ben comprenderne il rischio insito.

Le vittime; guarda caso, sono invece proprio i piccoli risparmiatori. Come mai allora è successo questo? Perché la Consob non solo ha consentito ad alcune di tali emissioni di essere quotate sul mercato mobiliare italiano, ma ha permesso alle banche - tramite un escamotage - di rivendere ai propri clienti tali obbligazioni, nonostante essere fossero espressamente destinate solo ad investitori istituzionali, in grado di gestire investimenti speculativi del grado di rischio implicito a tali strumenti finanziari. Le banche, quindi, hanno continuato colposamente a sostenere coi propri clienti che si trattava di titoli sicuri, alla stregua di quelli di stato italiani. Molte banche hanno agito furbescamente poiché, al momento della sottoscrizione dei titoli, hanno praticato un ulteriore raggiro: i clienti, convinti di firmare solo i prospetti riguardanti l'operazione di acquisto, hanno finito inconsapevolmente per firmare anche documenti attestanti il rischio dell'operazione, negandosi la possibilità di difesa.

Questo sono le banche in Italia oggi, altro che trasparenza!

Eppure loro sostengono di aver agito in buona fede, che non sapevano! No, signori, non è possibile.

L'Argentina nel novembre 2000 promulga la Ley de Emergencia Economico Financera, cioè la dichiarazione di default interno. Secondo voi, la Banca d'Italia e la Consob potevano veramente non conoscere un fatto così grave? No, sapevano tutto. A questo punto le nostre banche, al corrente del fatto che l'Argentina era prossima al default, hanno scaricato interamente la perdita economica - che sarebbero state costrette a subire visto che i loro portafogli erano pieni zeppi di questi titoli - sul soggetto più debole e indifeso: i piccoli risparmiatori. Questa è la verità. Faccio parte di un gruppo che si ritrovava su un forum dedicato alla questione dei bond argentini sul sito del Sole 24 ore. Ci hanno oscurati per ben due volte, forse abbiamo rotto le scatole a qualcuno? Insieme a queste persone ci siamo occupati di divulgare la verità, di dare agli altri 450.000 una speranza, una possibilità di difesa contro le banche.

La Costituzione all'art. 47 parla di tutela del risparmiatore, ma ditemi: che tutela c'è stata in questa vergognosa vicenda da parte delle istituzioni del nostro paese? Da quattro anni la politica non fa un passo per noi. Ci sono state delle proposte di legge effettuate dalla sinistra, vergognosamente affossate dalla destra. Altre proposte anche dalla destra: ma di concreto il nulla. Siamo stati ricevuti in commissione finanze del Parlamento il 13/12/2005 per discutere del nostro problema. Abbiamo chiesto che ne era dei fondi dormienti promessi con l'art. 46 della finanziaria 2006, destinati ai cittadini vittime dei vari crack finanziari abbattutisi in Italia dal 2001 ad oggi. Ci è stato risposto che si trattava una mossa pre-elettorale e adesso sembra che questi soldi ci siano, ma credere è difficile: in campagna elettorale tutti promettono, ma non ci sono fatti concreti. Vedremo. Solo il tempo ci dirà se era verità o, ancora una volta, una promessa non mantenuta! Tutti ci consigliano le cause contro la banca, se, ovviamente, la documentazione in nostro possesso è in grado di dimostrare il dolo subito…Ma le cause costano tanti soldi. E poi sappiate che, se disgraziatamente si incappa in un giudice impreparato - e il diritto bancario non è molto conosciuto dai giudici, come mi confermava l'On. Di Pietro che ho personalmente contattato - non è affatto detto che, pur avendo le carte in regola, si vinca la causa! Il potere della banca è sempre lì in agguato a beffare ancora! Porteremo avanti anche degli esposti alle procure italiane affinché venga fatta chiarezza: ma l'avremo? Qualcosa si muove, ma chissà ancora quanto tempo ci vorrà per far valere le nostre ragioni… Noi non molliamo, ma abbiamo bisogno di essere aiutati anche da tutti gli altri cittadini italiani, che solidarizzino con noi per questa battaglia di dovere civile!


ULTIMO TANGO 3

Questa è la lunga catena dei crack e degli scandali che hanno coinvolto, solo fino al 2004, circa 1 milione di risparmiatori bruciando un controvalore di 47,5 miliardi di sudato risparmio
CRACK FINANZIARI DALL’OTTOBRE 2001 AL DICEMBRE 2004
BIPOP-CARIRE ANNO E MESE: OTTOBRE 2001 MILIARDI DI EURO: 10,00 RISPARMIATORI COINVOLTI: 73.500
BOND ARGENTINA ANNO E MESE: DICEMBRE 2001 MILIARDI DI EURO: 14,00
RISPARMIATORI COINVOLTI: 475.000
BOND CIRIO ANNO E MESE: NOVEMBRE 2002 MILIARDI DI EURO: 1,25
RISPARMIATORI COINVOLTI: 35.000
MY WAY - FOR YOU ANNO E MESE: MARZO 2003 MILIARDI DI EURO: 2,85
RISPARMIATORI COINVOLTI: 190.000
GIACOMELLI ANNO E MESE: OTTOBRE 2003 MILIARDI DI EURO: 0,300
RISPARMIATORI COINVOLTI: 6.500
PARMALAT ANNO E MESE: DICEMBRE 2003 MILIARDI DI EURO: 20,00
RISPARMIATORI COINVOLTI: 145.000
FINMATICA ANNO E MESE: GENNAIO 2004 MILIARDI DI EURO: 0,350
RISPARMIATORI COINVOLTI: 25.000
FINMEK ANNO E MESE: MAGGIO 2004 MILIARDI DI EURO: 0,250
RISPARMIATORI COINVOLTI: 13.850
CERRUTI FINANCE- FIN.PART- OLCESE ANNO E MESE: LUGLIO 2004 MILIARDI DI EURO: 0,800 RISPARMIATORI COINVOLTI: 28.500
LA VEGGIA FINANCE ANNO E MESE: NOVEMBRE 2004 MILIARDI DI EURO: 0,300
RISPARMIATORI COINVOLTI: 8.300
TOTALE MILIARDI DI EURO: 50,100
RISPARMIATORI COINVOLTI: 1.000.650

http://www.adusbef.it/consultazione.asp?Id=2710&Ricerca=scandali%20finanziari

martedì 22 maggio 2007

Diliberto ed il tesoretto



Tesoretto: Diliberto, subito riunione su politica economica

Roma 21 maggio 2007

Si incontrano i ministri e i sottosegretari del neonato Partito Democratico, D’Alema, Rutelli, Letta - unico invitato “indipendente” è il ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa - e decidono delle sorti del “tesoretto”; cioè decidono quello che va o non va nelle tasche di persone in carne ed ossa. A poche ore dall’appello lanciato dal segretario del Pdci a Prodi, “prendere in mano la situazione prima di andare a sbattere contro gli scogli”, avviene l’incontro a palazzo Chigi, lasciando fuori alla porta il Pdci, Prc, Verdi, Socialisti, Radicali, Udeur, insomma una buona parte della coalizione. Per il “tesoretto” vengono individuate cinque priorità: sostegno alle pensioni basse e ammortizzatori sociali; infrastrutture; innovazione e ricerca; piano per la casa; politiche di sostegno alla famiglia. Alcune, forse tutte, condivisibili, ma tutti coloro che hanno concorso alla vittoria del centrosinistra dovrebbero avere l’occasione di dire la propria su come migliorare le sorti del Paese, considerato poi che alcuni assoli di Padoa-Schioppa non hanno fatto aumentare consensi alla coalizione né nei sondaggi né nelle recenti – seppur parziali – elezioni. Oliviero Diliberto commenta senza mezzi termini il vertice di palazzo: “Grande delusione per il metodo inaccettabile. E' come se il 25-30 per cento della coalizione possa decidere tutto”. Ma precisa il suo pensiero: “insisto, prima del Dpef è indispensabile una riunione politica di merito sulla politica economica del governo senza la quale il Pdci è indisponibile a votare alcunché”.



Diliberto a Repubblica: Chi lavora si aspettava grandi miglioramenti da questo governo

di Umberto Rosso

Roma 20 maggio 2007

“Non conosco metodi più sicuri per vincere le elezioni, ma c’è un sistema infallibile per perderle: quello di Tommaso Padoa-Schioppa”.

Segretario Diliberto, un giudizio molto duro.

“A pochi giorni dal voto il ministro dell’Economia di un governo di centrosinistra dichiara guerra ai sindacati e nega il contratto agli statali. Padoa-Schioppa è un uomo intelligente. Io credo allora che dentro il governo vi sia chi lavora, insieme a forze politiche ed economiche, per cambiare il quadro politico”.

Sta accusando il ministro dell’Economia d’essere il terminale di un ribaltone?

“I casi sono due. O è totalmente incapace di fare politica, oppure è in malafede. Non ci sono alternative. Siccome io voglio bene a questo governo suggerisco a Prodi, anzi gli chiedo, di esercitare il ruolo che gli compete e di prendere in mano la situazione. Prima di andare a sbattere contro gli scogli. Scioperi a Mirafiori. Scioperi a Taranto. La protesta del pubblico impiego. E il rischio concretissimo di uno sciopero generale”.

Ma il ministro dell’Economia lamenta problemi di cassa.

“E fa saltare l’accordo con gli statali per 6 euro? Alla scuola, che in stragrande maggioranza ha votato per il centrosinistra, non diamo nulla? Il ministro dell’Economia non è uno che passava per caso, sta al governo anche per rappresentare me. Invece non mi rappresenta”.

Non è entrato come tecnico sganciato dai partiti?

“Ma una volta nell’esecutivo, assume responsabilità politiche. Dietro le cifre ci sono presone in carne ed ossa, che stanno male per i salari e le pensioni troppo basse. Nei dodici punti della fiducia di Prodi, c’era il portavoce unico. Io mi sono sempre attenuto a quel principio. Lui ha minacciato apertamente i sindacati: o fate come dico io oppure vi tenete lo scalone”.

Padoa-Schioppa non rappresenta le posizioni di tutto Palazzo Chigi?

“Non è la linea del governo. Prodi vedrà il ministro dell’Economia e i due vicepremier sulla politica economica. Bene, chiedo di poterne discutere al più presto tutti quanti in un vertice, con i ministri e i segretari dei partiti. Per affrontare l’emergenza sociale”.

Anche il Pdci adesso vuole la verifica?

“Niente a che vedere con poltrone o cose del genere. Ma una riunione specifica, sul tema degli interventi a favore dei lavoratori. Il Governo sta rischiando l’osso del collo. Non siamo noi a metterlo in discussione, è il governo stesso che si mette in discussione se non cambia rotta. Basta andare in giro per rendersene conto. E io, che non sto chiuso nei salotti, mi rendo conto di quanti consensi abbiamo perso”.

La vostra ricetta?

“Quella di Prodi: due terzi degli introiti fiscali per aumentare pensioni e salari. E l’abolizione dello scalone, come da programma”.

I soci di maggioranza del governo Rutelli e Fassino, che ne dicono?

“Con Rutelli possiamo portare avanti insieme la battaglia per la riduzione dell’ICI. Anche se non va bene l’abolizione completa, ma sotto una certa fascia di reddito. Perché c’è anche chi potrebbe permettersi di pagare di più di quanto versa oggi. Io, per esempio, con il mio stipendio da parlamentare, potrei farlo”.

E i rapporti con Fassino?

“Non conosco le scelte di politica sociale dei Ds. Sento proposte l’una molto diversa dall’altra. Quando saranno più chiare, ci confronteremo. Spero che non dimentichino di essere di sinistra. Il rischio vero è che la nostra gente non percepisca più la differenza tra questo governo e quello precedente”.

Sta dicendo che il governo Prodi è uguale a Berlusconi?

“No. Parlo di condizioni materiali delle persone. Naturalmente, noi non facciamo leggi ad personam e condoni. Ma chi ha lavorato si aspettava grandi miglioramenti rispetto al vecchio governo, e che non ha ancora visto”.

http://www.comunisti-italiani.it/

…………

Condivido quanto afferma Diliberto (e sicuramente questo gli farà piacere… vista la mia importanza capitale!!!). E’ ridicolo parlare di sinistra radicale che “scompagina la compagine”, quando poi sistematicamente gli attacchi più furibondi arrivano da qualche altra parte… ma… avete visto Report, domenica sera? Ecco.

Non voglio fare discorsi qualunquisti e/o generalizzare, ritengo assolutamente fondamentale che la scuola e i tanti insegnanti che con passione ed impegno cercano di inculcare nella testa dei nostri pargoli concetti più o meno facili, più o meno immediatamente riconducibili alla vita “concreta” (e questo è solo uno dei campi in cui agire, intendiamoci!)… vengano incentivati e premiati. Ma quelli però, non la classe insegnante tout-court! Al professore (ma non si vergogna?) del Moreschi trasferito per assenteismo (ops! Scusate, malattia) un bel licenziamento starebbe solo bene. Perché se la malattia si chiama “studio commercialista”, allora che se ne stia là e faccia danni solo ai suoi clienti. Maggiorenni e con possibilità di scegliersene un altro. Esistono poi altre categorie che vengono sfruttate a tempo pieno ma senza riconoscimenti tangibili: penso solo ai Vigili del Fuoco…

Il problema è questo, secondo me: solo i mediocri temono la meritocrazia (quella vera, non quella di partito e/o di simpatia personale). Quindi, i dipendenti della pubblica amministrazione – i cui stipendi, correggetemi se sbaglio, paghiamo noi tutti – devono lavorare. Esattamente come lavoro io, che sono “nata e cresciuta” nel privato, gigantesco o microscopico, che a volte non ho fatto carriera per colpa di contingenze ridicole, ma che ho sempre pagato tutte le mie “intemperanze”. Altro che promozione per demerito!

Non si tratta, beninteso, di abbassare la soglia di sopravvivenza al minimo. Si tratta di una parola che non è di moda e che è pure scomoda: responsabilità. Abolire i privilegi di determinate categorie non vuol dire, non deve voler dire impoverire i lavoratori onesti: vuol dire lotta agli sprechi, vuol dire giustizia, vuole anche dire finirla con un sistema clientelare iniziato in era democristiana ed ampliato in era craxiana e posteriore…

elena


POST SCRIPTUM: stasera DILIBERTO è a Ballarò!


mercoledì 16 maggio 2007

Attenzione: segnalazione truffa!!!


Da una settimana circa la mia casella di posta elettronica è intasata da messaggi provenienti (in teoria) da Poste Italiane.

Con il mio consueto tempismo, solo oggi ne ho aperto uno – eccolo riportato integralmente:

“Gentile Cliente,

Per i possessori di carta PostePay o di un conto BancoPosta, a seguito di verifiche nei nostri database clienti, si ? reso necessario per l'utilizzo online la conferma dei suoi dati. Le chiediamo perci? di confermarci i dati in nostro possesso entro 7 giorni dalla presente, accedendo al seguente form protetto:

https://www.poste.it

L'Assistenza Clienti, dopo aver ricevuto la documentazione e averne verificato la completezza e la veridicita, provvedera immediatamente ad attivare il suo " Utente Verificato ".

Da oggi la possibilit? di usufruire dei servizi online di Poste.it anche ai titolari di carte di creditodebito di altri gestori, potendo cos? tenere sempre sotto controllo il proprio saldo, gli ultimi 40 movimenti, potendo ricaricare carte postepay, pagare le sue bollette direttamente da casa e moltissimo altro!

Sar? inoltre possibile per tutti i possessori di carte di creditodebito dei circuiti VISA Electron, Mastercard, American Express, ricaricare il proprio telefono cellulare * senza alcun costo aggiuntivo *

Cordiali Saluti,”


I guai passati con il mio PC mi hanno insegnato a tutelarmi… ho installato un programma di sicurezza che, quando ho provato ad aprire la pagina linkata, mi ha segnalato che il sito risultava contraffatto.

Non contenta, ho chiamato prima il mio Ufficio Postale di riferimento (quando si dice la fortuna di abitare in un piccolo centro dove ci si conosce tutti…) e poi il numero verde 803160, sezione internet.

MORALE: Poste Italiane non fa, non sta facendo e presumibilmente non farà mai richieste di comunicazione dati ai propri utenti.

NON APRITE IL SITO, NON COMUNICATE I VOSTRI DATI!!! L’operazione serve soltanto a qualche pirata che vi connetterà a provider sconosciuti – probabilmente di posti lontanissimi – con l’unico risultato che, se va bene, vi arriverà una bolletta telefonica salatissima.

Se va male… preparatevi a bloccare carte di credito eccetera…

OCCHIO!!! Diffondete per favore – per il bene di tutti.

Leggete anche:

http://www.anti-phishing.it/news/articoli/news.110520072.php

e più in generale: http://www.anti-phishing.it/