"Istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza. Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il nostro entusiasmo. Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra forza." Antonio Gramsci
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domenica 2 settembre 2012

L'ultima spiaggia... è la riscoperta dei sogni nel cassetto.



Lo so: non passa giorno che non si legga notizia di giovani disoccupati, pensionati, cassintegrati, mobilizzati, over40 etc che non ce la fanno più e si suicidano per mancanza di speranza.
Non passa giorno che le cronache non riportino di lavoratori che si abbarbicano - letteralmente, spesso - ai posti di lavoro in pericolo e cerchino di escogitare qualche forma di protesta eclatante per farsi notare, assurgere alle cronache e trovare, forse, la soluzione al loro problema.

Purtroppo non mi pare che la classe politica al potere (e anche tanti che fingono di opporsi, ma che han cambiato lato della barricata... secondo me) e/o la finanza siano in grado  di dare risposte risolutive e convincenti; d'altra parte anche troppa parte del sindacato ha abdicato al suo compito e si comporta né più né meno come il partito politico di riferimento.

D'altra parte, ancora peggio, la sinistra annaspa, non trova un terreno unitario da cui costruire un'alternativa valida e convincente.

In mezzo a tutta questa confusione deprimente, c'è la mia convinzione che non verremo mai a capo di nulla se non siamo pronti a ridiscutere tutto. Non ha senso la difesa del posto di lavoro in quanto tale, ma non ha neppure senso mantenere le lotte "separate". Solo uniti si può pensare di vincere, e solo pensando ad un lavoro che rispetti gli individui e la loro dignità ma nel contempo non ne comprometta la salute e soprattutto serva (perché dai: a che erve continuare a produrre Panda se nessuno ha i soldi per comprarsele?) e tuteli l'ambiente, senza il quale siam destinati a sparire tutti, si può uscire dal tunnel, che sia una miniera, una fabbrica o un laboratorio.

Appunto: uniti. Io purtroppo ho poco da unire... sono sempre stata parecchio isolata, non per scelta ma per contingenza, e non ho mai avuto il conforto di colleghi che spartissero le mie difficoltà.
Intendiamoci: non credo nel "mal comune", anzi la trovo un'idea abbastanza stupida, però anche sentirsi soli poi, troppo spesso, porta a gesti estremi - né la solidarietà a parole di qualche compagno può fornire una via d'uscita.

E dunque... dunque io penso per me, che poi se mi va bene "m'allargo" e diffondo la mia fortuna. Se mi andrà bene, perchè ci vuole tanta fortuna anche... e sono proprio all'ultima spiaggia.

Chi mi conosce sa tutte le traversie che hanno caratterizzato la mia vita lavorativa: non sono mai stata una lavativa (ma una scomoda sì), ho fatto di tutto, eppure sono stata una delle prime vittime delle "riconversioni" multinazionali, e recidiva per di più.

E poi, tanto per non farmi mancare nulla, ci si son messi pure problemi di salute, che mi hanno portato, da ultimo, ad un "intervento risolutivo" all'anca destra... talmente risolutivo che, dopo più di tre anni, quella (che non mi faceva manco male) è ancora dolorante, la sinistra poverina, che era la parte lesa già allora, è sempre più sofferente e, ultima entrata, adesso pure la schiena ne risente.

Morale: son disoccupata da più di tre anni, ho venduto la casa e con quei proventi ci siamo mantenuti finora, ma non era un palazzo di cui qualcuno pagava l'affitto (o il mututo) a mia insaputa... e sono pure invalida. Ho persino smesso di andare a fare colloqui, perché di sentirmi dire, a turno, che son troppo esperta/vecchia/costosa/inesperta/malata mi son stufata.

Che devo fare, incatenarmi davanti al municipio e minacciare di darmi fuoco? Temo che mi porterebbero un accendino... e non ho voglia di rischiare, grazie.

Si torna dunque all'ultima spiaggia... dove si dimostra che, in fondo, non bisogna mai rinunciare ai propri sogni.

Mi è sempre piaciuto scrivere, con molti amici ci siamo scambiati pacchi di lettere (altri tempi) e poi di mail... mi dicono che scrivo anche bene... e allora, voilà: i sono messa a scrivere. Come andrà? Non ne ho idea. Io ci provo.





lunedì 22 giugno 2009

I napoletani: se non ci fossero bisognerebbe inventarli!

























C'è così poco da ridere, di questi tempi, che davero dovremmo far loro un monumento.
Ma che sia chiaro: da parte mia non c'è alcuna traccia di scherno, senso di superiorità o altro. Solo riconoscenza, perché mi hanno strappato un sorriso.

venerdì 11 gennaio 2008

Le riforme di Gnork



Dal modello in vigore nei soviet fino alla nomina di un imperatore per diritto divino, ecco alcune delle proposte di riforma elettorale su cui i partiti italiani stanno dibattendo

Il Senato della Repubblica


Il dibattito sulla riforma elettorale è a buon punto.
Dopo lunghe trattative, sono stati selezionati venticinque sistemi di voto, a ciascuno dei quali verrà abbinato un fantino. Su tutto il resto l'iter è ancora da stabilire. Ma vediamo, tra i sistemi in lizza, quali sono i più interessanti.

Alsaziano È una soluzione di compromesso tra il sistema francese e quello tedesco. Come si ricorderà, Veltroni era favorevole al francese, D'Alema al tedesco. Dopo febbrili trattative tra i rispettivi staff, Veltroni, come segno di buona volontà, si era convertito al tedesco, ma nel frattempo D'Alema, per gli stessi motivi, era passato al francese. Si è dunque deciso, per superare l'impasse, di proporre un mix tra i due sistemi: presidenzialismo e doppio turno alla francese, ma con l'istituzione dei Länder e orologi a cucù in tutti i seggi elettorali. Il professor Sartori si è detto contrario.

Colbaccum Sostenuto da Diliberto, si ispira allo spirito originario dei soviet: i candidati proposti dal partito vengono eletti per acclamazione, tra i lieti canti delle brigate operaie che si recano festanti alla fabbrica, e le risate di gioia delle mietitrici che si sono appena rese conto di avere centrato anche quest'anno l'obiettivo del piano quinquennale. Non piace al professor Sartori.

Yemenita I maschi si recano a votare con un pugnale intarsiato infilato nella fusciacca, mentre le femmine, chiuse in casa, intonano nenie e allattano i bambini. Il sistema è stato proposto dall'ambasciatore dello Yemen, ma non ha molte possibilità di essere adottato perché non è apprezzato dal professor Sartori.

Spagnolo Il sistema spagnolo è visto con favore da molti, ma secondo alcuni ha il difetto di prevedere preliminari troppo impegnativi: una lunga guerra civile con milioni di morti, fucilazioni di poeti, accorrere convulso di combattenti da mezzo mondo, bombardamento di Guernica e successiva stesura di quadri di grandi dimensioni, una lunga dittatura, infine un processo di riconciliazione nazionale. Come mettere d'accordo la galassia dei partiti italiani su una soluzione così complessa? Anche Sartori è contrario.

Sanremese Cerca di accontentare tanto i partiti grandi, che concorrono nella sezione Big, quando quelli piccoli, che si presentano tra le Nuove Proposte. Il nuovo premier viene incoronato con il televoto dopo la mezzanotte del sabato al teatro Ariston. Svantaggi: dopo una settimana nessuno ricorda più il nome del vincitore e si rischia un pericoloso vuoto politico. Vantaggi: la vendita dei diritti televisivi permette di non gravare sul bilancio dello Stato. Perplessità del professor Sartori.

Salico Il sistema salico, risalente a Carlo Magno, prevede l'incoronazione dell'Imperatore per volontà divina. È visto con molto favore da Berlusconi, che dopo defatiganti trattative con gli altri partiti si è detto costretto ad abbandonare il tavolo. "Abbiamo perfino proposto la rinuncia al manto di ermellino, ma non è servito a niente. Quando la volontà di trattare è zero, non resta che prenderne atto". Ha pesato anche il no di Sartori.

Gnorkico È il sistema in voga sul pianeta di Gnork, scelto da Berlusconi in seconda istanza. Prevede la nomina di un Imperatore per diritto divino. Ai critici, tra i quali il professor Sartori, che lo considerano troppo simile al sistema salico, Berlusconi ha replicato che di fronte al rifiuto di trattare non solo non si sarebbe arreso, ma avrebbe rilanciato con una terza proposta.

Teocratico Il sistema teocratico, terza opzione di Berlusconi, prevede la nomina di un Imperatore a vita. "Per prevenire la stucchevole obiezione che anche questa mia terza proposta è identica alle altre", spiega Berlusconi, "ho però fatto introdurre dai miei costituzionalisti la variante Amon-Ra: l'imperatore, questa volta, non è eletto per diritto divino per il semplice fatto che egli stesso incarna la divinità. Dunque si autonomina". Negativo il giudizio di Vanni Sartori.

venerdì 21 dicembre 2007

Satira: Berlusconi




Le Monde: vignetta su Berlusconi


ECCO UN UOMO CHE SI COMMENTA DA SOLO..


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BERLUSCONI HA IN MENTE UN NUOVO GOVERNO PER L'ITALIA..

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martedì 11 dicembre 2007

Berty über alles?


dal sito di Mauro Biani


Ieri con Liberazione, Paparazzin 19. Come faccio a sopportare chi ancora non compra il cartaceo? Chietetelo a Luttazzi. Comunque qui, oltre la mia vigna, potete scaricare il PDF e leggere il puntuale editoriale di Alvise Spanò.
Somewhere Over The Rainbow di Alvise Spanò
La televerifica di Paparazzin si e' conclusa con successo: il nostro 06916504836 (ancora attivo, ndr) ha raccolto incredibili segnalazioni di malgoverno dell'unione, corrotta dal lato oscuro della forza. Giordano F. di Bari ci ha chiamato in preda ad un attacco di ansia per sfanculare la componente clerico/confindustriale dell'Unione, e poi ci ha COPIATO L'IDEA DELLA CONSULTAZIONE DI BASE. Fausto B. del quartiere milanese di Precotto ha sbagliato numero, e invece di chiamare noi ha lasciato tutto registrato nella segreteria de La Repubblica, costretta a edulcorare sul cartaceo le sue bestemmie da scaricatore di porto. Un rigurgito di dignita' del popolo della sinistra (o forse era un rutto liberatorio?) ha cambiato le carte in tavola tingendo il mondo di rosso arcobaleno. Fanculo il politically correct, scoperchiamo gli scheletri nell'armadio della casta: amministrazioni locali filogovernative che mettono i bastoni tra le ruote ai disabili (ringraziamo l'anonima amica di Ancona per la segnalazione), senatori dell'Unione che scoreggiano al cinema, ministri diessini che lanciano lacrimogeni sulle manifestazioni degli hare krisna, Mussi che brucia di nascosto nel bagno bandierine con la falce e martello. Ma grazie a noi niente restera' impunito: continuate a telefonare per dettare la linea del nuovo rosso relativo multicolor, e il vostro mal di fegato si trasformera' nel bruciore di culo di qualcun altro.


fonte: http://www.maurobiani.splinder.com/

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lunedì 10 dicembre 2007

Ed ecco la SORPRESA incriminata!



Con un ringraziamento davvero speciale a Mauro Biani per aver dato la possibilità ad una nostra "idea" di realizzarsi..

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domenica 9 dicembre 2007

Sorpresa! (piccola; ma ne siamo orgogliosi)




DOMANI COMPRATE L'UNITA'
CON L'INSERTO "EMME"


A PAG. 14 C'E' UNA PICCOLA SORPRESA, UNA COPRODUZIONE MAURO BIANI/ SOLLEVIAMOCI, SPERIAMO VI PIACCIA.

BUON DIVERTIMENTO!

elena e mauro

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venerdì 23 novembre 2007

Banzai!

23 Novembre 2007

Banzai!

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Il giapponese è una delle lingue più diffuse in Rete e i giapponesi sono un popolo interessante e rispettabile. I politici corrotti da loro fanno harakiri. Ho creato una sezione del blog in giapponese. Una lingua che sto imparando, mi ricorda un po' il genovese. Perdonate gli errori di pronuncia, sono solo agli inizi.

"Il mio amico Stefano Benni è andato in Giappone per presentare un suo libro. Gli hanno chiesto chi c’è dietro a Beppe Grillo. Benni non ha saputo rispondere.
Ho deciso, per spiegarlo agli amici giapponesi, di aprire un blog nella loro lingua. Il Giappone è sempre un po’ più avanti del resto del mondo. Spero quindi in un dialogo con i suoi abitanti per aiutare il mio Paese, l’Italia, che è sempre un po’ più indietro del resto del mondo.
Prima di dormire leggo sempre un Manga. Fino alla settimana scorsa non capivo mai come finiva la storia, ma mio figlio Ciro di 7 anni si è impietosito e mi ha spiegato che si legge all’incontrario e da destra a sinistra. L’Italia e il Giappone sono simili per molte cose. Una di queste è la longevità della popolazione. Giapponesi e italiani diventano sempre più vecchi.

Un’altra cosa in comune è la sovrappopolazione.
Il Giappone ha risolto il problema inviando all’estero, a rotazione, il 30% dei giapponesi sotto forma di turisti. Il 10% staziona da sempre in Italia a fare fotografie.
Il Governo italiano, ispirandosi a Niccolò Machiavelli, ha attuato invece un’altra tattica. Ha deciso di far entrare chiunque in Italia per spingere tutti gli italiani a emigrare.

I politici corrotti sono un prodotto italiano, ci rappresentano all’estero come il Ponte di Rialto di Venezia e Piazza San Pietro di Roma. Il problema è che stanno diventando troppi.
Nel Parlamento italiano ci sono 24 deputati e senatori condannati in via definitiva per vari reati.A settembre 350.000 italiani hanno chiesto le loro dimissioni firmando una legge di iniziativa popolare. Nessuno ha dato le dimissioni. Stiamo studiando delle soluzioni alternative e voglio chiedere un consiglio ai giapponesi.

Anche in Giappone, infatti, ci sono stati casi simili, come Toshikatsu Matsuoka, ex ministro dell’Agricoltura che si è suicidato dopo le accuse di corruzione.
Il ministro Shigeru Ishiba vuole dotare ogni suo dirigente di un sistema di localizzazione satellitare per verificarne gli spostamenti durante l’orario di lavoro. Mi è stato riferito che nessuno si è opposto. E’ una idea ottima per i nostri parlamentari. Potremmo sapere finalmente dove vanno durante il giorno, visto che in Parlamento non ci sono quasi mai. Se stanno sniffando cocaina a casa o tenendo rapporti intimi con soggetti disponibili di entrambi i sessi in qualche albergo romano.

Cari giapponesi, visto che da noi non si suicida nessuno, possiamo mandarveli in Giappone a fare le vacanze? In cambio potreste darci qualche vostro ministro. Il clima è buono, il cibo ottimo e potrete fare tutto, ma proprio tutto, quello che volete senza rischi. La legge da noi è un optional.
Potreste inviarci, per iniziare, il ministro degli Esteri Masahiro Komura che ha avuto di recente un attacco di anemia. Da noi si rimetterà subito. In cambio vi daremo Massimo D’Alema, Prodi e Mastella. Voi forse non li conoscete, ma noi sì, per questo ve li vorremmo regalare.
Ciao e venite sul mio blog www.beppegrillo.it per sapere tutto dell’Italia. Verrò presto a trovarvi."

Beppe Grillo

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giovedì 22 novembre 2007

mercoledì 21 novembre 2007

Berlusconi, gazebo, e 8 milioni di firme.. false?







IO, IGNARO, TRA I VOTANTI DEI GAZEBO

da Repubblica di oggi lettere ad Augias

"Caro Augias,
le scrivo per denunciare ciò che mi è successo per questo "voto nei gazebo" organizzato dall'on Berlusconi il 18 novembre.
Controllando la mia casella di posta elettronica ho notato una e-mail di ringraziamento per un voto che avrei dato io nella mattinata dello stesso giorno; l'e-mail in questione mi era stata inviata da una associazione chiamata "circolobarifutura" (presieduta da un certo Maurizio Rogliero) che io non conoscevo prima e che ho scoperto essere un "circolo della libertà" di Forza Italia.
Siccome ricordavo di non aver espresso alcun voto, ho scritto chiedendo spiegazioni su come fosse potuta accadere una cosa del genere e su come fossero venuti in possesso del mio indirizzo di posta elettronica. La risposta che ho avuto oggi è stata semplicemente di scuse per un errore avvenuto. La risposta mi è sembrata molto vaga nonostante la mia precisa richiesta di spiegazioni e perciò ho deciso di inviarle questa lettera di denuncia con in allegato la breve corrispondenza intercorsa".

Valerio Miccoli, Bari
kken@libero.it

L'enigmatica risposta del Rogliero.. "Le chiedo scusa per quanto avvenuto ma abbiamo avuto un problema. Ho risolto il problema e non riceverà più nessuna mail da parte nostra. Distinti saluti".

Chiosa di Augias.. "Chissà quanti errori come questi sono stati commessi? Sono davvero necessari dei commenti a proprosito di una votazione di massa che avrebbe coinvolto molti milioni di persone senza che sia stata notata una sola fila, senza un verbale, senza un conteggio in qualche modo certificato?"

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I Savoia chiedono 260 milioni allo Stato

Emanuele Filiberto: "Fare causa
è stata una scelta difficile...
Ma è giusto che chi sbaglia paghi"

Dopo la notizia della causa da 260 milioni intentata dai Savoia allo Stato, Emanuele Filiberto precisa la sua posizione in una lettera. Moni Ovadia: "Gli ebrei chiedano loro 500 miliardi di danni".
Valdo Spini: "Così violano il giuramento alla Repubblica"

vittorio emanuele di savoia Roma, 21 novembre 2007 - Fare causa è stata una scelta difficile ma chi ha sbagliato è giusto che paghi. Questo in sintesi quanto emerge dalle parole di Emanuele Filiberto di Savoia che in una lettera oggi spiega le ragioni che l'hanno spinto insieme a suo padre Vittorio Emanuele a fare causa allo stato italiano.

"Nella stampa di oggi - scrive Emanuele Filiberto - tutto è stato incentrato sulla causa che mio padre e io abbiamo intenzione di intentare contro lo Stato Italiano per la violazione della Convenzione Europea sui Diritti dell'Uomo. Si è cercato di stravolgere con ironia il senso stesso dei fatti cercando di dipingerci come degli individui bramosi di denaro che in barba alle tasche degli italiani vogliono ottenere indennizzi milionari".

"Vorrei esprimere la verità sull'argomento - afferma poi Emanuele Filibero - e soprattutto i sentimenti che mi hanno spinto in una scelta quanto mai difficile: fare causa al mio Paese. Tutto inizia nel Giugno del 1946, all'indomani del Referendum Istituzionale che decretò la vittoria della repubblica (referendum i cui metodi e successivi risultati sono sempre stati oggetto delle più ampie riserve da parte di giuristi, la stessa Corte di Cassazione, e di storici) quando mia nonna e mio padre prima e mio nonno Re Umberto II poi, partirono per un esilio 'temporaneo' che durò di fatto tutta la vita per mio nonno, cinquantasei anni per mio padre e trent'anni per me, che in esilio sono nato".

"Quel mese di giugno - prosegue Emanuele Filibero - fu per la nostra famiglia un momento drammatico ed indimenticabile; partimmo lasciando tutto nel nostro Paese, quello stesso Paese che divenne Patria Unita grazie alla mia famiglia, lo stesso Paese che ci ha condannati ad un'esistenza di cittadini diseguali, privati, da una Costituzione iniqua, di ogni diritto civile (cittadinanza, diritti elettorali, diritti alla proprietà, diritti alla libertà di espressione e di circolazione nella propria nazione".


"Vorrei per un momento - prosegue la lettera di Emanuele Filiberto - portare l'attenzione del lettore su questo aspetto perchè è fondamentale per comprendere la nostra vita dimezzata: in un mondo in cui i diritti dell'Uomo sono garantiti da un'apposita normativa internazionale l'Italia ha emanato una Costituzione contraria a queste leggi che ha modificato, sospendendo parzialmente gli effetti dei commi in contrasto, solo cinquantasei anni dopo la sua entrata in vigore".

Scrive poi Emanuele Filiberto che il padre Vittorio Emanuele conserva "preziosamente" l'ultimo ricordo della sua infanzia, sul balcone del Quirinale "davanti ad un'immensa folla plaudente tenuto per mano da suo padre Umberto II appena divenuto Re d'Italia". "D'un tratto - scrive ancora - si è trovato trasportato con mille peripezie in un paese lontano, il Portogallo, poi dopo pochi mesi è stato trasferito in Svizzera per frequentare un collegio: lontano dalle persone care, dagli affetti, dalla sua Patria. Per tutta la vita ha vissuto come un uomo incompleto, e per tutta la vita a lavorato sodo per mantenere la sua famiglia privata di ogni proprietà e di ogni diritto. Nonostante questo ha cercato di essere utile all'Italia sostenendone l'imprenditoria a livello internazionale".

"Mio nonno, Re Umberto II, fu un uomo dalla dignità insuperabile con un profondo amore per gli italiani: fu un esempio per tutti. Ha lasciato l'Italia per evitare una guerra civile, nonostante i brogli elettorali; ha sofferto in Portogallo con il solo sogno di poter un giorno rivedere la sua Patria, purtroppo non gli è stato consentito neppure morire in Italia e ancora oggi riposa in terra straniera. Nonostante questo ha donato al popolo italiano l'ultima sezione del Corpus Nummorum Italicorum: la più vasta collezione di monete antiche d'Italia dal valore inestimabile".

Per quanto lo riguarda Emanuele Filiberto scrive poi che "è vero ho vissuto una bella infanzia con una famiglia unita ed amorevole, non mi è mancato materialmente nulla ma certamente mi è mancata la mia Patria che vedevo dalle cartoline che i tanti italiani mi spedivano. Tutta questa sofferenza è stata provocata da una norma non solo ingiusta ma contraria a leggi internazionali chiare e limpide".

"Dopo una lunga e sofferta riflessione mio padre ed io abbiamo deciso di procedere mettendo in mora lo Stato Italiano per i danni patiti a causa dell'esilio per un importo di circa 260 milioni di euro. Abbiamo anche voluto evidenzare che lo Stato ha avocato a sè tutti i beni privati di Casa Savoia: beni che provenivano dal patrimonio personale che nulla aveva a che fare con la dotazione del Capo di Stato. Questa causa verrà dibattuta nelle sedi di giustizia e sarà la giustizia a decidere se la ragione è dalla nostra parte. La Convenzione sui Diritti dell'Uomo lo ha già sancito: molti sono gli esempi di Stati che hanno dovuto versare indennizzi a famiglie reali ingiustamente private dei diritti civili» Emanuele Filiberto spiega poi di aver dato mandato ai suoi legali Murgia e Calvetti di costituire la Fondazione Savoia a cui sarebbe andata la cifra ottenuta dalla causa contro lo Stato".

"Questa cifra - affferma - dovrà essere utilizzata per azioni concrete a sostegno delle fasce deboli della popolazione italiana con particolare attenzione agli anziani, alle famiglie prive di reddito o con redditi inferiori alla soglia di sussistenza e a giovani a cui fornire gli strumenti per costruire un proprio futuro. Non voglio fare moralismi ma credo che non ci sia fatto più grave in un paese democratico di privare il cittadino dei suoi diritti civili e della libertà, questo è accaduto alla mia famiglia e questo, purtroppo, spesso accade ingiustamente a molti italiani. La sofferenza patita per una vita intera ha un prezzo? Non per me - conclude - ma chi ha sbagliato è giusto che paghi».


MONI OVADIA

"Ora che c'è la class action proporrò a tutti gli ebrei di chiedere un risarcimento danni ai Savoia per 500 miliardi di euro, una cifra a titolo simbolico per tutte le nefandezze che hanno compiuto". Così l'artista Moni Ovadia, tra i maggiori rappresentanti della cultura ebraica in Europa, ha commentato la richiesta di risarcimento danni per 260 mln di euro presentata dalla famiglia Savoia allo Stato italiano e propone a sua volta a tutti gli ebrei di chiedere i danni per quanto subito a causa delle leggi razziali.


"Quella dei Savoia è una delle più ridicole, vigliacche, traditrici monarchie della storia", ha concluso Moni Ovadia.


VALDO SPINI

Valdo Spini, responsabile della componente 'Socialisti per la Costituentè del Gruppo Misto, ha rivolto al Governo un' interrogazione sull'azione di rivalsa formulata dai Savoia nei confronti dello Stato italiano. Spini ha ricordato che nell'ultimo intervento parlamentare del leader socialista Riccardo Lombardi, il 15 marzo 1983, egli si dichiarò contrario al ritorno dei Savoia in Italia. Nella sua interrogazione il parlamentare socialista ha chiesto al Governo "se non ritenga formalmente e sostanzialmente violato il giuramento di fedeltà alla Repubblica italiana e al Capo dello Stato che hanno fatto Vittorio Emanuele di Savoia e il figlio Emanuele Filiberto al loro rientro in Italia".

Di conseguenza Spini ha chiesto a Prodi quale conseguenza "il Governo intende trarne ai fini della riammissione dei discendenti maschi Savoia sul territorio nazionale".


fonte: http://qn.quotidiano.net/2007/11/21/48281-emanuele_filiberto_fare_causa.shtml

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lunedì 17 settembre 2007

Cocco Bill compie 50 anni. Auguri!

COCCO BILL nasce il 28 marzo 1957




Cari amici quest'anno Cocco Bill compie 50 anni.

Noi lo vogliamo ricordare facendovi vedere alcune tavole della sua prima storia pubblicata su 'Il Giorno dei Ragazzi' il 28 marzo 1957.




Da allora Cocco Bill ne ha fatta di strada e anche la sua veste grafica e' cambiata nel corso del tempo.
Continuando a bere camomilla e cavalcando il suo fedele amico Trottalemme, e' diventato, nel 2001, un cartone animato, prodotto da Pierluigi DeMas, al quale rivolgiamo un pensiero affettuoso e pieno di nostalgia, uno dei tanti grandi maestri che non ci sono piu'.
Se volete andare a trovare Cocco Bill, lo troverete a Cartoomics, la fiera del fumetto di Milano. Li' saranno esposti in bella mostra, gli albi de 'Il Giorno dei Ragazzi' con tutte le storie di Cocco Bill. E poi presso lo stand de 'Il Giornalino' troverete Luca Salvagno, l'erede di matita di Jac, che vi disegnera' tanti Cocco Bill.

E poi un libro che Stampa Alternativa-Nuovi Equilibri presentera' il prossimo autunno a Roma.
Il libro sara' a cura di Gianni Brunoro e qui di seguito troverete un suo ricordo tutto dedicato a Cocco Bill, compagno di risate per lui e molti di voi.
E poi, ancora, un ricordo 'fraterno' di Edgardo Colabelli e una comparazione di Cocco attraverso i decenni.
Allora amici.... 'Buon Cocco Bill a tutti'..... Evviva Cocco BIll


COCCO BILL E IO, PER NON PARLAR DI NOI

di Gianni Brunoro




Se appena appena ci penso, sono io stesso a sorprendermi. Dico, del fatto che da una quarantina d'anni non passa giorno senza che i miei occhi si posino o quanto meno sfiorino un'immagine di Cocco Bill, quella qui sopra riprodotta. Beninteso, non e' che la faccenda costituisca un rito che io mi sia imposto, come ad esempio una recita quotidiana di preghiere; e nemmeno una mia esigenza personale, senza la quale non potrei sopravvivere. No, la faccenda e' molto piu' banale, se volete. Ma anche intrinsecamente molto umana e personale... Quella immagine costituisce un 'quadro' appeso nel corridoio d'ingresso di casa mia, dal quale si accede a uno studio, a un soggiorno, a una cucina, alle scale che salgono al piano superiore, a un altro corridoio... Insomma, sta proprio nel bel mezzo, davvero nel cuore di tutta la casa. Per cui e' ovvio che qualunque movimento io faccia, basta che alzi gli occhi - cio' che non posso evitare, se non voglio andare battere il naso da qualche parte - ed ecco li' Cocco Bill che mi guarda, sorridente, sparacchiante, caciarone. Come da sua natura. Cio' che naturalmente e' la ragione per la quale si trova li'.




Forse e' meglio chiarire la natura di quel 'quadro'. Che non e' gran che di speciale, voglio dire, e' soltanto un ritaglio di giornale, proveniente dalla copertina di una copia del settimanale su cui il Nostro viveva a quel tempo le sue avventure, vale a dire Il Giorno dei Ragazzi. In sostanza, dunque, non si tratta di un 'originale' [magari!], pero' posso dire che esso e' ugualmente... una mia creatura (con tutto il rispetto per Jacovitti, che a quel tempo non avevo ancora conosciuto). Nel senso che, allora, i miei figli erano molto piccoli (anzi, due dei quattro non erano ancora arrivati) e naturalmente, come tutti i bambini, avevano simpatia per ogni genere di 'pupazzetti'. Per cui, in occasione appunto della pubblicazione in prima pagina di una bella, grande immagine, sul supplemento settimanale di cui sopra (precisamente, il numero 12 del 1967: pensate, Cocco Bill era ancora un 'bambino' di appena dieci anni!), mi venne l'idea di contribuire alla loro educazione del gusto estetico fabbricando per loro un quadretto, che avrei messo appunto nella 'stanza dei bambini'. Detto e fatto: si ritaglia l'immagine, si va dall'amico falegname a farsi tagliare un riquadro di compensato della stessa misura, gli si stende sopra un adeguato velo di vinavil e infine, con un po' di pazienza e attenzione, gli si applica sopra l'immagine di Cocco Bill. Ecco li', il gioco e' fatto. Ne esce il quadretto autarchico di cui sopra. Ma cosi' simpatico, cosi' gradevole, che sembra un po' una punizione confinarlo nella 'stanza dei bambini', quasi una reclusione, quasi una privazione per il Cocco, cosi' abituato agli spazi aperti, alle pianure sconfinate, ai fuochi di bivacco, alle gran cavalcate in groppa al suo fido e vigile Trottalemme. Ed e' per quella ragione che esso finisce appeso nel corridoio sopra citato, insieme e accanto ad autentici quadri d'autore; e adesso - ormai da anni - anche a qualche tavola originale di fumetti. Di fronte ai quali - quadri & tavole - esso ha una paritetica dignita', un po' per essere in qualche modo un prodotto artigianalmente creativo del padrone di casa, un po' - anzi com'e' ovvio soprattutto - per essere un prodotto della fantasia di Jacovitti, una creatura che in tanti anni ha dato tanta gioia e tanto buonumore a una falange sterminata di lettori.

Fra i quali annovero anche me stesso come uno di quelli della prima ora. Lo sanno tutti, ormai: Cocco Bill e' 'nato' fin dal primo numero del giornaletto destinato ai figli dei lettori del quotidiano Il Giorno. Era il 28 marzo 1957 e quella iniziativa editoriale - un supplemento settimanale a colori destinato ai ragazzi - era assolutamente insolita nella stampa italiana del periodo, dove quello stesso quotidiano vantava rispetto a tutti gli altri eccezionali requisiti innovativi, di rivoluzionario svecchiamento. Sicche' anche quella iniziativa era cosi' nuova che fu premiata da un grande successo, molte migliaia di copie in piu' vendute all'edicola. Un fatto che si ripete' del resto sistematicamente per molti degli anni successivi.

Ebbene, di quel notevole «indice di gradimento», va riconosciuto che buona parte del merito risale alle creazioni di Jacovitti in esso presenti, come un'altra serie, Tom Ficcanaso, ugualmente a puntate. Ma naturalmente sopratutto Cocco Bill, che porto' a Jacovitti una grande notorieta' nazionale. E perfino 'laica', visto che in precedenza egli era ugualmente molto noto, ma solo in ambito cattolico, grazie alla fama acquisita presso i lettori di un altro celebre settimanale, Il Vittorioso.

Nel giro di pochi anni la marcia trionfale di Cocco Bill si fece davvero travolgente. Magari non si puo' dire di lui che fosse un gran paladino della non-violenza, viste le scazzottature e le sparatorie in cui viene coinvolto a ogni pie' sospinto. Pero' lo si potrebbe assumere come significativo esponente di una ipotetica lega anti-alcolica, visto che nel selvaggio West da lui frequentato, dove tutti sono formidabili bevitori di whisky, egli non travalica mai oltre una 'paciosa' camomilla. Della quale, curiosamente, non fu mai assunto come testimonial. In compenso, fu per anni un testimonial pubblicitario importante per una marca di gelati che a quel tempo andavano per la maggiore. E anche altri prodotti richiesero la sua collaborazione in tal senso.

Col passare degli anni la sua fama, derivante dalla simpatia riscossa presso il pubblico, lo porto' a essere presente anche sotto altre forme. Per esempio in volumi contenenti episodi completi delle sue avventure, oppure film d'animazione - i popolari 'cartoni animati' - con presenze in televisione o in videocassette. Ma ora non voglio star qui a tediarvi con i mille trionfi di Cocco Bill. Il quale fra l'altro e' significativamente perfino sopravvissuto al suo autore, visto che le sue storie continuano a uscire ancora oggi sul settimanale Il Giornalino, grazie alla fantasia di un bravissimo 'erede' di Jacovitti che risponde al nome di Luca Salvagno.

Comunque, il quadretto di cui sopra mi e' quotidiano promemoria di tutto questo. Pero' mi rendo conto di aver qui parlato piu' che altro di me e quasi niente di Cocco Bill. Poco male, perche' - insieme al solito editore delle opere di Jacovitti, Stampa Alternativa - stiamo preparando un libro per i cinquant'anni di questo ormai immortale personaggio, nel quale si troveranno tante storie, capaci di rappresentare un adeguato panorama di tutta la sua vita di carta. E ci saranno anche tante 'chiacchiere' che raccontino di lui quanto e come egli sia stato e continui a essere una presenza vivissima nella nostra societa'.

fonte: http://www.jacovitti.it/jacovitti/public/dettaglioCategoriaSetNav.jsp?categoriaPadre=1000003

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FRA I TANTI PERSONAGGI DEL GRANDE JACOVITTI, FAMOSI E MENO FAMOSI, SPICCA "ELVIRO IL VAMPIRO"




Apparso per la prima volta su 'Il Giorno' del 1962 alla seconda puntata fu sospeso a seguito delle le proteste del pubblico, per la raffigurazione di una prostituta al lavoro con il suo protettore che allontanò Elviro che tentava di morderla sul collo. Il quale andandosene esclamò :"Annàmocene và! Quella er vampiro ce l'ha già. Er vampiro personale!"

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A PROPOSITO DEL JACOVITTI DI DESTRA (BEH, DI SINISTRA PROPRIO NON ERA..)

stralcio di un'intervista, leggibile cliccando sul link a fondo post


Lei è stato indicato come un disegnatore di destra, un fascista. Che rapporto ha con il fascismo? Suo padre era fascista.
«Mio padre era fascista ma non aderì alla repubblica di Salò. E poi va ricordato un episodio: nel periodo delle persecuzioni razziali, avvertì alcune famiglie ebree e che scapparono e si salvarono. Per quanto mi riguarda, nel periodo in cui vissi nascosto a Firenze feci due strisce satiriche proprio sul fascismo. Protagonista era Battista l’ingenuo fascista. Divenne famosa la battuta: “Eja, Eja, baccala!”. E poi creai una storia: Ahi Flitt . I personaggi si salutavano non con il saluto romano ma con le corna. Era una satira sul nazismo. Erano una trentina di tavole pubblicate nel ’44 in una rivista di studenti cattolici. Questo prima che arrivasse il famoso film di Charlot. Io l’ho detto più di una volta: sono un liberale, un estremista di centro, un anarcoide».

Ma un irrequieto come lei come poteva vivere tranquillo sotto il fascismo?
«Beh, qualche episodio stranino c’è stato. A sette anni avevo disegnato il trasvolatore Italo Balbo, un vero eroe di quei tempi, con al posto dei fasci, nelle mostrine della divisa, due falci e martello. Mio padre, che non s’era accorto del pasticcio, portò alla casa del fascio il disegno. Certamente non fu ben accolto. Ma quella volta non ci furono conseguenze. Nel ’42, avevo 19 anni, lavoravo al Vittorioso e proprio per non rimanere indietro col lavoro ho saltato qualche adunata del sabato fascista. Insieme ad altri, i fascisti ci portarono in una stanza e ci picchiarono di santa ragione. Mio padre protestò alla casa del fascio. Alla fine della guerra mio padre tornò comunque al Msi».

fonte: http://www.tusciaweb.it/interviste/jacovitti.htm

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venerdì 14 settembre 2007

V-Day, cani e risate



Riporto integralmente un post del nostro amico Pino, invitandovi a visitare il suo blog perché merita davvero:
http://www.diario_di_bordo.ilcannocchiale.it/

Da piccolo avevo paura dei cani. Una paura folle, anche dei cagnolini piccoli.

Ricordo che avevo un amichetto della mia età, avrò avuto 4-5 anni, che mi suggeriva di ignorarli quando ringhiavano. Non usate questa tecnica, se un cane ringhia vuol dire che è incazzato, e se è incazzato vuol dire che gli è stato fatto qualche torto. Alcuni pensano che per domarli basta frustarli, bastonarli oppure dargli un boccone goloso. Niente di più sbagliato. I cani sono animali intelligenti, magari smettono di ringhiare, si accucciano, ma se hanno subito un torto se lo ricordano e, prima o poi, fanno giustizia, magari azzannando e sbranando qualcuno che non c’entra nulla, e diventando, secondo moda, anche un fenomeno da grande stampa.

Chi non ricorda un paio di anni fa che can can (sic!) si sviluppò sulle aggressioni dei cani? Adesso sembra che i cani non siano più aggressivi e lo sono diventati i lavavetri e i parcheggiatori abusivi. Ma statene certi che il momento dei Pit Bull o dei Dobermann tornerà di sicuro.

I cani sono i migliori amici dell’uomo da secoli, millenni e sono fedeli e affettuosi, chiedono poco, chiedono al loro padrone di essere leali e sinceri. Provateci, siate leali e sinceri con il più feroce dei mastini, avvicinatevi senza desiderio di dominio e, se non ha subito torti nella sua vita, sarà il cane più buono del mondo.

Crescendo, ho imparato a conoscere i cani, a capirli e abbiamo sviluppato una sorta di simpatia reciproca. Una empatia tale che trovo difficile capire se sono loro a sembrarmi umani, o, più probabilmente, sono io a sembrare loro un cane.

E anche con qualche cane che ha subito qualche torto importante ed è molto incazzato, a volte, riesco a intavolare un rapporto che costa qualche graffio o qualche tentativo di azzannata, ma poi ci capiamo e troviamo l’equilibrio. E magari percorriamo un tratto di strada insieme.

Conoscevo uno, diciamo che si chiamava Pippo, era un gran giocherellone, simpatico e amico di tutti. Conosciuto da tutti, faceva ridere dicendo le cose che solo un Pippo può dire. Una volta disse delle cose vere davanti a milioni e milioni di persone, così vere che fecero ridere tutti. Quasi tutti, uno che aveva paura, che pensava di domare a bastonate, lo fece scacciare dai suoi servi in malo modo per condannarlo all’oblio e alla morte per fame.

Ma Pippo se ne andò per conto suo, indimenticato simpatico personaggio che diceva cose vere. E chiunque lo riconosceva e sorrideva con lui. C’erano, è vero, quelli che volevano bastonarlo e anche qualcuno che voleva zittirlo con qualche boccone. Ma Pippo ha proseguito per la sua strada, Pippo è incazzato, molto incazzato per il torto subito, e soprattutto perché quelli che dovevano avvicinarsi per parlare con lui non sono diversi da quelli che lo bastonarono e lo scacciarono in malo modo.

Il Pippo ha ululato il giorno 8 settembre, insieme a Pippo c’erano tutti coloro che sono stati bastonati senza colpa, forse solo perché c’è gente così stupida e così cattiva che pensa di essere forte perché bastona i suoi migliori amici.


Sono stato insieme a Pippo e ai tanti ingiustamente bastonati, la mattina dell’8 settembre, sono incazzati, molto incazzati e stavolta si sono fermati ad ululare, che già sentirli tutti insieme facevano impressione. Nessuno pensi di domarli bastonandoli o buttando qualche boccone, magari avvelenato. I cani sono i migliori amici dell’uomo ma anche l’uomo deve essere il migliore amico del cane, altrimenti il cane lo azzanna e lo sbrana. E se lo fa dopo che è stato sempre bastonato, spesso ingiustamente, chi se la sente di esprimere giudizi di condanna?

Un po’ di confusione vero?, ma cosa pretendete da un cittadino di un paese in cui un comico fa politica, e i politici si fanno seppellire da una risata?