"Istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza. Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il nostro entusiasmo. Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra forza." Antonio Gramsci

venerdì 1 febbraio 2008

ITALIA INVISIBILE - "Avanzi di galera: Le ricette dei poco di buono"





Prefazione di Renato Vallanzasca


Si parla spesso dell'arte di arrangiarsi o del recupero degli avanzi, e lo si fa anche in questo libro. Ma gli avanzi, a San Vittore, sono un'altra
cosa.


La "sbobba" che passa l'Amministrazione è quella che è.
Si cucina su un unico fornelletto da campeggio. La cucina è anche il bagno. La spesa si può fare all'interno del carcere, ma non tutti possono permettersela.
Si possono ricevere quattro "pacchi" al mese con generi alimentari e vestiti per un peso complessivo mensile di venti chili, ma niente frutta e verdura, cibi confezionati o acquistabili alla spesa interna.
Niente alcool naturalmente.
E comunque c'è chi non ha nessuno e il pacco se lo sogna.

Tutto è difficile, qui, ma la necessità aguzza l'ingegno.
Paradossalmente, nel luogo dove tutto è vietato la cucina è permessa.
Non sono ammesse posate di acciaio, e c'è chi se le inventa facendo esplodere le bombolette del gas per utilizzarne la lamiera. Se ti trovano un coltello ti fanno rapporto.
Si può anche costruire un forno rivestendo con la carta stagnola due cassette, ma si rischia di incendiare la cella.

C'è chi si è costruito un frigo con l' acqua corrente collegata ad una serie di bottiglie di plastica, ma poi una notte si è allagata la cella e anche i piani inferiori del braccio.
San Vittore ha una capienza massima di ottocento persone, ma ci vivono almeno 1400 detenuti. Cose dell'altro mondo, un mondo dove un sugo senza carne sa miracolosamente di carne, e tanto basta per immaginare tutte le altre ricette, dove l'ingrediente mancante è sostituito, dove il procedimento ordinario è reinventato, dove la solidarietà può fare miracoli.


AVANZI DI GALERA
Le ricette dei poco di buono

era un CD-ROM.
...ora è diventato un LIBRO!
Procacciatevelo al più presto, scrivendo a emilia@ildue.it,
oppure andando davanti a san Vittore, a Milano, nel bar-tabacchi Acquaviva, Piazza Filangieri angolo via Olivetani...

ah...noi siamo lì, dal lato opposto della piazza, chiusi...


fonte: http://ildue.it/Home.asp

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In coda al mercato dei ladri

da la Stampa
di Ludovico Poletto

Torino, 23 gennaio 2008


Nel centro di Torino, cibo e vestiti rubati in vendita a due passi dalle vetrine di lusso

Dicono che il formaggio ci sarà oggi.
Se tutto va bene. Ieri, invece, c’erano i salami, le scatolette di tonno e di sgombro, la pasta, i soliti profumi e qualche capo di abbigliamento.
Certe volte, ma bisogna essere proprio fortunati, c’è anche il salmone: confezioni di fettine affumicate color rosa intenso. Prelibatezze. Vendute più o meno a metà del prezzo dei negozi.
I salami, invece, ieri li hanno spacciati scontatissimi: tre da otto etti l’uno per dieci euro in tutto: roba da hard discount. Anche se la merce ha una provenienza più nobile: le scansie di un qualche negozio ben fornito, e pure del centro, a giudicare dalla confezione.
Qualcuno ha rubato tutto quel ben di Dio.
Qualcun altro, subito dopo, lo spaccia.

Benvenuti in piazza Carlo Felice, nei giardini fioriti di fronte alla stazione ferroviaria di Porta Nuova.
A venti metri, forse anche meno, dall’imbocco della via del commercio elegante, dei negozi griffati e del passeggio chic. Via Roma, ovvero la «via Montenapoleone» di Torino.

Alle cinque della sera il commercio d’insaccati è una macchina che corre a tutta velocità.
E il venditore non ha tempo da perdere.
«Senti bello, adesso fila e non farti vedere con tutta sta roba in mano» ordina il pusher di salumi al giovanotto in pantaloni gialli che bighellona in zona con due chili e mezzo di «salame nostrano», «prodotto e confezionato da Salumificio Alsenese».
«C’erano i carabinieri prima: si sono portati via due persone. È meglio se te ne vai perché se ti beccano con sta roba in mano sono guai veri» insistono gli aficionados del «supermarket Carlo Felice», hard discunt a cielo a aperto nel cuore della città. Primo e forse unico mercato senza scaffali, banchi e commercianti con tanto di patentino.

Al supermarket del rubato c’è chi viene con una certa frequenza a fare la spesa.
Bastano dieci euro e vai a casa con una quantità di cibo sufficiente a sfamare una famiglia intera per una settimana. Dieci euro, e si fa presto a scoprire che l’inflazione qui non pesa e i prezzi sono rimasti quelli di quindici anni fa.
Qualche esempio?
Un paio di scarpe da ginnastica costa dieci euro.
Un giubbotto imbottito, 30.
La pasta?
Cinquanta centesimi a pacchetto da un chilogrammo.
Ma, attenzione: per avere sconti veri, bisogna contrattare. Perché chi viene qui a vendere il suo bottino vuol vedersi riconosciuti la fatica e il rischio: ha sfilato la merce dalle scansie dei Carrefour e dai supermercati Pam, vigilatissimi e controllati da telecamere a circuito chiuso.
Ha sfidato e battuto sistemi antitaccheggio che dovrebbero impedire di portare fuori dai negozio qualsiasi merce.
E adesso, ovvio, non è disposto a vendere tutto per quattro soldi. Gli sconti sono grossi, ma un poco la fatica si deve pur pagare.

Alle diciannove sotto gli alberi del giardino di questa piazza, biglietto da visita per chi sbarca dai treni della stazione Porta Nuova, non resta quasi più nessuno.
I vecchietti che giocavano a carte e a dadi appoggiati sugli scatoloni hanno ceduto al buio e al freddo.
Qualcuno conta una manciata di euro: «Qualche scommessa, che c’è di male? Giochiamo tra amici. Siamo pensionati. Una volta si vince e una si perde. Ma non sono mai grosse somme».

E quelli che vendono il cibo?
«Eh, sono via da un bel po’. Quelli fanno in fretta, hanno i loro contatti. Quelli li trovi tra le tre e le cinque. Poi, puff, spariscono».
Già, tra le tre e le cinque del pomeriggio, dal lunedì al sabato, che piova, nevichi o che ci sia un sole che spacca le pietre arrivano i venditori.
Alcuni sono immigrati romeni.
Altri tossicodipendenti.
Ma ci sono anche insospettabili signori sessantenni che hanno trovato il modo di arrotondare la pensione.
Qualcuno ha i clienti fissi: pensionati che hanno la delega in bianco da mogli e figli per fare la spesa. Altri si propongono: «Ho un giubbottino che non è niente male. Ti interessa?». Che taglia è? «Una media, ma secondo me ti va benissimo. Dammi cinquanta euro».
Venti e sono anche troppi.
«Se me ne dai trenta te ne vai felice. Ma infilatelo, eh, altrimenti mi metti nei guai».

E poi ci sono gli spacciatori di profumi di gran marca: Dior, Chanel, Armani.
Roba originale, mica i tarocchi che trovi sulle bancarelle dei mercati rionali.
Li tirano fuori da borse rivestite di domopak: sacchetti magici che permettono di eludere i controlli.
I passeur di essenze sono ragazze giovanissime, slave o romene.
Non dicono una sola parola d’italiano ma sanno tutto sulle mode e le tendenze.
E basta insistere un po’: «Hai bigiotteria?».
«Collane? Guarda queste con il laccio di gomma. Cinque euro».
Mai chiedere dove le hanno prese, mai insistere troppo con le domande.
Basta una parola sbagliata e loro spariscono.
E arrivano gli amici.
E allora è meglio andare via.
Meglio mescolarsi ai pensionati che ancora giocano a carte o guardano sospettosi il passare e ripassare dei mezzi delle forze dell’ordine.
Meglio sparire.
Tanto tra un po’ non ci sarà più niente da comperare.
E anche il tipo con baffoni e giubbotto nero tra un po’ se ne andrà: sta prendendo l’ultima ordinazione da un pensionato: «Spaghetti. E poi un po’ di carne. Fettine, eh. Di pollo non ne possiamo più».


fonte: http://ildue.it/Thesaurus/Thesauruspagina.asp?IDprimoPiano=2457

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Studio: Mangiar male rende violenti

da Ansa
Londra, 29 gennaio 2008


Il cibo malsano è collegato ai comportamenti violenti, e anche alla criminalità. Lo sostiene un gruppo di studiosi dell'Università di Oxford, che ha analizzato l'alimentazione di mille giovani detenuti tra i 16 e i 21 anni, in tre riformatori britannici.
È emerso che i ragazzi alimentati in maniera sana hanno diminuito di un terzo i loro atteggiamenti violenti all'interno dei centri di detenzione.

"Non vogliamo dimostrare che il cibo è l'unico fattore che influenza il comportamento - ha detto al quotidiano britannico 'The Independent' John Stein, professore di psicologia - ma che finora ne abbiamo sottovalutato l'importanza".
L'università porterà avanti un progetto che consiste nell'incrementare l'apporto di minerali e vitamine nell'alimentazione dei giovani detenuti, con un monitoraggio di dodici mesi.

In un esperimento pilota su 231 ragazzi, gli atteggiamenti criminali sono diminuiti di più di un terzo, tra coloro che si sono alimentati correttamente. "Significa che è possibile ridurre di un terzo la violenza anche all'interno della comunità", si afferma nella ricerca.
Secondo gli studiosi, l'esperimento sarebbe utile a diffondere tabelle nutrizionali anche nelle scuole per ridurre la criminalità anche all'esterno dei centri di detenzione.
La teoria alla base dell'esperimento è che quando il cervello ha carenza di nutrienti, soprattutto di acidi Omega-3, perde la sua flessibilità, ovvero diminuisce il tempo di attenzione e riduce l'autocontrollo.

"Secondo la legge - ha spiegato lo studioso Bernard Gesch - il crimine è una questione di libera volontà, che però non può essere esercitata senza coinvolgere il cervello. A sua volta, quest'ultimo non può funzionare correttamente senza un sano apporto nutrizionale. Da cui ne deriva che l'alimentazione influenza il comportamento".


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Veltroni: «Grande coalizione è questo il momento giusto»



Große Koalition

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Palazzo Chigi, Marini incontra Letta


Gianni Letta con Silvio Berlusconi, foto Ansa

Non ha un pallottoliere sul tavolo per contare pochi voti di scarto - lo riconosce anche Casini - e non ha nessuna intenzione di usare furbizie e scorciatoie per avere successo nel mandato affidatogli, e sono parole sue. Franco Marini però ha ancora qualche speranza di farcela. «Un margine c'è, piccolo, ma c'è ancora». Sempre parole sue.

Da ex sindacalista - ma non solo per questo, e poi l'hanno chiesto loro - tiene molto a sottolineare gli incontri con le forze sociali previsto sabato al di fuori dal calendario tradizionale delle consultazioni. Si comincia con Confindustria di prima mattina, poi le altre organizzazioni datoriali, del commercio e della piccola impresa, per continuare con i sindacati e finire con i referendari. Una giornata "di spinta"- le categorie economiche sono tutte con lui, lo hanno già detto - per affrontare poi il momento della "verità", che sarà lunedì. All'inizio della settimana ventura infatti ci sarà l'incontro decisivo con Silvio Berlusconi. E il pressing su Forza Italia è già iniziato. Marini sa benissimo, e non l'ha sottaciuto, che senza l'appoggio degli Azzurri il suo tentativo di mettere in piedi un governo «di scopo» e fare, per l'appunto, la modifica che tutti chiedono delle regole per andare al voto, è destinato a fallire. E infatti il presidente del Senato non ha intenti dilatori. Il suo lavoro «non andrà avanti alle lunghe», si era dato una settimana di tempo e quella sarà.

Si tratta di verificare l'esistenza o meno di una larga convergenza attorno a una proposta di riforma della legge elettorale. Questa disponibilità «è una precondizione» alla nascita di un governo di transizione. Certo, per quanto è nel suo giudizio, «una grande forza popolare come Forza Italia non può trascurare i tanti sì che ci sono stati» all'idea di riforma prima del voto.

E così, Marini, venerdì, tra un colloquio e l'altro con i partiti - dall'Udc ai Verdi e da Di Pietro ai Socialisti - ha trovato il modo di scambiare già qualche parola, in via informale, con Gianni Letta, il grande tessitore di Forza Italia. Letta è andato a Palazzo Chigi per incontralo ma si schermisce: «Siamo vecchi amici. È ovvio che ci si senta». Solo un pour parler, insomma. E un saluto anche a un altro grande tessitore di lunga navigazione, quell'Enrico Micheli che ha la stessa delega l ai servizi segreti che fu di Letta durante il quinquennio berlusconiano. I vertici dei Servizi sono stati pure ascoltati venerdì mattina.

Secondo il ministro delle Riforme Vannino Chiti il filo rosso tra Letta e Marini potrebbe funzionare. Basterebbe che Forza Italia garantisse un'astensione «funzionale» al governo, con Marini come garante, fino al varo della nuova legge elettorale. Ma Fini e la Lega tirano Berlusconi «per la giacchetta», perché invece confermi la volontà di votare subito. E altri, tra cui Renato Schifani, appoggiano questa linea.

Nel tentativo di aiutare Berlusconi ad accettare la mano tesa di Marini e non le sirene di Lega e An, Walter Veltroni, dall'assemblea romana del Pd, si lancia in un abbraccio più intenso e parla direttamente di «grande coalizione», facendo nuovamente infuriare gli ex alleati della sinistra.

«In queste ore il centrodestra propone di andare a votare e poi di fare una grande coalizione, perché - chiede Veltroni - non la facciamo ora con un governo guidato da Marini che scrive le regole del gioco?». Per il segretario del Pd «l'amore per il paese può spingere anche a prendere decisioni non convenienti a breve termine, ma la politica è una scienza esatta - conclude - e ciò che può essere conveniente a breve, può rivelarsi il contrario a lungo termine». Uno scenario di alleanza Pd-Forza Italia che Emanuela Palermi del Pdci reputa «uno spettacolo penoso». Tanto che, se è così, pure il partito di Diliberto preferirebbe il voto anticipato.

A fine giornata politica, Fabrizio Cicchitto, cerca di fare il punto per conto del partito, di cui per altro è vicepresidente. Il problema, si capisce dalla sua disamina, sta proprio nella proposta di nuova legge elettorale. Perché un conto è "Vassallum" con cui si è presentato Veltroni, e un altro è la bozza Bianco, cioè il proporzionale alla tedesca, che del resto piace anche a Marini, oltre che a Casini e a Rifondazione. Cicchitto sostiene che Forza Italia ha già dato prova di responsabilità accettando la proposta Veltroni, che poi è naufragata per dissidi nel centrosinistra. Così ora per lui è «proprio il senso di responsabilità che richiede di ricorrere in modo rapido al corpo elettorale, anche e soprattutto per affrontare i nodi della situazione economica, che possono essere sciolti solo da un governo nella pienezza delle sue funzioni e non certo da un esecutivo a tempo che dovrebbe realizzare una riforma elettorale sulla quale esistono i più profondi dissensi tra tutte le forze politiche». Insomma, il nodo va sciolto e dipende dalla proposta di riforma con cui si presenterà Marini.


Pubblicato il: 01.02.08
Modificato il: 01.02.08 alle ore 19.52


fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=72586

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L’ITALIA DEL TRUCCO: L’ITALIA CHE SIAMO



Sig. Direttore,

L’Associazione Contro Tutte le Mafie, nell’ambito della sua attività statutaria, intenta a dimostrare che in Italia nulla funziona, ha portato avanti inchieste ed approfondimenti, basandosi solo su un reportage di articoli di stampa pubblicati nel tempo e nello spazio, riconducibili ad autori citati, preparati e coraggiosi, a cui va il nostro riconoscimento di verità. Dati di fatto incontestabili e visionabili, pubblicati sul sito www.controtuttelemafie.it o www.ingiustizia.info .

Da questo studio d’insieme si delinea e si rileva un quadro desolante per tutta l’Italia e tutti gli Italiani, ancorché le istituzioni e i media cerchino di tacitare una verità scottante, dove finanche la magistratura è arrivata a sequestrare il sito dell’associazione, al fine di oscurarne la realtà.

L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro che non c’è, e non sulla libertà, che tutti declamano, ma nessuno ha il coraggio di costituzionalizzare nei principi.

L’Italia è sfiduciata nelle Istituzioni, sfilacciata, mal governata; una mucillaggine sociale e una poltiglia di massa rassegnata all’inezia e che inclina verso il peggio, che si uccide e si ferisce nei festeggiamenti di capodanno: insomma: una caos organizzato.

L’Italia dove non c’è libertà di stampa e di parola. I media appartengono ad una casta foraggiata dallo Stato e dai partiti politici; con emolumenti stratosferici, sottoposti a dipendenza e servilismo, nepotismo e clientelismo. I giornalisti sono precari, censurati ed intimiditi dal potere politico e giudiziario.

L’Italia dove i servizi pubblici sono indecenti: emergenza idrica; posta ferma nei depositi; rifiuti ammassati e bruciati per le strade; telefonia in monopolio mal funzionante ed intercettata; ferrovie nel caos, con passeggeri abbandonati o congelati, con treni affollati, sporchi, con legionella, pulci, cimici e zecche.

L’Italia dove non c’è giustizia: con abusi nelle carceri pieni di gente indigente e presunta innocente; con meno carceri per i reati più gravi; con 4 milioni di vittime di errori giudiziari.

L’Italia dove c’è illegalità e malagiustizia; con le 31.353 richieste in 3 anni di equa riparazione per violazione del termine ragionevole del processo; dove si spara nei tribunali o dove gli avvocati sono stressati.

L’Italia dove il fallimento di aziende sane è una fabbrica del reddito per gli operatori della giustizia.

L’Italia dove è impedita la difesa e l’accesso al gratuito patrocinio.

L’Italia dove tutti sono responsabili per le loro azioni, meno che i magistrati: casta impunita, ai quali il peggio che li può capitare è il trasferimento di ufficio per incompatibilità ambientale.

L’Italia dove è norma insabbiare i procedimenti penali contro gli stessi colleghi magistrati e i poteri forti e, nonostante tutto ciò, vi sia una marea di magistrati inquisiti.

L’Italia dove la magistratura è una casta con privilegi e segreti; definita come una lobby mafiosa, sovversiva ed eversiva, che influisce sul potere esecutivo e legislativo.

L’Italia dove vige l’impunità per i parlamentari, i magistrati, i commissari d’esame dei concorsi truccati; i funzionari pubblici non sono licenziati, pur condannati per gravi delitti.

L’Italia dove gli avvocati e i notai non sono stinchi di santo, abusando del loro status.

L’Italia dove la stessa magistratura, per la pseudo lotta alla mafia: usa l’incompatibilità ambientale per i magistrati scomodi o le lotte di potere per le carriere; o lincia Giovanni Falcone e Agostino Cordoba; o processa Sergio De Caprio, il Capitano Ultimo che arrestò Riina; o non confisca i beni sequestrati alla mafia.

L’Italia dove le indagini sulla massoneria e sulle stragi sono bloccate.

L’Italia dove risulta essere governata da politici drogati, ignoranti, pregiudicati, falsi, voltagabbana, puttanieri e mafiosi, assenteisti e costosi per la comunità.

L’Italia dove ci sono sprechi: aeroporti inutili, compagnie aeree e marittime inutili e dannose; opere pubbliche incompiute; voli di Stato; auto blu; pensioni faraoniche; privilegi faraonici ai parlamentari, ai magistrati, ai consiglieri regionali, ai funzionari pubblici, ai professori universitari, ai giornali.

L’Italia dove si “regalano” le case pubbliche ai politici.

L’Italia dove tutti e sempre sono in conflitto di interessi.

L’Italia dove le elezioni sono truccate.

L’Italia dove amministrare la cosa pubblica significa cadere in tentazione e delinquere.

L’Italia dove ci sono appalti pubblici truccati.

L’Italia dove gli impiegati pubblici sono malati, assenteisti e improduttivi.

L’Italia dove i militari sono condannati per tangenti, o segretano le morti per l’uranio impoverito o il vaccino.

L’Italia dove la polizia, l’arma dei carabinieri, la guardia di finanza sono accusati di violenza o altri reati, facendo fare i lavori sporchi ai vigilantes, considerati polizia di serie B.

L’Italia dove si elevano sanzioni amministrative truffa.

L’Italia dove ci sono collaudi falsi dei veicoli.

L’Italia dove ci sono abusi edilizi ed inquinamento atmosferico, inquinamento delle acque, inquinamento ambientale, inquinamento acustico.

L’Italia dove ci sono gli incendi boschivi redditizi.

L’Italia dove per trovare lavoro ti devi asservire e far raccomandare, dove è inconsistente il collocamento pubblico o privato, se non per creare precariato.

L’Italia dove i sindacati sono un’altra casta, con poteri e privilegi.

L’Italia dove c’è sfruttamento dei lavoratori, addirittura sfruttamento a danno dei giudici onorari, dei giudici di pace, degli assistenti parlamentari, dei medici specializzandi, dei praticanti avvocato, dei giornalisti.

L’Italia dove c’è il mobbing nelle istituzioni.

L’Italia dove non c’è tutela della salute dei lavoratori e prevenzione degli infortuni.

L’Italia dove sono truccati gli esami scolastici e delle patenti, oltre che i test di ammissione alle università.

L’Italia dove tutti occupano un posto di responsabilità che non merita, in quanto sono truccati tutti i concorsi pubblici, compresi quelli forensi, giudiziari, accademici, notarili, giornalistici, sanitari, televisivi, inps, postali, scolastici, sportivi, canterini; negli enti locali i concorsi sono truccati, o sono concorsi senza concorso, o sono concorsi a sorteggio, o sono concorsi parentali.

L’Italia dove ci sono compagnie assicurative riunite in cartello, rincari RCA ingiustificati e inadempienze risarcitorie, sinistri truffa e avvocati con magistrati collusi tra di loro, che assicurano il risarcimento.

L’Italia dove ci sono truffe bancarie, le mani della giustizia sui banchieri e la piovra delle banche sulla giustizia, le banche come la più grande rete di connivenza con la mafia, l’usura bancaria.

L’Italia dove tutti evadono le tasse.

L’Italia dove c’è il caro prezzi ingiustificato.

L’Italia dove c’è lo sciopero selvaggio, senza rispetto e tutela dei diritti altrui.

L’Italia dove ci sono i falsi invalidi e le barriere architettoniche.

L’Italia dove gli stranieri clandestini emulano gli italiani.

L’Italia dove i padri separati rivogliono i loro figli.

L’Italia dove di pedofilia si abusa parlando o accusando.

L’Italia dove la politica crea clientelismo nella sanità e, per gli effetti, crea malasanità.

L’Italia dove, addirittura, lo sport e insito di dubbi sulla sua correttezza e lealtà.

Questa è l’Italia che siamo. Possiamo anche nascondercelo, ma non si può negare l’evidenza.

Grazie dell’attenzione.


Presidente Dr Antonio Giangrande – ASSOCIAZIONE CONTRO TUTTE LE MAFIE
099.9708396 – 328.9163996 – 348.1352344

www.controtuttelemafie.it

www.malagiustizia.eu

www.ingiustizia.info

www.illegalita.altervista.org


Autorizzati alla pubblicazione con citazione della fonte
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Toh, chi si rivede.. Italia.it il portale degli sprechi



In arrivo Italia.it, il portale del Turismo



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Roma - La morte di Italia.it così come preconizzato da molti non è stata definitiva: le sue spoglie non sono visibili, in quanto il sito è offline, ma la gara per portarsele via è già iniziata. I 21 milioni di euro stanziati per la partecipazione delle regioni al portalone del turismo sono ora al centro di un imminente progetto di rilancio.

Che ci fosse nell'aria voglia di resurrezione lo aveva già esplicitato il ministro Francesco Rutelli all'indomani della cessazione del sito, una posizione destinata ad essere apprezzata dai preoccupati operatori del turismo, ma ora c'è la certezza: lo stanziamento dei fondi previsti per Italia.it consentirà di dar vita a una nuova piattaforma, protagoniste questa volta le regioni.

La conferma è arrivata due giorni fa dal coordinatore nazionale degli assessori regionali al Turismo, Enrico Paolini, che ha ribadito le intenzioni del ministro Luigi Nicolais, quelle di girare entro un mese alle regioni i 21 milioni di euro stanziati per loro. Dichiarazioni che sollevano gli animi anche dei comuni, pronti a gettarsi nella mischia: Antonio Centi, responsabile Turismo dell'ANCI, ovvero l'Associazione nazionale dei comuni italiani, parla del trasferimento dei dindi nelle casse regionali come di un fatto importante che potrà contribuire a risollevare le sorti dell'economia turistica. A Paolini, Centi intende chiedere "di coinvolgere l'associazione nazionale Comuni Italiani nel momento in cui, avendo le Regioni ottenuto i fondi previsti per la gestione del portale, voglia coinvolgere i Comuni italiani nella elaborazione dei contenuti promozionali dello stesso".
Le regioni, già si sa, quei soldi li chiedono a gran voce. Sono i denari di un fallimento che sperano di trasformare, come un bruco si evolve in farfalla, in un progetto vincente, quello di una piattaforma del turismo gestita dalle Regioni. Ma non è un fallimento giunto da solo. I lettori di Punto Informatico non hanno dimenticato il Portale interregionale del Turismo, 15,5 milioni di euro per un cantiere web che nei fatti non è mai stato aperto, trasformandosi nel tempo, anche proprio in virtù della contestuale nascita di Italia.it, in una ipotesi di lavoro, in un bruco senza neppure il baco.

La chiave del nuovo impegno
è l'ENIT, l'Agenzia nazionale del Turismo. Paolini ha già spiegato che il dicastero di Nicolais chiederà all'ENIT di occuparsi della redazione del portale, conferendo allo stesso "7-9 milioni di euro ancora nella disponibilità del ministero". I contenuti però non saranno calati dall'alto: l'idea è quella di coinvolgere le associazioni "per individuare i contenuti da inserire nel portale, in linea con quello spirito di confronto necessario per far crescere il turismo italiano".

Tutto questo può stupire,
ma non deve, come spiega brillantemente ScandaloItaliano, che disegna il quadro della situazione: un governo uscente che gira i soldi alle regioni, due progetti falliti sulle spalle (Italia.it e il portale interregionale) e 21 milioni di euro. Ma il celebre blog, che segue passo passo l'andamento di Italia.it da quando apparve su web, torna anche ad indagare sui denari effettivamente spesi per il portalone. E la cifra continua a salire.

Se Rutelli a suo tempo aveva parlato di un milione di euro, di recente il DIT ha accennato a 7 milioni mentre proprio Paolini ha di recente corretto il tiro: 15 milioni. Come noto, sulla questione sta indagando la Corte dei Conti che forse potrà fare chiarezza su quanti denari pubblici per Italia.it siano stati effettivamente spesi dei 58 milioni stanziati in origine.

Proprio in queste ore, peraltro, l'ex ministro all'Innovazione Lucio Stanca, tra i promotori del progetto di portale, si è difeso dalle accuse rivolte al suo Governo da quello attuale, spiegando in una intervista che sulla carenza dei contenuti del portale aveva avvisato subito il suo successore, Nicolais appunto, di tutti i problemi emersi, e ribadendo che dal punto di vista tecnico "il portale era perfettamente funzionale". Un altro esponente di Forza Italia, Alberto Cirio, consigliere regionale, proprio ieri ha invece attaccato il portale parlando di "un'impostazione tecnica ampiamente superata e decisamente troppo macchinosa per essere un agile strumento di facile consultazione per gli utenti".


fonte: http://punto-informatico.it/p.aspx?i=2177168
immagine di testa: http://unastanza.blogspot.com/2007/04/scandalo-italiano.html

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Contatori gas, Codacons prepara class action

e presenta un esposto a 104 Procure

ROMA (1 febbraio) - Il Codacons chiede l'allargamento dell'inchiesta sui contatori del gas a tutte le procure della Repubblica d'Italia, e si prepara a difendere i cittadini che hanno pagato bollette più salate a causa di conteggi dei consumi errati. L'associazione dei consumatori afferma: «Se è vera la circostanza secondo cui i vecchi contatori registrerebbero consumi superiori a quelli effettivi, occorre estendere l'indagine e accertare la situazione anche su tutto il territorio nazionale. Si stimano circa 5 milioni di contatori in Italia che hanno ancora le membrane naturali, ossia membrane che dopo alcuni anni perdono elasticità, e registrano consumi "fantasma"».

Per questo il Codacons ha presentato un esposto a 104 procure della Repubblica di tutta Italia, con il quale si chiede l'allargamento dell'inchiesta e il sequestro dei vecchi contatori. Intanto, spiega il Codacons, fioccano le proteste dei consumatori che denunciano consumi anomali, e si prepara la class action per chi ha pagato di più per un gas mai consumato.


fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=18028&sez=HOME_INITALIA

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Human Rights Watch denuncia: il 2007 anno dei diritti negati




 carcere guantanamo ANSA 220
Il carcere americano di Guantanamo

Attacco alle finte democrazie: Human Rights Watch, l’osservatorio Onu sui diritti umani, nel suo Rapporto 2008 (questa la versione in inglese) punta il dito contro gli «autocrati che si atteggiano a democratici» e contro i leader politici occidentali che non fanno nulla per smascherarli. Dal Pakistan, alla Nigeria, alla Russia, fino alla Thailandia: in troppi paesi, denuncia Hrw, pensano che sia sufficiente indire le elezioni per dimostrare di essere una democrazia.

Ma anche in Occidente, non tutto fila liscio.
Gli americani non possono chiudere gli occhi di fronte allo scempio dei diritti umani che è Guantanamo, dove ancora oggi quasi 300 persone sono detenute senza sapere perché e senza poter sperare in un giusto processo. Per questo, fa capire Human Right Watch, anziché pensare a “esportare” la democrazia farebbero bene a risolvere le contraddizioni di casa.

Il Rapporto tira in ballo anche l’Italia, relativamente alla questione delle rendition e a quelle delle espulsioni dei cittadini rumeni. Il caso Abu Omar e i fogli di via che continuiamo ad emettere anche nei confronti di cittadini comunitari, insomma, non sono esattamente una bella prova di tutela dei diritti umani.

Le cronache di questi giorni, poi, fanno guadagnare posti nella lista nera dei paesi a rischio anche a Israele: il blocco della Striscia di Gaza, attacca il Rapporto, è stata «una punizione collettiva che viola il diritto internazionale».

Non poteva mancare un capitolo dedicato alla Birmania, che nel 2007 ha visto mettere in campo una dura repressione nei confronti della protesta dei monaci, quella che tutto il mondo ha potuto conoscere attraverso le immagini degli indimenticabili cortei rossi. Hrw si scaglia contro il «pugno di ferro dei generali» che devono rispondere non solo dei crimini commessi durante le proteste, ma anche degli arresti indiscriminati di oltre 1.100 oppositori politici che da anni sono rinchiusi nelle prigioni birmane.

La maglia nera comunque va alla Cina. In vista delle Olimpiadi che si terranno a Pechino nel prossimo agosto, nel paese asiatico si sono aggravati gli abusi nei confronti dei lavoratori immigrati e dei dissidenti. Hrw lancia la sfida e ricorda alla Cina che quella dei giochi olimpici è «un'opportunità storica per dimostrare che il governo cinese può trasformare in realtà i diritti umani per 1 miliardo 300 milioni di persone».


Pubblicato il: 31.01.08
Modificato il: 01.02.08 alle ore 13.07
fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=72553

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Storia di Natasha, da miss a prostituta

Vive in Nicaragua, ha 19 anni e dopo aver vinto diversi concorsi di bellezza, si ritrova a lavorare in un bordello

Natasha, ex modella, ora fa la prostituta (da www.guardian.co.uk)
MANAGUA (NICARAGUA) - In passato ha vinto diversi concorsi di bellezza e ha sognato a lungo di diventare una modella internazionale. Adesso invece lavora come prostituta sei giorni su sette in una squallido bordello al centro di Managua, capitale del Nicaragua. E' la triste storia di Natasha, ex modella diciannovenne che ormai non s’illude più di calcare un giorno le passerelle più importanti al mondo, ma vende il suo corpo per sopravvivere in un paese a lungo martoriato da una terribile guerra civile e oggi ulteriormente impoverito da un’endemica disoccupazione.

FAVOLA SPEZZATA - La favola spezzata di Natasha è raccontata nell'edizione odierna del Guardian di Londra che sottolinea come appena tre anni fa l'allora sedicenne nicaraguese aveva vinto due prestigiosi concorsi di bellezza nel suo paese, aggiudicandosi tra l’altro anche il titolo di Miss "più belle gambe" del Nicaragua. Proprio per inseguire i suoi sogni di modella, con i pochi soldi messi da parte Natasha decise di abbandonare Bluefilds, la sua città nel sud del paese e di trasferirsi nella capitale Managua. Con il passar del tempo, però, la giovane si è accorta che la realtà è molto diversa dalla fantasia: oggi a 19 anni è oramai una veterana del "Salvadoreño", un bar-bordello che si trova in un distretto malfamato della capitale chiamato "Costa Rica".

DENARO E PROSTITUZIONE - Natasha racconta al quotidiano britannico che ormai ha dimenticato le emozioni del passato e adesso pensa solo a mettere da parte denaro. Considera una bella giornata quella in cui riesce a guadagnare poco più di 60 euro, andando a letto con 18 persone e chiedendo poco meno di 3 euro per una prestazione sessuale di mezz'ora. Molti dei suoi clienti sono ubriachi e violenti e Natasha non nasconde le tante difficoltà che ancora incontra: "Non auguro nemmeno alla mia peggior nemica di capitare qui un giorno. Questa è la cosa peggiore che puoi fare". La disoccupazione non offre altre strade a tante donne nicaraguesi. Due mesi fa la polizia fece un mega blitz e per ordine del governo chiuse diversi bordelli a Managua. Secondo l'esecutivo sandinista questo era l'unico modo per proteggere le donne dalle violenze e dalla sottomissione. Ma le lucciole non gradirono e organizzarono una grande protesta contro quest’iniziativa governativa, definita prontamente dalle ragazze di strada “una violazione dei diritti delle prostitute”. Dopo appena una settimana le autorità fecero marcia indietro e le ragazze sono velocemente tornate al lavoro

TRA VIOLENZE E STUDI UNIVERSITARI - Anche Natasha ritiene che l'iniziativa del governo fosse fondamentalmente sbagliata: tanta gente come lei infatti si prostituisce unicamente per sopravvivere e aiutare i familiari che vivono lontano senza un lavoro e senza speranza. La ragazza afferma che anche nei giorni in cui i clienti sono pochi, lei guadagna più di un dottore o di un professore. Nel suo giorno libero, invece, studia scienze bancarie all'università: "Per adesso questa è la mia vita" afferma la diciannovenne che precisa che se un cliente diventa troppo violento, lei comincia a gridare così un uomo dello staff del bordello viene in suo soccorso. "Puoi immaginare come è stato difficile il mio primo giorno qui". Natasha racconta che fino all'anno scorso aveva un fidanzato, ma che la storia è finita quando per puro caso costui è entrato nel bar del bordello e l’ha vista mentre intratteneva i clienti: "Fu davvero qualcosa d'imbarazzante. Corsi fuori e cominciai a gridare. Non so se nella mia città natale sanno il lavoro che faccio, di certo non sa nulla mia madre. A lei ho raccontato che mi sono sposata e mio marito mi da i soldi che le spedisco. Naturalmente è una bugia".

Francesco Tortora

31 gennaio 2008(ultima modifica: 01 febbraio 2008)


fonte: http://www.corriere.it/cronache/08_gennaio_31/reginetta_bellezza_prostituta_7b386fa2-cffa-11dc-9e72-0003ba99c667.shtml

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La Locanda dei Girasoli












Laura mi segnala:

A Roma c'è un ristorante che si chiama la Locanda dei Girasoli.

E' nato dalla volontà di alcuni genitori di ragazzi con la sindrome di Down per dare una prospettiva lavorativa ai loro figli Claudio,Valerio, Emanuela e Viviana che già oggi ci lavorano come camerieri.

Purtroppo non è in una via molto frequentata di Roma (in zona Quadraro) ed è molto difficile farlo conoscere.

Però se non riusciamo a farlo in fretta, le prospettive non sono molto allegre. La pizza è buona, il locale è carino ed economico e vale la pena di dar loro una mano, non vi pare?

Un primo aiuto può essere far girare questo messaggio al maggior numero di amici possibile; se poi conoscete persone o uffici nella zona Appio-Tuscolano è ancora meglio o se avete un amico giornalista che può pubblicizzare la loro esperienza, ancora meglio.


L'indirizzo è: Locanda dei Girasoli - Via dei Sulpici 117 h Tel:06/7610194 www.lalocandadeigirasoli.it

Ne hanno parlato già altri siti, ad esempio qui e qui (sito da cui ho “rubato” l’immagine), ma ad iniziative come questa mi piace dare spazio.

Suerte ai ragazzi e… buon lavoro di tam-tam a tutti!




Caso umano sarà lei!




Discriminiamo i lavoratori per età: l'Ue ci richiama


L’Unione Europea tira le orecchie all’Italia.
Questa volta nel mirino di Bruxelles c’è la nostra normativa in materia di lavoro che, secondo i commissari europei, discrimina giovani e vecchi. È una questione anagrafica: nel mondo del lavoro italiano si attuano trattamenti diversi in base all’età delle persone. La Commissione non lo specifica, ma pare abbastanza ovvio che il riferimento sia ai giovani in ingresso, costretti a forme di precariato che spesso travalicano nell’illegalità, e nei lavoratori over 50, che se non hanno la fortuna di avere un posto fisso o un’alta professionalità, hanno seri problemi a trovare un’occupazione dignitosamente retribuita.

Unica consolazione, è che non siamo soli. Altri tredici paesi dell’Unione Europea - una buona metà dei paesi membri quindi – non rispetta le normative europee contro le discriminazioni sul lavoro. Insieme all’Italia, dunque, anche Repubblica Ceca, Estonia, Irlanda, Germania, Grecia, Finlandia, Francia, Lettonia, Lituania, Malta, Olanda, Ungheria e Svezia sono stati richiamati per la loro legislazione del lavoro, giudicata potenzialmente discriminatoria riguardo alla religione, all'età, agli handicap e all'orientamento sessuale.

Se da noi il problema è soprattutto quello dell’età, la Francia invece è stata richiamata per una definizione legale non corretta delle molestie sul luogo di lavoro, la Svezia per le indennità troppo basse in caso di licenziamento, la Finlandia per la mancanza di garanzie nel settore pubblico contro la discriminazione sessuale, la Grecia per l'esclusione dei pompieri dalla normativa europea sul lavoro e l'Olanda per le troppe eccezioni riguardanti i dipendenti delle chiese. Quasi per tutti, infine, un monito a facilitare le condizioni di lavoro del personale disabile.

I paesi europei avrebbero dovuto recepire la normativa europea sull’uguaglianza del trattamento in materia di lavoro entro al fine del 2003. Cinque anni dopo le violazioni sono ancora diffuse: per ora da Bruxelles è arrivato solo un avviso di richiamo, ma presto potrebbe arrivare una vera e propria procedura di infrazione.

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=72552




Recita un vecchio adagio: "la lingua batte dove il dente duole". In questo caso è indubbiamente vero. Sono anni - quattro per l'esattezza, cioè da quando ho sperimentato personalmente la chiusura della multinazionale per la quale lavoravo - che dico che gli "over40" sono un problema e non solo per sé stessi, senza per questo voler sottovalutare la situazione lavorativa (chi ce l'ha...) dei giovani e scatenare "guerre tra poveri", ma seplicemente chiedendo che il problema LAVORO vanga affrontato in modo complessivo.

E sono anni che mi sento dire che noi "vecchi" non siamo "strategici". Chissà, forse adesso che pure l'Europa lo dice... vero Bertinotti? Certo, per lei è facile parlare: lei di problemi di "riciclo" non ce n'ha!

Tiratina d'orecchie bonaria anche per l'Unità: il mal comune mezzo gaudio non funziona. Smettiamola di fare a "tanto gli altri stanno messi come noi". Vogliamo uscire dal pantano o no???

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