"Istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza. Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il nostro entusiasmo. Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra forza." Antonio Gramsci

domenica 19 aprile 2009

Qualcosa di me (ma poco!)

Ai miei tempi si diceva “il personale è politico”, quindi beccatevi pure questa…


Forse c’è un motivo, se tutti gli avvenimenti salienti della mia vita sono accaduti in ospedale o dintorni… a cominciare dalla nascita, poi il compimento del diciottesimo anno, la nascita della mia figlia meravigliosa e scapestrata… e adesso pure il cinquantesimo della fondazione.





Avete capito giusto, oggi spengo 50 candeline! Però, nonostante acciacchi e stampelle, nonostante la quantità di cicatrici (sia fisiche che morali), nonostante tutto… ho ancora voglia di barricate.


Siete avvertiti.


elena


PS: niente fiori, ma opere di bene… :)

venerdì 17 aprile 2009

Abruzzo, ancora


Lo so che l’abbiamo già postato nel Solleviamoci serio… anche perché ho contribuito alla scrittura del commento. Ma questa riflessione mi piace troppo, quindi me ne approprio e me lo copio. Oltretutto, visto che l’autore ieri era da Santoro e presumibilmente ci tornerà, è anche un modo per segnalarlo a chi ancora non l’avesse letto ed a quanti non volessero perdersi la diretta… E per aggiungere un tocco di novità, riporto anche un altro post interessante. Anzi due.

"Ma io per il terremoto non do nemmeno un euro..." di Giacomo Di Girolamo - 14 aprile 2009

Scusate, ma io non darò neanche un centesimo di euro a favore di chi raccoglie fondi per le popolazioni terremotate in Abruzzo. So che la mia suona come ... ... una bestemmia. E che di solito si sbandiera il contrario, senza il pudore che la carità richiede. Ma io ho deciso. Non telefonerò a nessun numero che mi sottrarrà due euro dal mio conto telefonico, non manderò nessun sms al costo di un euro. Non partiranno bonifici, né versamenti alle poste. Non ho posti letto da offrire, case al mare da destinare a famigliole bisognose, né vecchi vestiti, peraltro ormai passati di moda. Ho resistito agli appelli dei vip, ai minuti di silenzio dei calciatori, alle testimonianze dei politici, al pianto in diretta del premier. Non mi hanno impressionato i palinsesti travolti, le dirette no - stop, le scritte in sovrimpressione durante gli show della sera. Non do un euro. E credo che questo sia il più grande gesto di civiltà, che in questo momento, da italiano, io possa fare. Non do un euro perché è la beneficenza che rovina questo Paese, lo stereotipo dell’italiano generoso, del popolo pasticcione che ne combina di cotte e di crude, e poi però sa farsi perdonare tutto con questi slanci nei momenti delle tragedie. Ecco, io sono stanco di questa Italia. Non voglio che si perdoni più nulla. La generosità, purtroppo, la beneficenza, fa da pretesto. Siamo ancora lì, fermi sull’orlo del pozzo di Alfredino, a vedere come va a finire, stringendoci l’uno con l’altro. Soffriamo (e offriamo) una compassione autentica. Ma non ci siamo mossi di un centimetro. Eppure penso che le tragedie, tutte, possono essere prevenute. I pozzi coperti. Le responsabilità accertate. I danni riparati in poco tempo. Non do una lira, perché pago già le tasse. E sono tante. E in queste tasse ci sono già dentro i soldi per la ricostruzione, per gli aiuti, per la protezione civile. Che vengono sempre spesi per fare altro. E quindi ogni volta la Protezione Civile chiede soldi agli italiani. E io dico no. Si rivolgano invece ai tanti eccellenti evasori che attraversano l’economia del nostro Paese. E nelle mie tasse c’è previsto anche il pagamento di tribunali che dovrebbero accertare chi specula sulla sicurezza degli edifici, e dovrebbero farlo prima che succedano le catastrofi. Con le mie tasse pago anche una classe politica, tutta, ad ogni livello, che non riesce a fare nulla, ma proprio nulla, che non sia passerella. C’è andato pure il presidente della Regione Siciliana, Lombardo, a visitare i posti terremotati. In un viaggio pagato - come tutti gli altri - da noi contribuenti. Ma a fare cosa? Ce n’era proprio bisogno? Avrei potuto anche uscirlo, un euro, forse due. Poi Berlusconi ha parlato di "new town" e io ho pensato a Milano 2 , al lago dei cigni, e al neologismo: "new town". Dove l’ha preso? Dove l’ha letto? Da quanto tempo l’aveva in mente? Il tempo del dolore non può essere scandito dal silenzio, ma tutto deve essere masticato, riprodotto, ad uso e consumo degli spettatori. Ecco come nasce "new town". E’ un brand. Come la gomma del ponte. Avrei potuto scucirlo qualche centesimo. Poi ho visto addirittura Schifani, nei posti del terremoto. Il Presidente del Senato dice che "in questo momento serve l’unità di tutta la politica". Evviva. Ma io non sto con voi, perché io non sono come voi, io lavoro, non campo di politica, alle spalle della comunità. E poi mentre voi, voi tutti, avete responsabilità su quello che è successo, perché governate con diverse forme - da generazioni - gli italiani e il suolo che calpestano, io non ho colpa di nulla. Anzi, io sono per la giustizia. Voi siete per una solidarietà che copra le amnesie di una giustizia che non c’è. Io non lo do, l’euro. Perché mi sono ricordato che mia madre, che ha servito lo Stato 40 anni, prende di pensione in un anno quasi quanto Schifani guadagna in un mese. E allora perché io devo uscire questo euro? Per compensare cosa? A proposito. Quando ci fu il Belice i miei lo sentirono eccome quel terremoto. E diedero un po’ dei loro risparmi alle popolazioni terremotate. Poi ci fu l’Irpinia. E anche lì i miei fecero il bravo e simbolico versamento su conto corrente postale. Per la ricostruzione. E sappiamo tutti come è andata. Dopo l’Irpinia ci fu l’Umbria, e San Giuliano, e di fronte lo strazio della scuola caduta sui bambini non puoi restare indifferente. Ma ora basta. A che servono gli aiuti se poi si continua a fare sempre come prima? Hanno scoperto, dei bravi giornalisti (ecco come spendere bene un euro: comprando un giornale scritto da bravi giornalisti) che una delle scuole crollate a L’Aquila in realtà era un albergo, che un tratto di penna di un funzionario compiacente aveva trasformato in edificio scolastico, nonostante non ci fossero assolutamente i minimi requisiti di sicurezza per farlo. Ecco, nella nostra città, Marsala, c’è una scuola, la più popolosa, l’Istituto Tecnico Commerciale, che da 30 anni sta in un edificio che è un albergo trasformato in scuola. Nessun criterio di sicurezza rispettato, un edificio di cartapesta, 600 alunni. La Provincia ha speso quasi 7 milioni di euro d’affitto fino ad ora, per quella scuola, dove - per dirne una - nella palestra lo scorso Ottobre è caduto con lo scirocco (lo scirocco!! Non il terremoto! Lo scirocco! C’è una scala Mercalli per lo scirocco? O ce la dobbiamo inventare?) il controsoffitto in amianto. Ecco, in quei milioni di euro c’è, annegato, con gli altri, anche l’euro della mia vergogna per una classe politica che non sa decidere nulla, se non come arricchirsi senza ritegno e fare arricchire per tornaconto. Stavo per digitarlo, l’sms della coscienza a posto, poi al Tg1 hanno sottolineato gli eccezionali ascolti del giorno prima durante la diretta sul terremoto. E siccome quel servizio pubblico lo pago io, con il canone, ho capito che già era qualcosa se non chiedevo il rimborso del canone per quella bestialità che avevano detto. Io non do una lira per i paesi terremotati. E non ne voglio se qualcosa succede a me. Voglio solo uno Stato efficiente, dove non comandino i furbi. E siccome so già che così non sarà, penso anche che il terremoto è il gratta e vinci di chi fa politica. Ora tutti hanno l’alibi per non parlare d’altro, ora nessuno potrà criticare il governo o la maggioranza (tutta, anche quella che sta all’opposizione) perché c’è il terremoto. Come l’11 Settembre, il terremoto e l’Abruzzo saranno il paravento per giustificare tutto. Ci sono migliaia di sprechi di risorse in questo paese, ogni giorno. Se solo volesse davvero, lo Stato saprebbe come risparmiare per aiutare gli sfollati: congelando gli stipendi dei politici per un anno, o quelli dei super manager, accorpando le prossime elezioni europee al referendum. Sono le prime cose che mi vengono in mente. E ogni nuova cosa che penso mi monta sempre più rabbia. Io non do una lira. E do il più grande aiuto possibile. La mia rabbia, il mio sdegno. Perché rivendico in questi giorni difficili il mio diritto di italiano di avere una casa sicura. E mi nasce un rabbia dentro che diventa pianto, quando sento dire "in Giappone non sarebbe successo", come se i giapponesi hanno scoperto una cosa nuova, come se il know - how del Sol Levante fosse solo un’esclusiva loro. Ogni studente di ingegneria fresco di laurea sa come si fanno le costruzioni. Glielo fanno dimenticare all’atto pratico. E io piango di rabbia perché a morire sono sempre i poveracci, e nel frastuono della televisione non c’è neanche un poeta grande come Pasolini a dirci come stanno le cose, a raccogliere il dolore degli ultimi. Li hanno uccisi tutti, i poeti, in questo paese, o li hanno fatti morire di noia. Ma io, qui, oggi, mi sento italiano, povero tra i poveri, e rivendico il diritto di dire quello che penso. Come la natura quando muove la terra, d’altronde. Tratto da: www.facebook.com/

E come non sottoscrivere ogni singola frase di questo sfogo? Come non essere assolutamente contrari alla destinazione del 5x1000 ai terremotati abruzzesi, come non considerarlo solo uno specchietto per le allodole che va a penalizzare pesantemente associazioni assolutamente meritorie e ben poco (se e quando) aiutate a svolgere la loro missione umanitaria e sociale (pensate ad Emergency, al CeSVI, all’ANPI, a Legami d'Acciaio… e ovviamente sono solo alcuni – tra i nostri preferiti), mentre invece il lucroso 8x1000 che per la maggior parte si spartiscono Chiesa e Stato non si tocca? Che tra l’altro, se la matematica non è un’opinione, è una cifra maggiore del 5x1000? Non è un problema nostro: da anni lo destiniamo ai Valdesi e ne siamo più che contenti. Ma anche se fossimo d’accordo a dare il nostro 5x1000 a beneficio dei terremotati, chi ci assicura che davvero arriverebbe loro e non si perderebbe nei mille rivoli delle tasche di chi non c’entra? Nessuno. Appunto.
Però… però nel frattempo chi ci va di mezzo facendo scelte di questo tipo sono quei poveri abruzzesi incolpevoli. Allora la nostra idea è questa, banale ma forse più utile di tante speculazioni travestite da buone azioni: il 5x1000 ai soliti destinatari di cui sopra, l’8x1000 ai Valdesi e una cifra – quello che possiamo – ad un’organizzazione di cui ci fidiamo, fossero i compagni di partito che settimanalmente vanno giù o le raccolte in rete fatte da blogger fidati (ad esempio questo) o direttamente una persona - Anna - o una famiglia colpita dal sisma, per chi la conosce.
NIENTE deve finire nelle mani sbagliate. Ogni centesimo entrato deve essere giustificato, altrimenti tra vent’anni gli abruzzesi saranno ancora nelle tende e qualche furbetto si sarà fatto una villa in più, magari anche grazie all’ultima ingegnosa trovata per rilanciare l’edilizia.

Ed ecco un’altra voce fuori dal coro: riporto testualmente, con il consenso dell’autrice (grazie Solange!), un bel post del blog di Paolo Franceschetti (http://paolofranceschetti.blogspot.com/2009/04/terremoto-e-segreti.html):


TERREMOTO E SEGRETI


Dopo il terremoto che ha colpito l'Abruzzo vari paesi esteri ci hanno offerto aiuto. Erano pronti ad inviare uomini e mezzi. Il Governo ha rifiutato affermando che non ne avevamo bisogno.
Berlusconi ha rilasciato la seguente dichiarazione: "Ringraziamo i paesi stranieri per la loro solidarietà, ma invitiamo a non inviare qui i loro aiuti. Siamo in grado di rispondere da soli alle esigenze, siamo un popolo fiero e di benessere, li ringrazio ma bastiamo da soli”. Siamo in grado di rispondere da soli alle esigenze? Siamo un popolo fiero e di benessere? Bastiamo da soli? Ma se i terremotati dell'Irpinia è trent'anni che vivono in prefabbricati e cenano con pantegane che sono più grandi del mio cane (che pesa 45 kg). Lì per lì ho pensato che il rifiuto fosse stato motivato dal fatto che è più difficile rubare se hai accanto volontari di paesi esteri dove per una evasione fiscale vai in galera per trent'anni. Potrebbero non capire che, da noi, in Italia fa curriculum avere una, o due, condanne passate in giudicato per entrare in parlamento, e che rubare gli aiuti a chi è stato colpito da una calamità è una prassi consolidata. Poi ho letto che il Governo ha rifiutato gli aiuti di uomini e mezzi, ma accetterà volentieri quelli economici........sempre, ovviamente, perché siamo un popolo fiero e benestante.....soprattutto stanno molto bene quelli che riescono a rubare di più, ad aggiudicarsi la ricostruzione e non ricostruire o, nella migliore delle ipotesi, costruire con cemento “disarmato”. Poi, però, una domanda mi è sorta spontanea: perché l'Italia non vuole personale straniero nelle zone colpite dal terremoto? Così ho provato a cercare di capire cosa potesse esserci di “particolare” in quelle zone, in aiuto mi è arrivata la segnalazione di un nostro lettore, Pinco Ramone. Due i risultati:

1. Sotto il Gran Sasso, a 1.400 metri sotto terra ci sono i Laboratori Nazionali del Gran Sasso (LNGS), i più grandi laboratori scientifici sotterranei del mondo. Detti laboratori sono di proprietà dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN).

In cosa consistano questi esperimenti è facile immaginarlo trattandosi di FISICA NUCLEARE, comunque qualcosa, solo qualcosa, è consultabile visitando il sito: http://www.lngs.infn.it/home_it.htm . Quanto materiale chimico, radioattivo, nucleare era presente nei laboratori al momento del sisma? Quali esperimenti erano in corso? Ma sopratutto quali e quanti danni ha subito la struttura? Perché i media non fanno un solo cenno a tutto ciò? Interi paesi sono distrutti, l'Aquila è una città fantasma e del più grande laboratorio di fisica nucleare del mondo, situato a 1400 metri di profondità sotto il Gran Sasso, zona colpita dal sisma, non si dice nulla? Se le strutture hanno retto perché non dirlo? Cosa successo a 1400 metri di profondità?



















2. Vicino a Sulmona, poi, sotto le colline di S. Cosimo vi è un notevole deposito militare, chilometri di tunnel sotterranei con tanto di ferrovia privata. Meno di un anno fa, il deposito di San Cosimo è stato al centro di un'aspra polemica che aveva costretto il generale di Corpo d'Armata Giorgio Ruggeri ad affermare: “Nel deposito militare di San Cosimo non c'è nulla che possa rappresentare un rischio ambientale o una contaminazione radiologica pericolosa per la salute della popolazione residente. Posso affermare con estrema certezza che gli ipotetici casi di malattia non sarebbero assolutamente collegati alla presenza del deposito e che non sarà smantellato perché rappresenta per l'Esercito una presenza strategica sul territorio”.
Personalmente non mi fido molto delle rassicurazioni date dall'esercito, sopratutto dopo quanto fatto con i nostri soldati e l'Uranio impoverito (articolo su questo blog http://paolofranceschetti.blogspot.com/2007/12/vergognamoci-per-loro-3-migliaia-di.html) in cui ricordiamo 2000 nostri soldati che hanno partecipato alle missioni all'estero sono tornati ammalati di tumore. Dal 1977 vi erano circolari e relazioni scientifiche che avvertivano del pericolo dell'esposizione dei militari alle particelle di uranio impoverito, scarto nucleare usato per rafforzare gli armamenti. Dal 1984, erano state emanate, dalla Nato, precise norme di protezione per chi operava nelle zone a rischio. Ma l'Italia, che pure fa parte della Nato, sino al 1999 non recepisce. Ma la vergogna più grande avviene dopo. Infatti, i nostri soldati, una volta ammalati, hanno chiesto un indennizzo al Ministero. Sapete cosa dovevano firmare per poter ottenere l'indennizzo? Dovevano firmare un foglio in cui affermavano di essersi ammalati per paura! Si esattamente così. Non per l'uranio impoverito, la cui pericolosità è provata da innumerevoli relazioni scientifiche, ma per “strizza da sentinella”. Ora, se l'esercito tiene questo comportamento con i suoi soldati, con buona pace dello “spirito di corpo”, mi riesce difficile pensare che possa comportarsi con maggiore correttezza con la c.d. “popolazione civile”. Ma, a parte questa mia considerazione personale, la domanda è un'altra: ha subito danni quel deposito? Se si, quali e quanti? Anche in questo caso, da parte dei media, assoluto silenzio. Segreto di Stato! Dunque, nella zona colpita dal terremoto ci sono: - il più grande laboratorio sotterraneo di fisica NUCLEARE del mondo; - un deposito di armi (non si sa quali) ed esplosivi con tanto di ferrovia privata. Perché nessuno ne parla? Cosa è successo a quelle strutture? Sono state danneggiate? Ci possono essere state fuoriuscite di materiale radioattivo? Nulla, il più assoluto silenzio, meglio fare un servizio giornalistico sulle uova di pasqua nelle tendopoli.


A dire la verità, il laconico comunicato del LNGS non ha rassicurato neppure me: non avevano detto anche (non l’LNGS, sia chiaro) che a Severo la diossina non era poi così dannosa? E’ colpa loro, dei politici e dei giornalisti miopi, di quelli che pensano che siamo tutti bambini dell’asilo da “educare” e soprattutto cui non raccontare mai la verità, sennà si spaventano. Il risultato è che io non ci credo più, a quello che dicono. Anche perché, onestamente: chi ha guardato ieri la puntata di AnnoZero mi può dire se ha capito di chi è la responsabilità? Perché io non l’ho capito. Mi è sembrato che giocassero tutti, chi più chi meno, a rimpallarsela. E comunque io sto con De André: siamo tutti coinvolti.
Ma ancora, segnalato da Laura su Rita Atria news (http://www.ritaatria.it/LeggiNews.aspx?id=810):


Un video su You Tube parla di un numero di morti durante il terremoto dell'Aquila probabilmente superiore a quello ufficiale...


Visto che è Pasqua ... facciamo resuscitare anche la VERITA'
Ricevo ed inoltro "I morti che non vi dicono" Chiediamo che vengano fatti tutti gli accertamenti del caso. Il centro storico dell'Aquila è da abbattere e ricostruire. E questo lo dicono in tanti. I morti, i feriti e gli sfollati sono stati contati, più o meno precisamente. E questo lo dicono tutti. Adesso vi dirò qualcosa che non dice nessuno. Gli scantinati e i seminterrati del 90% del centro storico erano stati affittati. In nero. Dentro c'erano clandestini, immigrati, extracomunitari. Ammassati come bestie. Ci sono ancora. Centinaia di persone che non risultano all'anagrafe, che non compaiono nelle liste dei dispersi, che non esistono. I proprietari delle case che si sono messi in salvo non ne denunciano la presenza. Non gli conviene. Nessuno li cerca. Nessuno li piange. Da vivi non esistevano, non esistono neppure da morti. Spazzati via di nascosto, come la polvere sotto al tappeto. In fondo, perchè darsi tanta pena per loro? Una tomba ce l'hanno già. E questa volta non gli è costata niente. Gliel'abbiamo data gratis.

Il video è qui: http://www.youtube.com/watch?v=zz8GuoCjIKo

lunedì 13 aprile 2009

Abruzzo


Non ho postato nei giorni scorsi perché abbiamo deciso di unificare le notizie sull’altro blog. E poi il dolore era troppo grande, mi sembrava che il silenzio fosse preferibile alle polemiche – che puntualmente sono esplose comunque.

Il “fratello maggiore”, il Solleviamoci più seguito, è stato accusato di non essere obiettivo e di far politica. Ho già risposto di là, ma qui voglio approfondire alcuni aspetti generalmente trascurati dai media.

Non è tempo di polemiche, ci hanno ripetuto da più parti. E’ tempo di solidarietà e di impegno per rendere meno difficile e doloroso possibile questo momento, di per sé già abbastanza traumatico, alla popolazione così duramente colpita dal terremoto. Giusto. Doveroso persino. Ma mentre ci propinano queste sagge parole, qualcuno lavora nell’ombra perché passi anche qualche altro messaggio – funzionale al potere, ma non solo. Non voglio perder tempo a commentare quelle che per me sono solo pure farneticazioni (mi riferisco a quanto mandato in onda da Radio Maria - Solleviamoci ne ha parlato qui): c’è ben altro… a cominciare da alcuni astuti commenti a proposito dell’operosità dei friulani (contrapposta, in modo sottinteso, all’inettitudine di altre popolazioni diciamo più a sud: chessò, l’Irpinia). Non ho nulla da eccepire sui friulani, intendiamoci (mia nonna veniva da là, quindi qualcosa del loro carattere conosco di prima mano…); avrei parecchio da dire invece sul non-detto-ma-implicito: nel corso della mia vita ho conosciuto siciliani e campani (tanto per restare nel campo degli esempi) e non li ho trovati poi così apatici. La voglia di tornare a vivere in case normali ce l’avevano tutti ma, a prescindere dal misterioso motivo per cui buona parte dei soldi devoluti alle persone colpite da cataclismi sembra comunque ineluttabilmente destinata a perdersi in mille rivoli improduttivi, possibile che a nessuno sia venuta in mente una cosa di un’ovvietà spaventosa tanto è banale? Il terremoto in Friuli è accaduto nel 1976. Tito è morto nel 1980, il muro di Berlino è caduto nel 1989 – ben dopo il terremoto, quindi: nessuno ricorda la guerra fredda? Nessuno rimembra che l’Italia – il Friuli! - era in una posizione strategica per la NATO e per la difesa dell’occidente? Strano, perché a tutt’oggi abbiamo gli americani in casa – prova ne è la base di Vicenza, tanto per stare sull’attualità. Certo, oggi la Jugoslavia non è più comunista (quanto a quello, non è nemmeno più Jugoslavia…) e l’URSS è diventata Russia – con tutto ciò che questo comporta. Ma il Friuli, terra di confine con il territorio nemico, era altamente strategico. Quello che è accaduto nei giorni immediatamente successivi al terremoto se lo ricordano in pochi – quei pochi che l’hanno vissuto direttamente, o che hanno avuto la fortuna di leggere OP. Purtroppo in uno dei tanti traslochi la mia copia è andata persa… e non sono ancora riuscita a recuperarne un’altra. Provate a cercare in rete, se trovate qualcosa: io ancora non l’ho trovata. Allora, prima di far passare un bieco razzismo strisciante, dovremmo tutti farci un esamino di coscienza… ma si sa, la storia la scrivono i vincitori (o i padroni, che al momento è lo stesso) e quindi si dice solo quello che si vuol far sapere.

Un altro aspetto inquietante del terremoto abruzzese riguarda non tanto la messa alla berlina di uno scienziato che studia i terremoti (non che la giustifichi o pensi che non sia grave, beninteso. Solo mi sembra che la frettolosa smentita di studi effettuati in tutto il mondo si commenti da sola come goffo tentativo di negare ogni possibile responsabilità), quanto la minimizzazione dell’evento. Tutti a difendere la Protezione Civile e Bertolaso (come se la P.C. o Bertolaso stesso si stabilissero da soli i fondi di cui disporre, come se qualcuno avesse dato addosso all’impegno, all’abnegazione ed allo spirito di sacrificio di Vigili del Fuoco o volontari: non è quello il motivo del contendere. Conosco personalmente abbastanza VVFF e volontari di varie associazioni per sapere che si impegnano – e si sono sempre impegnati – oltre il loro dovere, che sono persone cui io non sono nemmeno degna di stringere la mano. Operano in condizioni difficili e spesso con mezzi poco adeguati, ma loro ci sono. Sempre.), ma nessuno, neppure Santoro nella puntata dedicata al sisma, ha detto la verità sul numero delle vittime. La prima volta che ho letto qualcosa di discordante è stato nel blog di Anna, vittima prima ancora che testimone diretta. Ho voluto illudermi che fosse solo un’esagerazione dettata dalla paura e dalla tensione, e invece no: ho ricevuto la conferma da fonti attendibili che i morti sono un migliaio.



AnnoZero è già nel mirino della censura dei “liberi informatori” che decidono cosa farci pensare, quindi non me la sento di dare addosso a quello che è uno dei pochi programmi per cui vale la pena di pagare il canone (infatti, come previsto: gli articoli di la Repubblica e il Giornale sono piuttosto chiari). Nemmeno mi aspettavo che qualche altro giornalista “illuminato” ne parlasse… e allora lo faccio io. Non vi aspettate che citi le fonti: hanno diritto ad essere protette.

Ma allora la domanda è: perché non ce lo dicono? Cosa cambia, se i morti sono quasi cinque volte quelli che ci hanno detto? Per me cambia poco, anzi nulla. Già una vittima per me era troppo. Ma cambia, cambia. Prima di tutto perché il fatto che non ci fosse uno straccio di piano di soccorso, di aree attrezzate allo sgombero e una scorta di coperte ed acqua (il minimo) dopo TRE MESI che la terra tremava, di fronte ad un migliaio di morti fa fare brutta figura allo stato. Come se lo stato – inteso come governanti – se ne fosse fregato dei suoi cittadini. E quando mai? Ci vogliono così bene che ci obbligano a stare in vita anche quando non vogliamo… Ma non voglio polemizzare con questo governo, o almeno non solo. Ce l’ho con tutti. Anche con questa pseudo opposizione che ogni tanto, peraltro timidamente, a parole si fa sentire, ma poi nei fatti è carente. Vero che al governo Berlusconi c’è stato per tutto il mandato (precedente, ma presumibilmente, dato l’andazzo, anche questo) e Prodi no. Vero che il centrosinistra ha fatto le leggi (lo dice l’ONU, non io)… ma non ha avuto la forza di farla rispettare, quindi è come se avesse abbaiato alla luna. Perché un’opposizione che quando è al governo non cancella almeno gli obbrobri maggiori voluti dalla controparte politica, vuole dire che è connivente. E qui l’elenco è lungo: dalla legge elettorale al conflitto di interessi, passando per il precariato e quant’altro. E perché no, anche ai controlli sui costruttori ed imprenditori a vario titolo. Invece, come sempre, sono già cominciati i rimpalli di responsabilità. Tutti si sono occupati solo di aspetti marginali. Spero che nessuno metta il naso indebitamente nel lavoro di Magistratura e Forze dell’Ordine – non inizierò una polemica adesso, confidando che non serva. Ma ci tengo a segnalare questo post di Loris. Quanto alla ricostruzione, sarebbe il caso di tenere presente questo post… e magari anche questo.



Venerdì poi si sono svolti i funerali delle vittime. Tante alte cariche in rappresentanza dello Stato… ma a me è mancata la schietta partecipazione umana di Pertini. Dopo la cerimonia cattolica, ha parlato un religioso musulmano. A me è sembrato solo un atto dovuto - non intendo entrare nella polemica scatenata da Libero, ma chi vuole trova qui il testo del suo discorso.


Un’ultima considerazione: come sempre, molti giornalisti si sono uniformati al modello Berlusconi, facendo domande quantomeno idiote – il nostro PdC s’è distinto come sempre – guardate questo video – e come sempre quasi nessuno ci ha mostrato il dissenso o lo sconcerto degli Abruzzesi nei confronti di politici e stampa. Perché va tutto bene… e allora leggete questa lettera.


Coraggio, amici abruzzesi. Vi abbraccio tutti.


lunedì 6 aprile 2009

Volemose bene? No, famose male...


(titolo riferito a Kilombo, ma non solo…)

Mentre Berlusconi dà un tavolo in testa ad Epifani come chiaro segno di democratico confronto e, già che c’è, goliardeggia all’estero confermandosi così per quell’ottimo uomo di spirito qual è (!), in Italia la sinistra continua nel suo sport preferito: tafazzarsi.

Ma forse sarebbe ora di definire questa sinistra: molti equivoci potrebbero finalmente cadere. Come sostenere, infatti, che il PD è di sinistra, se nemmeno intende entrare nel PSE? Che farà, si iscriverà al PPE come il PDL? E allora possiamo ancora catalogarlo a sinistra? Mettiamolo al centro e non pensiamoci più…

Tafazzarsi, dicevo. Ma, tenendo presente che il PD non sta a sinistra (decisione mia, ma condivisa da molti altri compagni di cammino…), forse la situazione non è così nera. Qualcosa si muove.

Parliamo di aggregatori – di sinistra ovviamente. Per motivi diversi, ma comunque tutti
importanti, non abbiamo (come Solleviamoci, versione collettiva ma-anche “personale”) mai postato in modo continuo su Kilombo, il primo metablog in cui ci siamo imbattuti. Motivi di salute ma-anche di connessione – e se proprio vogliamo, aggiungiamoci pure una bella dose di pigrizia. Ma-anche di autodifesa! Infatti, dopo svariate litigate furibonde di cui abbiamo (e va bene, “HO”) capito poco – perché una mica può passare il giorno da un blog all’altro per cercare di capire chi ha ragione, chi ha cominciato, chi ha inventato cosa, chi ha aggirato la carta, chi… - ad un certo punto abbiamo eletto una redazione che, finalmente, si stava muovendo in modo comprensibile e, soprattutto, alla luce del sole. Poteva proseguire così? Certo che no. Infatti, puntualmente è scoppiato un altro macello – artatamente creato da fonti esterne ma-anche interne.

Sono pigra e l’ho già detto. E poi non capisco il potere: figuriamoci se capisco i giochetti che ci stanno dietro! Ho semplicemente deciso di “togliermi dai piedi” da Kilombo che, sorpresa!, riscopro oggi in gestione libertario rivoluzionaria. Il che significa probabilmente che tra qualche tempo riesporrò il simbolo non modificato di Kilombo.


Nel frattempo abbiamo ricevuto (sempre i due Solleviamoci) alcuni inviti da altri aggregatori. Li stiamo valutando: questa volta procederemo con i piedi di piombo.

In compenso ci siamo iscritti – senza invito! – a Karl Marx Platz: non è solo un fatto di pigrizia (il bello è che i post vengono automaticamente linkati, senza che uno debba muovere un dito!) e nemmeno perché ci ho ritrovato tante firme ormai note ed apprezzate.

Mi è piaciuta la presentazione che Jean Pierre Lafitte ne fa in “Perché Karl Marx Platz?” e mi è piaciuto lui. Oltre al fatto che far parte di KMP non significa dover rinunciare ad altri metablog. E poi è facile da consultare. Ci sono anche altri generi e “gli avversari” – ma quelli sono in spazi appositi: nessuna confusione!

POST SCRIPTUM: noto con piacere che, nonostante la mia scarsa produttività (o forse proprio per quello...), i compagni di cammino crescono... grazie e benvenuti!

sabato 28 marzo 2009

Perché in politica non vince chi punta sulla ragione




Leggo a pagina 13 de Il Venerdì di Repubblica del 20 marzo l’articolo il cui titolo ho già citato, di Curzio Maltese:

“La sinistra si illude ancora che i cittadini votino sulla base di ragionamenti e non di emozioni. Purtroppo non è così, non lo è mai stato né in Italia né altrove. Le ricerche più serie dicono, in estrema sintesi, che un terzo dell’elettorato “nasce” orientato a sinistra e un terzo a destra.

Questi due zoccoli duri, nei sistemi democratici, non cambiano idea quasi mai, quale che sia l’offerta politica, l’ideologia vincente, i leader. Il rimanente terzo, decisivo per la vittoria, è composto da persone poco interessate alla politica, che scelgono di volta in volta. Quasi mai per interesse o convincimento razionale, ma esprimendo col voto innanzitutto un sentimento.

Naturalmente, in una democrazia esistono dei correttivi all’”anzitutto”. Buone istituzioni, buone scuole e soprattutto una libera informazione danno un contributo importante nello spostare il campo delle decisioni politiche dall’irrazionale al razionale. Con tv e giornali liberi e indipendenti, o anche solo un po’ decenti e non servili, sarebbe facile per l’opposizione dimostrare l’inettitudine del premier e dei suoi ministri più popolari.


Berlusconi solo un paio di mesi fa ha invitato i risparmiatori a investire tutto nell’acquisto delle azioni Eni ed Enel. Il malcapitato che avesse preso sul serio il consiglio, oggi vedrebbe il suo capitale ridotto di un terzo in poche settimane. L’anno scorso Tremonti si è presentato all’onore delle cronache con un’idea geniale, la Robin Tax: tassare gli eccessivi utili delle banche. Oggi è lo stesso che vuole salvarle dal crac con tonnellate di danaro pubblico. I dati sugli sbarchi clandestini e sulla criminalità dicono che la legge Bossi-Fini è stata la peggiore d’Europa in questi anni.

Ma una libera informazione in Italia non esiste, dunque bisogna rassegnarsi a una lotta politica tutta fondata sul consenso emotivo. In questo Berlusconi è un maestro, in perenne sintonia con gli umori profondi, e cangianti, del Paese. Il politico percepito come affidabile non è chi mantiene le promesse, ma chi promette ciò che la gente vuole in quel preciso momento.

D’altra parte, il bravo politico non disdegna la comunicazione emotiva, al contrario sa usarla per un buon fine. E’ un concetto piuttosto semplice, ma da sempre ostico ai leader della sinistra. Molto meno a quelli di cultura cattolica, come Prodi in passato e Franceschini ora. Per ovvie ragioni. Se gli uomini agissero fidando nella sola ragione, la religione non esisterebbe da un pezzo.”



Giorgio Bocca poco sopra conclude la sua analisi sulla banalizzazione dell’italiano scrivendo: “…puoi dire le sciocchezze che vuoi, affermare tutto e smentire tutto, dalla crisi all’energia nucleare, alla sacralità della vita, perché, come insegna Silvio, le parole non contano, conta la faccia, purché appaia sulla lanterna magica.”


Come dar loro torto? Io appartengo allo zoccolo duro, quello degli irriducibili della sinistra (ma che novità!!!) ed il dover prendere atto che ci tocca subire il governo decretato dagli “emotivi” è un insulto alla ragione. Anche perché, davvero: qualsiasi panzana venga loro detta, questi ci cascano peggio dei polli!


Una volta Montanelli ebbe a dire: “tappiamoci il naso e votiamo DC”. Ovvio che non ero d’accordo… ma anche trasformandolo in un più moderno “votiamo PD”, non ci riesco proprio. Il mio collo si può obtorcere, ma fino ad un certo punto (diciamo fino all’arcobaleno). Non riesco a pensare che il PD sia “il meno peggio”. In fondo, quando era al governo, che ha fatto di così clamoroso? Ha per caso pensato (non dico di portare il discorso alle logiche conseguenze, che probabilmente sarebbero mancati i voti in parlamento) di affrontare la questione del conflitto di interessi? Ha sbattuto Rete4 fuori dalle frequenze che occupa abusivamente? Ha eliminato il precariato? Ha modificato la legge elettorale? Ha pensato ai diritti dei malati e/o dei cosiddetti “diversi”? Oppure ha anche solo eliminato qualche privilegio e qualche spreco? No, perché una volta c’era Mastella, poi c’era De Mita, poi c’era Rutelli e la Binetti e chi più ne ha più ne metta. Ma invece di prendere atto della pessima compagnia, i nostri hanno pensato bene di buonizzare la destra e dare tutte le colpe ai massimalisti della sinistra, tant’è che alle elezioni si son presentati da soli (ma evidentemente non sono capaci di ballare…). E meno male, dico io: perché forse, se avessero lasciato uno spiraglio ed avessimo presentato liste comuni, mi sarei ritrovata a votarli (che tanto poi, con questo sistema di non-preferenze, il voto andava a loro). Obtorto collo, anzi, decisamente fracto.

Perché io penso che la sinistra sia entrata in crisi quando ha cercato di cambiare faccia. Dopo la caduta del muro di Berlino, qualsiasi cosa avesse una vaga somiglianza anche solo con la parola “comunismo” doveva essere epurata. Non dico fosse solo smania di arrivare – finalmente! – al governo e/o stanchezza di fare opposizione. Ma farsi crocifiggere perché il comunismo ha commesso crimini infami mi è sembrato – e mi sembra tuttora – assurdo. Ho già detto non so dove che qualsiasi dottrina s’è macchiata di infamie – e per dottrina intendo sia quelle di tipo filosofico/sociale che le religioni: pensate all’Inquisizione… - perché comunque una dottrina è teoria, la pratica la fanno gli uomini. Anzi, specifichiamo meglio: gli individui (che poi potrebbe sembrare che il problema si risolve mettendo tutto in mano alle donne: guai!). E gli individui sono fallaci, quindi ci sta anche che alcuni comunisti abbiano sbagliato. Embé? Forse che essere comunista significa essere automaticamente masochista? Non credo proprio…

Dobbiamo tornare ad essere quello che di autentico abbiamo nel nostro patrimonio, e non solo nelle parole.

Altrove ho detto che un bel programma non mi basta, che bisogna anche fare. Qui aggiungo che – alla luce anche dell’articolo riportato – mi rendo conto che non sarà solo il “fare” a sbilanciare la bilancia degli emotivi, che anzi, se guardiamo ai risultati delle elezioni sarde vien da pensare che tutto è perduto.

Certo, la strada è difficile e l’informazione è… diciamo faziosa (eufemismo). Un esempio per tutti: mentre Berlusconi inaugurava la tratta Bologna-Firenze a bordo del Freccia Rossa e tutti i giornali ed i TG gli davano ampio spazio (questo è un articolo a caso), solo l'Unità diceva che un altro Freccia Rossa perde i pezzi… e noi? Un paio di giorni prima, Solleviamoci ha pubblicato questo. Ma qualche TG ha detto qualcosa? Evidentemente era una notizia irrilevante… tipica della cultura disfattista dei comunisti.

Ma torniamo al discorso iniziale. Che ce li abbiamo tutti contro ce ne siamo accorti, credo. Che decidiamo o anche solo pensiamo di valutare la possibilità di ammorbidirci, di venire a patti per un pugno di visibilità (per il cadreghino, direbbero dalle mie parti) non credo sia ipotizzabile, per fortuna!, dico io.


Non ci resta che… tornare sul territorio. Con i poveri, gli ultimi, gli umili. Detto da me, che in questo momento non sto facendo alcunché di utile, suona provocatorio. Lo so. Ma è anche – a mio avviso – l’unica strada percorribile.

Nessuna concessione agli emotivi (d’altra parte, chi ce lo vede per esempio Oliviero Diliberto a promettere barche a tutti? Chi gli crederebbe, a parte gli emotivi? Che ci promettesse di ricostruire il PCI – senza compromesso storico ed unità nazionale – come ha già fatto: quello sì, anche se a quelli di cui sopra non piacerà, perché c’è da sporcarsi le mani, non da incassare premi…)

Uniti - come si sottolineava anche in alcuni siti che frequento abitualmente - perché anche le lotte a chi è più duro-e-puro non pagano.

domenica 22 marzo 2009

L'anca sbilenca fa due mesi...


Lo so: non è notizia degna di assurgere agli onori di cronaca. Infatti, nonostante l’egocentrismo che mi contraddistingue, ho intenzione di usarla solo come spunto (anche perché a tutt’oggi non serve a molto altro… l’anca, intendo) per parlare di sanità e salute.

Ho letto questa notizia da adnkronos:

BIOETICA: COMMISSIONE SANITA' APPROVA ARTICOLO 2 DDL CALABRO'

Roma, 10 mar. (Adnkronos/Adnkronos Salute) - La Commissione Sanità del Senato ha approvato l'articolo 2 del Ddl Calabrò. Si tratta dell'articolo, il numero 4 nel testo originario, che entra nel vivo del consenso informato, stabilendo che il dichiarante debba essere informato in maniera completa e comprensibile, su diagnosi, prognosi, natura, rischi e benefici del trattamento proposto. E che stabilisce che il consenso dato dal paziente possa essere sempre revocato, anche solo parzialmente. "Sono stati accolti alcuni emendamenti dell'opposizione - spiega il relatore del provvedimento Raffaele Calabrò - che introducono miglioramenti solo formali, perché la sostanza dell'articolo resta invariata".

Dacché sono stata direttamente coinvolta di recente e lo sarò ancora, vorrei condividere alcune considerazioni, prendendo per buono quanto riportato nella notizia perché il testo originale io non l’ho trovato…

Ad un lettore che non bazzica ospedali e medici, dovrebbe sembrare una buona innovazione: sapere cosa e come ti propinano una cura ed i rischi/benefici che ne puoi trarre non può che aiutare a decidere con più cognizione di causa se affrontare intervento o terapia, o meno.

Però… come sempre, la teoria è una cosa e la pratica un’altra. E’ un po’ come quando si stipula una polizza assicurativa o si apre un conto corrente in banca: chi ha mai letto tutte le clausole ed i codicilli, ma soprattutto: a chi sono mai state spiegate?

Facciamo un caso a caso: sono stata ricoverata la mattina in cui sarei stata operata. Tra una preparazione ed una visita è passato pure l’anestesista con una cartella di fogli da firmare.
Non riporto il dialogo preciso, non me lo ricordo e ovviamente non l’ho registrato… ma il senso è stato:

“Firmi qui”
“Che cos’è?”
“Il consenso ad eventuali trasfusioni di sangue proveniente da donatori altri da lei, se le sue autodonazioni non dovessero bastare”
“E se io non fossi d’accordo? Ho un paio di cugine che si sono prese l’epatite, grazie ad una trasfusione di sangue subita in ospedale…”
“Be’, in caso di necessità la trasfonderemmo lo stesso, solo che avremmo bisogno dell’autorizzazione del giudice (cito a memoria, potrei sbagliare carica preposta ma non la sostanza) e perderemmo solo un po’ di tempo in più”
“Va bene, allora però specifichiamo i donatori ammessi: ho parecchie persone compatibili disposte a versare il loro sangue per me”
“Non si può. Il donatore dev’essere anonimo; non sono consentite donazioni ad personam, perché altrimenti i pazienti che non hanno amici disponibili potrebbero restare a secco”
“Incredibile: ho fatto la donatrice per anni, finché le nuove regole restrittive mi hanno escluso dal giro, e non ho mai sentito di donatori egoisti… Ma se vengo contagiata dall’epatite, mi rimborsate?”
“E’ molto difficile perché i controlli oggi sono molto più severi, comunque no perché ha acconsentito”
“Quindi, qualsiasi cosa succeda sono fatti miei”
“…”
“E queste carte che sono?”
“Il consenso informato- L’accettazione dell’intervento proposto, nonché la dichiarazione di consapevolezza che qualcosa potrebbe andare storto”
“Mi faccia un po’ leggere…”
“Senta, è parecchio materiale… Io è dalle 8 che sono in giro per le camere a far firmare gli operandi, e se tutti avessero deciso di leggere dall’inizio alla fine e magari chiedere anche spiegazioni sarei ancora dal primo…”
“Sì vabbé, ma se vuole il consenso informato dovrò pure sapere cosa firmo! Altrimenti non firmo”
“In tal caso, la dimetto immediatamente e non se ne parla più”
“Ma il mio intervento?”
“Salta: non possiamo operarla se non firma”
“… a scatola chiusa. E se davvero qualcosa va male la responsabilità di chi è?”
“Sua, perché ha firmato”
“Ma senta un po’: io mi prendo la responsabilità delle mie attività di cittadina, madre e lavoratrice. Perché debbo essere io la colpevole di un’anestesia sbagliata o di un taglio troppo profondo o che ne so?”
“Be’ ma la struttura deve tutelarsi, se tutti decidessero di far causa per qualcosa che va storto… Ma poi è solo burocrazia”
“Già, però è burocrazia sulla mia pelle…”

e finiamola così. Quei fogli erano ovviamente pieni di paroloni incomprensibili ai non addetti ai lavori, quindi “consenso informato” è una parola grossa. Presupporrebbe che qualcuno – magari non una parte in causa – spiegasse in dettaglio ed in modo comprensibile cosa può succedere, ma chi ha il tempo di farlo, anche volendo? Ci vorrebbe un esercito di medici-informatori… che se però son pagati dalla struttura in ci lavorano, sono di parte ed il rischio – reale – è che raccontino solo la parte positiva… quindi temo che anche questo emendamento migliorativo sia destinato a restare lettera morta.

E parliamo poi di medici. Ne ho una certa esperienza: per mia sorte ne ho conosciuti parecchi… molti seri, bravi, impegnati ed umani. Qualcuno superficiale, pressappochista, arrogante e persino ignorante. Come in tutte le “categorie”, del resto.
Quello che però mi ha sempre lasciato perplessa è la tendenza generale a considerare il paziente “una parte”. Se ti vai a fare un’artoprotesi all’anca, sei “l’anca”, non sei la persona con un’anca operata. Se l’intervento va bene e per caso in sala operatoria ti becchi un’infreddatura, per farti dare anche solo un’aspirina devi metterti ad urlare. Dal punto di vista del medico, l’anca sta bene, quindi che vuoi?

Certo i miei studi classici non aiutano… ma mi sembrava di aver sentito parlare dell’uomo nella sua totalità, dell’influenza della psiche sul corpo… c’è stato persino uno che paragonava il funzionamento dello stato a quello di un corpo umano in cui tutti gli organi debbono contribuire, ciascuno per la parte che gli compete, in armonia e salute… altri tempi?

E come non spendere due parole sulla cartella clinica, quell’insieme di informazioni cui il paziente non ha accesso mentre è ricoverato (ma basta farsi venire a trovare da un medico amico che improvvisamente te la ritrovi su un vassoio d’argento, consultabilissima anche da te…). Quando vieni dimesso, se ne vuoi una copia, devi pagarla (ma se il tuo medico la volesse visionare e non avesse tempo di andarsela a consultare in ospedale- cosa peraltro non difficile, visto il numero di pazienti che ha? Se l’assicurazione te ne facesse richiesta, perché, visto che è ROBA TUA, devi pagare per sapere cosa ti hanno fatto?).

Che poi, non è che leggerla sia così edificante: non so le ultime (non l’ho ancora sottomano). Quelle che mi ricordo erano scritte in modo incomprensibile (tipica grafia medica, la chiamo io: una via di mezzo tra i geroglifici e gli scarabocchi). Oltretutto, le informazioni sono di una banalità sconcertante: “il paziente sta bene” – e magari tu eri lì che rantolavi con l’emoglobina a zero, però ti avevano operato un osso, mica stavi facendo una cura per il sangue!

Qualcuno vuole e/o può spiegarmi cosa mi è sfuggito? Perché, per me, delle due l’una: o sono un individuo consapevole e responsabile (e allora non devo essere tenuta all’oscuro di alcunché mi riguardi), oppure sono un numero, una cosa, un pezzo (ma allora non richiedi il mio consenso informato).

domenica 8 marzo 2009

Buon 8 marzo a chi?





























Non ho mai capito questa festa.

E' un po' come Carnevale: semel in anno licet insanire, come dire che domani si torna alla serietà ed allo status quo.
Da ragazza, trovavo abbastanza ridicoli i caroselli intorno a quei poveretti dei nostri compagni che - per quella data - si dovevano lasciar fare di tutto guardandoci spesso con tolleranza, tanto poi il giorno dopo saremmo rientrate nei ranghi, al ruolo consueto di "angeli del ciclostile"... Mica tutti, certo!, e per fortuna...
Oggi, da vecchierella, questa data mi fa solo tristezza.
E allora, i miei auguri vanno:

a tutte le donne, di qualsiasi classe, i cui mariti son tornati a casa con un mazzo di rose ed i pasticcini, tanto poi domani la musica cambia e si torna agli schiaffi, ai pugni ed ai calci

alle lavoratrici preparate ed agguerrite che si sentono rispondere da "alti personaggi" con battute indegne di un cabaret di quarto livello se rivendicane lavoro, rispetto e parità

alle studentesse che passeranno l'esame se saranno gentili con il professore - beninteso, con un voto inferiore ai colleghi uomini

alle lavoratrici il cui datore di lavoro oggi ha regalato la mimosa, e domani chiamerà il loro collega maschio per proporgli un aumento di stipendio ed una mansione più interessante

a tutte le donne che fanno due/tre lavori, vengono pagate - e pure poco! - per uno ma ciò nonostante tutti i giorni fanno andare avanti questo paese delle banane... in tutti i sensi

alle bambine stuprate in famiglia, che dovrebbero cristianamente sopportare e portare avanti gravidanze che mettono a rischio quantomeno la loro salute in nome di uno strano "diritto alla vita"... quella altrui, ovviamente

alle donne violentate - a qualsiasi categoria appartengano - fisicamente e/o psicologicamente

alle ragazze igenue, cui un maschio promette un avvenire migliore e si ritrovano sulla strada

...

potrei continuare l'elenco, ma credo abbiate capito. Auguro a tutte queste donne - ma anche alle altre, tranne quelle che io chiamo "donne per caso", quelle che educano figli maschilisti e razzisti, quelle che proteggono il partner anziché i propri figli, quelle che ti fanno vergognare di essere donna - di trovare la forza di ribellarsi, e, tutte insieme, anche con gli uomini di buona volontà, arrivare finalmente ad essere "soltanto" esseri umani.

Detesto i discorsi ufficiali che oggi si sono sprecati, sono anni che li sento ma le pubblicità non cambiano, la cultura è sempre androcentrica e la disciminazione impazza.

Che ce ne facciamo dell'otto marzo, se resta un giorno all'anno? Tenetevi le vostre mimose e dateci quello che la Costituzione sancisce. Una volta per tutte.

lunedì 2 marzo 2009

Masochismo e sinistra

Per qualche strano motivo il layout da ieri fa i capricci... quindi questo post è senza foto - come avrebbe dovuto essere lo potete vedere qui: http://solleviamoci.wordpress.com/2009/03/02/masochismo-a-sinistra/)

Beccatevelo così, in attesa che riesca a ridurre questo blog alla ragione... :)



ROMA- Segretario Paolo Ferrero, il suo ex compagno di partito Nichi Vendola vi lancia un appello: per le europee mettiamo da parte le ragioni di bottega e uniamo tutte le forze di sinistra. Che cosa risponde?
“No grazie, non saprei come fare la campagna elettorale per un cartello che tiene insieme socialisti, verdi , comunisti. E’ un guazzabuglio, una scorciatoia per essere eletti. Non vorrei essere offensivo ma rilevo lo scarso spessore politico della proposta di Nichi, che mi pare simile a quella del Pd: alla sconfitta si risponde allargando a destra, si fanno coalizionio fumose, eterogenee, rissose, che non sconfiggono nessuno. Un pastrocchio.”
Dividere la sinistra non significa rischiare di sprecare i voti, visto che c’è lo sbarramento?
“L’obiettivo è il 5%.”
E come pensate di raggiungerlo?
“Abbiamo proposto di lavorare per costruire attorno a Rifondazione un progetto di aggregazione di una sinistra alternativa. Non vedo oggi la possibilità di proporre alleanze.”
Cosa proponete per le europee?
“Noi abbiamo proposto una lista i cui eletti vadano nel gruppo della sinistra unita, il Gue. Il simbolo sarà quello di Rifondazione, perché, detta un po’ brutalmente, tirare via i simboli del movimento operaio o abbandonare la parola comunismo non è né un obbligo né un’idea utile.”
E ci sarà anche Diliberto sotto il vostro simbolo?
“La lista è aperta a tutti quelli che ci staranno. Avremo candidati del mondo politico e sociale, del movimento sindacale e dei consumatori, del movimento ambientalista. Si parla tanto della Linke o di Besancenot in Francia. Questo è il nostro modello”.

Estratto dall’intervista a Ferrero del Corriere della Sera del 26 febbraio 2009, Gianna Fregonara -
tratto da tastorosso


DILIBERTO RISPONDE A FERRERO

La linea esposta da Paolo Ferrero nell'intervista al Corriere della Sera, è sbagliata e suicida e rischia di far saltare la lista unitaria. Ferrero postula l'autosufficienza di Rifondazione che così si rinchiude in se stessa rifiutando sia l'unità della sinistra più larga, sia la proposta di una lista comunista e anticapitalista sulla base della pari dignità fra coloro che vi potrebbero concorrere. Così non si va da nessuna parte. Non è sbandierando una propria identità minoritaria peraltro largamente sotto la soglia di sbarramento, come dimostrano le elezioni abruzzesi e sarde, che si ricostruisce una autonoma forza politica comunista degna di questo nome. La proposta del Pdci è chiara ed è nota: una unica lista comunista ricca ed aperta al contributo di tutti, che potrebbe rappresentare una speranza per tutti coloro che mantengono viva una critica radicale all'attuale sistema economico e sociale. Ferrero, così, rischia di far saltare tutto.

Da la Rinascita


Sto cercando di dimenticarmi da che parte sta il mio cervello, per evitare di essere influenzata da preconcetti.
Certo che, a leggere le dichiarazioni di Ferrero… su parecchi blog che frequento abitualmente è in corso un dibattito su come affrontare le prossime elezioni, gli appelli da firmare per arrivare ad un programma condiviso si sprecano, e qui stiamo ancora ad arroccarci su posizioni difensive… la crisi sta massacrando il mondo del lavoro, non passa giorno che il governo non approvi leggi liberticide, l’informazione è quanto di meno pluralistico e libero si possa immaginare… e Ferrero pensa che il mondo ruoti attorno a Rifondazione. Poi è ovvio che Diliberto gli risponda come ha fatto! Intendiamoci: non è che voglia sostituire il PdCI a RC, sarebbe stupido ed altrettanto inutile e dannoso, ma se invece di parlare di simboli ci confrontassimo sulle idee? Sui progetti? Insomma, su qualcosa di concreto? Perché poi, così facendo, temo che molti simpatizzanti continuino (come dalle ultime politiche) a votare IdV, che così non si perdono voti e qualcuno che faccia un po’ di opposizione c’è… Ben venga quello che sta facendo il partito di Di Pietro, molte iniziative sono condivisibili e condivise… ma vogliamo proprio lasciare in mano a lui tutta l’opposizione???
Bene, benissimo. Continuiamo a farci del male!
A parte il fatto che non mi sembra che l’attuale Rifondazione sia poi così maggioritaria, se parliamo di simboli allora – dato che quello del PCI è in mano PD e quindi inutilizzabile – perché non torniamo a quello di DP? Che la falce ed il martello ci sono, un bel pugno chiuso pure, c’è pure il mondo… e, quello sì, non aveva problemi di quorum da raggiungere. Oltretutto ai tempi si vociferava che molti anziani, leggendo “Democrazia” come prima parola, avessero messo la loro crocetta lì, pensando di votare DC… sarà anche stata una battuta, ma se riusciamo ad arrivare primi nella lista dei simboli (che un po’ di visibilità non guasta…) e magari anziché DP decidiamo di chiamarci Democrazia Comunista (DC), vuoi vedere che sfondiamo?
Non ci siamo.
L’idea comunista, in Italia ma non solo, non è più vincente per molti motivi – che analizzerò prossimamente, salute permettendo – ma mi pare piuttosto evidente che il principale è il nostro masochismo.
Allora approfittiamone fino in fondo: chiediamo ad Aldo Giovanni e Giacomo di prestarci il copyright e presentiamoci così: (immagine di Tafazzi che si martella)

mercoledì 18 febbraio 2009

Stupri, clandestini e farisei


Intendiamoci: non ho alcuna intenzione di difendere gli stupratori. Ci mancherebbe: come essere umano, come donna, ma soprattutto come madre, non riesco a trovare alcuna giustificazione per una violenza gratuita e bestiale.



Però, giacché nel mio piccolo sono coinvolta (non solo in quanto "soggetto a rischio", ma anche e soprattutto perché sono, nel mio piccolo, parte lesa... e non ad opera di extracomunitari assatanati), mi pare opportuno fare qualche precisazione.


E' ovvio che le notizie urlate fanno molta più impressione di quelle sottaciute... allora diventa evidente che (senza volerli in alcun modo minimizzare) qualche episodio di violenza ad opera di stranieri diventa "la regola" (tutti gli stranieri, anzi gli extracomunitari, anzi i rumeni, sono violenti), mentre la violenza familiare – visto che siamo in Italia, diciamo pure italiana – viene ignorata.





Eppure in questo articolo del Gruppo Abele la percentuale di violenza subita dalle donne italiane vede chiaramente come principali responsabili proprio i maskietti nostrani… ma evidentemente al sistema non fa comodo dirlo, al momento… tant’è vero che c’è subito qualcuno che se ne esce con articoli che sarebbero esilaranti se non fossero pietosamente faziosi: ad esempio, leggete questo.


Niente da eccepire: esistono anche donne violente (il fatto di essere donna non mette automaticamente al riparo da stupidità, violenza ed altri difetti: non mi sembra necessario citare esempi…); non ritengo tuttavia utile o risolutivo il rimpallo di accuse tipo asilo (“tu mi hai rotto l’automobilina” “sì ma tu mi hai tirato i capelli”, per intenderci… ma qui c’è in ballo ben altro!).


La riflessione su cui però vorrei soffermarmi è un’altra: come si può pretendere il rispetto di un genere – quello femminile – se poi il corpo delle donne è sistematicamente utilizzato per pubblicizzare tutto il pubblicizzabile, anche quello che non c’entra nulla, per puri fini di marketing? Come si può pretendere di far passare l’assunto che una donna vale quanto un uomo – in buona parte dei settori della vita, se non proprio in tutti (perché qualche differenza c’è, ma d’altronde mi sembra innegabile che di diversità anche all’interno del “cosmo maschile” ce ne siano, e pure grandi… come dire che non esiste “la donna” come genere, se non come astrazione. Come non esiste la classe “uomo” o “italiano” o “straniero”: ci sono uomini forti e donne cattive, stranieri gentili ed italiani brutali… etc) – quando la situazione dei salari è fortemente diseguale ed il presidente del consiglio in carica consiglia ad una disoccupata di sposarsi uno ricco?


Eggià, era una battuta!

E invece no: per me tutta questa “cultura” non è altro che la dimostrazione che, in fondo, di strada da quando le donne erano angeli o peripatetiche (o streghe) non ne abbiamo fatta molta… allora, anziché limitarci solo a scagliarci contro i portatori di una cultura prevaricatrice e violenta, forse faremmo bene a domandarci se non è il caso di modificare la cultura imperante… e non è certo mettendo i bronzi di Riace in bella vista (ma nessuno ha detto che non ci saranno veline) che si migliorano le cose.


Quando saremo tutti individui e basta, con pari dignità e pari diritti e pari opportunità, come sancito dalla Costituzione?