"Istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza. Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il nostro entusiasmo. Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra forza." Antonio Gramsci

martedì 14 giugno 2011

Italia, il bel Paese (nuovamente!) dove il dolce sì suona...













Hanno vinto i sì.
Gli Italiani hanno dimostrato che non ne possono più di esser rappresentati da personaggi improponibili e che non si fanno circuire dai diktat di partito, che sono coerenti e che quando dicono "NO al nucleare" non si rimangiano quel NO! nemmeno dopo 24 anni. E finalmente, di nuovo, c'è un venticello che spira ed il dolce SI' risuona...

Evidente che sono contenta... almeno un po'.
Non starò a tediarvi con analisi sociologiche (di esperti ne abbiamo a sufficienza) o esternazioni di gaudio smodato... voglio solo fare alcune considerazioni personali.

Innanzitutto ci tengo a ringraziare quel 5% circa di elettori che sono andati a votare "NO" ai quattro quesiti referendari. Grazie perché non avete disertato le urne e avete dato il vostro contributo al raggiungimento del quorum. Certo, con il senno di poi si potrebbe obiettare che ci saremmo arrivati comunque... appunto: con il senno di poi. Nessuno, credo, aveva grossi dubbi sulla predominanza di sì (almeno per quel che riguardava i primi tre quesiti, perché il quarto...), qualsiasi fosse l'affluenza alle urne: il problema era solo il raggiungimento della benedetta soglia che impedisse che l'espressione popolare venisse inficiata. Questo comportamento mi ha favorevolmente colpito, lo devo ammettere, soprattutto dopo aver litigato su FB con un astensionista che sosteneva il suo rispetto per l'ambiente proprio non andando a votare... che importa se così dimostra rispetto nullo per gli altri? Io cerco di rispettare le opinioni altrui, ma vorrei anche che gli altri rispettassero le mie... e lo so che adesso questo discorso lascia il tempo che trova, ma insomma: la libertà di espressione è un bene prezioso e non andrebbe invocata solo quando riguarda i NOSTRI interessi...

http://youtu.be/GNv3BRkZ_uc

Passo ora ad un semplice calcolo matematico (con le sue debite conseguenze, o almeno quelle che ne traggo io). Semplice perché lo semplifico oltremodo, anzi dico subito che lo sballo, lo estremizzo... a tutto vantaggio degli "oppositori".

Traggo i dati da wikipedia, che non mi sembra sia un pericoloso covo di comunisti... dunque: avevano diritto al voto 47.118.352 elettori più 3.300.496 residenti all'estero, per un totale di 50.418.848 votanti (e già qui pare che siamo nel campo delle opinioni... secondo Wikipedia il totale è 50.594.868: ma che calcolatrice hanno usato?). Di costoro si è effettivamente presentato ai seggi il 54% (arrotondato per difetto), pari a 27.226.178 individui ed il 94% di loro ha votato SI' (sempre arrotondando per difetto, in modo da non poter essere accusata di faziosità o voler dimostrare tesi preconcette).


Dunque 25.592.607 persone hanno votato sì, cioè vogliono che l'acqua resti pubblica, che le centrali nucleari non vengano costruite in Italia e che la giustizia sia uguale per tutti i cittadini, cariche governative o meno. Più della metà degli Italiani aventi diritto.

Sempre da wikipedia traggo i dati relativi alle politiche del 2008 (solo la Camera, Valle d'Aosta esclusa), quando l'unto del Signore ha riscosso un plebiscito di successo personale. Gli aventi diritto al voto erano allora 47.295.978 ed i voti validi son stati 36.452.305. Di questi, 13.629.464 sono andati al PDL, cioè - per semplificare - a Berlusconi. E va bene, aggiungiamoci pure i 28.357 della val d'Aosta ed i 322.437 provenienti dall'estero: arriviamo a 13.980.258: vogliamo dire che la percentuale (che non ho voglia di calcolare con tutti i crismi perché ovviamente quelle riportate su Wiki si riferiscono al singolo comparto: percentuale estera per voti esteri etc, quindi non sommabili... ma forse è proprio quello che ha fatto il nostro: si arriva a ben l'86,8%!) di preferenza espressa per il nostro arriva al 40%? Lo so, esagero... ma va bene comunque.

Dicevo: ammesso che il 40% degli elettori (sia in patria che all'estero, Val d'Aosta compresa) abbia dato il suo voto al cavaliere, sono 14.580.922 elettori. Trentasei milioni meno quindici milioni (arrotondo sempre a suo favore) sono quasi ventun milioni e mezzo di italiani che non l'hanno votato... ergo tanto unto non è mai stato. Ecco dove volevo arrivare: anche ammesso che lo fosse (e già era una palese bugia), il dissenso nei suoi confronti è cresciuto. Tra coloro che han votato... e nessuno può sostenere che tutti gli astenuti avrebbero votato NO - io stessa conosco qualcuno impossibilitato ad esprimere i suoi SI'.

Ergo... dovrei essere felice, no? E lo sono, lo sono... ma non posso evitarmi alcune elucubrazioni. Non solo nei confronti dei soliti cavalcatori di tigri (e mi riferisco ai vertici dei partiti più che ai militanti di base, che ho spesso visto impegnarsi allo stremo anche quando il partito di riferimento nicchiava), tipo Bersani e Vendola.

http://www.youtube.com/watch?v=8V8r_e3itCE&

(l'articolo completo è qui)

Non sono una teorica del volemose bene, io... io mi ricordo e voglio che anche gli altri abbiano buona memoria. Del resto non c'è nulla di nuovo sotto il sole, già era successo qualche tempo prima con le vittorie elettorali di Pisapia a Milano e De Magistris a Napoli: abbiamo vinto... ABBIAMO VINTO? Hanno vinto! I cittadini hanno vinto, non il piddì che alla prima tornata aveva un altro candidato... a proposito di Milano e Napoli: da un certo punto di vista, secondo me, sono la dimostrazione più efficace che il vento che qualcuno sente soffiare è solo una leggera brezza e rischia di scemare prima di dare tutti i suoi frutti.

Io interpreto così il fatto che i milanesi abbiano raggiunto una percentuale di votanti al referendum (52,0%) più simile a quella di certe regioni meridionali (con le debite eccezioni: ci sono seggi al sud che hanno superato di gran lunga il quorum nazionale!) e Napoli (49,3%, con PALERMO 48,5%) non abbia neppure raggiunto il quorum... (la fonte in questo caso è http://attualita.tuttogratis.it/politica/referendum-2011-quorum-risultati-e-aggiornamenti-in-diretta/P93281/): non è un buon segno.

Sembra quasi voler dire che, siccome ora entrambe queste città sono uscite dalle sgrinfie delle pessime amministrazioni che avevano, ora è tutto a posto. Nossignori: un popolo unito non sarà mai vinto... se quel popolo combatte per le sue leggi come per le sue mura. Non è questo il momento di delegare, ma di continuare ad impegnarsi in prima persona e di abbandonare gli sterili egoismi di bottega per pensare, davvero, a tutti.

Italiani e non, perché, come scriveva Donne, "nessun uomo è un'isola"...

PS: sorvolo volutamente sulle strane dichiarazioni di sfera-di-cristallo Maroni, che diceva che il quorum era raggiunto ad urne ancora aperte... e giusto di passaggio ricordo che il nostro PdC, mentre erano in corsi le operazioni di voto, intratteneva indegnamente Netanyahu

http://youtu.be/JbIeK8uTK1Q


e poi... compra collanine.

Intanto l'opposizione trova il modo per continuare a non trovare un accordo. Perché proprio ora che il piddì decide di chiedere le dimissioni di Berlusconi, Di Pietro si tira indietro e sostiene che non bisogna strumentalizzare il risultato referendario... Allora: finché si parla di acqua o nucleare, faccio comunque fatica a non considerare i SI' una risposta politica (son pur sempre il segnale di rifiuto di leggi FATTE DA QUESTO GOVERNO, mi pare). Ma siamo seri: se parliamo di legittimo impedimento come si fa a sostenere che non era una legge politica e la decisione popolare non è una precisa indicazione politica? Questi sì sono contro una legge POLITICA fatta dalla POLITICA per un manipolo di POLITICI e la gente l'ha bocciata. Politicamente? Forse no: nessuno schiamazzo, solo un voto... oppure qualcuno mi spieghi, perché forse non mi è chiaro cos'è la politica!

Secondo voi c'è da stare tranquilli? Anche perché nel frattempo qualcuno ha pensato bene di evidenziare l'apporto decisivo che la rete ha dato alla campagna per il sì (dato anche il silenzio fragoroso e l'informazione timida data al termine dalla RAI), da FB a twitter ai blog personali (http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=8851&ID_sezione=&sezione= è solo un esempio): volete vedere che se il vento non si rimette a fischiare forte la prossima volta ci tappano la rete?





mercoledì 8 giugno 2011

Appello per la democrazia e il rispetto della legalità in Val di Susa - URGENTE!

Premessa

In questi giorni la Val di Susa sta vivendo momenti di tensione che ricordano quelli dell’autunno 2005 quando fu usata la forza per imporre l’apertura di un cantiere in vista della realizzazione del TAV Torino-Lione. Da allora nessun cantiere è stato aperto ma le promesse di governi di diverso colore di aprire un dialogo e un confronto con le istituzioni locali si sono dimostrate un inganno e le amministrazioni democraticamente elette, critiche sulla realizzazione della grande opera, non sono state riconosciute dal governo quali interlocutori affidabili e sono state estromesse dai tavoli di confronto.

Decine di migliaia di persone chiedono semplicemente di essere ascoltate, chiedono un confronto vero, pretendono che alle loro ragioni - scientificamente documentate - si risponda entrando nel merito. In cambio ricevono insulti e l’accusa di voler difendere il loro piccolo cortile, di volersi opporre al progresso, di non rispettare le regole: slogan e accuse infondate in risposta ad argomenti seri, a pratiche di protesta pacifica, all’utilizzo rigoroso di ogni spazio previsto da leggi e procedure.
L’opposizione al TAV Torino-Lione è diventata in questi anni un esempio di partecipazione democratica dal basso, di democrazia vera, di resistenza all’illegalità ed al sopruso in difesa dei beni comuni: un’opposizione popolare che può contare sul sostegno della comunità montana e di ben 24 consigli comunali.

Viceversa il governo e le potenti lobby che governano l’economia e la finanza, con l’appoggio di partiti di maggioranza e minoranza, non hanno esitato a stravolgere procedure, infrangere leggi e ingannare l’Unione Europea pur di assicurarsi un grande business da cui anche la grande criminalità organizzata e le mafie contano di trarre profitto. Hanno scatenato una grande campagna mediatica per nascondere le dimensioni e le ragioni dell’opposizione, per screditare il movimento notav presentandolo come covo di estremisti e sovversivi: la criminalizzazione del dissenso è un’arma micidiale a cui ricorre solo chi disprezza il confronto democratico e le regole condivise.

Oggi, fallito ogni tentativo di comprare il consenso e la benevolenza di cittadini e sindaci, il governo sta preparando una nuova prova di forza: il Prefetto assicura che “sarà il Questore a decidere tempi e modi” per installare il primo cantiere. E mentre la campagna di disinformazione si intensifica rispuntano le intimidazioni mafiose e le provocazioni che si ripetono puntuali dal 2005 ad oggi, dagli incendi dolosi dei presidi notav alle buste con le pallottole. In nessun caso indagini serie hanno portato a individuare i responsabili, ogni volta il movimento notav ha denunciato la natura mafiosa di tali gesti, ha riaffermato e rivendicato con orgoglio il carattere pacifico della propria lotta, ha invitato a cercare esecutori e mandanti tra chi ha interesse ad avviare i cantieri.

Se questo è il quadro non possiamo rimanere indifferenti, non possiamo rimanere in silenzio e ci rivolgiamo a singoli cittadini, associazioni, sindacati, movimenti, esponenti del mondo della cultura affinché si uniscano a noi in questo appello.

Appello per la democrazia e il rispetto della legalità in Val di Susa

Come singoli cittadini, associazioni, sindacati, movimenti, esponenti del mondo della cultura:

  • rifiutiamo l’idea che la realizzazione di una grande opera possa ridursi ad un problema di ordine pubblico
  • condanniamo senza riserve l’invito ad usare la forza e a militarizzare il territorio lanciato nei giorni scorsi da rappresentanti del popolo eletti in Parlamento, da alcuni partiti e da alcune associazioni di imprenditori
  • denunciamo il disprezzo delle più elementari regole della democrazia e pretendiamo dal governo il rispetto della legalità, il rispetto dei diritti dei cittadini, il rispetto nei confronti della amministrazioni locali democraticamente elette
  • respingiamo il ricatto e le strumentalizzazioni secondo cui chi si oppone al TAV non difende il lavoro: al contrario la realizzazione di questa grande opera inutile penalizzerebbe pesantemente le economie locali in cambio di pochi posti di lavoro precario e privo di tutele e di diritti, mentre un diverso utilizzo delle risorse pubbliche creerebbe numerose opportunità di nuova occupazione
  • le ragioni di chi si oppone a questa grande opera inutile, devastante, che sottrarrebbe enormi risorse economiche ai servizi pubblici di tutto il paese sono le nostra ragioni: non ci rassegniamo all’idea che il nostro futuro possa essere deciso da quell’intreccio perverso tra politica, affari e criminalità organizzata che governa ampie aree del nostro paese e inquina la nostra società.

Il nostro riferimento continua ad essere la Costituzione, quella Costituzione nata dalla Resistenza e oggi troppo spesso violentata. Per queste ragioni esprimiamo la nostra solidarietà alla resistenza notav e ci impegniamo a sostenerla concretamente.

Torino, 7 Giugno 2011



Primi firmatari (tra i promotori a Torino di "Presidiare la Democrazia"):

Comitato notav Torino
Laboratorio per la Democrazia - Torino
Unione Culturale Franco Antonicelli - Torino
Ferico Bellono, segretario generale FIOM Torino
Emergency Torino
Pro Natura Torino
Pro Natura Piemonte
Centro Sereno Regis
Giuseppe Sergi, docente storia medievale Univ. Torino
Alessandra Algostino, docente Diritto costituzionale comparato Univ. Torino
Caffè Basaglia - Centro di animazione sociale e culturale delle comunità
CUB Piemonte
Ass. L'Interezza non è il mio forte
Fabionews
Officine Corsare
Associazione La Fonte Acquariana
Comitato di cittadinanza attiva Rivalta Sostenibile
MAG4
IK Produzioni
Mani Tese Torino


Scarica appello (pdf)










per il momento potete inviare un email a postmaster@notavtorino.org con oggetto "valsusa" e indicare il vostro nome (se l'adesione è a titolo personale) oppure l'associazione/comitato/movimento/ecc. per cui date l'adesione.

E chi può venga al presidio della Maddalena di Chiomonte

Un abbraccio, Ezio (Comitato notav Torino)

stralcio della nota pubblicata su Facebook da Laura (grazie).

________________________________________________________

Per saperne di più:

Presidio Clarea alla Maddalena di Chiomonte

Venite in tanti, fermatevi quanto più potete, partecipate alle assemblee quotidiane alle 18:30, portate cibo e bevande da condividere

Trovi cronache e documenti sul DIARIO DI MADDALENA

Per info dell'ultima ora vedi anche notav.info/ e notav.eu/ Tel. presidio: 346 3939507

La Comunità montana ha costituito un'unità di crisi
Tel. 338 6865061


Al 12° giorno di presidio facciamo il punto con due riflessioni:

e tanto altro sul sito http://www.notavtorino.org/

lunedì 6 giugno 2011

riprendo dagli amici di Pino Masciari...


Questo è un appello degli amici di Pino Masciari: al momento non abbiamo notizie da Pino, che sappiamo al sud ma appiedato e senza scorta; tutti gli amici di Pino sono allertati, perchè non sappiamo cosa stia realmente accadendo nè in quali condizioni di sicurezza sia Pino.

Stiamo cercando di capire se è necessario organizzarci per andarlo a prendere, ovunque si trovi.

Speriamo a breve di poter fornire ulteriori dettagli.

Gli Amici di Pino Masciari





fonte: http://www.nuovaresistenza.org/2011/06/06/articolo-archivio-blog-degli-amici-di-pino-masciari/comment-page-1/#comment-8694

domenica 24 aprile 2011

24 aprile 2011: chiuso per lutto.


Ciao Vik.
Nessuna alta carica ha pensato di tributarti un omaggio, né un giorno di lutto nazionale, né funerali di stato, né altro, solo poche parole per puro dovere, sembra... gli onori sono riservati ad altri.

Lo so, tu non te ne curi, non te ne sei mai curato, anzi... ma oggi, giorno in cui hanno luogo le tue esequie, io sto in silenzio. Per ricordarti.




Questo il testo della tua canzone preferita, Unadikum:

"I'm calling you
I shake your hands
I kiss the ground beneath your feet
And say, "I'd die for you.

I will redeem you"
I dedicated to you the light of my eyes

And I give you the warmth of my heart
And the tragedy that I live is that my fate is the same of yours

I have not become worthless in my country

Nor have I shrunk in fear
I stood in the face of my oppressors
A naked, barefoot orphan


I've carried my blood on my hands and never half-masted my flags
And I've preserved the green grass on the graves of my ancestors."

e queste sono alcune tue frasi, tratte dal tuo blog:

"...Il leone accumula stagioni e cicatrici,
non ha certo il passo slanciato di una volta,
ma non abbassa di un pelo la criniera.
Fiero del mio passato, non curante del mio presente.
Perché è questo il tempo di spendersi, piuttosto che accaparrarsi un futuro agiato e comodamente distorto,
a quelle vittime innocenti a cui non abbiamo concesso neanche l'ascolto, per un attimo,
delle loro grida di dolore.

Spendersi affinché ogni diritto umano sia rispettato.
Tutto il resto non ha più importanza, semmai ne abbia mai avuta una.
Bisogna saper riconoscere la matrice della propria anima,
anche se ciò è spaventevole e significa solitudine, ostracismo, utopia, Don Chisciotte,
ingratitudine anche da chi verso cui si è dato tanto, si è speso tutto.
Ad aspettare nel fuoco si rischia di bruciarsi.
A Gaza è come se si fosse in autunno,
e io sono nato sotto il segno dell'autunno.
Per cui se fuori piove,
perdonatemi,
a volte piove anche dentro.

restiamo umani.

Vostro Vik dalle tenebre dell'assedio..."

Che la terra ti sia lieve, fratello... arrivederci. elena

Voci da verificare mi informano che dalle 16:30 Radio Popolare (107.6 Mhz), emittente alla quale Vik collaborava con le sue corrispondenze da Gaza, seguirà in diretta il funerale.

venerdì 15 aprile 2011

Ciao Vik

Ciao Vittorio. Vorrebbero che ti ricordassimo come ti hanno ridotto










ma io ti ricordo così:





































































che la terra ti sia lieve. Noi, restiamo umani.




"E SE HO ANCORA LA FORZA DI RACCONTARE DELLA LORO FINE E' PERCHE' VOGLIO RENDERE GIUSTIZIA A CHI NON HA PIU' VOCE, FORSE, A CHI NON HA MAI AVUTO ORECCHIE PER ASCOLTARE." (Vik)

mercoledì 16 marzo 2011

17 marzo 2011: viva l'Italia?


Ebbene sì, lo ammetto: sono un po' frastornata. Sarà perché non mi sono mai considerata nazionalista (sostengo di essere cittadina del mondo) o perché mi son sempre rifiutata di sentirmi italiana in occasione dei mondiali di calcio... sarà perché la storia che mi hanno raccontato comincia a mostrare la corda (ce ne ho messo ad arrivarci, lo so, ma dacché son nata e cresciuta al nord, in una famiglia tipicamente lombarda e quindi senza contraddittorio fino a pochissimo tempo fa... già: strano, a pensarci ora, ma nessuno dei meridionali che ho incontrato finora mi ha mai raccontato una storia diversa da quella tradizionale dei libri scolastici... l'unica voce fuori dal coro è stata il film "Bronte: cronaca di un massacro" che era un po' un must dei cineforum, ai miei tempi).

Sarà che mi ci riconosco molto poco, in questa Italia attuale, così egoista e chiassosa e bigotta, sarà che sento tanti italiani dire che non c'è nulla da festeggiare, anzi... sarà che sono troppo affezionata all'immagine di Garibaldi eroe, magari pure incompreso ed incompiuto ma sempre eroe... insomma, ho i miei bravi dubbi a calarmi nella parte della patriota.

Eppure... in fondo lo sono. Non di quel patriottismo che difende i confini o la razza, intendiamoci: di quelli faccio volentieri a meno. Di quello invece che pensa che uniti si possano risolvere i problemi, di quello solidale e attivo che vede mobilitarsi insieme tutte o quasi le teste migliori del paese, come in caso di calamità grosse, che da noi non mancano mai. E non sulla base di un generico "volemose bene" o "chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato", ché io penso che i debiti vadano saldati. Ma perché mi pare che siamo già abbastanza divisi e frazionati e questo fa solo il gioco dei potenti che cavalcano i vari malcontenti per farsi impuniti i fatti propri.

E lo so anche io che questa Italia è l'Italia dei furbetti, dei raccomandati, dei lacché e delle cortigiane... ma è anche l'Italia dei Rubbia e dei Baracca, dei Borsellino e della Hack, di De Magistris e della Boccassino... giusto per citare solo alcuni nomi. So anche che è l'Italia in cui poliziotti e carabinieri, invece di difendere i cittadini, li massacrano e si mettono al servizio dei potenti che li affamano, so che le nostre carceri così come i nostri luoghi di lavoro sono posti insicuri e per precise responsabilità e volontà, so che gli extracomunitari vengono giudicati in quanto tali, so che il parlamento è ridotto come il Tempio che Gesù distrusse, dove invece di pensare al bene di tutti si pensa solo ai fatti propri... le so queste cose, ma so pure che accanto a questi obbrobri ci sono tante persone per bene, persone che fanno il loro dovere senza nemmeno il giusto riconoscimento verbale (ché di soldi proprio non si parla...) ed è per tutti costoro, per i giovani che credono nei loro diritti di una scuola che li prepari e li formi, per i cittadini che chiedono una cultura al servizio di tutti, un'informazione reale e non imbavagliata o pilotata, una sanità che funzioni e un lavoro sicuro in tutti i suoi aspetti, è per tutti quelli che non vogliono piegare la testa che oggi il tricolore sventolerà anche dalla mia finestra.

ORA E' SEMPRE RESISTENZA.

domenica 20 febbraio 2011

Sanremo: non sono solo canzonette...

Lo so: mezzo mondo è a fuoco e l'altra metà lo sta guardando con un misto di indifferenza ed interesse (dove "interesse" significa solo avere interessi da proteggere, purtroppo), quindi parlare di Sanremo e del festival della canzone italiana può apparire insensato, o una specie di fuga dalla realtà.

Niente di tutto ciò. Sono ben ancorata alla realtà (però, non avendo presunzioni di tuttologia, su certe questioni preferisco astenermi, in attesa di capire cosa effettivamente sta succedendo), e quasi tutti i miei amici blogger stanno postando come dei matti sulla politica internazionale... quindi io mi dedico al mio angolino di mondo, anche perché voglio provare a dire cose che pochi altri (se qualcuno l'ha fatto) fanno circolare.

Contrariamente alle mie (sane) abitudini passate, questa volta ho deciso di guardarmelo (sì insomma: non stare attaccata al video, ma almeno accendere la TV... visto che pago il canone, mi pare giusto poter protestare a ragion veduta! Almeno ogni tanto, ché di più non reggo), soprattutto sulla scia della polemica scatenata dalla vicenda "Bella Ciao".

E subito iniziano le conferme: ad un Morandi un po' sotto tono (impressione personale) fanno da spalla Luca e Paolo, prudentemente "senza contratto" con mamma RAI, così non hanno vincoli su cosa si può e cosa non si può dire... e infatti hanno detto tanto, senza per questo far solo ridere: lo scambio di opinioni "da bar" a proposito di Berlusconi era godibilissimo, ma - nei casi di personalità sensibile quantomeno - poteva anche scatenare una bella critica ed autocritica. Per non parlare de "Gli indifferenti" di Gramsci... sempre molto attuale.

http://video.excite.it/video-di-luca-e-paolo-recitano-gli-V65638.html

Be', loro son promossi, almeno da me. E qui cominciano le dolenti note... perché una dice: è appena passata la giornata in cui le donne son scese in piazza a rivendicare la loro dignità... e sul palco chi ci sta? Due belle ragazze, per carità (mica sono una che rosica, io! Almeno, non da quel punto di vista!), ma sostanza pochina... era troppo pretendere anche un po' di carattere? Ossignur: vero è che per pareggiare i conti con le Iene ci sarebbero volute personalità come la Guzzanti o la Dandini, pure una Littizzetto... ma il problema forse è proprio qui. La par condicio avrebbe fatto presupporre la necessità di una satira di destra... già, ma chi? Anche a sostituire le Iene con le due di cui sopra e dare l'incarico di fustigatori di costumi da destra a un paio di... ehm... stavo per scrivere "satiri"... di comici, chi avrebbero potuto scritturare? A me non viene in mente alcuno... forse la satira è solo di sinistra, son passati i bei tempi di Guareschi, che sarà pure stato di destra ma almeno faceva ridere, ancorché a denti stretti... quindi, ok. Le donne continuano ad essere le bellocce che poco sanno fare (c'è da sperare che la poesia della Canalis gliel'abbiano scritta... quanto al tango di Belen, be' sorvoliamo) ma tanto servono solo per apparire. Con buona pace di quelle che hanno un cervello e lo usano (e infatti, che ironia: Vecchioni dedica la sua vittoria alle donne e chi viene inquadrato se non le due bellocce? ma, forse, Vecchioni non intendeva proprio "quelle" donne, che hanno detto di ritenere inutile la manifestazione di cui sopra... per carità: anche io avevo qualche dubbio in proposito e l'ho anche postato, ma insomma: io sono anche stanca di fare la maggioranza silenziosa).

Nel frattempo, le canzoni. Molte in stile sanremese, cioè proprio festivaiole (e quindi non di mio gradimento), ma qualcuna degna di nota: a parte il "solito" Vecchioni, questa volta mi son trovata a fare il tifo per Al Bano e ad essere contenta del suo ripescaggio!

Ovviamente non è solo un discorso "melodico", anzi non lo è per nulla: quello che mi è piaciuto è l'argomento ed il testo finalmente attinente alla realtà e in qualche modo impegnato (deve avergli fatto proprio bene l'incontro con Caparezza!).

Ultima nota "di colore", che i frequentatori di FB magari hanno già visto: a proposito di Vecchioni e della sua canzone, qualcuno ha avuto da dire perché sì, è una bella canzone, ha un bel testo, ma non ci dice cosa dobbiamo fare... ma poffarbacco: con tutto il rispetto per "il professore", dobbiamo proprio aspettare che ce lo dica lui, cosa fare per far finire questa maledetta lunghissima notte? Bah... dati i presupposti, mi sa che durerà ancora a lungo, non fosse che... :)

E basta parlare delle canzoni in gara: ora dirò invece di una canzone che c'entra solo in quanto esclusa... peraltro, dalla serata commemorativa dell'unità d'Italia: Bella Ciao.

Esclusa, dicevo, perché la par condicio avrebbe imposto, secondo i vertici RAI, che venisse affiancata da "Giovinezza"... allora: che Bella Ciao non fosse proprio la canzone dei partigiani già l'aveva chiarito Morandi, però per saperne di più vi invito a leggere questo pezzo in cui lo storico Bermani (poi intervenuto, insieme al prof. d'Orsi, all'iniziativa sul revisionismo storico organizzata il 19 dalla Federazione della Sinistra) spiega gli antefatti.






Ma l'esclusione di Bella Ciao non è finita qui... infatti, dalla rete è partita un'iniziativa "alternativa": visto che dentro l'Ariston la canzone non era la benvenuta, si è deciso (pare che tutto sia stato originato dai viola di Genova, io l'ho saputo da un amico "esterno" ma tant'è, cambia poco: è lo spirito che conta) di trovarsi e cantarla fuori.

Questo è uno dei resoconti che potete facilmente trovare in rete (si assomigliano tutti), ma la realtà è stata diversa... io c'ero, e ve la racconto.

Noi sanremesi eravamo sparpagliati tra il pubblico assiepato alle transenne per guardare chi entrava (???), poi sono arrivati da piazza Colombo i viola scesi dal pullman, con un lenzuolo che diceva "Bella Ciao è qui" e si sono messi ad intonarla. Li abbiamo sentiti e raggiunti, unendoci al coro (e da una trentina che erano loro siam diventati un centinaio): FdS, partigiani dell'ANPI, PD e persino un gruppetto di studenti, sì proprio quelli che ultimamente hanno animato le strade cittadine (non solo di Sanremo) con le loro proteste contro i tagli alla scuola pubblica.

Non una volta sola è stata cantata Bella Ciao, il 17: almeno sei... e ogni volta è stata seguita da "Fischia il vento", intonata a sorpresa proprio dai nostri studenti, ma subito raccolta e urlata a squarciagola anche da noi (sì insomma: chi ci riusciva... perché qualcuno aveva gli occhi lucidi e non riusciva a cantare).

Una di queste sequenze è filmata qui: http://www.youtube.com/watch?v=znzKehRSB3A (grazie al PD di Sanremo).

Dagli organizzatori era partito l'input di non portare simboli o bandiere identificative, e noi ci siamo attenuti alle disposizioni: l'unico cartello "nostrano" era questo, ben visibile nella foto qui sotto, mentre loro sono arrivati con delle bellissime roselline di carta crespa... peccato che fossero tutte immancabilmente viola... e vabbé. Intanto hanno riconosciuto il nostro contributo per cui va bene così.

Poi i viola se ne son tornati al loro pullman in attesa, mentre noi, che - favoriti dall'essere "locali" - non avevamo problemi di tempo, ci siamo soffermati nei pressi... e ci siamo esibiti in un altro paio di bis fuori programma, visto che una giornalista dalla tribuna stampa ha voluto scendere ed unirsi al coro (massì, c'era pure la Parietti... prima). E, almeno per quel che mi rigurada, abbiamo fatto a tempo a tornare a casa per gustarci Benigni (questa è la parte più... "attuale". La recita ed il canto dell'inno si trovano sicuramente su youtube. Grazie Itsas!)

Ecco, questo è successo. E io sono stata fiera di esserci stata, anche se certamente ci sono cose più importanti e gravi. Ma è un segnale.

sabato 12 febbraio 2011

Se non ora, quando?


Già, quando? Magari trent'anni fa... ed era già tardi. Avremmo dovuto approfittare di quel momento storico particolarissimo e glorioso che fu la Resistenza, dove le donne diedero in prima persona il loro contributo e non si limitarono a ruoli secondari o "femminili"... e invece... invece ci siamo lasciate rimettere le catene.

Però... siccome notoriamente sono una "pensatrice libera" e di adeguarmi al sentire comune, se non è il mio, manco ci penso, ecco che - puntuale come l'influenza - dico la mia. Il che ovviamente non significa che non aderisco... ma puntualizzo.

Per cominciare, le donne non sono una classe: non sono come gli operai che, per quanto variegati e sostenitori delle più disparate ideologie, se non altro sai che da alcuni punti di vista sono uguali (ad esempio i bassi stipendi e il lavoro ripetitivo, monotono ed alienante). No, sostenere l'"essere uguali" di individui come la Marcegaglia o la Santanché con la Hack o le mie amiche Silvana o Martina o Manuela o persino me stessa è un assurdo che non meriterebbe neppure approfondimenti, non fosse che Martina e Silvana e Manuela (e tutte le altre che non nomino ma che ho ben presenti, tutte proprio tutte!) non "hanno fatto carriera" per vie traverse, si sudano il loro stipendio (o se lo son sudate finché non le hanno gentilmente messe alla porta) e si impegnano in quel che fanno, sapendo che i loro sforzi devono essere almeno doppi rispetto a quelli dei loro colleghi maschi. Perlomeno in campo lavorativo, perché nell'impegno sociopolitico a volte va meglio. A volte, non sempre: esistevano ai miei tempi di gioventù gli "angeli del ciclostile" come esistono ora le quote rosa... peraltro nemmeno rispettate. Sul lavoro invece... lì sì che ci sono soddisfazioni... per quelle che scelgono la via facile. Il tono ovviamente è ironico.

Ma non vi sembra un po' limitativo e fuorviante scegliere adesso come momento per accorgersi che l'Italia non è uno stato civile? Solo perché un povero vecchietto malato di protagonismo, terrorizzato dall'idea di tornare al nulla cui appartiene (e magari anche di saldare qualche debito, non con la giustizia di cui se ne frega allegramente, ma con qualcuno di ben più temibile: la mafia) e con la passione della carne giovane riunisce in sé il peggio del peggio dei difetti di un popolo (sì perché, fuori dai denti: il problema dell'Italia non è solo Berlusconi, ma tutto ciò che costui incarna, leghisti compresi), allora ci si scatena contro di lui, come se bastasse esorcizzarne la presenza per risolvere tutto... ma quello che abbiamo dentro, i nostri difetti e le nostre debolezze, se la ridono di un esorcismo. Il lavoro da fare è molto più ampio e profondo. E comporta anche una bella dose di autocritica, oltre che critica (in quella siamo tutti bravissimi).

Già: Berlusconi non è che la punta dell'iceberg, non è che il palesarsi di quello che da anni (decenni!) bolle in pentola. Non è che è arrivato lui e sono iniziate le copertine osé di Panorama ed altri giornali "seri", non è che prima di lui nessun capufficio abbia mai allungato le mani su una sua sottoposta con l'allettante promessa di farle fare carriera. Non è che non ci sia mai stata alcuna violenza sulle donne, tanto per dire le cose come stanno. Solo che adesso, a quanto pare, "abbiamo superato la soglia della decenza". Mi pare un po' ipocrita come discorso... la decenza non c'era manco prima. Solo che facevamo finta di non vederlo. Oddio: a voler essere oneste, qualcuna non faceva finta di nulla e si opponeva... pagava un prezzo piuttosto alto, ma almeno alla mattina si guardava allo specchio senza doversi sputare addosso. Ci ha pensato poi la vita, con la collaborazione dell'ennesima crisi economica del mondo capitalista, a ricacciare le donne ancora più indietro nella scala gerarchica della società.

E qui viene l'altro aspetto importante, secondo me: uno stato è civile o non lo è. Non è possibile che lo sia "un po'". Anche se per ipotesi le donne in Italia avessero il rispetto che meritano (a parte il fatto che le cose bisogna guadagnarsele, nessuno ti regala alcunché...), il modo arrogante in cui trattiamo i "clandestini", certe sparate leghiste e il trattamento che le forze dell'ordine troppo spesso riservano ai cittadini - che sono poi coloro che pagano i loro stipendi - basterebbero a far concludere che l'Italia non è un paese civile.

Quindi, come stupirsi? Come indignarsi? Sono mesi, anni ormai che dovremmo essere indignati. Tutti, non solo le donne. Perché che a fronte di prestazioni particolari una fanciulla faccia carriera è la norma, si chiama nepotismo e vale anche al maschile (se non erro il termine fu coniato per definire il favoritismo di certi papi nei confronti di personaggi che, data la regola della castità, a rigore non avrebbero potuto essere loro figli... ipocrisia allo stato puro).

E comunque... Berlusconi non è stato sparato in Italia da qualche malefico extraterrestre, è nato in Italia in una famiglia italiana, è cresciuto nella società italiana e li si è sviluppato... come un cancro. Ma questo cancro è il risultato di un'educazione familiare, scolastica e sociale ben precisa, che opera da prima che nascesse lui ed è assolutamente funzionale al sistema. Poi ovviamente lui ci ha messo del suo... e anche tanto. Indubbiamente. Ma non voglio qui ripercorrere la strada che Travaglio ed altri (pochi, ovviamente) giornalisti ci hanno illustrato. Mi basta dire che i maschietti attuali sono figli delle donne... e se non sono come noi, vediamo di prenderci qualche responsabilità.

Se le nostre figlie pensano che piuttosto che impegnarsi a sviluppare il cervello e le loro specifiche capacità (perché tanto la meritocrazia passa dal letto), interroghiamoci sui modelli che abbiamo dato loro, sugli esempi che siamo state, sulle silenziose sconfitte quotidiane... e lo so che è dura, lo so eccome. Si paga, e sulla propria pelle. Non si fa carriera, ci si vede superate da imbranati maschi o da facili colleghe, gli aumenti di stipendio non arrivano e in caso di crisi si è le prime ad essere lasciate a casa... ma il rispetto di sé parte da lì. O si è capaci di opporsi, oppure è inutile lamentarsi... i Partigiani sapevano che andando in montagna rischiavano la pelle, ma l'hanno fatto ugualmente. Chi si oppone alla mafia sa che nella maggior parte dei casi ha iniziato un conto alla rovescia con la morte. Chi vuole cambiare il mondo sa che non basta dirlo... e che il nemico non si farà da parte solo perché tu hai deciso che la società non va bene. Non ti dice "prego, fammi vedere secondo te come dovrebbe essere", ti ci si oppone con tutte le sue forze. E i maschilisti fanno altrettanto. Non so cos'abbia di tanto interessante e affascinante il potere, proprio non lo capisco... ma a quanto pare la maggior parte della gente che ne viene a contatto ne resta segnato.

Nessuno ti regala quello che vuoi, e solo uniti gli sfruttati possono sperare di capovolgere il mondo. Non è che se la donna in carriera con prestazioni fuori orario decide che domani viene in piazza perché esige rispetto io mi sento meglio... continuiamo a non avere niente in comune. Non sono loro le mie alleate, non è una X cromosomica che avvicina il nostro modo di vedere la vita ed i nostri valori.

Conclusione: domani ci vado anche io, in piazza. Non so ancora dove, ma la mia sciarpettina bianca non mancherà... anche se non capisco perché se porto la bandiera del mio partito questo possa inficiare in qualche modo la riuscita della manifestazione. Io sono una persona intera, da prendere come "blocco unico", non sono usa essere una volta donna, una volta elettrice, una volta mamma e un'altra lavoratrice. Se sono anarchica, lo sono anche quando espongo i miei valori a mia figlia o lavoro. Sbaglio?

Qui trovate sia il testo dell'appello che l'elenco delle città in cui si svolgeranno manifestazioni.

sabato 29 gennaio 2011

La memoria non basta.

«La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell'abbattimento dei cancelli di Auschwitz, "Giorno della Memoria", al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.»

Così recita Wikipedia. E così, dal 2000 (strano che ci siano voluti 55 anni per arrivarci... o forse non è strano per nulla), tutti gli anni ricordiamo la bestialità nazista. Che poi, bestialità: mai visti animali comportarsi così. Loro uccidono per mangiare, non per divertimento, esperimento o per idee e "questioni di razza". Non ho ascoltato alcun discorso, non ho partecipato a commemorazioni "tradizionali"... ho solo meditato in proprio e assistito alla presentazione di un libro, che di questi tempi revisionisti è decisamente fuori dal coro.

Limitiamoci all'Europa, teatro di quegli orrori: se allarghiamo lo sguardo a tutto il mondo lo spettacolo è ancora più sconfortante: per tutti, cito soltanto quello che i democratici USA hanno fatto e continuano a fare a Cuba (dalle bombe alle epidemie provocate al'incarcerazione delle "spie", come i famosi cinque) e quello che gli israeliani fanno in Palestina.

Proprio loro, gli israeliani, epigoni delle vittime principali della follia nazista... non hanno imparato niente.


E noi? Neanche, mi pare.
Non solo una buona fetta di italiani (parlo di quelli che c'erano) tende a minimizzare il tutto e cerca di far passare l'idea che in fondo in Italia non è successo nulla di grave, razzialmente parlando, e che da noi i campi di concentramento non c'erano (con buona pace dei pochi documenti ufficiali dell'epoca miracolosamente scampati alla distruzione - non necessariamente fatta dai fascisti - che parlano espressamente di "campi di concentramento" per dissidenti e indesiderati vari), ma anche gli altri, quelli più giovani e che hanno la responsabilità dell'educazione dei giovani, spesso e volentieri abdicano al loro compito in nome di un "volemose bene" revisionista che non fa bene a nessuno. Perché chi non capisce la storia è destinato a ripeterla.

Dunque: "noi italiani buoni" avevamo le nostre brave leggi razziste, che se la prendevano con gli ebrei e con gli zingari (a proposito di zingari, leggete questo articolo, è un po' lungo ma ne vale la pena). Non solo: abbiamo anche internato gli italiani di etnia slovena, quelli residenti a Gorizia e nei territori conquistati alla Jugoslavia dopo la prima guerra mondiale. Per "favorire il processo di italianizzazione". Perché poi non è che gli jugoslavi siano tutti pazzi sanguinari, non è che i titini si siano svegliati un giorno e abbiano deciso di dar la caccia agli italiani perché la stagione venatoria contro le quaglie era chiusa... forse i martiri delle foibe (di quelle sì che si può parlare, anzi! si deve!) hanno qualche spiegazione diversa dalla follia comunista... invece di questo bisogna tacere, i fascisti passati ed attuali per questioni di comodo (meglio far le vittime e dar la colpa ai comunisti mangiabambini) e gli altri, troppi altri, perché ormai comunisti non sono più e di raccontare la verità non gliene importa il classico fico secco. Tant'è vero che un narratore (non storico, lo dice anche lui) come Pansa può provare a far passare la sua visione della storia come "il giusto riconoscimento alle vittime". Senza peraltro turbarsi troppo se l'amnistia che ha praticamente salvato la pelle a molti fascisti, anche a quelli decisamente colpevoli, l'ha firmata un certo Togliatti. Senza parimenti azzardarsi a scrivere i suoi "racconti" quando personaggi del calibro di un Pertini o di un Pesce erano ancora vivi (guarda caso, "Il sangue dei vinti" vede la prima edizione nel 2003). E senza neppure controllare a fondo le fonti. Ma tant'è: è un semplice racconto... che però viene spacciato per verità rivelata.

Quanto ai campi di concentramento, ce ne avevamo pure noi. Non erano campi di sterminio, certo (a parte la Risiera di San Sabba, dove i forni c'erano - oggi non visibili perché li han fatti saltare a Liberazione avvenuta), però non erano neppure luoghi di villeggiatura.

Tutto questo per il passato, anche se mi rendo conto che il discorso è tutt'altro che esaurito. Ma dicevo, non pare che il ricordo ci sia servito - ci serva! - ad evitare il ripetersi di simili massacri (soltanto se per considerare "massacro" un atto di inumanità è previsto un numero minimo di vittime, diciamo un milione, per ora forse dovrei cambiare termine. Ma per me "massacro" è una carneficina, e se anche le vittime sono "solo" cinque già son cinque di troppo).

In "piccolo" mi viene da citare il comportamento di certe "forze dell'ordine" nei confronti di manifestanti e di detenuti, in grande penso ai centri di raccolta ed espulsione per i clandestini, rei soltanto di cercare una vita migliore, che noi in barba a trattati internazionali (non parlo della nostra Costituzione, che quella la vogliono proprio smantellare: parlo di ONU... ma anche quella evidentemente è da citare solo quando conviene. Un po' come quando aumenta il prezzo di qualcosa: ci citano sempre gli altri stati europei dove la vita è più cara... dimenticando tra l'altro che - magari - anche gli stipendi sono più alti!) ributtiamo nelle braccia non proprio amorevoli di un certo colonnello Gheddafi, che stiamo anche aiutando a costruire i suoi personali lager.

La storia è scritta dai vincitori, quindi i revisionisti si affannano a correggere gli errori e la verità di parte che i comunisti hanno scritto a loro uso e consumo. Se fosse vero questo loro zelo, avrebbero tutto il mio appoggio, anche se certe verità potrebbero non piacermi. Ma c'è un particolare che sembra sfuggire loro: la guerra l'hanno vinta - e conseguentemente scritta, per quel che riguarda noi italiani - gli americani. Dire che gli americani sono comunisti mi sembra un filino eccessivo... e poi, se proprio vogliamo la verità vera, non è forse vero che proprio gli americani si sono adoperati in più di un modo, lecito o meno, per far sfuggire alla giustizia parecchi criminali, nazisti e nostrani, e facendoli riparare nelle amorevoli braccia di qualche dittatoruncolo sudamericano così opportunamente insediato dalla CIA ed amichetti vari?

Non è che gli USA siano poi questi gran paladini della democrazia ed abbiano avuto realmente a cuore la sorte della vecchia Europa: si sono decisi a entrare in guerra, dopo decenni di proficui scambi commerciali (e magari non solo quelli...) con la Germania di Hitler, solo quando son stati colpiti nel vivo, sul loro territorio (grossissimo sbaglio, quello giapponese. Dal loro punto di vista ovviamente). E anche quando sono arrivati qui, non è che i loro aiuti andassero imparzialmente a tutte le formazioni partigiane. Diciamole queste cose, se davvero amiamo la verità. Non buttiamo solo fango sui partigiani che si sono sacrificati per la nostra libertà.

E non lasciamo che in nome della difesa di una "patria" che però, per tutto il resto, è solo un'inutile zavorra artatamente costruita, da smembrare al più presto con la scusa del federalismo, tanti esseri umani innocenti vengano trattati in modo arbitrario e cattivo in attesa di essere riconsegnati alla morte dalla quale cercano di fuggire. Non c'è lavoro per noi, per i nostri giovani: a che ci servono altre braccia? Vero, non c'è lavoro (e quello che c'è è nero o precario perlopiù), ma nessun uomo è un'isola. In quest'epoca di globalizzazione chi pensa di poter stare bene senza curarsi del vicino è un povero illuso (perché voglio essere gentile). Chi chiude gli occhi su quello che facciamo ai clandestini, sui massacri quotidianamente perpetrati dagli israeliani a Gaza, sugli stupri di massa di donne in Sud Africa, su tutte le brutture che rischiano di sommergerci è un ignavo. Solo che io, molto poco dantescamente, non ho voglia di aspettare un ipotetico aldilà per vedere saldati i debiti.

E allora... R-ESISTIAMO. Sempre, tutti insieme. Per noi, per i nostri figli e per tutte quelle grandi persone che hanno pagato un prezzo altissimo per regalarci la LIBERTA' che di questi tempi qualcuno vorrebbe ancora sottrarci. E chi non lotta contro il tiranno e non è disposto a far fronte comune contro di lui (come del resto avvenne, vittoriosamente, proprio durante la Resistenza) è un colluso. Avremo tempo dopo per i distinguo e le precisazioni... prima occupiamoci di averlo, quel "dopo"!

Anche se ci crediamo assolti, siamo per sempre coinvolti. Proprio come cantava De André.