"Istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza. Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il nostro entusiasmo. Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra forza." Antonio Gramsci

giovedì 24 maggio 2007

Subcomandante ribelle Marcos: ISTRUZIONI PER CAMBIARE IL MONDO




Subcomandante ribelle Marcos
17 Novembre, anniversario dell'EZLN

I
Si costruisca un cielo piuttosto concavo. Lo si dipinga di verde o di caffè, colori belli e terrestri. Lo si spruzzi di nubi a discrezione. Appendi con attenzione una luna piena a occidente, diciamo a tre quarti sull'orizzonte. Verso oriente si levi, lentamente, un sole brillante e potente. Riunisci uomini e donne, parla loro lentamente e con affetto, cominceranno a camminare da soli. Contempla il mare con amore. Riposa il settimo giorno.

II
Riunisci i silenzi necessari. Forgiali con sole e mare e pioggia e polvere e notte. Con pazienza affila uno dei suoi estremi. Scegli un vestito marrone e un fazzoletto rosso. Aspetta l'alba e marcia verso la grande città. A vederti, i tiranni fuggiranno terrorizzati, urtandosi gli uni con gli altri. Ma... non fermarti!... la lotta è appena cominciata.


Le definizioni

IL MARE - È ampio e umido, salato. Si guarda sempre di fronte e per intero. Alla fine uno esce pulito e invincibile. Amare continua ad essere difficile... camminare anche. Nel mare ci sono molte cose, ma soprattutto c'è acqua, acqua, sempre acqua. Ricorda: non c'è sete che se la beva...

IL POETA - I suoi primi poemi sono sempre maledizioni (quelli che seguono pure). Si innamora di continuo e cade con la stessa frequenza. Si solleva lentamente sopra carta e pittura. Per ridere meglio piange. E' in pericolo di estinzione.

IL VENTO - Il vero capitano del mondo. Dirigendo polvere e sentieri si diverte con noi e, si dice, non se la passa tanto male.


Istruzioni per dimenticare e ricordare

Tira fuori lentamente quest'amore che ti duole nel respirare. Scuotilo un po' affinché si svegli. Lavalo con attenzione, che non rimanga la minima impurità. Pulito e odoroso, piegalo tante volte quante sia necessario perché abbia la misura dell'unghia dell'alluce del piede destro. Aspetta che passi una formica, essere nobile e generoso, e passa a lei il pesante carico. Lo porterà al sicuro in qualche profonda caverna. Fatto questo, vai a riempire, per l'ennesima volta, la pipa di tabacco di fronte al mare d'oriente. L'oblio giungerà parallelamente alla fine del tabacco e all'avvicinarsi del mare a te.
Se vuoi recuperare questo amore che adesso dimentichi, basta scrivere una lunga lettera parlando di viaggi sconosciuti, idre, mulini a vento, uffici e altri mostri ugualmente terribili. Al ritorno della posta ritroverai il tuo amore tale e quale lo inviasti, forse con un po' di polvere e sogno sulla copertina...


Istruzioni per andare avanti

Di fronte a un qualsiasi specchio, renditi conto che non si è il meglio di se stessi. Però si può sempre salvare qualcosa: un'unghia per esempio...


Istruzioni per scrivere una canzone

Inizialmente non è obbligatorio sapere le note, le rime e i ritmi; basta cominciare a canticchiare qualche vecchia aria. Ripetila finché non abbia niente a che vedere con l'originale. Le parole sono il meno, poiché ci sono poemi d'avanzo. Però, per i dubbi, fa attenzione che nessuno lo ascolti... ci sono anche critici d'avanzo.


Istruzioni per non piangere

Che finchè rimanga un uomo morto,
nessuno rimanga vivo.
Mettiamoci tutti a morire,
anche se piano piano,
fino a che si ripari
a questa ingiustizia.
Roberto Fernàndez Retamar

Sulla sua morte ci andammo sollevando. Dapprima furono cinque nomi a cadere, uno ad uno e insieme, in nostra memoria. Poi vennero ad aggiungere il loro sangue altri nomi. Già ci stavamo schiantando sulla base del monte e il sangue aggiunto-giusto di altri ci riportò in alto. In tempi distinti unirono con zelo tutto questo sangue con il proprio affinché non si perdesse nel fiume. Continuammo a camminare senza guardare molto lontano e alcuni aprirono il cofanetto di lacca per riaprire la nostra memoria, e ci obbligarono a sollevare la vista con il loro sangue. Sempre ci sollevammo sulla loro morte. E così ognuno va mettendo la propria quota di sangue affinché altri si sollevino, fino a che tutti in piedi metteremo un nuovo sole sopra una terra nuova.


Istruzioni per la mia morte

Quelli che ora dicono "Com'è malvagio", diranno allora "Com'era buono". E io me ne andrò sorridendo, burlandomi sempre di loro, cioè di me.


Istruzioni per innamorarsi

Scegli una donna qualsiasi. Concentra l'attenzione su qualche parte del suo corpo e comincia ad amarla. Aumenta poco a poco il tuo amore fino a completarla. Fatto questo, disinnamorati rapidamente perché l'amore provoca assuefazione.


Istruzioni per provare compassione

Poveri noi, tanto piccoli e con tutta la rivoluzione da fare.


Istruzioni per avere successo

Decidi di scrivere un libro. Metti insieme diversi ricordi (minimo 16). Scrivi un lungo prologo e, nelle poche pagine rimaste, ammucchia i ricordi. L'indice non è necessario. Poi attraversa a nuoto l'Atlantico e conquista l'Europa. Il libro si venderà come il pane caldo.


Istruzioni per accomiatarsi

Non guardare indietro. Di solito basta questo...


Istruzioni per misurare il silenzio

Bastano i sospiri. Ma non li contare, il risultato è solitamente scoraggiante.


Istruzioni per le lacrime

Forma una conca con le mani, deposita le lacrime una ad una. Riempito la conca, vuotala in un luogo estraneo e forma tanti mari quanti sia necessario. Battezzali con nomi belli e apocalittici. Evita le ovvietà come "Mare Amaro" e "Mare delle Pene e dei Piaceri". "Mare Albero", "Mare Sole", "Mare Cappello" e nomi simili sono i più indicati.


Istruzioni per misurare gli amori

Accendi la pipa e continua a camminare. Raccogli, con attenzione, alcuni dei baci più dimenticati, alcune ciocche di capelli, due o tre sguardi, un ricordo o un altro di pelli bianche e scure, un poema rotto e una suola di scarpa (quest'ultima per dare consistenza al beveraggio). Mescola il tutto e insaporisci a discrezione. Dividi il risultato per due, tante volte quante sia necessario affinché non rimanga niente.


Istruzioni per cadere e sollevarsi

Continua a camminare, quando te ne renderai conto sarai già con le chiappe a terra, in quella posizione scomoda che tengono i pupazzi. Subito dopo comincia una lunga e ostinata riflessione sulla convenienza di restare lì per terra. Ma già si allontanano i compagni e la puntura è lungi dall'apparire un chiaro sentiero, chiaro. Non è neanche in questione l'idea di restare lì tutta la vita, con il fango che riempie l'anima e lo zaino, cosìcché arriva il momento di sollevarsi, situazione difficile e imprevedibile nei suoi risulatati. Forse è meglio continuare a stare a terra e trascinarsi poco a poco ma, oltre ad essere poco estetico, ciò è impraticabile (credetemi, l'ho provato): ci sarà sempre una radice nascosta o una spina a trattenerti, e allora una nuova riflessione sulla comodità di stare seduto nel fango, nonostante le zanzare, le mosche e i mosconi. Già deciso a sollevarsi, il che è sempre la cosa più difficile, viene la complicata operazione che consiste nell'appoggiarsi con le mani e le ginocchia dove capita e cercare di collocare il pesante cappuccio sulla schiena (tanto semplice, e pesante, è portarsi la casa a spalle: giusto un telo di plastica e un'amaca). Ma lo zaino si ostina a portare altre cose assurde: alcuni libri di poesia, qualche vestito, un calzino spaiato, la medicina per il mondo, cibo, un'umida coperta... Il carico nel suo insieme pesa tonnellate (soprattutto dopo le prime ore di camminata) e tende ad infangarsi ogni volta che gli viene voglia, cioè quasi sempre. Ormai tartaruga faccia a terra, segue l'atto di mettere un piede e alzarsi sull'altro, con la conseguente protesta delle ginocchia; l'orizzonte allora si allarga e sarà sempre estraneo. Con lo sguardo a terra si intraprende nuovamente la marcia fino alla prossima caduta, che si verificherà appena pochi passi più avanti. E la storia si ripete...


Istruzioni per misurare i disamori

Basta il rancore e, infine, non ne vale la pena.


Istruzioni per misurare la vita

Si prenda dello spago a discrezione e si cominci ad infilarlo nella tasca destra dei pantaloni fino a che si verifichi una delle due cose:
A) - Che la tasca si riempia di spago.
B) - Che ci si stanchi di infilare spago nella tasca.

Quando si è verificata una delle due cose suindicate, o entrambe, aspetta una sera piovosa. Proprio quando la pioggia comincerà ad essere incerta se cadere o no sulla terra, tira fuori lo spago e lancialo in alto, più in alto possibile, con un elegante gesto da mago e, simultaneamente, mormora le seguenti parole: "Vedo, misuro, esisto, la vita". Se si sono seguite le istruzioni alla lettera, lo spago rimarrà in aria, sospeso per alcuni istanti, prima di tornare a terra in un mazzo di fili. Così hai la misura di un pezzo di vita. Se, pur avendo seguito le istruzioni, la corda non risponde come sopra indicato, non preoccuparti e prova con un'altro spago. Succede che ci sono spaghi che si negano, con sconcertante ostinazione, a misurare la vita (hanno già abbastanza problemi - dicono - a legare stivali, scarpe e altre cose assurde).


Selva Lacandona, Chiapas, Messico
1984-1989

Dalle montagne del sudest messicano
Subcomandante ribelle Marcos


fonte: http://www.ipsnet.it/chiapas/libro97.htm





Lettera del subcomandante Marcos al movimento italiano.

Esercito zapatista di liberazione nazionale.
Messico.
15 febbraio 2003.




Fratelli e sorelle dell'italia ribelle:

Ricevete un saluto dagli uomini, donne, bambini, e anziani dell' esercito zapatista di liberazione nazionale.
La nostra parola si fa nuvola per attraversare l'oceano e arrivare ai mondi che ci sono nei vostri cuori.
Sappiamo che oggi ci saranno mobilitazioni in tutto il mondo per dire no alla guerra di bush contro il popolo dell'Irak! E questo bisogna dirlo proprio cosi', perche' non e' una guerra del popolo nordamericano, ne' e' una guerra contro Saddam Hussein.
E' una guerra del denaro, che e' rappresentato dal signor bush (forse per enfatizzare che manca di ogni intelligenza).
Ed e' contro l'umanita', il cui destino e' oggi in gioco in terra irakena.
questa e' la guerra della paura.
Il suo obiettivo non e' abbattere Hussein in Irak.
La sua meta non e' farla finita con al qaueda.
Ne' liberare il popolo irakeno.
Non e' la giustizia ne 'la democrazia ne' la liberta'cio' che anima questo terrore.
E' la paura.
La paura che l'umanita' intera si rifiuti di accettare che un poliziotto le dica quello che deve fare, come deve farlo e quando deve farlo.
La paura che l'umanita' si riufiuti di essere trattata come un bottino.
La paura di questa essenza dell'essere umano che si chiama ribellione.
La paura che i milioni di essere umani che oggi si mobilitano in tutto il mondo trionfino nell'innalzare la causa della pace.
Perche' le bombe che saranno lanciate sul territorio irakeno, non avranno come vittime solo i civili irakeni, bambini, donne, uomini e anziani, la cui morte sara' solo un incidente nel precipitoso e arbitrario passaggio di chi chiama, dalla sua parte, dio come alibi per la distruzione e la morte.
Chi dirige questa stupidita' (che e' appoggiata da berlusconi in italia, blair in inghilterra, e aznar in spagna), il signor bush, con i soldi compro ' la potenza che pretende scaricare sul popolo irakeno.
Perche' non bisogna dimenticare che il signor bush sta a capo della autoprocalamata polizia mondiale, grazie ad una frode cosi' grande che ha potuto essere occultata solo dai detriti delle torri gemelle a new york e dal sangue delle vittime degli attentati terroristici dell'11 settembre 2001.
Ne' Hussein ne' il popolo irakeno interessano al governo nordamericano.
Quello che gli importa e' dimostrare che puo' commettere i propri crimini in qualunque parte del mondo, in qualunque momento e che lo puo' fare impunemente.
Le bombe che cadranno in irak cercano anche di cadere in tutte le nazioni della terra.
Vogliono cadere anche sopra ai nostri cuori e cosi' universalizzare la paura che portano dentro.
Questa guerra e' contro tutta l'umanita' contro tutti gli uomini e le donne oneste.
Questa guerra vuole che abbiamo paura, che crediamo che chi ha il denaro e la forza militare, abbia anche la ragione.
Questa guerra vuole che scrolliamo le spalle, che facciamo del cinismo una nuova religione, che rimaniamo in silenzio, che ci conformiamo, che ci rassegnamo, che ci arrendiamo, che dimentichiamo.
Che ci dimentichiamo di Carlo Giuliani, il ribelle di Genova.
Per noi zapatisti, uomini siamo quelli che sognano i nostri morti.
E oggi i nostri morti sognano un no ribelle! Per noi c'e' solo una parola degna e una azione conseguente di fronte a questa guerra.
La parola no e l'azione ribelle.
Per questo dobbiamo dire no alla guerra! Un no senza condizioni ne' pero'.
Un no senza mezze tinte.
Un no senza grigi che lo macchiano.
Un no con tutti i colori che dipingono il mondo.
Un no chiaro, tondo, contundente, definitivo, mondiale.
Quello che e' in gioco in questa guerra e' la relazione tra il potente e il debole.
Il potente e' tale perche' ci fa deboli.
Si alimenta del nostro lavoro, del nostro sangue.
Cosi' lui ingrassa e noi deperiamo.
In questa guerra il potente ha invocato dio dalla sua parte perche' accettassimo la sua potenza e la nostra debolezza come qualcosa stabilito da un disegno divino.
Pero' dietro questa guerra non c'e' altro dio che il dio del denaro, ne' altra ragione che il desiderio di morte e distruzione.
L'unica forza del debole e' la sua dignita'.
Essa lo anima a lottare per resistere al potente, per ribellarsi.
Oggi c'e' un no che debilita il potente e fortifica il debole: il no alla guerra.
Qualcuno si domandera' se la parola che convoca tanti in tutto il mondo sara ' capace di evitare la guerra o, se gia' iniziata, a fermarla.
Pero' la domanda non e' se potremo cambiare la strada assassina del potente.
No.
La domanda che ci dobbiamo fare e': potremo vivere con la vergogna di non aver fatto tutto il possibile per evitare e fermare questa guerra? Nessun uomo e donna onesti possono rimanere in silenzio e indifferenti in questo momento.
Tutti e tutte, ognuno con il proprio tono, col proprio modo, con la propria lingua, con la propria azione, dobbiamo dire no! E se il potente vuole universalizzare la paura con la morte e la distruzione, noi dobbiamo universalizzare il no! Perche' il no a questa guerra e' anche un no alla paura, un no alla rassegnazione, un no all'oblio, un no a rinunciare ad essere umani.
E' un no per l'umanita' e contro il neoliberismo.
Desideriamo che questo no valichi le frontiere, che si faccia beffe delle dogane, che superi le differenze di lingua e cultura, e che unisca la parte onesta e nobile dell'umanita', che sempre, non bisogna dimenticarlo, sara' la maggioranza.
Perche' ci sono negazioni che uniscono e portano dignita'.
Perche' ci sono negazioni che affermano uomini e donne nella parte migliore di se stessi, cioe' nella loro dignita'.
Oggi il cielo del mondo si annuvola di aerei da guerra, di missili che si autodefiniscono intelligenti solo per nascondere la stupidita' di chi li comanda e di chi come berlusconi, blair e aznar li giustificano, di satelliti che indicano dove c'e' vita e ci sara' morte.
Il suolo del mondo si macchia di macchine di guerra che dovranno dipingere di sangue e vergogna la terra.
Arriva la tormenta.
Pero', albeggera' solo se le parole fatte nuvola per attraversare le frontiere, si trasformano in un no fatto pietra, e aprono una fessura nell' oscurita', una crepa dalla quale possa passare il domani.
Fratelli e sorelle dell'italia ribelle e degna: accettate questo no che, dal messico,vi mandiamo noi zapatisti, i piu' piccoli.
Permettete che il nostro no fraternizzi col vostro e con tutti i no che oggi fioriscono in tutta la terra.
Viva la ribellione che dice no! Muoia la morte! Dalle montagne del sudest messicano Per il Comitato clandestino rivoluzionario indigeno - Comando generale dell' Esercito zapatista di liberazione Nazionale.
Subcomandante insorgente Marcos.
Messico, febbraio 2003.
Ejercito Zapatista de Liberacion Nacional.
Mexico.
15 de febrero del 2003.

fonte: http://www.ecn.org/ponte/guerra/marcos.php


2 commenti:

Anonimo ha detto...

Viva! Viva! La Revolucion!
Viva! Viva! La Revolucion!

Anonimo ha detto...

L’esercito zapatista di liberazione nazionale.
La voce che si arma per farsi ascoltare.
Il volto che si nasconde per mostrarsi.
Il nome che si tace per essere nominato.
La rossa stella che chiama l’essere umano e il mondo affinchè ascoltino,
affinchè vedano, affinchè pronuncino il nome.
Il domani che si raccoglie nel ieri.
Dietro il nostro volto nero, dietro la nostra voce armata, dietro il nostro
innominabile nome, dietro i noi che voi vedete, dietro siamo voi.
Dietro siamo gli stessi uomini e donne semplici e ordinari che si ripetono
in tutte le razze, si dipingono di tutti i colori, si parlano in tutte le
lingue e si vivono in tutti i luoghi.

Gli stessi uomini e donne dimenticati.
Gli stessi esclusi.
Gli stessi intollerati.
Gli stessi perseguitati.
Siamo gli stessi voi. Dietro di noi stiamo voi.

http://www.tmcrew.org/chiapas/inaug.htm