"Istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza. Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il nostro entusiasmo. Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra forza." Antonio Gramsci
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giovedì 7 febbraio 2008

Parigi, l'affitto "in natura": sesso in cambio di una casa



Numerose le proposte per ragazze con poca disponibilità economica
Un appartamento, o una stanza, niente euro ma prestazioni particolari

Fenomeno diffuso nella capitale francese, gli annunci su internet
I rischi non mancano, ma molte giovani firmano il "contratto"



PARIGI - Affittasi appartamento confortevole e indipendente in quartiere tranquillo, nessun affitto né cauzione, si paga in natura. Un po' di sesso, qualche prestazione particolare se del caso, se avanza tempo si può anche uscire insieme, ogni tanto. Un'idea per fronteggiare la crisi degli affitti. Succede a Parigi. Dove alcuni proprietari di appartamenti hanno pensato di venire incontro alle ragazze in cerca di un tetto ma con scarsa disponibilità economica. Non ci sono benefattori, è chiaro. Però ci sono ragazze disposte a pagare il dazio. E senza farsi troppi problemi.

Del fenomeno si è accorto il quotidiano francese Libération, che ne ha fatto un'inchiesta. Punto di partenza, gli annunci pubblicati su alcuni siti internet, come Missive, Kijiji, Vivastreet, o sul quotidiano freepress Paris Panama. Bisogna saper cercare, è chiaro. Perché di solito, nelle inserzioni, la parola "sesso" non compare. L'indizio, di solito, è camuffato sotto espressioni tipo "per ragazza" o "in cambio di prestazioni", e il prezzo dell'affitto non viene specificato.

Antoine, ad esempio. Ha 47 anni, è un "alto funzionario", e quando gli autori dell'inchiesta lo incontrano (aveva messo un annuncio su Missive) parla di un appartamento "calmo, indipendente" in un quartiere "gradevole". Poi spiega quel certo modo in cui vuole che l'inquilina accavalli le gambe sul divano "per eccitarmi", e se può girare nuda per casa è ancora meglio. Quanto alla frequenza dei rapporti sessuali, "non c'è alcun limite". Idem per la durata del contratto: "Può essere di mesi, o anni. Le sole ragazze che ho sfrattato sono quelle che non hanno rispettato i loro doveri".

Un "contratto" che si può declinare in diversi modi. Amar, ad esempio, offre un monolocale a 650 euro negoziabili, nel senso che è disposto a scendere a 450 euro "per due week-end di sesso al mese". Laurent, 32 anni, propone di condividere il suo bell'appartamento nel XV arrondissement in cambio di "relazioni sessuali non classiche".

"Uno scambio fra adulti consenzienti e quindi non censurabile", lo definisce Pierre Allain, webmaster di Missive, che tuttavia richiama alla "prudenza": "A volte ci sono uomini che approfittano della disperazione delle giovani - osserva - noi mettiamo in guardia i nostri internauti ma non possiamo selezionare ogni annuncio". Missive è registrato in Svizzera, come la maggior parte dei siti internet che offre questi servizi. "La Svizzera ha una legislazione più permissiva - spiega il webmaster - resta il fatto che anche in Francia un uomo ha il diritto di offrire alloggio in cambio di prestazioni sessuali".

Qualche ragazza, che ha provato l'esperienza, ha detto al quotidiano che preferisce "prostituirsi per pagare l'affitto, almeno si resta libere". E' il caso di Stephanie, 38 anni, accompagnatrice occasionale. Che sconsiglia vivamente la formula "appartamento in cambio di sesso". "Ho un'amica che c'era cascata. S'è ritrovata in mezzo a una strada da un giorno all'altro. Diventi dependente da una persona che può chiederti ogni giorno di più, sotto la minaccia di sfrattarti. Sinceramente, preferisco prostituirmi, e pagare l'affitto, almeno resto libera".

E poi ci sono quelle come Tina, 35 anni, che si dice molto soddisfatta. "Il proprietario della casa in cui vivo è un uomo di 62 anni. L'ho incontrato sugli Champs-Elysees, vive a Dubai e viene in Francia di tanto in tanto. Per il resto del tempo - conclude - vivo sola nel suo appartamento di 115 metri quadrati nel XVI arrondissement".

(6 febbraio 2008)

fonte: http://www.repubblica.it/2008/02/sezioni/esteri/parigi-sesso-affitto/parigi-sesso-affitto/parigi-sesso-affitto.html

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domenica 6 gennaio 2008

Bacio collettivo contro il divieto di coccole - No kisses for under 16


L'obiettivo del provvedimento è combattere le violenze sessuali

Sudafrica, protesta dei minori di 16 anni partita dalla Rete contro una legge che impedisce anche le effusioni


JOHANNESBURG (Sudafrica) - Vogliono scendere nelle piazze
delle metropoli del Paese sudafricano per baciarsi in una appassionata «kissathon», una maratona di baci. Migliaia di teenager, ma anche molti adulti, sono pronti a protestare simbolicamente contro una nuova, e molto controversa, legge che proibisce ogni attività sessuale sotto i 16 anni, compresi, appunto, baci e carezze. Gli adolescenti del Sudafrica sono sconcertati: come riporta il quotidiano Star diverse migliaia di internauti hanno usato il portale Facebook nelle scorse settimane per esprimere nei forum tutto il loro disappunto contro il «Sexual Offence Act». Una legge, quella firmata a metà dicembre dal presidente Thabo Mbeki sulla violenza sessuale, che in sostanza chiarisce e completa la definizione penale di stupro.

DIVIETO DI FLIRT - Questa parte è stata accolta perlopiù con favore, dato l'alto numero di violenze sessuali, circa 50mila l'anno, che affigge il Paese. Nella nuova legge è punibile, fra l'altro, per la prima volta anche la violenza sessuale nei confronti del maschio. Quella più rigida che riguarda il «divieto di flirt» - pensata per prevenire le gravidanze tra minori -, tuttavia, ha scatenato le proteste e le ironie di tantissimi ragazzi e ragazze che si sono sfogati su chat e siti web. Viene vietato di fatto ogni genere di rapporto sessuale, il bacio o le effusioni a chi non ha ancora compiuto i 16 anni. In Rete si sono organizzati nel frattempo diversi gruppi di teenager che nel corso del mese daranno il via alle cosiddette «kissathon» (neologismo che unisce «bacio» e «maratona» in inglese) in diverse città, fra cui Joahnnesburg, Città del Capo e Pretoria.

PROTESTA ONLINE - La prima manifestazione del più numeroso fra questi gruppi, l'«Everyone Against the New Kissing Law» - che conta circa 15.000 membri - si è dato appuntamento per sabato su una pista di pattinaggio di un centro commerciale, della capitale ma, riferisce il sudafricano Daily News, non si è visto nessun segno di protesta. La protesta, per ora, si è spostata su Facebook dove sono un centinaio gli scatti degli utenti sudafricani under 16 mentre si baciano. E molti sono i sostenitori virtuali dell'iniziativa dal Canada, Stati Uniti e da altri paesi europei. «Continueremo la nostra lotta, online e sul campo, per togliere al più presto questa orripilante legge» scrive un lettore.

Elmar Burchia
06 gennaio 2008

fonte: http://www.corriere.it/cronache/08_gennaio_06/sudafrica_bacio_collettivo_71fb39e6-bc7d-11dc-a86a-0003ba99c667.shtml

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No kisses for the misses if you’re under 16


This is a very strange one but I just couldn’t help myself.
Yes this is SA Rocks but there is a limit and I think that the moral police and politically-correct-ravaged have finally lost their minds…completely.

A new law has been passed that anyone under the age of 16 cannot kiss, embrace or even touch in public. If you are caught doing these things and you are under 16 you can be arrested and prosecuted. Are you freaking kidding me?

What is this? A flipping censored state? Surely education is the solution not restriction? Surely the government and Mr Mbeki cannot believe that this is the answer to HIV/Aids (this is the only thing I can think of as a justification)?

What’s next, no under-age expression? No opinion? No swearing, cursing, blasphemy, loud noises, noise, music, rock music, gothic music? I cannot express enough how silly I think this is. Surely the world is laughing at us, surely this is a move in the wrong direction and a move that we will regret in the future?

According to IOL online “The new law, passed two weeks ago under the Sexual Offences Act, sparked a huge uproar on the popular website [Facebook].” For the record, SA Rocks will be in full support of the protests being organised by the groups on Facebook. I will actively be going out and touching (holding hands), hugging and kissing my girlfriend. In fact I will go so far as to get my cousins (both under 16) to hug eachother in public. Is that a crime too?

This law must surely have ammendments to it that allow family to embrace and be affectionate?

What will happen at school socials, parties, private homes? Will police be actively seeking offenders? I can only imagine that this law is more of a hindrance to police than anything else? Not only do they have to catch rapists, murderers, thieves and the like but now they need to be on the lookout for teenagers kissing and hugging in public.

What a crock of shit. Stupid law.


fonte: http://sarocks.co.za/2007/12/29/no-kisses-for-the-misses-if-youre-under-16/

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mercoledì 2 gennaio 2008

Famiglia - una strana malattia



di Carola Frediani


“Vedi come sono i bambini...” mi diceva l’altro giorno un’amica. “Mia figlia Anna mi ha confidato che da grande si sposerà...con il suo fratellino. Eh sì, perché per loro il matrimonio si fa con i parenti: è inconcepibile l’idea di andare a vivere insieme a un estraneo”. Dalle torto, è stato il mio commento.

Chiamatelo matrimonio, pacs, dico o convivenza more uxorio, alla fine si parla di una sola cosa: la coppia. Ovvero quella linea che unisce due punti, e che come una rete intrappola porzioni differenti di mondo, a seconda della distanza tra le due estremità: se molto lontane la pescata si fa più ricca, a volte troppo; se tanto vicine, si finisce col tirare su solo una spigola, ma hai voglia il gusto di dividersela a metà. Il problema delle coppie sta in questa distanza, direbbe uno di quei manuali di self-help che vanno tanto di moda; e se la prossimità rafforza, la coincidenza dei punti trasforma la coppia in una copia, e il gioco della fune è bell’e che finito. Soprattutto la coppia è un’entità visibile, che abbisogna della luce del sole per fotosintetizzare la propria identità: che sia sbrindellata convivenza, patto riconosciuto dallo Stato o matrimonio incensato, la coppia ha una sua valenza sociale.

Due che si amano su un’isola deserta sono due che si amano su un’isola deserta. Sono tutto il mondo. La coppia è invece una forma di differenziazione. Per questo la coppia aperta non esiste: è un’invenzione degli intellettuali francesi che oggi rivive degradata nel mercato degli scambisti. Una coppia è sempre e comunque chiusa: può rispettare regole diverse, o sembrare che non ne rispetti, ma spalancarla veramente è come dischiudere una vongola: la si uccide. Ecco perché ritengo che la coppia sia oggi viva e vegeta, malgrado i moniti funerei, benché purpurei, di chi scambia la coppia col matrimonio. Anzi, oserei dire che non è stata tanto viva come in questo scampolo di storia.

Vi ricordate quando a scuola vi spiegavano che la famiglia allargata, una volta messa nella centrifuga della modernità, si era infeltrita e ristretta al punto da doversi chiamare nucleare? Bene, quel nucleo è ormai bipartito: quel nucleo è la coppia. In questo senso la coppia ha lunga vita: i suoi due poli vanno e vengono, ma la struttura resta. Almeno nel nostro mondo occidentale. Che sia così ce lo dice anche il mercato, che come sappiamo è un profeta sempre ascoltato. I servizi e i prodotti che hanno a che fare con la coppia (per costituirla, per farla sopravvivere, per scioglierla senza traumi, per darle il ricostituente, per santificarla a San Valentino) prosperano indisturbati; e come tutte le cose da cui si può estrarre un valore si è cominciato a fastfoodizzarla. Come altrimenti spiegare il fenomeno degli speed date, gli appuntamenti di massa in cui si cambia partner dopo pochi minuti e alla fine si decide con chi provarci? (A questo proposito, vorrei segnalare che le donne sembrano muoversi a loro agio nella velocità: ci mettono - dicono gli scienziati, che ormai passano il tempo a indagare materie alla De Filippi - solo trenta secondi a decidere se qualcuno le interessa: gli uomini, antichi, tre volte di più).


Se ciò non vi convince, potete sempre leggervi “The Secrets of Happily Married Men”, in cui uno psichiatra americano (connubio abominevole e responsabile di inauditi rincretinimenti per la nostra società) consiglia ai mariti di gestire il matrimonio come la carriera. “Tratta tua moglie come tratteresti un cliente importante”, spiega l’autore. Se tanto mi dà tanto, chissà che edipiche spiegazioni si celano dietro il timbro del cartellino...

Certo, a ben guardare qualche segnale di difficoltà c’è anche per la coppia: pare che in Gran Bretagna stia prendendo piede un nuovo stile di vita a due, il LAT: Living Apart Together. Che tradotto significa: stare insieme ma ognuno a casa sua. Fortuna che ci sono i sociologi del lavoro, ad avvertirci che in effetti come atteggiamento potrebbe denotare poca voglia di impegnarsi... Ma, per tornare al mercato, dal suo punto di vista è uno sballo: una LAT è una coppia all’ennesima potenza: due case, due auto, due frigoriferi....Più inquietante è invece una notizia che arriva dall’Estremo Oriente: una nuova malattia psicosomatica è stata identificata in Giappone: è la Retired Husband Syndrome. Colpisce ben il 60 per cento (!) delle mogli giapponesi una volta che il marito va in pensione. I sintomi? Non riescono più ad accettare la presenza del marito.La coppia una malattia psicosomatica? Chissà quanti esclamerebbero: “L’ho sempre saputo!”

fonte: http://www.mareaonline.it/COPPIE_798884.html

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Il fenomeno «freegan» sbarca in Spagna

IL MOVIMENTO HA ESORDITO NEGLI STATI UNITI

Sempre più numerosi gli anti-consumatori che raccolgono gli «scarti» alimentari dei supermercati

Un «freegan» si serve fra i prodotti scartati da un supermercato (da Internet)

MADRID – Non sono poveri né disperati. Nella maggioranza dei casi non hanno tragici ricordi di guerra e privazioni, ma professano il buon senso dimenticato in anni di benessere: «Non si butta il cibo nella spazzatura». Ed è fin lì che si spingono a recuperarlo. I «freegans», gli anti-consumisti di New York hanno fatto proseliti anche in Spagna, con il nome di «cazador urbano», cacciatore urbano. Fra loro ci sono laureati e padri di famiglia che non avrebbero alcuna necessità di aspettare la chiusura dei mercati, dei supermercati e dei ristoranti per fare la loro spesa gratuita: recuperano avanzi inutilizzati, prodotti ormai troppo vicini alla scadenza o confezioni imperfette che avrebbero, altrimenti, come unica destinazione possibile la pattumiera. Non si sentono mendicanti, ma boicottatori dello spreco. Seguiti dalle telecamere e dai taccuini dei giornalisti danno dimostrazioni del loro shopping etico entrando e uscendo in mercati e supermercati dove spesso sono conosciuti e trattati quasi con la stessa cordialità riservata a chi viene a liberare la cantina dalle cianfrusaglie. E anche quando l’accoglienza è meno complice, non disarmano: aspettano che cassette di frutta troppo mature, yogurt quasi scaduti o sacchi di pane invenduto siano trasferiti sul marciapiede in attesa del camion dei rifiuti e lo anticipano.

IN USA IL 40% DEL CIBO BUTTATO VIA - In Spagna non esistono ancora statistiche come in America, dove si calcola che il 40 per cento degli alimenti prodotti finisce nell’immondizia, ma il movimento dei non-schizzinosi si sta affermando. Il collettivo catalano «Olla Móbil» solleva i più timidi dall’impaccio raccogliendo gli alimenti riciclabili per distribuirli gratuitamente. A Barcellona, secondo quanto riferisce il quotidiano La Vanguardia, i consigli «freegan» sono condensati nella «Guida della sopravvivenza urbana di Alicia», elborata da una studentessa 24enne di Belle Arti, Alicia Martinez, che si dichiara una «okkupante» di Barcellona e fornisce indirizzi e orari di mercati e ristoranti, illustra il grado di disponibilità di camerieri e commercianti nel cedere il cibo superfluo, la qualità dei prodotti e perfino le condizioni igieniche dei locali. La «Michelin» di chi vive pensando, come diceva la mamma, a «tutti i bimbi che muoiono di fame».

Elisabetta Rosaspina
01 gennaio 2008

fonte: http://www.corriere.it/cronache/08_gennaio_01/cacciatori_di_cibo_d2ae604c-b895-11dc-bd8b-0003ba99c667.shtml

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sabato 10 novembre 2007

Sempre più teenager in cura nei Sert

Pubblicata dal ministero della Salute l'ultima rilevazione sulle tossicodipendenze
Lo 0,2 per cento dei ragazzi ricoverati ha meno di 15 anni di età

In aumento il consumo di cocaina

La percentuale di chi fa uso di cannabinoidi si è stabilizzata intorno al 10 per cento





ROMA - Aumenta, nel nostro Paese, la percentuale di teenager in cura nei servizi pubblici per le tossicodipendenze. E' la prima volta che si registra un dato del genere: secondo la "Rilevazione attività nel settore delle tossicodipendenze - Anno 2006", appena pubblicata sul sito del ministero della Salute, dei 171.353 tossicodipendenti in cura nei 544 Sert presenti sul territorio italiano, lo 0,2 per cento ha un'età inferiore ai quindici anni. Vale a dire, circa 327 ragazzini.

L'arco di tempo considerato va dal 1991 al 2006. Quindici anni fa i minori di quindici anni ricoverati erano appena ottantasette, con una percentuale costante sul totale pari allo 0,1 per cento. Lo scorso anno l'aumento allo 0,2.

All'interno di un quadro non certo confortante, arriva comunque anche una buona notizia. Secondo la rilevazione, nel tempo, si osserva un progressivo invecchiamento dei pazienti. La percentuale di età compresa tra i 20 e i 24 è diminuita (28,6 per cento nel 1991, 11 nel 2006) e quella dei maggiori di 39 anni è regolarmente aumentata (2,8 per cento nel 1991, 27,5 nel 2006).

Per quanto riguarda le sostanze assunte, i dati testimoniano una situazione ambivalente. Da una parte, infatti, si registra un aumento del consumo di cocaina rispetto a quello di eroina. Dall'altra, però, il 71,3 per cento dei pazienti del 2006 fa ricorso al Sert per disintossicarsi dall'eroina. E questo significa che i cocainomani sono meno inclini a mettere fine alla propria dipendenza. L'uso primario di cannabinoidi e cocaina riguarda, rispettivamente il 9,6 per cento e il 14 per cento dei soggetti in cura.

Analizzando il trend si nota infatti una diminuzione del ricorso all'eroina (90,1 per cento nel 1991, 85,6 nel 1998, 71,3 nel 2006) e un aumento, a partire dal 1995 (evidente in particolare negli anni 2000) del consumo di cocaina (1,3 per cento nel 1991, 14 nel 2006). La percentuale di chi fa uso di cannabinoidi, finora sempre in aumento, negli anni più recenti sembra essersi stabilizzata intorno al 10 per cento.

(10 novembre 2007)

fonte: http://www.repubblica.it/2007/11/sezioni/cronaca/sert/sert/sert.html

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martedì 9 ottobre 2007

Le tette vinte alla lotteria di Raiuno



EDUCARSI AD EDUCARE. CHI L'HA DETTO?

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di Norma Rangeri

La Rai ha affidato il sabato sera alla fatina bionda, la conduttrice Antonella Clerici: tette bene in vista, abiti da bambolona, grandi sorrisi e copiose lacrime per sottolineare i drammatici casi che deve affrontare. Il programma si chiama Il treno dei desideri, è lo show abbinato alla lotteria Italia, un fritto misto di altri programmi (un po' Carramba, un po' Bisturi, un po' Sposami adesso), di cui si preoccupa di raccogliere la penosa eredità.


Lo spettacolo offre una carrellata di vicende molto tristi. Appena la conduttrice si avvicina, i protagonisti, che hanno scritto per vedere esauditi i loro desideri, si sciolgono in pianti irrefrenabili, la regia si incolla ai loro volti e fa ping-pong con gli occhi della Clerici pregni di commozione.


Tocca al matrimonio di Alessia, orfana di madre, che vorrebbe tanto riallacciare i rapporti con il padre per averlo al suo fianco quando salirà sull'altare. Cosa che avviene immediatamente: il padre è convocato, il matrimonio è allestito nella sera stessa con abbondanza di parenti, fiori e l'abito da sposa offerto da mamma Rai.


Nel successivo siparietto, invece, la protagonista è morta, una giovane ragazza malata di cancro. I genitori con i fratelli sono in studio, hanno scritto al programma perché volevano far conoscere la loro tragedia e chiedere alla Rai di poter intitolare una stella alla figlia: detto e fatto, Raiuno ha battezzato la stella con il nome della ragazza.


Al quarto posto una ragazza che amava i cavalli e ora non li può più montare perché nel frattempo il padre è morto e i soldi non bastano. In studio entra un meraviglioso cavallo, guidato da un attore di fiction che prende su la ragazza annunciandole l'abbonamento di un anno presso un centro ippico.


Il clou della serata arriva con una giovane donna, afflitta da un grave problema:. dopo tre figli il suo seno è piuttosto malandato. L'handicap è sottolineato da alcune foto che, impietosamente, la ritraggono di profilo. In studio a guardare quel seno sfiorito ci sono il marito e i figli piccoli invitati ad assistere al prodigio. La famigliola e il pubblico attendono il miracolo: la Rai, colpita dal disagio della donna, le ha regalato un intervento di chirurgia estetica. Le telecamere seguono l'evento, e quando la signora, finalmente rifatta, sta per entrare in studio, la conduttrice grida: «E adesso bambini vi facciamo vedere la mamma com'era prima dell'intervento, e, guardate bene, come è adesso». Dalle scale illuminate, la mamma scende con il suo seno gonfio, tra applausi e baci.

Senza pietà per quei bambini, senza scandalo per nessuno.





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lunedì 10 settembre 2007

Summit in Spagna rilancia la transumanza



Il messaggio del vertice: libertà del nomadismo antidoto ai nazionalismi

Convegno mondiale di pastori a Segovia: vogliono ristabilire la libertà di passaggio sul modello delle leggi medievali spagnole

MADRID (SPAGNA)
Arrivano da lontano. Da polverosi ricordi di scuola e memorie dannunziane, «Settembre, andiamo. È tempo di migrare…». Ma oggi si sono spinte fino a piazza de Cibeles e alla Puerta del Sol, nel cuore di Madrid, per ricordare che la Spagna, come il resto d’Europa e del mondo, potrebbero presto avere soltanto il deserto al posto dei pascoli. Sconfinando per un giorno dai loro tratturi, si sono riversate nelle strade centrali di Madrid mille pecore, un po' frastornate dal traffico, ma docili ambasciatrici di una petizione politica per conto dei loro allevatori ai governi: libertà di movimento per il bestiame. La cultura nomade dei pastori non ammette confini nazionali, né regionali. Un messaggio forte, in un paese come la Spagna, frammentata dai nazionalismi.


DESERTIFICAZIONE
- L'annuale «Festa della transumanza» è coincisa, nei tempi e nel luogo, con il Convegno delle Nazioni Unite per combattere la desertificazione, e – a parte la manifestazione ovina nella capitale – prevede un summit mondiale vicino a Segovia, fino a domenica prossima, tra i pastori di 40 nazioni diverse. Nomadi e «profeti» della transumanza rivendicano la capacità, dimostrata in oltre 10 mila anni di attività, di saper utilizzare territori anche ostili, senza esaurirli e senza inaridirli. Che siano di cammelli, yak, pecore, capre, mucche, il transito delle mandrie per steppe, montagne, suoli fertili o arsi, non turba l’ecosistema, assicurano i convenuti.

LEGGI MEDIOEVALI - Ma la politica contemporanea non facilita la sopravvivenza di una tradizione millenaria come la transumanza. In Spagna ogni comunità autonoma ha le sue regole e misure sanitarie differenziate per il bestiame in transito. Ma – ha ricordato Jesus Garzon, presidente dell’organizzazione non governativa promotrice dell’incontro -, le leggi spagnole che risalgono al medioevo per la protezione delle rotte dei pastori, sono ancora un modello per ogni paese che voglia difendere la migrazione. Tutelano 125 mila chilometri di tratturi, per un totale di 400 mila ettari. Nel mondo i pastori nomadi sono 250 milioni, e tra i 300 che li rappresentano a Segovia ci sono i Samburu e i Masai del Kenya e i Nenet della Siberia.

Elisabetta Rosaspina

domenica 12 agosto 2007

È donna ed è opera del demonio



Dal divorzio all’aborto ai nuovi diritti della persona. Un percorso accidentato e faticoso in Italia

di Ilaria Bonaccorsi e Romina Parodi


Forse il 1974 rappresenta la rottura, la chiave di volta per lo Stato italiano, dalla quale ripartire separandosi da un passato oramai superato. Questo è l’anno della grande spallata ai tabù del divorzio e dell’aborto. Prima, indimenticabili, i movimenti del ’68 che avevano fatto della libertà, e in particolare di quella sessuale, «il cavallo più bello della battaglia». Ma questo non spiega tutto. Vale allora la pena di indagare a ritroso nel tempo per capire quando e come la libertà sessuale, che implica alla sua base il riconoscimento di una libertà e identità dei singoli di scegliere chi, come e per quanto tempo amare un altro essere umano, sia divenuta un diritto sancito e riconosciuto dallo Stato. Non possiamo dire dalla Chiesa perché ad oggi continua a non riconoscerlo.

Tagliando fuori importanti secoli di storia, basta risalire al Malleus Maleficarum (il famoso “Martello delle streghe”, vero e proprio manuale di caccia alle streghe scritto nel 1486 da due frati domenicani) per capire quale sia stata la concezione di sessualità, neanche di libertà sessuale, della Chiesa.
È donna. Ed è opera del demonio.

Le autorità secolari in quegli anni divennero mere esecutrici delle condanne dei tribunali ecclesiastici. Esecutrici materiali dei roghi nel nome di uno slogan oramai famoso che diceva: “La Chiesa non uccide, dà la vita”. La Chiesa condannava, il potere secolare bruciava.

Unica sessualità, che poco aveva a che fare con questa, venne ingabbiata in un rigidissimo concetto di famiglia. Tutte le relazioni al di fuori del matrimonio furono criminalizzate, ma mentre per gli uomini si trattava di lievi colpe morali, per le donne, oltre al marchio per tutta la vita del disonore, la punizione fu subito materia di diritto penale.

Il XV secolo appare quindi dolorosamente segnato da una rinnovata e ossessiva sorveglianza delle abitudini sessuali (in particolare delle donne) che si tradusse in una rigida istituzionalizzazione della famiglia, ottimo strumento di controllo. Tutto ciò che è fuori da questa è peccato. Mortale per le donne, di lì a poco perseguite e bruciate perché operatrici del demonio.

Dobbiamo arrivare alla Rivoluzione francese per assistere finalmente a quello che potremmo definire “un ribaltamento totale”, o almeno a un serio tentativo in questo senso. In quella tornata di anni lo Stato introdusse con forza non solo una nuova parità giuridica tra uomo e donna ma anche il divorzio. Lo sforzo, dunque, di laicizzare lo Stato portava con sé alcuni elementi ineludibili, come quelli della libertà e dell’uguaglianza di tutti gli esseri umani.
Ma si trattò di una brevissima parentesi.

Nel 1804, infatti, il Codice napoleonico, pur recependo gran parte dei principi della legislazione rivoluzionaria, sancì nuovamente l’ineguaglianza della donna e riaffermò l’unità della famiglia fondata sul principio di autorità. Fu mantenuto il divorzio, ma ridotto a casi eccezionali, come l’adulterio.
Gli storici, non a torto, considerano quel Codice l’opera più duratura di Napoleone e questo giustificherebbe la battuta d’arresto nel campo delle libertà. In particolare in Italia dove il Code Napoléon ha ispirato la successiva codificazione del 1865 (a breve distanza dall’unità politico-amministrativa) e che per la maggior parte dei suoi aspetti è alla base del Regio decreto del 1942, ossia dell’attuale, vigente, codice civile.

Di pari passo tristemente va la Chiesa. Lo dimostra l’attuale e feroce battaglia condotta contro “la rovina della famiglia” e cioè il riconoscimento dei Dico o Pacs che dir si voglia.
La Chiesa continua a non riconoscere e a non accettare alcun’altra forma di vincolo “affettivo” se non quella sancita tra un uomo e una donna dal matrimonio religioso. Neanche da quello civile. Ed ancora oggi la Chiesa e il suo rappresentante massimo, Benedetto XVI, sono alla testa della più tenace e oramai secolare opposizione a tutto ciò che è rapporti prematrimoniali, contraccezione, interruzione di gravidanza, procreazione assistita, omosessualità. A tutto ciò che svincola i “rapporti sessuali” dal “per tutta la vita” e dalla riproduzione biologica, o forse meglio dalla “riproduzione biologica per tutta la vita”. La Chiesa nei secoli non ha mai arretrato. Crede fortemente che la cura delle anime si debba fare innanzitutto dentro la camera da letto di ogni suo fedele, difendendo a spada tratta la famiglia tradizionale. Qualsiasi rapporto sessuale non finalizzato alla procreazione, specie se in vase indebito (in un orifizio illecito) è ancora oggi peccato mortale, e sino a non molti secoli fa era punito con il rogo.
Non è il luogo e non rappresenterebbe qui una novità il dilungarsi su questa -così potremmo definirla - matrice sessuofobica della Chiesa. Possiamo solo annusare che evidentemente il nocciolo della questione è proprio lì.

Altrettanto non si può dire per lo Stato. La domanda alla quale dovremmo tentare di rispondere è: quand’è che lo Stato si è posto il problema di tutelare la libertà sessuale? O ancora: quando e come lo Stato ha pensato di dover uscire dalla camera da letto degli uomini e delle donne, e forse di più, di dover proteggere la loro libertà in primo luogo perché “dimensione privata”? Se volessimo azzardare una data, diremmo il 12 maggio del 1974, il giorno in cui gli italiani sancirono che a fondamento della famiglia dovesse esserci una libera scelta di giorno in giorno rinnovata e non una imposizione statuale. E dunque la legge sul divorzio non doveva essere abrogata.

Importante quella data anche perché alla vittoria contribuirono milioni di elettori cattolici che votarono in contrasto con le indicazioni del Vaticano. All’approvazione referendaria seguirono subito nuove conquiste civili così che in pochi anni si realizzò una profonda trasformazione culturale, sociale ma anche politica. Del 1975 è la riforma del diritto di famiglia che sancì l’eguaglianza giuridica tra i coniugi. Nel 1978 fu ammessa e regolamentata dal legislatore l’interruzione volontaria di gravidanza. Nel 1987 fu migliorata la disciplina sul divorzio (ammettendo la richiesta dopo solo tre anni di separazione). Negli anni ‘88 e ‘89 alcune importanti sentenze della Corte costituzionale intervennero sul tema della famiglia di fatto, ammettendo ad esempio che il convivente more uxorio potesse, in caso di morte del conduttore, succedere nel contratto di locazione.

La cosa forse più singolare di questa tornata di anni è che per la prima volta di fronte al profondo mutare dei comportamenti sociali degli italiani si rispose con uno sforzo politico, ma anche della giurisprudenza e del legislatore tutto teso ad adeguare la normativa a nuove esigenze umane.
Oggi, purtroppo, non possiamo dire altrettanto. Qualcosa si è rotto nel delicato processo di adeguamento del sistema normativo alla realtà civile e sociale. E il passaggio mancante è quello politico, come ha messo in evidenza il fallimento del referendum sulla fecondazione assistita. La ricerca e le mutazioni sociali si susseguono: si assiste al progressivo superamento da parte delle coppie del modello tradizionale e costituzionale di famiglia fondata sul matrimonio. Emergono nuove idee, movimenti che producono valori, nuovi principi legati alla maternità e paternità responsabile e non più all’imperativo categorico della riproduzione biologica.

Tutto ciò richiederebbe non solo tutela dei diritti individuali e un nuovo welfare ma anzitutto una nuova cultura politica.

Di fronte a tanto cambiamento umano e sociale, i timidi progetti di legge che le istituzioni riescono a partorire nascono deboli e vengono facilmente ostacolati dalla Chiesa.
Ripartire dalla qualità delle relazioni affettive e dalla centralità degli uomini, delle donne e dei bambini potrebbe forse ricompattare l’elettorato, anche quello cattolico, nella battaglia per delle libertà umane e poi sociali oramai indispensabili.

22 giugno 2007

fonte: http://www.avvenimentionline.it/content/view/1430/407/

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giovedì 9 agosto 2007

Travolta: "Io, il sogno della classe operaia"



Il 13 agosto a New York festa di compleanno per "Saturday Night Fever"
Icona degli anni Settanta. Ce ne parla il protagonista

Trent'anni di Febbre


di SILVIA BIZIO




LOS ANGELES
- Trent'anni da La febbre del sabato sera. Il leggendario film di John Badham con John Travolta che uscì nel dicembre 1977 e segnò un'epoca, l'era della disco music e del riflusso, verrà festeggiato a New York il 13 agosto. All'Academy Theater, in una serata organizzata dall'Academy of Motion Picture Arts and Science, verrà proiettato il film sul quale, al termine saranno chiamati a intervenire alcuni attori e artefici del cast tecnico. Non ci saranno i superstiti Bee Gees, autori della storica colonna sonora, e non ci sarà John Travolta, indimenticabile nelle vesti dell'operaio Tony Manero re delle discoteche, attualmente nei cinema con Hairspray, un'altra commedia musicale in cui si muove con la leggerezza di un Fred Astaire, in barba ai suoi 53 anni e ai panni femminili che indossa. Lo abbiamo incontrato a Los Angeles.

John, come ricorda a 30 anni di distanza La febbre del sabato sera?
"Con l'affettuosa riconoscenza per avermi fatto conoscere all'intero pianeta. Ha creato e modellato la mia carriera. Ed era giusto che fosse così, perché io ho il musical nelle vene, anzi, nel Dna".

Più che il mestiere dell'attore?
"Certo. Già quando avevo quattro anni ballavo, cantavo e recitavo, ispirato soprattutto da mia madre, Helen, attrice part-time e insegnante di recitazione. A sei anni presi lezione di tip-tap dal fratello di Gene Kelly, Fred. A 12 debuttai in teatro. A 16 abbandonai la scuola per unirmi a una compagnia di teatro di repertorio. Debuttai a Broadway nel 1974 col musical Over Here! con le Sorelle Andrews".

La febbre del sabato sera divenne il simbolo di un'epoca.
"Finì per rappresentare l'identità degli anni '70, ed esercitò forti suggestioni in tutto il mondo. Quello era un decennio che non sapeva come definirsi: ci pensò il nostro film con la sua rabbia e la carica, anche sexy, del sogno della classe operaia. Di cui mi considero un degno frutto".

A quel film seguì Grease, il musical di maggior successo commerciale di tutti i tempi. Ha avuto paura a cimentarsi di nuovo in questo genere dopo 30 anni?
"Molti. Ci ho messo più di un anno prima di decidermi e dire sì a Hairspray. Ci tenevo a non rovinare la reputazione che mi ero costruito con Grease. Ma, come ho sempre detto, i migliori personaggi dei musical sono quelli femminili. Per questo ho rifiutato la parte andata poi a Richard Gere in Chicago. Ho fatto male, ma non sono uno che si rode nel pentimento".
Come affrontò l'improvvisa e clamorosa fama che le portò La febbre?
"Con immensa gioia. Sentivo che il pubblico mi amava. Ricordo che dopo quel film e Grease, ovunque mi chiedevano di ballare. A una festa in onore di Frank Sinatra, Sean Connery mi chiese di ballare con lui: e non puoi dire di no a James Bond. Anni dopo, nel 1985, la Principessa Diana mi chiese di ballare con lei nel corso di un gala alla Casa Bianca, al tempo di Reagan. La First Lady Nancy fece da trait-d'union. Venivo da un periodo nero nella mia carriera, ma il fatto di aver ballato con Diana, e lo scalpore che seguì, mi fece resuscitare. Qualcuno era di nuovo interessato a John Travolta".

(9 agosto 2007)

fonte: http://www.repubblica.it/2007/08/sezioni/spettacoli_e_cultura/trenta-febbre/trenta-febbre/trenta-febbre.html

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martedì 7 agosto 2007

Fatima come Hina: da noi si usa così




Forse anche Hina Salem è stata uccisa per il suo bene. La giovane pachistana di 22 anni a cui il padre, lo zio e il cognato hanno tagliato la gola, poteva finire peggio agli occhi dei suoi parenti: poteva innamorarsi di un ragazzo italiano e vivere liberamente la sua vita.

Neppure la madre, Bushra, ha versato un lacrima per lei: “non era una buona pachistana. Mio marito l’ha uccisa, da noi si usa così”, ha detto alla polizia quando è stata interrogata.

Adesso che, a quasi un anno da quell’omicidio che fece inorridire anche i più tenaci tra i relativisti nostrani, la Corte di Cassazione ha aperto la strada al delitto “per il bene” della vittima, i parenti di Hina potrebbero rivedere la loro strategia di difesa. Intanto se ne sono giovati i genitori di Fatima, una giovane maghrebina che vive a Bologna, che sono stati assolti dalle accuse di maltrattamenti, violenze e sequestro di persona per le quali i giudici di primo grado li avevano condannati.

Secondo la Cassazione, i genitori di Fatima la tenevano legata per evitare che si suicidasse e dunque per il suo bene. Ma Fatima cercava la morte perché la famiglia la picchiava e la segregava per impedirle di vivere la vita che aveva scelto, vedere i suoi amici italiani, vestire all’occidentale. Esattamente come Hina. Ma secondo la corte i maltrattamenti “non erano un’abitudine quotidiana” e comunque Fatima veniva punita per “uno stile di vita non conforme alla loro cultura”, dunque ancora per il suo bene.

E’ una sentenza terribile e foriera delle peggiori conseguenze. Non è più la legge, lo stato di diritto, le nostre consuetudini e tradizioni a stabilire quale sia il bene dei cittadini. No, secondo la Corte, c’è un “bene” fatto in casa, appannaggio della famiglia e della comunità di appartenenza che prevale sui diritti personali e sulla propria visione di ciò che è bene per sé.

Nel ghetto delle comunità etniche, gli immigrati sono dunque padroni dei loro destini, fuori dall’imperio della legge e possono infliggere violenza e morte su chi tenta di evadere. Tutto questo con benevolo sigillo dello Stato italiano.

Fatima tornerà a casa con i suoi aguzzini che continueranno a picchiarla e legarla contro la sua voglia di vivere. Perché da loro si usa così, e ora anche da noi.



fonte: http://www.loccidentale.it/node/5227

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sabato 4 agosto 2007

SESSO & POTERE / PARLA UNA SQUILLO



"Senza politici faremmo la fame
Tra i clienti un calciatore azzurro"

Il caso Mele ha riaperto il filone degli intrecci tra prostituzione e vip. Parla Maria Ornella Serpa, la sindacalista delle lucciole della Capitale

squillo Roma, 4 agosto 2007 - Riprendiamo l'intervista esclusiva di Affari Italiani a Maria Ornella Serpa.

Cosimo Mele, ex deputato dell'Udc ora passato al Gruppo Misto, ha riaperto il filone degli intrecci tra prostituzione e vip: "La notte brava dell'onorevole". "Sesso, coca e vizi". "Due prostitute nell'hotel della Dolce Vita". Questi alcuni titoli da prima pagina. Ipocrisia o reale senso di condanna? Il dibattito è aperto. Anche nella classe politica. Non mancano però esempi nello sport come nel mondo dello spettacolo. Maria Ornella Serpa la sindacalista delle lucciole della Capitale (Coordinamento per la Difesa delle Persone Prostitute di Roma). Affari l'ha intervistata per scoprire manie, tendenze e gusti dei personaggi noti.

Maria Ornella Serpa, partiamo dall'inizio. Un politico pizzicato con due prostitute.
"Sì, e qual è la novità: i parlamentari andavano nei bordelli anche prima perché se lo potevano permettere, come si possono permettere le cifre salate e tutto il resto".

Le polemiche però non sono mancate. E' solo ipocrisia?
"Le dirò: se i politici non venissero da noi prostitute, moriremmo di fame. Ci vengono tutti e non sto scherzando: politici di Centrodestra che parlano della famiglia e poi mantengono le ragazze russe o le signore ucraine, come quelli di Centrosinistra".

A lei è mai capitato?
"Lavorando a Roma e su un semplice marciapiede, non si può parlare quindi nemmeno di una prostituzione di alto bordo (non ho l'avvenenza e la pazienza, ride - ndr) - mi sono capitati un paio di parlamentari".

Di Centrodestra o dell'Unione?
"Dichiaratamente di sinistra. Poi sono andata a controllare ed erano di sinistra, effettivamente".

Nessun imbarazzo, quindi.
"No, i politici vengono, si fanno le amanti. Voglio dire, con tutte quelle migliaia di euro che prendono possono organizzare anche delle belle 'champagnate' con noi. Però le vogliono di un certo tipo...".

Mi spieghi.
"Ricercano un certo stile. O una donna di classe, o la ragazzina. Ma l'elemento fondamentale per il quale io non sono attratta dalla prostituzione di alto bordo è che la vogliono remissiva e sottomessa. C'è poi un'altra duplice categoria...".

Dica.
"Chi con un certo budget - e magari il prezzo oscilla da 150 a 500 euro - vuole dominare la prostituta e chi - ma è una categoria in minoranza - vuole che non gli si metta fretta".

Un altro caso che ha scatenato la bufera è stato quello che ha coinvolto Silvio Sircana...
"Ho provato un rapporto di amore e di odio. Provai simpatia e solidarietà all'inizio, magari anche comprensione poi quando si è accentuata una sua presenza mediatica anche con la famiglia ho cambiato idea. Anche se rimango dell'opinione che la prostituzione debba essere totalmente autogestita".

Politici, mondo dello spettacolo, sportivi. Il gossip sulla vita privata dei personaggi famosi non conosce pause. Che tipo di clienti sono i calciatori?
"Sono la seconda categoria dei migliori. Poi c'è il mondo dello spettacolo - tantissimi attori - e poi professionisti: medici, avvocati".

Detta così la percentuale sarebbe altissima...
"Vengono con noi tutti gli uomini. L'uomo che non viene rappresenta un'eccezione o perché non se lo può permettere. Il 100%, tutta la categoria maschile".
Sesso a pagamento nel calcio anche in Nazionale?
"Sì, c'è un giocatore molto famoso del giro azzurro, che non è un portiere ed è un bellissimo ragazzo. Anzi, approfitto per fare un appello: adoro Buffon, anche se so che è molto impegnato (ride, ndr)".

Tra i giocatori dell'Italia esistono rapporti anche con omossesuali o transessuali? "Non è tanto una questione di gusti o esperienze. Siamo sessualemente a 360 gradi poi c'è una cultura più trasgressiva. Per rispondere alla domanda: sicuramente sì. Soprattutto anche nel mondo dello spettacolo. E a volte si vedono anche per strada".

Azzurri a parte, la pratica è diffusa anche tra i calciatori stranieri?
"Di quello che io sappia abitando a Roma non ho mai sentito storielle".

Qual è la mania più ricorrente?
"Direi che è una pratica più generalizzata, non solo tra i calciatori. Alla prostituta si chiede un rapporto orale (che è quello più economico ma secondo me è un errore) e le cose che la donna comune non fa. Anche perché gli uomini con la vagina non è che abbiano poi tutto questo rapporto... (ride, ndr)".

Quali sono gli apprezzamenti fisici che vi fanno?
"Di solito sui punti non sessuali. La coscia, i glutei, i fianchi, la vita fino al seno".

I costi?
"Le tariffe di strada sono 20 euro per un rapporto orale e 50 euro per un rapporto completo. Ma per le prestazioni di alto bordo si va fino anche a 500-1000 euro".

Nel caso Mele, si è parlato anche dell'assunzione di droga. Di cocaina in particolare.
"Ne gira. La bianca, la cocaina. Ma vorrei sfatare un mito: con la cocaina quasi mai si verifica un'erezione. E' molto raro...".

di Andrea Pressenda

fonte: http://qn.quotidiano.net/2007/08/04/29108-senza_politici_faremmo_fame.shtml

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CURIOSITA' STORICHE



CRIPTA DELLE REPENTITE



Le tombe segrete delle prostitute diventate monache.

E’ una cripta che custodisce i segreti di uno dei luoghi più curiosi e affascinanti della città antica: il convento cinquecentesco di Santa Maria la Grazia, meglio noto come convento delle Repentite, le prostitute convertite alla vita monastica e mantenute dalle cortigiane in servizio attraverso un’imposta pagata al Senato palermitano, una sorta di “porno-tax” ante litteram. Il tributo non era obbligatorio, ma doveva essere versato se le prostitute volevano vestirsi come le “donne oneste”, senza gli abiti che erano segno della loro condizione di peccatrici.

Dimenticata da secoli, la cripta è tornata alla luce casualmente nel 2005, durante lavori di ristrutturazione dell’ex complesso religioso di via Divisi, oggi destinato a dipartimenti universitari. Eliminando le piastrelle del pavimento e il sottostrato per ristrutturare i servizi igienici vicini a un’aula, si è reso evidente il volume di una volta, e quindi si è fatto largo il sospetto che esistesse ancora la vecchia cappella sotterranea. L’intuizione si è rivelata fondata. Una volta rimossi quintali di terriccio e di materiali di risulta forse esito di precedenti lavori compiuti intorno al 1960, la cripta, grande circa sedici metri quadrati, è venuta alla luce. E ha rivelato il suo tesoro: un magnifico altare seicentesco, la tomba della Madre Badessa e le panche dove venivano appoggiati i corpi delle defunte secondo un'antica tradizione religiosa che – come nel convento dei Cappuccini - prevedeva il prosciugamento dei cadaveri prima della sepoltura.

La cripta è stata adesso restaurata da Simona Panvini, sulla base di un progetto firmato da Enrico De Mattei e condotto sotto l’alta sorveglianza della Soprintendenza ai Beni culturali e ambientali della Regione siciliana. La tomba della Madre Badessa è identificata da una lapide di marmo in cui è incisa la scritta: “In questo sepolcro giace il corpo della Reverenda Madre Santa Ignazia di Gesù Squatrito quale nacque al 1706, si chiamò nel secolo Donna Maria Squatrito, morì di anni 76 l’8 aprile del 1782”. Come per la protagonista del romanzo “Dell’amore e di altri demoni” di García Márquez, del suo corpo è stata ritrovata soltanto una lunga ciocca di capelli, insieme con due ampolle di vetro che custodiscono messaggi ancora sconosciuti, probabilmente di affidamento e raccomandazione al Signore. Le ampolle sono oggi all’Istituto di Patologia del libro di Roma, perché l’estrazione delle pergamene è una procedura molto delicata: gli specialisti temono che possano danneggiarsi a contatto con l’ossigeno dopo tre secoli, e sperano di poterle recuperare e leggere integralmente.

La lapide, trovata tra i resti della sepoltura, è stata adesso ricollocata sul pavimento della cripta. L’altare seicentesco è affiancato da mattonelle originali che riproducono San Francesco e presumibilmente Santa Chiara, o forse la fondatrice del convento. Le due figure sono inginocchiate ai piedi della Croce, alla base della quale sta un teschio simbolo dell’omnia vanitas, cioè della caducità del corpo di fronte alla morte. La figura femminile tiene in mano una pisside con dentro l’ostia, e sull’ostia è disegnata una piccola scena di Calvario, probabilmente simbolo di pentimento. Tutt’intorno, le panche dove venivano appoggiati i corpi delle defunte, sovrastate da mattonelle di maiolica che sono state ritrovate, pulite e ricollocate al loro posto.
Dalla cripta si apre una seconda botola dove si trova la fossa comune delle altre monache, che è stata parzialmente esplorata. Numerosi crocifissi di metallo sono stati scoperti in mezzo al terriccio scavato. E’ emersa pure la scala originaria di ingresso alla cripta, che è stata consolidata e viene adesso nuovamente utilizzata per accedere all’ambiente sotterraneo.

La storia delle Repentite (cioè Ree pentite) è estremamente affascinante, oltre che curiosa: queste ex cortigiane che si erano ritirate a vita monastica venivano infatti mantenute dal Senato palermitano con i ricavati di un’imposta che le prostitute in servizio dovevano pagare se volevano vestirsi – al pari delle donne oneste – con abiti di seta e di oro. Il convento, in realtà, fondato nel 1524 da suor Francesca Leonfante, fu abitato in origine da monache olivetane. Ma, morta la fondatrice e passate in altri conventi le religiose, l’arcivescovo stabilì – come racconta Gaspare Palermo – che “in quel luogo venissero raccolte le donne che dal pentimento de’ loro trascorsi potessero chiamarsi Ripentite”. La chiesa, con il prospetto su via Divisi, fu costruita nel 1512 dal chierico Vincenzo Sottile e abbellita tra il 1697 e il 1698. Del complesso sono ancora visibili la facciata con il portale e le finestre goticheggianti, alcune colonne originarie e, sul soffitto di un’aula, le ricche decorazioni pittoriche di quella che era la navata della chiesa.

Via Divisi 81, Palermo

fonte: www.unipa.it/cittaateneo/repentite.html

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sabato 28 luglio 2007

Cocaina al veleno: trovate tracce nel sangue di un bimbo di 1 anno



Tra i 17 ricoverati per la droga tagliata con atropina anche il figlio di una giovane coppia
Fermato un terzo marocchino accusato di aver immesso sul mercato lo stupefacente

Bergamo, in ospedale un bimbo di un anno
Nel sangue tracce di cocaina al veleno


Carabinieri mostrano stupefacenti sequestrati durante un'operazione antidroga


BERGAMO - C'è anche un bambino di un anno tra le persone finite in ospedale a causa della cocaina tagliata con l'atropina. E' il figlio di una giovane coppia che ieri si è presentata al pronto soccorso dell'ospedale di Seriate in preda ad allucinazioni. Un test sul sangue del bambino ha evidenziato tracce di cocaina nell'organismo. I carabinieri, su disposizione della procura per i minorenni di Brescia, hanno sospeso la potestà genitoriale alla coppia.

Diciassette in ospedale. Salgono così a 17 le persone che hanno dovuto chiedere aiuto ai medici a causa delle allucinazioni e dei problemi cardiaci provocati dalla sostanza che i trafficanti hanno scelto per "potenziare" la partita di cocaina venduta qualche giorno fa a Bergamo.

Fermati tre marocchini. Ieri sera i carabinieri hanno fermato due marocchini di 28 anni, uno a Costa di Mezzate (Valcavallina) e l'altro a Cologno al Serio (Bassa Bergamasca), con l'accusa di spaccio e di tentato omicidio. Sarebbero stati loro a mettere sul mercato la cocaina tagliata con atropina. Un terzo complice è stato fermato stamane: è un clandestino di origini marocchine di 25 anni.

"Chiamate subito il 118". L'Asl invita chi avesse assunto cocaina a rivolgersi al pronto soccorso: "Chiamate subito il 118". Il mix cocaina-atropina è pericolosissimo. Silvio Garattini, direttore dell'Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano, spiega: "Mescolare cocaina con atropina vuol dire potenziarla notevolmente. I responsabili non hanno idea di quali sostanze potenti abbiano in mano".

Morte sospetta nel Bresciano. E potrebbe essere stata la droga tagliata con atropina a causare la morte dei una ventenne di origini marocchine residente nella zona del basso lago di Garda, nel Bresciano, e impiegata come commessa in uno dei negozi della zona. La giovane la scorsa notte è stata accompagnata da due amici al pronto soccorso dell'ospedale di Desenzano in stato confusionale e praticamente priva di sensi. I medici hanno immediatamente diagnosticato l'arresto cardiocircolatorio che potrebbe essere stato causato dall'uso della cocaina al veleno.

(28 luglio 2007)

fonte: http://www.repubblica.it/2007/07/sezioni/cronaca/cocaina-tagliata/bimbo-ricoverato/bimbo-ricoverato.html

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Da Viterbo a Perugia per drogarsi con i figli in auto
Lui si sente male, lei va a sbattere e lascia i bimbi

PERUGIA (28 luglio) - Sono partiti da Viterbo per arrivare a drogarsi a Perugia e con loro, in auto hanno portato i figli, uno di sei anni e l'altro di 15 mesi. Nel loro delirio forse sarebbe stato un viaggio come un altro, ma questa volta il marito si è sentito male e la moglie, che guidava l'utilitaria, lo ha scaricato sull'asfalto di una via periferica del capoluogo umbro, per poi ripartire, ma la vettura si è schiantata contro un muro. I due bambini sono stati affidati ad una comunità per minori.

È successo la notte scorsa a Madonna Alta, poco prima di mezzanotte. Sono stati dei cittadini della zona a segnalare al 113 che da una vettura era stato buttato a terra un uomo: dall'auto era scesa una donna che, per fare manovra con l'auto, aveva spostato le gambe dell'uomo. La vettura era ripartita a forte velocità, ma aveva finito la sua corsa poco lontano, addosso a un muro. La donna si era quindi allontanata a piedi, barcollando.

Ad accorgersi che in auto c'erano i due figli della coppia erano stati gli agenti della volante ed il personale del 118 intervenuti sul posto. Marito e moglie sono stati prima curati per l'overdose di eroina, poi portati in questura: la donna è stata denunciata per omissione di soccorso e guida sotto l'effetto di sostanze stupefacenti. Ad entrambi è stato consegnato un foglio di via obbligatorio per tre anni. Messo al corrente della vicenda, il procuratore capo del tribunale di minori di Perugia, Alberto Bellocchi, ha emesso un provvedimento d'urgenza per affidare i due bambini ad una struttura di accoglienza.

fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=6006&sez=HOME_INITALIA

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lunedì 23 luglio 2007

Matrimonio e Chiesa, secondo la Storia


APPROFONDIMENTI

E la Chiesa ci andò a nozze..

Fino al IX secolo non esisteva né una teologia né una liturgia coniugale, che non figurava nemmeno nell’elenco dei sacramenti.
di Jean-Claude Maire Vigeur


In un certo senso, e per chi guarda a queste cose con il cannocchiale dello storico, si può capire l’accanimento della Chiesa a difendere la sua concezione del matrimonio: gli ci è voluto infatti non meno di dodici secoli prima di imporre al mondo occidentale questa forma ben particolare di unione tra due persone di sesso diverso. Una forma che non ha ovviamente niente di “naturale” e sulla quale anche gli uomini di Chiesa hanno a lungo ondeggiato e esitato prima di arrivare a formulare una dottrina univoca.

Il passo decisivo fu compiuto nel XII secolo. Fino a quella data si può dire che le unioni tra uomini e donne hanno continuato ad ubbidire in Occidente a regole e costumi che ben poco hanno a che vedere con quelle che conosciamo ai giorni nostri. Fu evidentemente con le pratiche in vigore nell’Impero romano che il cristianesimo ebbe da confrontarsi nella prima fase di espansione. Se si guarda all’aspetto etico e sessuale dei rapporti tra sposi, tutto o quasi opponeva la morale della Chiesa a quella di Roma antica.

Prima di tutto perché per i Romani, come per quasi tutti i popoli dell’antico bacino del Mediterraneo, la sessualità si praticava in gran parte fuori del matrimonio o perlomeno non era per niente considerata come una delle finalità principali del matrimonio anche se, in questo campo come in tutti gli altri, molto dipendeva dalle risorse di ognuno. In un articolo famoso e che fece scalpore, il grande storico dell’antichità Paul Veyne arrivò a sostenere che la sessualità per i Romani di vecchio stampo non si realizzava attraverso l’unione carnale dell’uomo con una donna, ma nell’assunzione di una posizione che consentiva all’uomo vero, quello che penetrava, di esprimere la sua superiorità sul partner, costretto a subire la penetrazione, e poco importava allora che il partner fosse di sesso maschile o femminile. Visione forse un po’ caricaturale della sessualità romana ma che la dice lunga sull’abisso che separava le idee della Chiesa sul matrimonio dai costumi sessuali di gran parte delle popolazioni pagane.

Ma quali erano appunto queste idee della Chiesa sul matrimonio? Ed è così sicuro che esistesse già allora un modello ben preciso di matrimonio cristiano? Intendiamoci bene: non c’è dubbio che dal Vangelo e dalle lettere dell’apostolo Paolo la Chiesa avesse già ricavato alcuni principi, poi teorizzati dai padri della Chiesa, in primis da Agostino.

I punti sono essenzialmente tre: il consenso dei due sposi, l’indissolubilità dell’unione e la proibizione di ogni relazione sessuale fuori del matrimonio. Il primo era l’unico a non essere in contraddizione con i costumi in vigore nell’antichità romana, visto che anche il diritto romano esigeva il consenso dei due sposi per riconoscere la validità di un matrimonio. Ma con una sfumatura di non poco conto: al consenso dei due sposi si poteva benissimo sostituire, secondo il diritto romano, quello delle due famiglie e non pare che la Chiesa abbia cercato, allora come in seguito, di reagire di fronte a un costume che si configura come uno stridente escamotage di uno dei principi fondamentali della sua dottrina. E non si può certo dire che la Chiesa si sia mostrata più esigente nei confronti degli altri due principi. Se è vero, per esempio, che da nessun vescovo, da nessun concilio è mai stato promulgato un testo o un provvedimento che cerchi di attenuare il principio dell’indissolubilità del matrimonio. Nella realtà i mariti cristiani hanno continuato, come i loro omologhi pagani, a cambiare moglie quando conveniva loro senza che la Chiesa abbia tentato di arginare un fenomeno tipico dei comportamenti dei ceti più alti della società.

Per non parlare poi del concubinato, una forma di unione anch’essa in palese contraddizione con la morale cristiana ma che fu legalizzata, indirettamente o direttamente, da varie autorità ecclesiastiche oltre ad essere praticata alla luce del sole, e talvolta anche sancita da un atto notarile, fino alla fine del Medioevo. Questo per quanto riguarda i primi secoli del Cristianesimo.

L’arrivo dei popoli germanici in Occidente a partire dal V secolo, poi la loro progressiva conversione al Cristianesimo non aiutarono la laboriosa elaborazione, da parte della Chiesa, di una dottrina cristiana del matrimonio. Oltre ad avere comportamenti sessuali totalmente opposti a quelli che la Chiesa a malapena tollerava nel quadro del matrimonio, tutti questi popoli praticavano infatti varie forme di unione di cui troviamo una eccellente illustrazione nella biografia di Carlo Magno, il grande imperatore franco la cui esuberanza sessuale, va detto en passant, non gli impedì di essere canonizzato, in epoca successiva. Carlo Magno ebbe cinque mogli legittime (ma sarebbe meglio dire “di primo rango”). La prima fu ripudiata per motivi politici: era la figlia del re dei Longobardi Desiderio, la famosa
Ermengarda di Manzoni, contro il quale Carlo Magno, su richiesta del papa, si apprestava a entrare in guerra. Rimase vedovo delle altre quattro mogli successive, che tutte gli avevano dato dei figli; salvo l’ultima. Parallelamente, ebbe relazioni stabili con almeno altre sei donne, conosciute nei periodi di vedovanza e tutte gli dettero dei figli. Il primo dei venti figli di cui le fonti ci hanno tramandato il nome era nato da un’unione con una donna che senza avere il rango di moglie godeva nondimeno di uno statuto ufficiale.

Al figlio fu infatti dato il nome di Pipino, un nome che era stato quello del padre di Carlo Magno e che faceva del bambino un legittimo aspirante alla successione. La donna si chiamava Imiltrude e al tipo di legame che la univa a Carlo Magno gli storici danno il nome di Friedelehe. La Friedelehe non ha niente di clandestino: richiede il consenso del padre della donna e conferisce diritti ai figli nati da questa unione. Ma non è considerata un’unione definitiva anche se, dopo un periodo di prova, lo poteva diventare: Pipino il Breve per esempio, il padre di Carlo Magno, finì per sposare con tutti i crismi dell’ufficialità Bertrarda, la donna che da tempo era la sua Friedelfrau e da cui aveva avuto Carlo, il futuro imperatore. Lo stesso Carlo che tanto amava le sue figlie, al punto di preferire la loro compagnia a quella dei figli maschi, non volle che si sposassero, probabilmente per non complicare oltre una successione che si annunciava difficile. Ma incoraggiò le loro unioni “private”, ossia sul modo della Friedelehe, con vari maschi della corte dai quali ebbero parecchi figli, tutti doverosamente provvisti dal nonno di cospicui patrimoni e prestigiose cariche.

Simili comportamenti non scomparirono con Carlo Magno. In uno splendido libro pubblicato nel 1981, Il cavaliere, la donna e il prete, Georges Duby ha mostrato che anche i re più pii dei capetingi, la dinastia che succedette ai carolingi sul trono di Francia, continuarono per tutto l’XI e il XII secolo a comportarsi come se il matrimonio fosse un’istituzione essenzialmente laica, per assicurare la dinastia e accrescere la sua potenza. E lo stesso si verifica ancora a tutti i livelli della società aristocratica. Mentre pare di capire che nello stesso periodo, qualcosa fosse già cambiato nei comportamenti sessuali e matrimoniali degli altri ceti sociali e che anche nei confronti dei più potenti la Chiesa fosse allora decisa ad ottenere cambiamenti radicali dei loro costumi. Cosa era dunque successo dall’epoca di Carlo Magno?

Era successo, per farla breve, che la Chiesa aveva cominciato a riflettere sul matrimonio, a partire dagli ultimi anni del regno di Carlo Magno molto più sistematicamente di quanto aveva fatto fino ad allora e a dotarsi su questo terreno di una vera dottrina, una dottrina capace di prendere in considerazione tutti gli aspetti della questione e di proporre un’insieme di regole chiare e coerenti. Non era stato il caso di farlo fino al IX secolo. All’infuori dei grandi principi che rimanevano totalmente estranei alla mentalità dei più, la Chiesa non aveva enunciato che poche regole, spesso contraddittorie, e non interveniva minimamente nella celebrazione delle unioni, che i laici erano quindi liberi di gestire come a loro piaceva. In altri termini fino al IX secolo non esisteva né una teologia né una liturgia del matrimonio che del resto non figura in quel periodo nell’elenco dei sacramenti canonici.

Furono alcuni dei grandi intellettuali dell’epoca di Carlo Magno e suoi immediati successori a gettare le basi di una dottrina cristiana del matrimonio. Si chiamavano Giona, Incmar, Paulino ed erano vescovi di città come Orléans, Reims, Aquileia; erano tutti chierici impegnati nella cura delle anime e in diretto contatto con i modi di vivere dei laici. Tengono conto dei costumi in vigore nella società nella quale vivono e non hanno nessuna intenzione di capovolgere tutto. Chiudono gli occhi sulle varie forme di concubinato, non fanno guerra al ripudio, non si immischiano nei rituali nuziali. Ma propongono una nuova visione del matrimonio, nella quale le finalità dell’istituzione non si limitano alla procreazione o agli interessi economici e politici delle due famiglie: il matrimonio cristiano, a differenza di quello pagano o barbarico, mira anche alla felicità degli sposi, che garantisce quella dei figli. Gli autori cristiani del periodo carolingio arricchiscono quindi l’istituzione matrimoniale di valori affettivi, e non solo religiosi, che sicuramente contribuiranno non poco ad assicurare, nel lungo termine, il successo del matrimonio cristiano. Ma sul momento non cambiano granché i comportamenti reali della gente e la Chiesa postcarolingia continua in gran parte a disinteressarsi del matrimonio.

La svolta decisiva interviene con la grande Riforma dell’XI secolo, quella conosciuta sotto il nome di Riforma gregoriana. Dalla metà del XI secolo fino all’inizio del XIII secolo, la Chiesa non si accontenta di enunciare tutta una serie di regole che accentuano fortemente il carattere monogamico e indissolubile del matrimonio. Rafforza l’area delle alleanze proibite per motivi di consanguineità. Rivendica per i tribunali ecclesiastici il monopolio assoluto di giudicare le cause matrimoniali. Ma soprattutto conferisce al matrimonio un carattere sacro di cui era finora quasi del tutto privo e che ha per conseguenza, tra l’altro, quella di rendere molto più difficile il ripudio: come potrebbe un uomo o una famiglia rompere un’unione che è stata suggellata e garantita da Dio? I riti religiosi del matrimonio rimangono per tutta la fine del Medioevo ancora limitati: la Chiesa non esige altro, per la validità del matrimonio, che la presenza di un prete che benedice l’unione e garantisce il libero consenso degli sposi; ci aggiunge ben presto le pubblicazioni, volte ad impedire le unioni interdette per causa di consanguineità o di parentela spirituale, quella che unisce padrino e madrina nonché i figliocci di uno stesso padrino o di una stessa madrina. Ma questi riti sono di enorme importanza simbolica: significano che il matrimonio è uscito dalla sfera della vita civile per entrare in quella del sacro, che è diventato a tutti gli effetti un vero sacramento, analogo al battesimo o all’eucaristia. Non è più l’affare degli uomini ma di Dio e degli uomini di Chiesa. È una rivoluzione ma anche una invenzione, compiuta dalla Chiesa in un determinato momento della sua storia. Altro che verità eterna.

23 febbraio 2007


fonte: http://www.avvenimentionline.it/content/view/1176/361/


giovedì 24 maggio 2007

Mogli o amanti?





In questi giorni si fa un gran parlare del sondaggio di Donna Moderna (anche per radio) sul tema della donna come “amante”. Lo riportiamo dopo questo interessante articolo di Milana Runjic. Non vi garantisco il collegamento ondine, però potete provare a rispondervi (ovviamente è per voi donne) e trarne le conclusioni che crederete meglio..

mauro

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La cecità è donna

Homo homini lupus, e la donna è una belva con le altre donne. Il vecchio Hobbes aveva ragione

Internazionale 684, 15 marzo 2007

Le mogli non amano le amanti, e su questo non ci sono dubbi. Anche quando non sono certe che ci sia davvero un'altra, gli basta un semplice presentimento per piombare nel panico. Ma quando le mogli scoprono che l'amante esiste davvero, allora sì che comincia lo spettacolo.

In questo gioco dei ruoli piuttosto prevedibile, agli occhi della moglie l'amante è una donna che, ricorrendo a tecniche oscure, riesce a portarle via il marito: s'innamora di lui e lo costringe a innamorarsi di lei. È chiaro, quindi, che la moglie ha un atteggiamento irrazionale: non vuole vedere il marito come promotore attivo dell'adulterio perché, Dio mio, lui voleva solo divertirsi un po', e invece è arrivata quella lì e ha rovinato tutto!
Un'innocua avventura si è trasformata in una relazione parallela. Ma è assolutamente inimmaginabile che il marito cercasse qualcosa di più di una semplice avventura.

Una notte di sesso è l'unica esigenza che una moglie può arrivare a concepire per il marito. Basta riflettere meglio sui sentimenti che la moglie prova nei confronti dell'amante, per rendersi conto che il suo è un semplice istinto di sopravvivenza teso a proteggere il matrimonio. Un istinto che le impedisce di considerare l'amante un essere umano.

Quella donna è la malvagità, il male in persona, pensa la moglie, una creatura senza morale che si è messa con suo marito per puro ozio o, se lui ha i soldi, per puro calcolo.

In qualche film o in qualche romanzo, a volte capita che moglie e amante finiscano per tollerarsi, magari diventando segretamente amiche e facendosi perfino il regalo di compleanno. In qualche film o in qualche romanzo la moglie si rende conto che l'amante è solo una donna in una situazione scomoda, proprio come lei. Ma nella realtà la moglie non può accettare che la relazione parallela sia qualcosa di diverso da un rapporto imposto al povero marito da quella donna. Agli occhi della moglie lui è la vittima dell'adulterio, certo non il protagonista, e meno che mai l'autore.

L'amante, invece, è una belle dame sans merci che ha fatto breccia nel suo matrimonio e l'ha rovinato. È l'ostacolo alla felicità coniugale, perché non si vuole togliere di mezzo, non vuole lasciare in pace suo marito. Che razza di donna è questa, si domanda la moglie, che s'immischia senza nessuno scrupolo nel matrimonio di qualcun altro?

Ma la vera domanda da porsi, a questo punto, è questa: possibile che tutti i discorsi sulla complicità tra donne siano solo chiacchiere? Homo homini lupus, e la donna è una belva con le altre donne. Il vecchio Hobbes aveva proprio ragione.

Guardando le cose dall'altro lato, però, si scopre che la cecità dell'amante è simile a quella della moglie. L'amante, infatti, non riesce a capire perché il suo uomo sia ancora sposato, dal momento che è innamorato di lei. Non importa se il suo matrimonio dura da dieci, venti o trent'anni: l'amante è convinta di poter cancellare tutti i suoi ricordi.

E le riesce ancora più difficile immaginare che tra gli sposi possa continuare ad ardere una qualche emozione. Per l'amante è un tabù assoluto: secondo la sua logica, se l'uomo provasse ancora qualcosa per la moglie, non si sarebbe imbarcato in una nuova relazione. Punto.

Per l'amante la moglie non è una persona ma un ostacolo. Considera un errore tutta la vita precedente del suo uomo – in particolare il suo matrimonio. E adesso è arrivata l'ora di rompere con gli sbagli del passato. Zac.

L'amante non riesce proprio a capire perché il suo uomo dovrebbe continuare a galleggiare nella palude coniugale, se con lei ha trovato tutto ciò che gli serve. E anche di più. L'amante odia la moglie perché è convinta che trattenga il marito in casa, probabilmente legato al letto. Lui non tornerebbe mai a casa di sua volontà!

Ci torna solo perché l'altra minaccia di uccidersi, di uccidere i bambini. Quella è peggio di Medea, e lui resta con lei solo perché è costretto.

Così, l'uomo trascorre il suo tempo in compagnia di due donne cieche. Si piega come un filo d'erba nella tempesta, perché ovunque si affaccia trova una brutta aria. Fa quasi pena. Ed è giusto compatirlo, perché lui voleva solo portare un po' di felicità poligamica nella sua triste vita. Come mai quegli sceicchi mediorientali scoppiano di salute e di felicità? Forse perché hanno una decina di mogli che fanno di tutto per renderli felici.

E allora perché tante storie per un uomo che ne ha solo due? Perché per lui è così difficile fare quello che gli sceicchi fanno con tanta disinvoltura? Siamo di fronte a uno scontro di civiltà, di culture, di tradizioni secolari? Perché le donne delle nostre parti sono così esclusive, e quelle in Medio Oriente così pronte alla condivisione?

Ma a tutte queste domande si potrebbe rispondere con un'altra domanda: perché quell'uomo non carica su un tappeto volante tutti i suoi dubbi e non si trasferisce in qualche remoto sceiccato, dove potrebbe finalmente coltivare la poligamia senza tutte quelle laceranti difficoltà che gli avvelenano la vita? A questa domanda non sanno rispondere neanche i poeti persiani.

Milana Runjic


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Milana Runjic
È una scrittrice croata. Vive a Zagabria, dove ha una piccola casa editrice. Scrive una rubrica sul settimanale croato Globus, e la column "Seksopoli" per il mensile statunitense The Believer.
Archivio
Tutti gli articoli di Milana Runjic pubblicati da Internazionale



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Il sondaggio di Donna Moderna..

SEI MAI STATA UN'AMANTE? E IN QUALE DI QUESTE CATEGORIE TI RICONOSCI?


(Voti:6083 Data inizio sondaggio: 20/04/2007)

Domande 1-11 di 11:


Una donna che si lega ostinatamente a un uomo non libero è:



Sfortunata


Egoista


Immatura


Le amanti sono "rovinafamiglie"




No, rovinano solo se stesse


È più grave portare via un uomo a un'altra donna?




No, è più grave portare via una donna a un altro uomo.


Ci sono amanti che sperano per lungo tempo che lui lasci la moglie per loro: sono indomite innamorate?




No, sono solitarie masochiste


Nei cosiddetti amori impossibili si è attratti dall'amore?




No, solo dall'impossibilità di averlo


Le amanti che spendono la loro vita in attesa di un uomo sposato sono fiduciose?




No, hanno solo paura di un rapporto stabile


Lui è sposato e tu lo ami: sei disposta ad aspettarlo per sempre?




No, gli poni precise condizioni


Per stare con te lui racconta alla moglie un sacco di bugie. Pensi che menta solo a lei?




No, mente anche a me


Rispetto alla donna che lui tradisce ti senti più forte?




No, mi sento più debole


In una relazione con un uomo sposato occorre più grinta?




No, solo più spirito di sacrificio


Pensi che vivere da amante sia più romantico?




No, solo più deprimente


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