"Istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza. Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il nostro entusiasmo. Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra forza." Antonio Gramsci
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domenica 19 aprile 2009

Qualcosa di me (ma poco!)

Ai miei tempi si diceva “il personale è politico”, quindi beccatevi pure questa…


Forse c’è un motivo, se tutti gli avvenimenti salienti della mia vita sono accaduti in ospedale o dintorni… a cominciare dalla nascita, poi il compimento del diciottesimo anno, la nascita della mia figlia meravigliosa e scapestrata… e adesso pure il cinquantesimo della fondazione.





Avete capito giusto, oggi spengo 50 candeline! Però, nonostante acciacchi e stampelle, nonostante la quantità di cicatrici (sia fisiche che morali), nonostante tutto… ho ancora voglia di barricate.


Siete avvertiti.


elena


PS: niente fiori, ma opere di bene… :)

martedì 1 gennaio 2008

Buon Compleanno, Costituzione!



La nuova emissione in distribuzione domani in tutti gli Uffici Postali

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Ascoltate la Costituzione della Repubblica Italiana, compie 60 anni!

1 Gennaio 2008

Costituzione della Republbica ItalianaIl 1° gennaio 1948 è entrata in vigore la Costituzione della Repubblica Italiana!

La Carta fondamentale dello stato e della società civile italiana dopo 60 anni è ancora il punto di riferimento per tutti e anche noi de il Narratore celebriamo questo anniversario proponendo all’ascolto tutto il testo costituzionale, che è scaricabile gratuitamente dal nostro Archivio audio.

Ascoltate qui sotto i primi articoli della Costituzione della Repubblica Italiana!

Tutti gli altri articoli disponibili alla seguente pagina dell’Archivio Gratuito.

Un invito all’ascolto per iniziare il 2008 un pò più consapevoli, e che sia un BUON ANNO dedicato alla cultura e alla conoscenza!

gli amici de il Narratore
www.ilnarratore.com

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lunedì 24 dicembre 2007

FILOSOFIA DEL NATALE


Ecco qui la foto di Babbo Natale all'opera (a destra) e in borghese (a sinistra):





Bisogna essere buoni a Natale, è risaputo. Sennò Babbo Natale non arriva (a proposito: sapevate che Babbo Natale è un’invenzione della Coca-Cola? Anche se, a vederlo così, con la sua barba, la sua mole monumentale, il vestito rigorosamente rosso e la sua attitudine a distribuire generosamente doni a tutti ricorda un po’ Carlo Marx…). E se Babbo Natale non arriva, niente regali. Se poi durante l’anno si è stati proprio cattivi, allora c’è il rischio che vengano a farci visita i tre scomodi “spiriti” di cui diceva Charles Dickens nel suo “Canto di Natale”: lo Spirito del Natale passato, lo Spirito del Natale presente e lo Spirito del Natale futuro, i quali ci mostrano in sequenza i nostri Natali passati, presenti e futuri, facendoci vergognare di noi per le nostre azioni moralmente poco elevate.

Ora (e forse non tutti lo sanno!), per chi è filosofo, tutto cambia: il superiore statuto di maestri del pensiero di cui i filosofi si fregiano, fa sì che essi, anziché ricevere la visita dei tre spiriti di Dickens, ricevano la più gradita (forse!) visita dei tre Spiriti hegeliani: Spirito soggettivo, Spirito oggettivo e Spirito assoluto. Visite inquietanti, a dire il vero. L’unica cosa da fare, dinanzi a loro, è gridare a squarciagola, seppur con voce tremante: “andate via! Io sono un kantiano!”… Se poi scoprissimo che Hegel e soci, in occasione della Rivoluzione francese, non avevano innalzato un "albero della Rivoluzione" ma, più prosaicamente, avevano addobbato un albero di Natale... Sicuramente Hume, inguaribile scettico, avrebbe detto che, non avendo "impressioni" di Babbo Natale, non siamo autorizzati ad esprimerci circa la sua inesistenza... Chissà poi se Husserl aveva messo "tra parentesi" anche l'esistenza di Babbo Natale... il quale può darsi che sia il "Superuomo" tematizzato da Nietzsche.

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Gli uomini hanno cominciato a filosofare, ora come in origine, a causa della meraviglia: mentre da principio restavano meravigliati di fronte alle difficoltà più semplici, in seguito, progredendo a poco a poco, giunsero a porsi problemi sempre maggiori: per esempio i problemi riguardanti i fenomeni della luna e quelli del sole e degli altri astri, o i problemi riguardanti la generazione dell'intero universo. Ora, chi prova un senso di dubbio e di meraviglia riconosce di non sapere; ed è per questo che anche colui che ama il mito è, in certo qual modo, filosofo: il mito, infatti, è costituito da un insieme di cose che destano meraviglia. Cosicchè, se gli uomini hanno filosofato per liberarsi dall'ignoranza, è evidente che ricercano il conoscere solo al fine di sapere e non per conseguire qualche utilità pratica. E il modo stesso in cui si sono svolti i fatti lo dimostra: quando già c'era pressochè tutto ciò che necessitava alla vita ed anche all'agiatezza ed al benessere, allora si incominciò a ricercare questa forma di conoscenza. E' evidente, dunque, che noi non la ricerchiamo per nessun vantaggio che sia estraneo ad essa; e, anzi, è evidente che, come diciamo uomo libero colui che è fine a se stesso e non è asservito ad altri, così questa sola, tra tutte le altre scienze, la diciamo libera: essa sola, infatti, è fine a se stessa. (Aristotele, Metafisica I,2,982b)

fonte: www.filosofico.net

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venerdì 21 dicembre 2007

O E' NATALE TUTTI I GIORNI ….



E’ quasi natale e a bologna che freddo che fa
io parto da milano per passarlo con mamma e papa’
il mondo forse non e’ cambiato mai
e pace in terra no non c’e’ non ci sara’
perche’ noi siamo uomini di buona volonta’

non so perche’ questo lusso di cartone
se razzismo guerra e fame ancora uccidono le persone
lo sai cos’e’ dovremmo stringerci le mani
o e’ natale tutti i giorni o non e’ natale mai

intanto i negozi brillano e brilla la tv
le offerte speciali e i nostri dischi si vendono di piu’
il mondo forse non e’ cambiato mai
ma pace in terra forse un giorno ci sara’
perche’ il mondo ha molto tempo,
ha tempo molto piu’ di noi

intanto noi ci facciamo i regali il giorno che e’ nato cristo arricchiamo gli industriali
e intanto noi ci mangiamo i panettoni il giorno che e’ nato cristo diventiamo piu’ ciccioni
lo sai cos’e’ dovremmo stringerci le mani o e’ natale tutti i giorni o non e’ natale mai

Luca Carboni - Jovanotti


fonte: http://www.carboni.it/testi/o-e-natale-tutti-i-giorni.html

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buon natale Merry Christmas Joyeux Noel Feliz Natal Feliz Navidad Gesëende Kersfees Froehliche Weihnachten..





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martedì 25 settembre 2007

Mauro Biani a Forte dei Marmi!!!



Gliel'avevo promesso, stamattina: se il computer tornava a funzionare in modo decente (e si scordava per una decina di minuti il suo schieramento - ampiamente condiviso dalla famiglia - anarchicheggiante, avrei celebrato il suo successo. Ma - mi sembra giusto - lascio parlare lui.
Dal blog di Mauro Biani (http://www.maurobiani.splinder.com/):


"Scusate il disturbo, oh gentili colleghi, amici fedeli, parenti dalle buone maniere, conoscenti e passanti e ripassanti giudiziosi, ma la notizia, anche se autoreferenziale, è di quelle uniche davvero: dal Museo della Satira di Forte dei Marmi, mi hanno anticipato che sono tra i vincitori del XXXV° Premio di Satira Politica di Forte dei Marmi, il maggiore riconoscimento del "settore", e nella fattispecie ho vinto il Premio Pino Zac per la satira sul web.


La premiazione sarà a FORTE DEI MARMI la sera di SABATO 29 SETTEMBRE ALLE 18.00 presso "La Capannina". Orgoglioso e felice, aggiungo che tutti quelli che vorranno farmi l'onore e il piacere di partecipare alla premiazione, saranno ovviamente i benvenuti! Qualche notizia sul premio: Forte dei Marmi è ormai unanimemente riconosciuta come la capitale mondiale della Satira Politica. Tutti i più importanti disegnatori satirici sono venuti a Forte dei Marmi a ritirare questo riconoscimento, creato nel 1973: Forattini, Altan, Pino Zac, Pericoli & Pirella, Chiappori, Staino, Giannelli, Vincino, Bucchi, Vauro..., oltre ai francesi (Serre, Kerleroux, Tim, Pancho), inglesi (Steadman, Steve Bell), tedeschi, spagnoli, austriaci, americani (David Levine, Jules Feiffer, Garry B. Trudeau, Kal, MacNelly) russi, polacchi, cubani, jugoslavi, argentini e turchi... Il "Premio Satira" ha laureato anche giornalisti, scrittori, artisti, registi e operatori del settore quali: Benigni, Arbore, Fo, Sciascia, Montanelli, Zavattini, Del Buono, Campanile, Maccari, Nanni Moretti, Ghezzi, Ricci, Gino e Michele, Maltese, Guglielmi, Lia Celi, Chiambretti, Sabelli Fioretti, Michele Serra, Riccardo Orioles e molti altri (...) La redazione de Il Male, quella di Cuore, Pizzino (…)
Volendo, vedi l'intero albo d'oro dalla prima edizione del 1973. Per occhieggiare il filmato della premiazione dello scorso anno clicca qua. (dal suo blog, NdR)
Saluti festanti e a bientot con aggiornamenti e info sul premio e sugli altri premiati. Finora so che verranno premiati anche Fabrizio Fabbri (grafica), Antonio Di Bella direttore tg3 (per le incursioni radiofoniche su Caterpillar)."

E bravo Mauro! Continueremo a "rubarti" vignette... complimenti di cuore.

Lo staff di Solleviamoci


mercoledì 15 agosto 2007

India e Pakistan: 60 anni fa l'indipendenza




Festeggiameni congiunti al confine
Festeggiameni congiunti al confine


Si svolgono all'insegna della lotta al terrorismo le celebrazioni per il sessantesimo anniversario dell'indipendenza di India e Pakistan dalla
dominazione britannica. Anche se gli indiani festeggeranno solo domani, entrambi i paesi hanno ribadito oggi di essere in allerta contro il terrorismo e sicuri di poterlo combattere.

Il Pakistan proclamo' l'indipendenza il 14 agosto 1947 e l'India il 15. I due governi nascenti avevano inizialmente trovato un accordo con l'allora vicere' inglese Mountbatton per il 15 agosto ma, secondo gli astrologi indiani, le
configurazioni astrali di quel giorno potevano essere sfavorevoli all'India e cosi' si decise di scegliere la mezzanotte del 14 come data dell'indipendenza. In questo modo, Mountbatten pote' partecipare il 14 alla cerimonia per il
Pakistan, a Karachi, e il 15 a quella per l'India, a New Delhi.

"E' tempo che l'intera nazione insorga per fronteggiare i terroristi", ha detto oggi il presidente pachistano Pervez Musharraf nel suo discorso. Noi lottiamo contro il terrorismo per noi stessi, non per l'America. Io guardo ogni cosa dal punto di vista del Pakistan. Se poi il punto di vista pachistano sta
bene anche agli Usa, bene".

Parole, quelle del generale, che intendono ribadire l'autonomia del suo Paese rispetto agli Stati Uniti, soprattutto dopo le affermazioni del presidente George W.Bush che si era detto pronto ad autorizzare un intervento militare in Pakistan qualora disponesse di elementi di intelligence che consentissero
di localizzare i nascondigli di figure di spicco di Al Qaida, senza tuttavia specificare se ritenesse necessario un via libera da parte di Islamabad. Dubbi questi che Musharraf ha liquidato senza esitazione, dichiarando di essere certo che gli Stati Uniti non lanceranno raid anti-terrorismo senza concordarli
preventivamente con le autorita' pachistane.

"Nessun potere straniero avra' il permesso di entrare nel territorio pachistano - ha incalzato il primo ministro Shaukat Aziz - il terrorismo e' ora una sfida globale. Noi useremo tutte le nostre risorse per eliminarlo".

Oggi Musharraf ha anche ammesso di aver perso il consenso popolare, soprattutto dopo le vicende legate all'estromissione del capo della Corte suprema, Iftikhar Mohammed Chaudhary, che hanno raccolto intorno al giudice - e contro il presidente - la maggioranza della popolazione. "Si', la mia popolarita' e' in calo", ha detto Musharraf ad una televisione locale.

L'anniversario dell'indipendenza e' stato celebrato con marce, fuochi di artificio e canti. I palazzi del centro di Islamabad sono stati decorati con colori vivaci e in tutte le principali citta' sono state organizzate conferenze e spettacoli. Il tutto pero' improntato ad una certa sobrieta', dovuta anche al dispiego di ingenti misure di sicurezza per la paura di attentati. A Karachi un'esplosione ha seminato il panico - ma non ha causato vittime - vicino al mausoleo del
fondatore del Pakistan, Mohammad Ali Jinnah.
E mentre i festeggiamenti del Pakistan si avviano a conclusione, l'India si prepara a celebrare il suo anniversario, domani. A New Delhi tutto e' pronto, in un clima di massima allerta, soprattutto dopo le minacce rivolte la scorsa settimana da Al Qaida.

E intanto e' giallo sulla scomparsa della storica, prima bandiera dell'India libera, il vessillo innalzato dall'allora primo ministro Jawaharlal Nehru nel 1947, subito dopo la dichiarazione dell'indipendenza.

fonte: http://www.rainews24.rai.it/notizia.asp?newsid=72891

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Il messaggio della capanna di Gandhi

Ivan Illich
Fonte: Quaderni Satyagraha n.6
1 luglio 2005


Ritratto di Ivan Illich - Il grido dei poveri, mensile di riflessione nonviolentaStamattina, seduto in questa capanna dove Mahatma Gandhi ha vissuto, ho cercato di assorbire lo spirito della sua concezione e di accoglierne il messaggio. Due cose della capanna mi hanno fatto grande impressione. Una è il suo aspetto spirituale, l'altra la natura del suo carattere accogliente. Ho cercato di capire il punto di vista di Gandhi nel costruire la capanna. Ho molto apprezzato la sua semplicità, la sua bellezza e il suo ordine. La capanna proclama il principio dell'amore e dell'uguaglianza fra tutti. Poiché la casa che mi è stata allestita in Messico è per molti versi simile a questa capanna, non mi è stato difficile comprenderne lo spirito. La capanna ha sette tipi di spazi. All'ingresso, c'è il luogo dove si lasciano le scarpe e dove ci si prepara fisicamente e mentalmene a entrare. Poi viene la stanza centrale, che è abbastanza grande da poter accogliere una famiglia numerosa. Stamattina alla Quattro, quando mi ci sono recato per la preghiera, c'erano quattro persone sedute accanto a me con la schiena contro il muro; e dall'altra parte della stanza avrebbero potuto starcene altrettante, sedute una vicino all'altra. Questa è la stanza dove chiunque può andare e ritrovarsi con gli altri. Il terzo spazio è quello dove Gandhi stesso sedeva e lavorava. Poi ci sono altre due stanze, una per gli ospiti, l'altra per i malati. C'è una veranda aperta e un comodo bagno. E tutti questi spazi stanno tra loro in una relazione molto organica.
Foto con Gandhi nell'ashram di Wardha - GandhiserveUn ricco che venisse a visitare questa capanna, potrebbe essere portato a fare dell'ironia. Ma dal punto di vista di un semplice indiano non vedo perché una casa dovrebbe essere più grande di così. Questa casa è fatta di legno e di fango. Nella sua costruzione non hanno lavorato le macchine, ma le mani dell'uomo. La chiamo capanna, ma è veramente una casa. Una casa non è semplicemente un edificio dove l'uomo tiene i suoi bagagli e i suoi mobili. Molti edifici sono chiamati case, ma sono costruiti più in funzione dell'arredamento che per l'uomo stesso. Nella casa dove sono stato alloggiato a Delhi ci sono molti comfort e l'edificio è costruito in funzione di questi comfort. E' fatto di cemento e mattoni ed è una scatola in cui i mobili e le altre apparecchiature si collocano bene. Dobbiamo capire che tutto il mobilio e gli oggetti che continuiamo a raccogliere nel corso della nostra vita non ci daranno mai forza interiore. Sono, per così dire, le stampelle di uno storpio. Più comfort possediamo, più diventiamo dipendenti da essi e più la nostra vita si contrae. Il tipo di arredamento che trovo nella capanna di Gandhi è di un ordine diverso e induce ben poco a diventarne dipendenti. Una casa attrezzata con ogni comfort mostra la nostra debolezza. Pìù perdiamo la capacità di vivere; più diventiamo dipendenti dagli oggetti che possediamo. E' come la nostra dipendenza dagli ospedali per la salute e dalle scuole per l'educazione dei nostri figli. Disgraziatamente, ospedali e scuole non sono un indice della salute e della intelligenza di una nazione. In effetti, il numero degli ospedali misura il grado di malattia e il numero delle scuole l'ignoranza della gente. Analogamente, l'abbondanza di comfort abitativi minimizza l'espressione della creatività nella vita umana. Disgraziatamente, il paradosso è che coloro che dispongono di più comfort vengono considerati superiori. Non è una società immorale quella che accorda uno status superiore alla malattia e tiene in maggior considerazione l'ignoranza? Seduto nella capanna di Gandhi, mi ha rattristato pensare a questa perversità. Sono giunto alla conclusione che è sbagliato pensare che la civiltà industriale sia una via per lo sviluppo dell'uomo. E' un fatto dimostrato che per il nostro sviluppo economico macchine produttive sempre più grandi e schiere sempre più nutrite di ingegneri, medici e professori sono semplicemente superflue.
Quelli che desiderano una casa più grande di questa capanna dove Gandhi ha vissuto sono poveri nello spirito, nel corpo e nello stile di vita. Li compiango. Hanno consegnato se stessi e il loro sé vivente a una struttura inanimata. Così facendo, hanno perso l'elasticità dei loro corpi e la vitalità della loro esistenza. Hanno perso quasi ogni rapporto con la natura e ogni senso di vicinanza agli altri esseri umani.
Quando chiedo ai pianificatori contemporanei perché non capiscono il semplice approccio che Gandhi ci ha insegnato, mi rispondono che la via di Gandhi è molto difficile e che la gente non è in grado di seguirla. Ma la verità è che, siccome i principi di Gandhi non tollerano la presenza di intermediari o di un sistema centralizzato, i pianificatori, i manager e i politici si sentono esclusi. Come mai un principio di verità e di nonviolenza tanto semplice non viene capito? Forse la gente pensa di poter realizzare i propri desideri con la menzogna e la violenza? No, non è così. L'uomo comune capisce benissimo che i giusti mezzi portano al giusto fine. Sono solo coloro che hanno un qualche interesse costituito che si rifiutano di capire. I ricchi non vogliono capire. Quando dico 'ricchi', intendo quelli che dispongono di comodità che non possono essere condivise da tutti. Ci sono persone ricche nell'abitare, nel mangiare e nel viaggiare; e le loro modalità di consumo che le hanno rese cieche alla verità. E' per i ciechi che il messaggio di Gandhi è difficile da capire e da assimilare. Essi sono quelli per cui la semplicità non ha senso. Disgraziatamente le loro circostanze non gli consentono di vedere la verità. Le loro vite sono diventate troppo complicate per permettere loro di uscire dalla trappola in cui si trovano. Fortunatamente, la maggior parte delle persone non dispone di tanta ricchezza da divenire immune alla verità della semplicità e neppure versa in tale penuria da essere incapace di capire. I ricchi, anche se vedono la verità si rifiutano di comportarsi di conseguenza. E ciò accade perché hanno perso il contatto con l'anima di questo paese. Dovrebbe essere chiaro che la dignità dell'uomo è possibile solo in una società autosufficiente e che essa declina man mano che l'industrializzazione cresce.
Capanna di Gandhi a Sevagram - GandhiserveQuesta capanna evoca i piaceri resi possibili dall'essere in un rapporto di uguaglianza con la società. Qui l'autosufficienza è la nota dominante. Tutti gli oggetti inutili che un uomo possiede riducono la sua capacità di assorbire felicità dall'ambiente circostante. Perciò Gandhi ha ripetuto più volte che la produttività va mantenuta entro i limiti dei bisogni. Il modo di produzione odierno è tale che non conosce limiti e continua a crescere, senza freni. Finora abbiamo tollerato tutto questo, ma è venuto il momento di capire che, con la crescente dipendenza dalle macchine, l'uomo va verso la propria distruzione. Il mondo civilizzato, sia esso la Cina o l'America, ha cominciato a capire che, se vogliamo progredire, non è questa la via. Dobbiamo renderci conto, per il bene dell'individuo come per quello della società, che è meglio che le persone tengano per sé solo quello che basta ai loro bisogni immediati. Dobbiamo trovare il metodo per tradurre questo indirizzo di pensiero in un mutamento dei valori del mondo odierno. Un cambiamento del genere non può essere realizzato dall'azione di governi o di istituzioni centralizzate. Bisogna creare un clima nell'opinione pubblica atto a far capire alla gente gli elementi fondamentali della società. Oggi l'uomo in auto si sente superiore all'uomo in bicicletta, benché la bicicletta sia il veicolo delle masse. Perciò la bicicletta dovrebbe avere importanza primaria e la pianificazione della strade e dei trasporti dovrebbe essere fatta in funzione della bicicletta, mentre l'automobile dovrebbe occupare un posto secondario. Ma la situazione attuale è esattamente l'opposto: tutti i piani sono in funzione dell'automobile e mettono la bicicletta al secondo posto. Le esigenze dell'uomo comune sono trascurate a vantaggio di quelle delle classi superiori. Questa capanna di Gandhi mostra al mondo come è possibile innalzare la dignità dell'uomo comune. E' anche un simbolo della felicità che possiamo trarre dalla pratica dei principi della semplicità, del servizio e della verità.
Logo di Peacemail - www.peacelink.it


Documenti allegati
L'incontro con Gandhi
(32 Kb - Formato HTM)
Lanza del Vasto racconta il suo incontro con Gandhi nella capanna del villaggio Sevagram a Wardha.


fonte: http://italy.peacelink.org/pace/articles/art_11816.html

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Gandhi in Simla, 1931





"My Spiritual Message"

Mahatma Gandhi

1931


"In my tour last year in Mysore [State], I met many poor villagers, and I found upon inquiry that they did not know who ruled Mysore. They simply said some God ruled it. If the knowledge of these poor people was so limited about their ruler, I, who am infinitely lesser in respect to God than they to their ruler need not be surprised if I do not realize the presence of God, the King of Kings. Nevertheless I do feel as the poor villagers felt about Mysore, that there is orderliness in the universe."

Download and Listen
to the entire messsage
in MP3 format


6:20 minutes, 2.5 MB


Watch 30 second speech excerpt with film footage of Gandhi in 1931 on Google Video

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fonte: http://www.harappa.com/gandhi.html

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mercoledì 8 agosto 2007

I 70 anni dell'anti-eroe Dustin Hoffmann

Dustin Hoffman agli Oscar con Eastwood e la Streisand


Naso prominente, sguardo timido, bassa statura: tutte caratteristiche che, nella logica hollywoodiana, avrebbero dovuto relegare Dustin Hoffman al ruolo di attore caratterista. Ma così non è stato. Il due volte premio Oscar (per Kramer contro Kramer e Rain Man), che l'8 agosto spegne 70 candeline, ha avuto il merito di infrangere gli stereotipi hollywoodiani accettando ruoli da antieroe o da eroe negativo.

La carriera - Fin da piccolo dimostra una grande passione per il mondo dello spettacolo che lo porta ad iscriversi al conservatorio e contemporaneamente alla Pasadena Community Playhouse per studiare arte drammatica. Ben presto capisce che per sfondare deve passare alla East Coast e affrontare i palcoscenici di Broadway. Segue i corsi della scuola di Lee Strasbergh e inizia con le prime particine a teatro. Alla fine degli anni Cinquanta si trasferisce a New York nel tentativo di sfondare come attore ma i suoi primi tentativi si rivelano tutti degli insuccessi. Nel 1960 vince un'audizione e ottiene un ruolo in una produzione off-Broadway, "Yes Is for a Very Young Man". Nel frattempo s'iscrive all'Actor's Studio di Lee Strasberg per imparare il suo celebre metodo. A partire dal 1964 inizia a comparire nel cast di produzione teatrali del calibro di "Aspettando Godot" e due anni piu' tardi vincera' un premio come miglior attore per la sua interpretazione ne "Il viaggio del quinto cavallo".

L'esordio nel 1967 - Debutta davanti alla macchina da presa con un'apparizione in un film per la tv The Tiger makes out, recita una parte in Un dollaro per sette vigliacchi di Dan Ash ma proprio durante una rappresentazione della commedia "Eh?" viene notato da Mike Nichols che lo sceglie come protagonista de Il laureato. Per il ruolo dello studente universitario introverso coinvolto in una storia d'amore più grande di lui, riceve una nomination all'Oscar come miglior attore e diventa una star celebrata da pubblico e critica. Il successo del film gli apre le porte di Hollywood. Da qui una lunga serie di successi, da Un uomo da marciapiede (1969) di Arthur Penn a Cane di paglia di Sam Peckinpah e "Piccolo grande uomo" (1970) di Arthur Penn. Nel 1974 stupisce nel ruolo di Lenny di Bob Fosse, mentre nel 1976 regala altre due grandi interpretazioni con Tutti gli uomini del presidente di Alan J.Pakula e Il maratoneta di John Schelesinger al fianco di Lawrence Olivier. Nel 1979 arriva anche il primo premio Oscar per il ruolo di padre di una famiglia devastata in Kramer contro Kramer di Robert Benton. Con Tootsie di Sydney Pollack conferma le sue doti comiche di antieroe travestendosi da donna. Dopo l'ennesima nomination, ecco il secondo oscar per Rain Man" di Barry Levinson in cui veste i panni del fratello autistico, e genio matematico, di Tom Cruise.

Hoffman, maestro dei travestimenti e del cinema impegnato - Non disdegna di prendere parte anche a produzioni più popolari: lo troviamo in Dick Tracy e Hook - Capitano Uncino. Nel 1992 è diretto da Stephen Frears in "Eroe per caso". Nel 1996 gli viene assegnato il Leone d'Oro alla carriera alla Mostra del Cinema di Venezia. Nel 1999 si mostra ironico e provocatorio in Sesso e Potere di Barry Levinson, un'interpretazione nevrotica che gli vale l'ennesima nomination all'Oscar. Sempre nel 1999 viene insignito dall'American Film Institute, con la produzione televisiva A Tribute to Dustin Hoffman, come premio alla carriera. Dopo una parte nella Giovanna d'Arco di Luc Besson, lo troviamo ne "La giuria" di Gary Fleder, "Confidence" di James Foley, Moonlight Mile di Brad Silberling, Mi presenti i tuoi di Jay Roach, Neverland di Marc Forster, Profumo - Storia di un assassino di Tom Tykwer e Vero come la finzione, nuovamente diretto da Marc Forster.

Dustin Hoffman


fonte: http://spettacoli.tiscali.it/articoli/07/08/07/dustin_hoffman_70_anni_897.html

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E giusto citare "Alfredo Alfredo", che, se non ricordo male, è l'unico film italiano di Dustin Hoffman. Gli esterni furono girati ad Ascoli Piceno.
Io mi trovavo lì, quando lo girarono, ed ho conosciuto Dustin: posso confermarlo, è davvero bassino! Ma tanto, tanto simpatico. E intelligente.
mauro

ALFREDO, ALFREDO

locandina del film ALFREDO, ALFREDO

Titolo Originale: ALFREDO ALFREDO

Regia: Pietro Germi

Interpreti: Dustin Hoffman, Stefania Sandrelli, Carla Gravina, Saro Urzì, Duilio Del Prete

Durata: h 1.50
Nazionalità: Italia 1972
Genere: commedia
Al cinema nel Luglio 1972

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venerdì 6 aprile 2007

Buona Pasqua...




... a chi dà un'occhiata veloce in questo blog e non commenta
a chi si infervora nelle discussioni
a chi ci crede e spera sempre che "questa volta" le cose cambino...
a chi non ci crede ma spera lo stesso
a chi sa cosa fare per cambiare - e lo fa
a chi non lo sa ma vorrebbe farlo

a chi è sulla strada

a chi sta cominciando il cammino

ai giovani

agli anziani

agli occupati incavolati

ai disoccupati

ai precari

alle donne

ai figli

ai genitori

agli uomini di buona volontà

ai diversi di qualunque tipo

agli uguali a sé stessi

a tutti quelli che ci vogliono bene

a chi non ce ne vuole (perché non ci conosce...)

ai politici onesti (due?)

agli amici

ai disperati della terra
ai Maestri e
a chi sa farsi allievo
ai malati perché ritrovino la salute
e
ai sani perché non si ammalino ...
a chi volete voi.....

di cuore, BUONA PASQUA!


dimenticavo: soprattutto ai romani...
che si dimentichino per una volta dell'abbacchio...


lunedì 19 febbraio 2007

Il 2007 celebra Garibaldi


UN PO' DI STORIA PATRIA




Quest'anno si celebra il bicentenario della nascita di Giuseppe GARIBALDI, l'eroe dei due Mondi.
Abbiamo pensato di farlo anche noi, inserendo un "pezzo" sulla sua opera più famosa (ma forse non tanto, solo i veri bibliofili ormai conoscono questo raro volume), I Mille.
Anche questo è un pezzo di storia patria importante, che meriterebbe di essere meglio conosciuta ed approfondita, con gli strumenti critico-storici di oggi.
Una volta di più, si evince come le rivoluzioni non le avvii il "popolo", anche se, perché diventino "realmente" tali, tocchi poi al popolo portarle a compimento.
Buona lettura!

____________________
(uno scomodo e polemico libro dell'Eroe dei due Mondi)

L'opera "I MILLE" fu scritta da Giuseppe Garibaldi dieci-dodici anni dopo la sua famosa impresa, quindi all'incirca dal 1870 al 1872, come del resto si rileva dalle affermazioni stesse dell'Autore nel testo, dalle sincrone situazioni politiche internazionali ivi accennate, e da una lettera che Garibaldi inviò a Riboli il 20 febbraio 1872, nella quale gli dà notizia che il manoscritto è pronto per la stampa.
Da Caprera Garibaldi vi aggiunse il 21 gennaio 1873 la prefazione "Alla Gioventù italiana".
Rifiutata da vari editori per l'aspro contenuto, in certi casi fortemente irriverente (nei confronti della Francia, dei preti, dei mazziniani, di tutti e di tutto), l'opera, solo tramite una sofferta
(con grande delusione di Garibaldi) sottoscrizione, fu pubblicata (la prima ed unica volta fino al 1933) l'anno dopo, nel 1874 in pochi esemplari (4322), con i tipi di Camilla e Bertolero di Torino. I volumi riportano in fondo in stampa in ordine alfabetico tutti i nomi dei sottoscrittori, le copie acquistate ed il rendiconto dell'operazione:

(l'esemplare che possediamo, qui riprodotto, è quello sottoscritto e quindi appartenuto al Dott. Riboli Timoteo di Torino)

Per quanto quindi fosse un'edizione privata per i soli sottoscrittori, ciò nonostante la sua uscita suscitò vivacissime ed aspre polemiche. Sono pagine politiche scritte con una vena di ribellione che ha tutto l'impeto di una forza naturale che prorompe e quindi non conosce misura; un Garibaldi con l'animo amareggiato, sferzante, spesso irriverente, che insorge contro i preti, contro i conservatori, contro la monarchia, contro Mazzini, contro tutti e tutto, infine contro l'ordinamento sociale, ch'egli considera fondato su l'ingiustizia e sulla violenza.
Anche lui - più tardi - convenne che il suo livore nel libro aveva passato il segno.

60 anni dopo, nel 1933, il manoscritto originale fu poi donato munificamente da Donna Clelia Garibaldi all'Archivio del Museo del Risorgimento.

Nella solitudine pensosa di Caprera egli sfogò sempre nei suoi scritti con rudi espressioni l'amarezza dell'animo esacerbato da pungenti ricordi e dall'umiliazione di vedere l'Italia ben diversa da quella che aveva sognato. Insofferente dei compromessi della politica, indignato dalla corruzione del mondo parlamentare, deluso dalla litigiosità e dalla debolezza dei governi della sinistra. Quando darà le dimissioni da deputato scrisse alla redazione del giornale romano "La Capitale" di non voler "essere tra i legislatori di una paese dove la libertà è calpestata e la legge non serve nella sua applicazione che a garantire la libertà dei gesuiti ed ai nemici dell'Unità d'Italia". " Tutt'altra Italia io sognavo nella mia vita, non questa, miserabile all'interno e umiliata all'estero".

Con orizzonti sempre più larghi, lasciò spaziare la mente su problemi interessanti tutta Europa e la vita politica, morale e religiosa di tutti i popoli: il senso amoroso della fratellanza umana, la simpatia viva per le classi lavoratrici, il desiderio che le associazioni democratiche si unificassero, l'aspirazione ad una repubblica federale, la redenzione degli umili, la emancipazione del lavoro, il suffragio universale.
E questo, a parte le irriverenze contenute, ci sembra, l'alto insegnamento morale che sgorgando luminosamente dagli scritti di Giuseppe Garibaldi, ne assicurano la perenne vitalità.

La genesi di quest'Opera risale alle aspre polemiche seguite alle pubblicazioni del "Diario privato-politico-militare" del Persano, dell'"Epistolario" di Giuseppe Farina e dell'opuscolo scritto dal Bertani in risposta a quest'ultimo: "Ire politiche d'oltre tomba". Questi tre scritti provocarono lo scatenarsi delle passioni di parte di un'infinità di articoli editi in varie pubblicazioni periodiche. Uno di questi articoli segnalato a Garibaldi probabilmente dal Canzio, nel solitario esilio di Caprera, gli suggerì prima lo scritto già visto nella prima parte delle Memorie ("Ai miei concittadini" - il quale non è altro se non un'appassionata requisitoria contro Mazzini), poi la stesura de " I Mille", perchè ci si accaniva su quell'impresa dei Mille, che anche per alcuni suoi contemporanei aveva solo il sapore di una pittoresca leggenda; e poichè i fattori prima di essa furono Garibaldi e Mazzini, le loro figure assunsero l'importanza di segnacolo in vessillo nella contesa assai aspra.

Si aggiunga a questi elementi di discordia il dibattito, assai ardente agli albori del socialismo in Italia e sulla questione sociale. Inoltre intorno all'anno 1870 la recrudescenza dell'anticlericalismo in Italia toccò l'apice; mentre invece il mazzinianismo era al suo tramonto, non come dottrina ma come prassi politica. (Garibaldi in Inghilterra nello stesso 1870, concepì e pubblicò un irriverente "Romanzo" Storico Politico - CLELIA: IL GOVERNO DEI PRETI ( anche questo lo riportiamo integralmente su questo stesso sito a partire dal 1° gennaio 2007).

Nel 1870, si arrivò a questo assurdo: che Mazzini per ragioni spirituali combatteva i difensori della Comune parigina, ed i garibaldini materialisti esaltavano gli insorti perché si battevano per un'idea, perchè il popolo di Parigi "in sostanza, combatte eroicamente per i suoi diritti". Questo il giudizio di Garibaldi in una lettera al Petroni, dove chiarisce le ragioni della sua adesione (lui che aveva drammaticamente combattuto i francesi a Roma!) e ci fa comprendere come egli abbia potuto, nell'Opera "I Mille", identificare l'Internazionale, con una società perfetta "che ha l'audacia di voler la fratellanza di tutti gli uomini a qualunque nazione essi appartengono, che non vuole preti, non eserciti permanenti, non caste privilegiate".

Il nome di Garibaldi in questi anni, era una bandiera per molti transfughi mazziniani; e del fascino che sempre ne emanava, non poco conto fecero i fautori dell'Associazione Internazionale dei Lavoratori e Bakounin stesso, per tentare di gettare nella penisola italiana le fondamenta del movimento sociale della sinistra radicale, oltr'alpe già possente.
La sua camicia rossa divenne pure una bandiera, l'emblema ufficiale dei repubblicani, in risposta alla nuova bandiera nazionale dopo l'entrata nel 1870 delle truppe regie in Roma che iniziarono ad adottare sì il tricolore (che ricordiamo nacque dopo la rivoluzione francese prima in Francia e poi in Italia - a Reggio Emilia nel 1897 - con la prima Repubblica Cisalpina napoleonica) ma con al centro lo stemma sabaudo, snaturando così il vessillo repubblicano.
E con l'emblema del vessillo rosso nacque anche la canzone "Bandiera Rossa": "Avanti o popolo, alla riscossa, Bandiera rossa, Bandiera rossa Avanti o popolo, alla riscossa, Bandiera rossa trionferà" .... ecc. ecc.

MA CHI ERANO I MILLE?

La lista con 1089 persone fornita dal Ministero della Guerra fu pubblicata nel 1864, dal Giornale Militare come risultato di un'inchiesta istituita dal Comitato di Stato. Questo comitato fu creato per determinare quanti e chi erano i reali partecipanti a quella storica spedizione e come avvenne lo sbarco l'11 maggio del 1860 in Marsala.
Per la maggior parte i volontari erano Lombardi 434, Veneti 194, Liguri 156, Toscani 78, Siciliani palermitani 45, Stranieri 35; pochissimi i piemontesi, poco più di una decina. Altri 26 erano i siciliani di vari paesi e città dell'Isola.

La composizione sociale: 150 avvocati, 100 medici, 20 farmacisti, 50 ingegneri e 60 possidenti, circa 500 ex artigiani, ex commercianti. E una sola donna (la moglie di Crispi).
Di popolino o contadini, quasi nessuno. La composizione politica era una sola, quella di sinistra repubblicana, mentre quella sociale, quasi la metà erano professionisti e intellettuali, l'altra metà artigiani, affaristi, commercianti, qualche operaio. Comunque tutti avevano alle spalle delle esperienze cospirative; alcuni erano reduci dei Cacciatori delle Alpi, o ex appartenenti al "BATTAGLIONE DELLA MORTE", e c'erano alcuni siciliani e no che avevano avuto sull'isola o in altre regioni meridionali, noie con la giustizia (famosi i due della grande truffa del lotto in Sicilia, che inseguiti dalla giustizia borbonica, si rifugiarono proprio a Quarto, e rientrarono sull'isola con la spedizione. Uno ci morì, l'altro più tardi si suicidò).

Al corpo dei volontari fu dato in un primo tempo il nome di "Cacciatori delle Alpi".
Furono divisi in sette compagnie, comandate da BIXIO, VINCENZO ORSINI, FRANCESCO STOCCO, GIUSEPPE LA MASA, FRANCESCO ANFOSSI, GIACINTO CARINI e BENEDETTO CAIROLI; il comando dei carabinieri genovesi fu dato ad ANTONIO MOSTO, all'intendenza furono messi ACERBI, BOVI, MAESTRI, RODI, allo Stato Maggiore CRISPI, MANIN, CALVINO, MAJOCCHI, GRIZIOTTI, BOCCHETTE, BRUZZESI, con a capo SIRTORI; furono scelti come aiutanti di campo il TURR, CENNI, MONTANARI, BANDI, STAGNETTI e come segretario il generale BASSO.
GARIBALDI salì a bordo del "Piemonte", di cui era pilota il siciliano SALVATORE CASTIGLIA, mentre BIXIO ebbe il comando del "Lombardo".

Per quanto riguarda le presenze straniere, spesso taciute dalla storia ufficiale e dai testi scolastici, inglese era il colonnello Giovanni Dunn, così come inglesi furono Peard, Forbes, Speeche (il cui nome, Giuseppe Cesare Abba, non potendo sottacere, trasformò nell'italiano Specchi). Numerosi gli ufficiali ungheresi: Turr, Eber, Erbhardt, Tukory, Teloky, Magyarody. Figgelmesy, Czudafy, Frigyesy e Winklen. La legione ungherese divenne preziosa per l'occupazione della Sicilia e per tante battaglie. La "forza" dei "volontari" polacchi aveva due ufficiali superiori di spicco: Milbitz e Lauge. Fra i turchi spicca Kadir Bey. Fra i bavaresi ed i tedeschi di varia provenienza si deve ricordare Wolff, al quale fu affidato il comando dei disertori tedeschi e svizzeri, già al servizio dei Borbone.

Tra le curiosità che possono essere desunte dalla lista dei nomi e le date, vi è il numero dei caduti. In totale sono circa 80. Di cui, a Calatafimi, 34.

Fonte: http://cronologia.leonardo.it/storia/biografie/garibal4.htm