"Istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza. Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il nostro entusiasmo. Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra forza." Antonio Gramsci

domenica 20 febbraio 2011

Sanremo: non sono solo canzonette...

Lo so: mezzo mondo è a fuoco e l'altra metà lo sta guardando con un misto di indifferenza ed interesse (dove "interesse" significa solo avere interessi da proteggere, purtroppo), quindi parlare di Sanremo e del festival della canzone italiana può apparire insensato, o una specie di fuga dalla realtà.

Niente di tutto ciò. Sono ben ancorata alla realtà (però, non avendo presunzioni di tuttologia, su certe questioni preferisco astenermi, in attesa di capire cosa effettivamente sta succedendo), e quasi tutti i miei amici blogger stanno postando come dei matti sulla politica internazionale... quindi io mi dedico al mio angolino di mondo, anche perché voglio provare a dire cose che pochi altri (se qualcuno l'ha fatto) fanno circolare.

Contrariamente alle mie (sane) abitudini passate, questa volta ho deciso di guardarmelo (sì insomma: non stare attaccata al video, ma almeno accendere la TV... visto che pago il canone, mi pare giusto poter protestare a ragion veduta! Almeno ogni tanto, ché di più non reggo), soprattutto sulla scia della polemica scatenata dalla vicenda "Bella Ciao".

E subito iniziano le conferme: ad un Morandi un po' sotto tono (impressione personale) fanno da spalla Luca e Paolo, prudentemente "senza contratto" con mamma RAI, così non hanno vincoli su cosa si può e cosa non si può dire... e infatti hanno detto tanto, senza per questo far solo ridere: lo scambio di opinioni "da bar" a proposito di Berlusconi era godibilissimo, ma - nei casi di personalità sensibile quantomeno - poteva anche scatenare una bella critica ed autocritica. Per non parlare de "Gli indifferenti" di Gramsci... sempre molto attuale.

http://video.excite.it/video-di-luca-e-paolo-recitano-gli-V65638.html

Be', loro son promossi, almeno da me. E qui cominciano le dolenti note... perché una dice: è appena passata la giornata in cui le donne son scese in piazza a rivendicare la loro dignità... e sul palco chi ci sta? Due belle ragazze, per carità (mica sono una che rosica, io! Almeno, non da quel punto di vista!), ma sostanza pochina... era troppo pretendere anche un po' di carattere? Ossignur: vero è che per pareggiare i conti con le Iene ci sarebbero volute personalità come la Guzzanti o la Dandini, pure una Littizzetto... ma il problema forse è proprio qui. La par condicio avrebbe fatto presupporre la necessità di una satira di destra... già, ma chi? Anche a sostituire le Iene con le due di cui sopra e dare l'incarico di fustigatori di costumi da destra a un paio di... ehm... stavo per scrivere "satiri"... di comici, chi avrebbero potuto scritturare? A me non viene in mente alcuno... forse la satira è solo di sinistra, son passati i bei tempi di Guareschi, che sarà pure stato di destra ma almeno faceva ridere, ancorché a denti stretti... quindi, ok. Le donne continuano ad essere le bellocce che poco sanno fare (c'è da sperare che la poesia della Canalis gliel'abbiano scritta... quanto al tango di Belen, be' sorvoliamo) ma tanto servono solo per apparire. Con buona pace di quelle che hanno un cervello e lo usano (e infatti, che ironia: Vecchioni dedica la sua vittoria alle donne e chi viene inquadrato se non le due bellocce? ma, forse, Vecchioni non intendeva proprio "quelle" donne, che hanno detto di ritenere inutile la manifestazione di cui sopra... per carità: anche io avevo qualche dubbio in proposito e l'ho anche postato, ma insomma: io sono anche stanca di fare la maggioranza silenziosa).

Nel frattempo, le canzoni. Molte in stile sanremese, cioè proprio festivaiole (e quindi non di mio gradimento), ma qualcuna degna di nota: a parte il "solito" Vecchioni, questa volta mi son trovata a fare il tifo per Al Bano e ad essere contenta del suo ripescaggio!

Ovviamente non è solo un discorso "melodico", anzi non lo è per nulla: quello che mi è piaciuto è l'argomento ed il testo finalmente attinente alla realtà e in qualche modo impegnato (deve avergli fatto proprio bene l'incontro con Caparezza!).

Ultima nota "di colore", che i frequentatori di FB magari hanno già visto: a proposito di Vecchioni e della sua canzone, qualcuno ha avuto da dire perché sì, è una bella canzone, ha un bel testo, ma non ci dice cosa dobbiamo fare... ma poffarbacco: con tutto il rispetto per "il professore", dobbiamo proprio aspettare che ce lo dica lui, cosa fare per far finire questa maledetta lunghissima notte? Bah... dati i presupposti, mi sa che durerà ancora a lungo, non fosse che... :)

E basta parlare delle canzoni in gara: ora dirò invece di una canzone che c'entra solo in quanto esclusa... peraltro, dalla serata commemorativa dell'unità d'Italia: Bella Ciao.

Esclusa, dicevo, perché la par condicio avrebbe imposto, secondo i vertici RAI, che venisse affiancata da "Giovinezza"... allora: che Bella Ciao non fosse proprio la canzone dei partigiani già l'aveva chiarito Morandi, però per saperne di più vi invito a leggere questo pezzo in cui lo storico Bermani (poi intervenuto, insieme al prof. d'Orsi, all'iniziativa sul revisionismo storico organizzata il 19 dalla Federazione della Sinistra) spiega gli antefatti.






Ma l'esclusione di Bella Ciao non è finita qui... infatti, dalla rete è partita un'iniziativa "alternativa": visto che dentro l'Ariston la canzone non era la benvenuta, si è deciso (pare che tutto sia stato originato dai viola di Genova, io l'ho saputo da un amico "esterno" ma tant'è, cambia poco: è lo spirito che conta) di trovarsi e cantarla fuori.

Questo è uno dei resoconti che potete facilmente trovare in rete (si assomigliano tutti), ma la realtà è stata diversa... io c'ero, e ve la racconto.

Noi sanremesi eravamo sparpagliati tra il pubblico assiepato alle transenne per guardare chi entrava (???), poi sono arrivati da piazza Colombo i viola scesi dal pullman, con un lenzuolo che diceva "Bella Ciao è qui" e si sono messi ad intonarla. Li abbiamo sentiti e raggiunti, unendoci al coro (e da una trentina che erano loro siam diventati un centinaio): FdS, partigiani dell'ANPI, PD e persino un gruppetto di studenti, sì proprio quelli che ultimamente hanno animato le strade cittadine (non solo di Sanremo) con le loro proteste contro i tagli alla scuola pubblica.

Non una volta sola è stata cantata Bella Ciao, il 17: almeno sei... e ogni volta è stata seguita da "Fischia il vento", intonata a sorpresa proprio dai nostri studenti, ma subito raccolta e urlata a squarciagola anche da noi (sì insomma: chi ci riusciva... perché qualcuno aveva gli occhi lucidi e non riusciva a cantare).

Una di queste sequenze è filmata qui: http://www.youtube.com/watch?v=znzKehRSB3A (grazie al PD di Sanremo).

Dagli organizzatori era partito l'input di non portare simboli o bandiere identificative, e noi ci siamo attenuti alle disposizioni: l'unico cartello "nostrano" era questo, ben visibile nella foto qui sotto, mentre loro sono arrivati con delle bellissime roselline di carta crespa... peccato che fossero tutte immancabilmente viola... e vabbé. Intanto hanno riconosciuto il nostro contributo per cui va bene così.

Poi i viola se ne son tornati al loro pullman in attesa, mentre noi, che - favoriti dall'essere "locali" - non avevamo problemi di tempo, ci siamo soffermati nei pressi... e ci siamo esibiti in un altro paio di bis fuori programma, visto che una giornalista dalla tribuna stampa ha voluto scendere ed unirsi al coro (massì, c'era pure la Parietti... prima). E, almeno per quel che mi rigurada, abbiamo fatto a tempo a tornare a casa per gustarci Benigni (questa è la parte più... "attuale". La recita ed il canto dell'inno si trovano sicuramente su youtube. Grazie Itsas!)

Ecco, questo è successo. E io sono stata fiera di esserci stata, anche se certamente ci sono cose più importanti e gravi. Ma è un segnale.

sabato 12 febbraio 2011

Se non ora, quando?


Già, quando? Magari trent'anni fa... ed era già tardi. Avremmo dovuto approfittare di quel momento storico particolarissimo e glorioso che fu la Resistenza, dove le donne diedero in prima persona il loro contributo e non si limitarono a ruoli secondari o "femminili"... e invece... invece ci siamo lasciate rimettere le catene.

Però... siccome notoriamente sono una "pensatrice libera" e di adeguarmi al sentire comune, se non è il mio, manco ci penso, ecco che - puntuale come l'influenza - dico la mia. Il che ovviamente non significa che non aderisco... ma puntualizzo.

Per cominciare, le donne non sono una classe: non sono come gli operai che, per quanto variegati e sostenitori delle più disparate ideologie, se non altro sai che da alcuni punti di vista sono uguali (ad esempio i bassi stipendi e il lavoro ripetitivo, monotono ed alienante). No, sostenere l'"essere uguali" di individui come la Marcegaglia o la Santanché con la Hack o le mie amiche Silvana o Martina o Manuela o persino me stessa è un assurdo che non meriterebbe neppure approfondimenti, non fosse che Martina e Silvana e Manuela (e tutte le altre che non nomino ma che ho ben presenti, tutte proprio tutte!) non "hanno fatto carriera" per vie traverse, si sudano il loro stipendio (o se lo son sudate finché non le hanno gentilmente messe alla porta) e si impegnano in quel che fanno, sapendo che i loro sforzi devono essere almeno doppi rispetto a quelli dei loro colleghi maschi. Perlomeno in campo lavorativo, perché nell'impegno sociopolitico a volte va meglio. A volte, non sempre: esistevano ai miei tempi di gioventù gli "angeli del ciclostile" come esistono ora le quote rosa... peraltro nemmeno rispettate. Sul lavoro invece... lì sì che ci sono soddisfazioni... per quelle che scelgono la via facile. Il tono ovviamente è ironico.

Ma non vi sembra un po' limitativo e fuorviante scegliere adesso come momento per accorgersi che l'Italia non è uno stato civile? Solo perché un povero vecchietto malato di protagonismo, terrorizzato dall'idea di tornare al nulla cui appartiene (e magari anche di saldare qualche debito, non con la giustizia di cui se ne frega allegramente, ma con qualcuno di ben più temibile: la mafia) e con la passione della carne giovane riunisce in sé il peggio del peggio dei difetti di un popolo (sì perché, fuori dai denti: il problema dell'Italia non è solo Berlusconi, ma tutto ciò che costui incarna, leghisti compresi), allora ci si scatena contro di lui, come se bastasse esorcizzarne la presenza per risolvere tutto... ma quello che abbiamo dentro, i nostri difetti e le nostre debolezze, se la ridono di un esorcismo. Il lavoro da fare è molto più ampio e profondo. E comporta anche una bella dose di autocritica, oltre che critica (in quella siamo tutti bravissimi).

Già: Berlusconi non è che la punta dell'iceberg, non è che il palesarsi di quello che da anni (decenni!) bolle in pentola. Non è che è arrivato lui e sono iniziate le copertine osé di Panorama ed altri giornali "seri", non è che prima di lui nessun capufficio abbia mai allungato le mani su una sua sottoposta con l'allettante promessa di farle fare carriera. Non è che non ci sia mai stata alcuna violenza sulle donne, tanto per dire le cose come stanno. Solo che adesso, a quanto pare, "abbiamo superato la soglia della decenza". Mi pare un po' ipocrita come discorso... la decenza non c'era manco prima. Solo che facevamo finta di non vederlo. Oddio: a voler essere oneste, qualcuna non faceva finta di nulla e si opponeva... pagava un prezzo piuttosto alto, ma almeno alla mattina si guardava allo specchio senza doversi sputare addosso. Ci ha pensato poi la vita, con la collaborazione dell'ennesima crisi economica del mondo capitalista, a ricacciare le donne ancora più indietro nella scala gerarchica della società.

E qui viene l'altro aspetto importante, secondo me: uno stato è civile o non lo è. Non è possibile che lo sia "un po'". Anche se per ipotesi le donne in Italia avessero il rispetto che meritano (a parte il fatto che le cose bisogna guadagnarsele, nessuno ti regala alcunché...), il modo arrogante in cui trattiamo i "clandestini", certe sparate leghiste e il trattamento che le forze dell'ordine troppo spesso riservano ai cittadini - che sono poi coloro che pagano i loro stipendi - basterebbero a far concludere che l'Italia non è un paese civile.

Quindi, come stupirsi? Come indignarsi? Sono mesi, anni ormai che dovremmo essere indignati. Tutti, non solo le donne. Perché che a fronte di prestazioni particolari una fanciulla faccia carriera è la norma, si chiama nepotismo e vale anche al maschile (se non erro il termine fu coniato per definire il favoritismo di certi papi nei confronti di personaggi che, data la regola della castità, a rigore non avrebbero potuto essere loro figli... ipocrisia allo stato puro).

E comunque... Berlusconi non è stato sparato in Italia da qualche malefico extraterrestre, è nato in Italia in una famiglia italiana, è cresciuto nella società italiana e li si è sviluppato... come un cancro. Ma questo cancro è il risultato di un'educazione familiare, scolastica e sociale ben precisa, che opera da prima che nascesse lui ed è assolutamente funzionale al sistema. Poi ovviamente lui ci ha messo del suo... e anche tanto. Indubbiamente. Ma non voglio qui ripercorrere la strada che Travaglio ed altri (pochi, ovviamente) giornalisti ci hanno illustrato. Mi basta dire che i maschietti attuali sono figli delle donne... e se non sono come noi, vediamo di prenderci qualche responsabilità.

Se le nostre figlie pensano che piuttosto che impegnarsi a sviluppare il cervello e le loro specifiche capacità (perché tanto la meritocrazia passa dal letto), interroghiamoci sui modelli che abbiamo dato loro, sugli esempi che siamo state, sulle silenziose sconfitte quotidiane... e lo so che è dura, lo so eccome. Si paga, e sulla propria pelle. Non si fa carriera, ci si vede superate da imbranati maschi o da facili colleghe, gli aumenti di stipendio non arrivano e in caso di crisi si è le prime ad essere lasciate a casa... ma il rispetto di sé parte da lì. O si è capaci di opporsi, oppure è inutile lamentarsi... i Partigiani sapevano che andando in montagna rischiavano la pelle, ma l'hanno fatto ugualmente. Chi si oppone alla mafia sa che nella maggior parte dei casi ha iniziato un conto alla rovescia con la morte. Chi vuole cambiare il mondo sa che non basta dirlo... e che il nemico non si farà da parte solo perché tu hai deciso che la società non va bene. Non ti dice "prego, fammi vedere secondo te come dovrebbe essere", ti ci si oppone con tutte le sue forze. E i maschilisti fanno altrettanto. Non so cos'abbia di tanto interessante e affascinante il potere, proprio non lo capisco... ma a quanto pare la maggior parte della gente che ne viene a contatto ne resta segnato.

Nessuno ti regala quello che vuoi, e solo uniti gli sfruttati possono sperare di capovolgere il mondo. Non è che se la donna in carriera con prestazioni fuori orario decide che domani viene in piazza perché esige rispetto io mi sento meglio... continuiamo a non avere niente in comune. Non sono loro le mie alleate, non è una X cromosomica che avvicina il nostro modo di vedere la vita ed i nostri valori.

Conclusione: domani ci vado anche io, in piazza. Non so ancora dove, ma la mia sciarpettina bianca non mancherà... anche se non capisco perché se porto la bandiera del mio partito questo possa inficiare in qualche modo la riuscita della manifestazione. Io sono una persona intera, da prendere come "blocco unico", non sono usa essere una volta donna, una volta elettrice, una volta mamma e un'altra lavoratrice. Se sono anarchica, lo sono anche quando espongo i miei valori a mia figlia o lavoro. Sbaglio?

Qui trovate sia il testo dell'appello che l'elenco delle città in cui si svolgeranno manifestazioni.

sabato 29 gennaio 2011

La memoria non basta.

«La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell'abbattimento dei cancelli di Auschwitz, "Giorno della Memoria", al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.»

Così recita Wikipedia. E così, dal 2000 (strano che ci siano voluti 55 anni per arrivarci... o forse non è strano per nulla), tutti gli anni ricordiamo la bestialità nazista. Che poi, bestialità: mai visti animali comportarsi così. Loro uccidono per mangiare, non per divertimento, esperimento o per idee e "questioni di razza". Non ho ascoltato alcun discorso, non ho partecipato a commemorazioni "tradizionali"... ho solo meditato in proprio e assistito alla presentazione di un libro, che di questi tempi revisionisti è decisamente fuori dal coro.

Limitiamoci all'Europa, teatro di quegli orrori: se allarghiamo lo sguardo a tutto il mondo lo spettacolo è ancora più sconfortante: per tutti, cito soltanto quello che i democratici USA hanno fatto e continuano a fare a Cuba (dalle bombe alle epidemie provocate al'incarcerazione delle "spie", come i famosi cinque) e quello che gli israeliani fanno in Palestina.

Proprio loro, gli israeliani, epigoni delle vittime principali della follia nazista... non hanno imparato niente.


E noi? Neanche, mi pare.
Non solo una buona fetta di italiani (parlo di quelli che c'erano) tende a minimizzare il tutto e cerca di far passare l'idea che in fondo in Italia non è successo nulla di grave, razzialmente parlando, e che da noi i campi di concentramento non c'erano (con buona pace dei pochi documenti ufficiali dell'epoca miracolosamente scampati alla distruzione - non necessariamente fatta dai fascisti - che parlano espressamente di "campi di concentramento" per dissidenti e indesiderati vari), ma anche gli altri, quelli più giovani e che hanno la responsabilità dell'educazione dei giovani, spesso e volentieri abdicano al loro compito in nome di un "volemose bene" revisionista che non fa bene a nessuno. Perché chi non capisce la storia è destinato a ripeterla.

Dunque: "noi italiani buoni" avevamo le nostre brave leggi razziste, che se la prendevano con gli ebrei e con gli zingari (a proposito di zingari, leggete questo articolo, è un po' lungo ma ne vale la pena). Non solo: abbiamo anche internato gli italiani di etnia slovena, quelli residenti a Gorizia e nei territori conquistati alla Jugoslavia dopo la prima guerra mondiale. Per "favorire il processo di italianizzazione". Perché poi non è che gli jugoslavi siano tutti pazzi sanguinari, non è che i titini si siano svegliati un giorno e abbiano deciso di dar la caccia agli italiani perché la stagione venatoria contro le quaglie era chiusa... forse i martiri delle foibe (di quelle sì che si può parlare, anzi! si deve!) hanno qualche spiegazione diversa dalla follia comunista... invece di questo bisogna tacere, i fascisti passati ed attuali per questioni di comodo (meglio far le vittime e dar la colpa ai comunisti mangiabambini) e gli altri, troppi altri, perché ormai comunisti non sono più e di raccontare la verità non gliene importa il classico fico secco. Tant'è vero che un narratore (non storico, lo dice anche lui) come Pansa può provare a far passare la sua visione della storia come "il giusto riconoscimento alle vittime". Senza peraltro turbarsi troppo se l'amnistia che ha praticamente salvato la pelle a molti fascisti, anche a quelli decisamente colpevoli, l'ha firmata un certo Togliatti. Senza parimenti azzardarsi a scrivere i suoi "racconti" quando personaggi del calibro di un Pertini o di un Pesce erano ancora vivi (guarda caso, "Il sangue dei vinti" vede la prima edizione nel 2003). E senza neppure controllare a fondo le fonti. Ma tant'è: è un semplice racconto... che però viene spacciato per verità rivelata.

Quanto ai campi di concentramento, ce ne avevamo pure noi. Non erano campi di sterminio, certo (a parte la Risiera di San Sabba, dove i forni c'erano - oggi non visibili perché li han fatti saltare a Liberazione avvenuta), però non erano neppure luoghi di villeggiatura.

Tutto questo per il passato, anche se mi rendo conto che il discorso è tutt'altro che esaurito. Ma dicevo, non pare che il ricordo ci sia servito - ci serva! - ad evitare il ripetersi di simili massacri (soltanto se per considerare "massacro" un atto di inumanità è previsto un numero minimo di vittime, diciamo un milione, per ora forse dovrei cambiare termine. Ma per me "massacro" è una carneficina, e se anche le vittime sono "solo" cinque già son cinque di troppo).

In "piccolo" mi viene da citare il comportamento di certe "forze dell'ordine" nei confronti di manifestanti e di detenuti, in grande penso ai centri di raccolta ed espulsione per i clandestini, rei soltanto di cercare una vita migliore, che noi in barba a trattati internazionali (non parlo della nostra Costituzione, che quella la vogliono proprio smantellare: parlo di ONU... ma anche quella evidentemente è da citare solo quando conviene. Un po' come quando aumenta il prezzo di qualcosa: ci citano sempre gli altri stati europei dove la vita è più cara... dimenticando tra l'altro che - magari - anche gli stipendi sono più alti!) ributtiamo nelle braccia non proprio amorevoli di un certo colonnello Gheddafi, che stiamo anche aiutando a costruire i suoi personali lager.

La storia è scritta dai vincitori, quindi i revisionisti si affannano a correggere gli errori e la verità di parte che i comunisti hanno scritto a loro uso e consumo. Se fosse vero questo loro zelo, avrebbero tutto il mio appoggio, anche se certe verità potrebbero non piacermi. Ma c'è un particolare che sembra sfuggire loro: la guerra l'hanno vinta - e conseguentemente scritta, per quel che riguarda noi italiani - gli americani. Dire che gli americani sono comunisti mi sembra un filino eccessivo... e poi, se proprio vogliamo la verità vera, non è forse vero che proprio gli americani si sono adoperati in più di un modo, lecito o meno, per far sfuggire alla giustizia parecchi criminali, nazisti e nostrani, e facendoli riparare nelle amorevoli braccia di qualche dittatoruncolo sudamericano così opportunamente insediato dalla CIA ed amichetti vari?

Non è che gli USA siano poi questi gran paladini della democrazia ed abbiano avuto realmente a cuore la sorte della vecchia Europa: si sono decisi a entrare in guerra, dopo decenni di proficui scambi commerciali (e magari non solo quelli...) con la Germania di Hitler, solo quando son stati colpiti nel vivo, sul loro territorio (grossissimo sbaglio, quello giapponese. Dal loro punto di vista ovviamente). E anche quando sono arrivati qui, non è che i loro aiuti andassero imparzialmente a tutte le formazioni partigiane. Diciamole queste cose, se davvero amiamo la verità. Non buttiamo solo fango sui partigiani che si sono sacrificati per la nostra libertà.

E non lasciamo che in nome della difesa di una "patria" che però, per tutto il resto, è solo un'inutile zavorra artatamente costruita, da smembrare al più presto con la scusa del federalismo, tanti esseri umani innocenti vengano trattati in modo arbitrario e cattivo in attesa di essere riconsegnati alla morte dalla quale cercano di fuggire. Non c'è lavoro per noi, per i nostri giovani: a che ci servono altre braccia? Vero, non c'è lavoro (e quello che c'è è nero o precario perlopiù), ma nessun uomo è un'isola. In quest'epoca di globalizzazione chi pensa di poter stare bene senza curarsi del vicino è un povero illuso (perché voglio essere gentile). Chi chiude gli occhi su quello che facciamo ai clandestini, sui massacri quotidianamente perpetrati dagli israeliani a Gaza, sugli stupri di massa di donne in Sud Africa, su tutte le brutture che rischiano di sommergerci è un ignavo. Solo che io, molto poco dantescamente, non ho voglia di aspettare un ipotetico aldilà per vedere saldati i debiti.

E allora... R-ESISTIAMO. Sempre, tutti insieme. Per noi, per i nostri figli e per tutte quelle grandi persone che hanno pagato un prezzo altissimo per regalarci la LIBERTA' che di questi tempi qualcuno vorrebbe ancora sottrarci. E chi non lotta contro il tiranno e non è disposto a far fronte comune contro di lui (come del resto avvenne, vittoriosamente, proprio durante la Resistenza) è un colluso. Avremo tempo dopo per i distinguo e le precisazioni... prima occupiamoci di averlo, quel "dopo"!

Anche se ci crediamo assolti, siamo per sempre coinvolti. Proprio come cantava De André.




mercoledì 5 gennaio 2011

Sì ai diritti, no ai ricatti: appello di Camilleri, Flores d'Arcais e Hack


Le pretese di Marchionne non riguardano solo i lavoratori della FIAT, e molti ormai l'hanno capito. Per questo motivo pubblichiamo l'appello, con preghiera di firma e diffusione... grazie.

Il diktat di Marchionne, che Cisl e Uil hanno firmato, contiene una clausola inaudita, che nemmeno negli anni dei reparti-confino di Valletta era stata mai immaginata: la cancellazione dei sindacati che non firmano l’accordo, l’impossibilità che abbiano una rappresentanza aziendale, la loro abrogazione di fatto. Questo incredibile annientamento di un diritto costituzionale inalienabile non sta provocando l’insurrezione morale che dovrebbe essere ovvia tra tutti i cittadini che si dicono democratici. Eppure si tratta dell’equivalente funzionale, seppure in forma post-moderna e soft (soft?), dello squadrismo contro le sedi sindacali, con cui il fascismo distrusse il diritto dei lavoratori a organizzarsi liberamente.

Per questo ci sembra che la richiesta di sciopero generale, avanzata dalla Fiom, sia sacrosanta e vada appoggiata in ogni modo. L’inaudito attacco della Fiat ai diritti dei lavoratori è un attacco ai diritti di tutti i cittadini, poiché mette a repentaglio il valore fondamentale delle libertà democratiche. Ecco perché riteniamo urgente che la società civile manifesti la sua più concreta e attiva solidarietà alla Fiom e ai lavoratori metalmeccanici: ne va delle libertà di tutti.

Andrea Camilleri, Paolo Flores d’Arcais, Margherita Hack

Primi firmatari: don Andrea Gallo, Antonio Tabucchi, Dario Fo, Gino Strada, Franca Rame, Luciano Gallino, Giorgio Parisi, Fiorella Mannoia, Ascanio Celestini, Moni Ovadia, Lorenza Carlassarre, Sergio Staino, Gianni Vattimo, Furio Colombo, Marco Revelli, Piergiorgio Odifreddi, Massimo Carlotto, Valerio Magrelli, Enzo Mazzi, Valeria Parrella, Sandrone Dazieri, Angelo d'Orsi, Lidia Ravera, Domenico Gallo, Marcello Cini, Alberto Asor Rosa.

(4 gennaio 2011)

Il testo dell'appello è qui mentre potete firmare (e controllare il numero di firmatari) cliccando su FIRMA L'APPELLO in fondo alla pagina linkata. Se avete un blog ripostate il testo, se avete un profilo su qualche aggregatore condividetelo... insomma, passate parola!

domenica 2 gennaio 2011

Buon 2011

















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"E un comunista, non ha voglia di divertimenti e di festicciole. Sta con i lavoratori e con le loro donne, incalzati dalla disoccupazione e dalla miseria.
L'Italia, del resto, è già divisa così: tra coloro che osano fare ancora brindisi e coloro che non sanno più essere felici finché c'è in giro tanta disperazione."

Fortebraccio, L'Unità, 30 ottobre 1974

mi associo. elena

venerdì 24 dicembre 2010

Anche quest'anno è natale...

... e siamo tutti più buoni.

Forse voi. Io no. Io sono la solita vecchiaccia ipercritica e non ne posso più di tutto questo buonismo, di questi inviti al "volemose bene" che tanto non cambiano la vita di alcuno. Di questa corsa al regalo ed alla tavola di prelibatezze dal costo proibitivo. Che poi magari il tuo vicino ti sta pure antipatico, ma è natale e non glielo puoi dire... e questo è proprio il meno.

Sono stanca di un babbo natale che sarà pure rosso, come dice Crozza, ma è anche parziale e fazioso, visto che continua a portare il superfluo a chi non sa che farsene e agli altri, se va bene, nulla.

Data la premessa, non credo vi stupiranno i miei auguri... che cominciano con una "frase storica":

"Caro Gesù Bambino, ti ringrazio per aver esaudito i miei desideri dell'anno scorso. Ti avevo chiesto di eliminare la fame nel mondo, ed infatti quelli che avevano fame sono quasi tutti morti." (Giobbe Covatta)

e adesso, una galleria di immagini. Nemmeno tutte, sono stata attenta a non disturbare troppo la sensibilità di qualcuno...
























































Infine gli auguri veri e propri: ai diseredati della terra, agli emarginati, ai diversi, agli studenti incupiti, ai lavoratori cassintegrati precarizzati sfruttati disoccupati mobilizzati, alle parti civili dei processi contro aziende criminali, ai profughi, agli immigrati in cerca di futuro e pace, ai preti di strada, a chi combatte mafia e poteri forti, ai poliziotti democratici, ai malati, ai giudici coscienziosi, ai volontari, agli aquilani traditi, ai napoletani presi per i fondelli, ai comunisti in cerca di casa, a chi fa quello che dice, agli anarchici bastonati, agli ultimi ed agli umili ed a tutti gli amici che condividono le mie passioni e le mie lotte va il mio pensiero e l'augurio che l'anno nuovo ci porti una società più equa e solidale e pacifica (senza scordare che ce la dobbiamo conquistare).

A tutti gli altri, gerarchie ecclesiastiche e politiche, ai potenti della terra, ai sepolcri imbiancati di qualsiasi tipo e natura ed ideologia, alle forze dell'ordine dal manganello facile, ai duri con i deboli e servi con i forti, ai carrieristi, ai liberisti, ai ladri, ai collusi, ai dittatori più o meno in atto... auguro che si possano svegliare un giorno con il dio in cui dicono di credere che chiede loro conto del comportamento tenuto, e che li giudichi con giustizia.

Perché per me, o è natale per tutti, o non lo è per alcuno.

martedì 7 dicembre 2010

Democrazia: per qualcuno è solo una parola

Avevo in mente tutt'altro argomento, per riaprire questo blog. Poi mi hanno informato di un fatto, anzi più d'uno, che mi han fatto cambiare le priorità.


Quello di oggi è un tema, temo, che non si può liquidare in quattro parole, anche se i fatti son pochi - e abbastanza chiari, per chi li vuole interpretare.


La sede di via Ferrini, che attualmente ospita FdS, SEL ed Insieme per Pavia, è stata presa a sassate nella notte tra il 24 e 25 novembre (già era successo a marzo dell'anno scorso, quando ospitava il solo PdCI).


La notte dopo è toccato alle vetrine della sede del PD.


Nella notte tra l'1ed il 2 dicembre di nuovo colpita via Ferrini.



Non mi piace. Non mi piace per nulla. La Provincia Pavese parla di "atti vandalici o gesti intimidatori", come dire che potrebbero anche essere le gesta di sfaccendati con poco cervello o di qualcuno che vuole provocare paura - e quindi inattività. Ma la Provincia Pavese non parla del secondo attacco alla sede di via Ferrini, e anche nell'articolo ad essa dedicato è, come dire, parziale (se dici che è la sede di tre forze politiche tre, perché poi fai parlare solo i rappresentanti di due, che tra l'altro sono anche quelli arrivati dopo?). E qui ci starebbe proprio bene una dissertazione sulla cosiddetta libertà di stampa, che, chissà perché, sembra essere sempre la libertà di dire quello che pare allo sponsorizzatore di turno, più che la realtà dei fatti. Già, perché anche sottacere le cose fa parte del fare informazione mirata.


Resta aperto anche il discorso
dei possibili autori: a mio avviso è abbastanza stramba l'ipotesi che si tratti di vandali per così dire "sciolti", visto che son stati colpiti solo e sempre partiti di opposizione (sì vabbé: più o meno), quindi resta l'ipotesi di atti a stampo politico. E chi potrebbe essere mai stato? Mah... Forse quelli di Forza Nuova potrebbero saperne qualcosa, visto che proprio venerdì 26 novembre a Voghera, nell'ambito della Festa dei Giovani di Sinistra, si sarebbe tenuta un'assemblea per discutere di una targa commemorativa affissa al Castello in ricordo dei caduti della RSI
.



La discussione non sembra essere terreno gradito a FN, che infatti finisce il suo comunicato (qui: http://www.forzanuovaforum.it/topic.asp?TOPIC_ID=10711) con la frase: "Se la decisione sarà quella di concedere all’individuo Ferrari di prendere parola, Forza Nuova sarà lì ad impedirlo."


Non stupisce: è del 13 novembre la sentenza che condanna a 14 mesi Diego Di Sopra (di FN) per l'aggressione del 15 ottobre 2008 a danni di ragazzi che stavano andando al Barattolo (non si capisce perché solo lui sia stato incriminato, visto che non ha operato da solo!).


La precisione inoltre non sembra essere cosa nota al coordinatore di FN, che gioca su un cognome comune come Ferrari per dare del terrorista ad un giornalista che avrebbe poi partecipato all'assemblea: http://ricerca.gelocal.it/laprovinciapavese/archivio/laprovinciapavese/2010/11/25/PZ1PO_PZ104.html


Mi pare quindi quantomeno "originale" l'invocazione della democrazia da parte di personaggi che se ne riempiono la bocca per difendere i propri "diritti", ma che non si peritano di calpestare - troppo spesso impunemente o con la collusione di chi dovrebbe essere preposto alla sicurezza pubblica - quella altrui.


Non penso proprio di aver liquidato così rapidamente né libertà di stampa e ruolo dell'informazione, né fascismo, anzi. E' solo che io in via Ferrini ci ho passato del tempo, con delle gran belle persone, e questi episodi mi sdegnano. Esprimo quindi ai compagni di Pavia tutta la mia solidarietà.

per approfondire:

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2010/11/07/la-targa-ai-repubblichini-il-festival-di.html

http://laprovinciapavese.gelocal.it/cronaca/2010/11/21/news/targa-fascista-e-polemica-sulla-posizione-del-prefetto-2799844

http://www.giovanicomunistipavia.org/voghera-forza-nuova-minaccia-impediremo-lassemblea-contro-la-targa-fascista

http://ricerca.gelocal.it/laprovinciapavese/archivio/laprovinciapavese/2010/11/25/PC4PO_PC401.html?ref=search

AGGIORNAMENTO DELL'ULTIMA ORA: mi segnalano via e-mail da Pavia che durante la scorsa notte è stata distrutta la stele commemorativa del partigiano Cazzamali. Questo ennesimo gesto distruttivo dimostra senza ormai ombra di dubbio la sua chiara matrice politica - fascista, secondo il consueto codice d'onore di questi "signori" che parlano di democrazia ma altro non sanno fare che violenze e soprusi.


NO PASARAN! Continueremo a difendere i valori della Resistenza, loro malgrado.

mercoledì 1 dicembre 2010

Ricomincio da qui

Ebbene sì: mi rimetto in pista con questo blog, cui ho cambiato un po' i connotati per sottolineare la "svolta". Che poi a ben vedere tanto svolta non è, perché io sono rimasta la stessa, con le mie convinzioni ben radicate - anche se alcune, lo ammetto, sono un po' acciaccate... quasi come la "me fisica", che da quel benedetto intervento deve ancora trarre qualche beneficio.

Il "Solleviamoci" di lotte, proteste e proposte si è ormai definitivamente trasferito su wordpress ed è decollato bene, al punto che cammina con le sue gambe (e con le dita ed i pensieri di Mauro e la mia collaborazione sporadica) e non ha certo bisogno della mia continua attenzione.

Ergo, mi ritrovo disoccupata (si fa per dire, che già lo ero e lo sono, ma sul serio!) e con un po' - poco, perché comunque non riesco a stare ferma e seduta per più di un quarto d'ora - di tempo a disposizione.

Che fare? Senza scomodare i grandi, ho pensato di pubblicare le mie riflessioni e le mie esperienze di vita. Non perché pensi che chissà che insegnamenti se ne possano trarre, semplicemente perché mi sono accorta, oggi più che mai, che di certi temi, di certe cose non si parla, se non, quando succede, in modo assolutamente impreciso.
Come della storia, soprattutto di quella degli ultimi cent'anni.

Eggià, la storia. Che la scrivano i vincitori è dato noto (e già questo sarebbe discutibile), ma che poi enfatizzino alcuni fatti e ne nascondano altri, o che arrivino a mistificarla per i loro fini a me non sembra giusto. Sì, lo so che l'ignoranza è funzionale al potere e che basta ripetere un certo numero di volte una cosa perché diventi prima credibile e poi persino vera, ma non è un buon servizio ai giovani. E allora, partendo da un'onesta dichiarazione di partigianeria (sì: sono smaccatamente di parte. Come tutti del resto, che lo ammettano o meno), voglio raccontare la "mia" storia, quella che conosco e/o ho vissuto, condita però da riflessioni sull'attualità. Infatti, pur piccandomi di essere un rudere, vivo pur sempre in questo mondo ed in questo attimo!

Non ho pretese da tuttologa, so di non sapere e non sempre ero e sono direttamente presente. Non ho la verità in tasca e nemmeno la voglio. Ma visto che chiunque, soprattutto da destra oggigiorno, può rivedere i fatti a suo piacimento, perché non posso farlo io, che oltretutto verrò letta sì e no da quattro amici?

E con questa per nulla deprimente affermazione, vi dò appuntamento a... non so quando.

mercoledì 21 ottobre 2009

Vietato criticare Berlusconi: C.V.D.

Berlusconi/ Alfano turbato da minacce su Facebook: si muovano i Pm Va individuato e perseguito chi ineggia a odio e morte

Roma, 21 ott. (Apcom) -
Forte sollecitazione dal ministro Angelino Alfano alle Procure per un intervento rapido e risoluto alla lucce delle "minacce che si moltiplicano su Facebook" all'indirizzo del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. "Sono profondamente turbato - ha denunciato Alfano, parlando ai microfoni di Sky a margine del Congresso dei Notai a Venezia - dal fatto che esistano parecchi forum su Facebook, e quindi sulla rete Internet, che inneggiano all'odio nei confronti di Silvio Berlusconi e inneggiano all'omicidio nei confronti del presidente del Consiglio. Poiche' nel nostro Paese esiste l'obbligatorietà dell'azione penale, mi attendo che la Magistratura faccia il proprio dovere indagando perseguendo e trovando coloro i quali inneggiando all'odio e all'omicidio, commettono un reato penale e compiono un'azione disdicevole dal punto di vista morale'. "E' un tema grande- ha sottolineato ancora il ministro di grande di sicurezza che riguarda la persona del presidente del Consiglio'.

fonte: http://www.apcom.net/newspolitica/20091021_192001_5d019c2_73891.shtml


Il commento di Jacopo Venier:

Berlusconi, Alfano - Venier: "E' Alfano killer del web: vuole uccidere internet"


"L'insofferenza di questo Governo alle critiche porta il ministro Alfano, come un killer della libertà, a cercare ancora una volta pretesti per chiudere la bocca ad internet, uno dei pochi spazi dove la libertà di espressione e di dissenso possono ancora essere esercitati. Alcuni eccessi oratori dei navigatori del web non possono essere la scusa per imbavagliare la rete.

Se in Italia è consentito ad un ministro come Brunetta di dire che "gli esponenti della sinistra devono andare a morire ammazzati" e a Bossi di "essere pronto alla guerra se non passa il federalismo" è logico che qualcuno possa esagerare nel mostrare la propria avversione a Berlusconi e al suo regime. Quando Alfano avrà chiuso la bocca ai provocatori che siedono nel suo Governo potrà chiedere maggiore misura ai navigatori della rete". E' quanto afferma Jacopo Venier, responsabile Comunicazione del PdCI, a commento delle dichiarazioni rilasciate dal Ministro Alfano a Venezia.

fonte: http://www.facebook.com/note.php?note_id=159328469813&ref=nf


Il commento di Elena:

Non è così che si è arrivati al governo di Unità Nazionale? Tutti insieme appassionatamente contro i terroristi! Per carità, capiamoci: NON sono una terrorista, non li difendo e nemmeno li capisco. E non capisco né approvo chi, su FB o altrove, inneggia all'eliminazione di Berlusconi. Non lo stimo, non mi piace, non l'ho votato e non mi rappresenta, ma per quel che mi riguarda non ci penso proprio, ad augurargli la morte. Non lo faccio con nessuno, anche se la pensa ed è il mio esatto contrario. Perché sono sostanzialmente pacifista e anche, perché negarlo, perché penso che non ci serve un altro martire. Basta ed avanza già adesso che è solo unto...
Ma criminalizzare tutti quelli che non sono allineati mi sembra un bel giochino degno di Cossiga ed Andreotti nei loro momenti migliori... dove "migliori" è, ovviamente, opinabile.

Dopodiché il ministro Alfano dovrebbe avere la gentilezza di spiegarmi come mai è tanto preoccupato per la violenza (peraltro solo verbale) contro il suo amato Presidente del Consiglio ma non fa una piega contro quella - assolutamente reale - quotidiana che certi "begli spiriti" scatenano contro stranieri, donne, bambini, omosessuali e comunque persone che non la pensano come loro. Giustizia a due marce? O interessi di parte, come sempre?