"Istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza. Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il nostro entusiasmo. Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra forza." Antonio Gramsci

mercoledì 30 maggio 2007

Filippo Raciti non fu ucciso da un tifoso










In Italia l'arte della manipolazione per fini reconditi ha un che di perversamente sublime.. Mai dire la verità sui fatti, ma ricavarne il massimo tornaconto attraverso la loro distorsione che quanto più è falsa tanto più è credibile. E' successo anche con il povero Raciti, che è stato innalzato a vittima immolata sull'altare della violenza ultras (nera).. Se è tutto vero ciò che si legge delle dichiarazioni del collega investitore (ma non c'è motivo di dubitarne) perché questo cambio di scenario?
Non difendiamo gli ultras, specie quelli dediti ad una stupida violenza, ma siamo indignati per come, una volta di più, si faccia della falsa informazione e si costruiscano prove ad hoc per colpire l'innocente di turno.
Questa pare essere una strategia presa a modello a tutti i livelli dell'informazione in questo nostro Bel Paese. Anche nelle cose più apparentemente banali, come la questione dello spinello assassino.. Prima l'autista dell'autobus, poi il ragazzino che muore in classe. Grande campagna mediatica prima per gridare al solito scandalo, poi, nel caso del ragazzino che si è accertato essere morto per una dose di cocaina crackata, toni minori quasi a voler far scivolare la notizia nel dimenticatoio il più presto possibile. Però intanto il danno è fatto.
Con buona pace della Verità.
mauro

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Game over, riposi in pace insieme alla verità.


I terribili ultras non hanno ucciso Filippo Raciti con un lavandino-
Il lavandino era stampato in metallo ed era flessibile, non aveva la massa e nemmeno la compattezza per procurare le lesioni riscontrate su Raciti. Se lo avessero mostrato prima sarebbe parso evidente a chiunque.
I Ris di Parma, per dire questa sciocchezza senza sbilanciarsi troppo hanno scritto, riferendosi al lavandino, che: "..pur non potendo esprimersi per una diagnosi definitiva, l'ipotesi della inidoneità sembra riunire maggiori elementi di probabilità".

Se a questo si aggiunge che un collega di Raciti ha ammesso di averlo investito con un Land Rover: "...innescata la retromarcia, ho spostato il Discovery di qualche metro. In quel momento ho sentito una botta sull'autovettura e ho visto Raciti che si trovava alla mia sinistra insieme a Balsamo portarsi le mani alla testa. Ho fermato il mezzo e ho visto un paio di colleghi soccorrere Raciti ed evitare che cadesse per terra" e che il patologo ha riconosciuto le lesioni riscontrate sul corpo di Raciti come compatibili con l'investimento da parte del mezzo, non è difficile trarre la conclusione che Filippo Raciti non fu ucciso da un giovane ultras.

Quindi viene da chiedersi perchè, se la polizia sapeva che Raciti era stato investito da un collega, si siano costruite false accuse contro un ragazzo che, per quanto colpevole di altre infrazioni, non è certo un omicida. Perchè la polizia di Catania si è inventata questa storia con tanto di disegnini, se fin da subito i colleghi di Raciti sapevano che era stato investito da uno di loro?

Perchè tutti i colleghi hanno taciuto mentre si montava lo scandalo ultras?
Alla famiglia Raciti, quale verità è stata detta? Sono stati i primi responsabili della sua morte ad architettare questo depistaggio, con il rischio di mandare in galera per decenni un ragazzo, o qualche più alta autorità? Perchè nessuno ha dato ancora evidenza al fatto che la morte di Raciti fu dovuta ad un incidente e non ad un omicidio?

Scommettiamo che queste domande non avranno risposta?

venerdì, 25 maggio 2007

mazzetta


fonte: http://mazzetta.splinder.com/post/12354976


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martedì 29 maggio 2007

L'incompetenza, l'inconsistenza.

Dopo la netta vittoria della destra nelle amministrative (più per un senso vacuo di protesta del popolo eternamente scontento) ecco in questa foto, comunque, i mostri sacri dell'incompetenza.
Ecco i servi del potere delle banche, del potere militare, delle politiche neoliberiste, delle vendette intestine, degli interessi sottaciuti alle masse.
Ecco a voi signori i "co-colpevoli" della morte dei bimbi nelle zone di guerra, dei bambini deformi degli esperimenti nucleari.
Ecco i coadiuvanti del mondo inquinato, quelli che illudono sulle detrazioni fiscali ma ti aumentano i costi bancari (servizi, tassi sui mutui, ecc.)... praticamente siamo zero a zero palla al centro.
Ecco i falsi predicatori! Accoglieteli a braccia aperte! La destra ha vinto e stravince da ormai dieci anni circa. E' il suo mondo... la sinistra se ne è voluta impossessare credendo fosse una bella donna e invece si è ritrovata nel letto la brutta vecchia Democrazia Cristiana.

Se un documentario diventa affare di Stato




Solitamente, non ci piace riportare le lettere scritte ai giornali, ma questa merita la lettura ed eventuali approfondimenti da parte vostra.

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La Repubblica, 29 maggio 2007

Caro Augias, ho ascoltato Vittorio Sgarbi durante "Confronti", RAI2, sono rimasto allibito.
Non credevo a quello che sentivo. Sgarbi ha affermato che la messa in onda del programma della Bbc sui preti pedofili equivaleva "a una dichiarazione di guerra contro uno Stato sovrano". Veneziani condivideva annuendo e il direttore di rete gongolava.
Sono esterrefatto. Io vivo in Inghilterra e la Chiesa d'Inghilterra ha gli stessi problemi della Chiesa Cattolica. Viene da pensare che ci sia qualcosa di inerente alla vita ecclesiale. Giorni fa, Rowan Williams, Arcivescovo di Canterbury, ci ha informato che, in seguito agli abusi verso minori e membri adulti della Chiesa d'Inghilterra, ci sarà a breve una rapida indagine.
Il reverendo Nigel McCulloch, Vescovo di Manchester, ha appena invitato un avvocato indipendente ad investigare su 850 casi avvenuti nella sua diocesi. 850 casi solo nella sua diocesi! Malgrado ciò, l'Arcivescovo di Canterbury non si sognerebbe mai di scatenare una guerra santa contro la Bbc se queste cose venissero evidenziate e messe in onda in un programma. Se ci fosse un tentativo di mettere a tacere queste cose l'opinione pubblica britannica si rivolterebbe come una furia.
Ma ormai siamo a questo. Ho letto che la signora Santaché - che si batte per le donne islamiche umiliate e per non fare staccare la spina nei casi come quello di Welby - ha affermato all'Espresso (24.05.07), "che non è umano che ci sia il papa giusto al momento giusto", che insomma Ratzinger è un dono divino, "perché mette al bando il relativismo e ci restituisce l'identità e i valori adeguati".

Paolo Ricci
devon-ricci@esperia.fsnet.co.uk

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Augias risponde:

Ma che storia umiliante, che disagio, quale differenza ancora una volta dal resto dei paesi europei. Con tanti uomini politici scavalcati a sinistra (per così dire) dal segretario generale della Conferenza episcopale monsignor Giuseppe Betori.
Mentre quelli si prosternavano in recriminazioni e invettive, l'alto prelato, evidentemente più abituato al mondo di tanti tremebondi parlamentari ed esponenti di partio, ha detto più o meno: ma sì che vada in onda questo benedetto documentario, purché con le dovute cautele e gli equilibri del caso.
Non ci sono però soltanto gli uomini politici di pasta frolla. Mentre un monsignore parla così, succede che un uomo dal gran ciuffo ribelle (solo nel ciuffo), discretamente elegante, un esperto d'arte abituato a conversare amabilmente, verre à la main, se ne esca, un pò per dandismo, un pò perché costretto ad una continua ricerca della provocazione per mantenersi visibile, se ne esca dicevo con parole che non potrebbero essere prese sul serio nemmeno in un cabaret.
Lo fa perché conta sul fatto di poterlo fare. L'uomo è furbo, sa che non raccoglierà i cachinni che avrebbe raccolto in una qualunque capitale del continente, sa che nessuno in quello studio gli avrebbe replicato: 'Scusi, si rende conto di cosa sta dicendo?'; conta sul fatto di vivere in una provincia nella quale la difesa della libertà di stampa è sempre stata appannaggio di una ristretta élite.
Credo di capire che alla fine andrà in onda il celebre documentario della Bbc, resta l'amaro di avere vissuto un'altra di quelle storie che ormai possono succedere solo da noi.

Corrado Augias
c.augias@repubblica.it

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Tbc - casi in aumento e farmaco scomparso





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Vigevano, settimana scorsa


Muore un cittadino romeno 40enne, domiciliato in una roulotte di un campeggio nei pressi di Vigevano, affetto da tubercolosi: viene colto da crisi di dispnea e tosse convulsiva, i suoi ultimi istanti lo vedono cercare di raggiungere una fontanella, presumibilmente nell'intento di bere dell'acqua per ovviare in qualche modo al senso di soffocamento. Un vicino accorre ma prima di poterlo soccorrere lo vede espettorare sangue ed accasciarsi a terra ormai senza più vita.
Segnalato il decesso sospetto alle autorità sanitarie di zona competenti, viene isolato il campeggio e le persone a più stretto contatto col deceduto vengono invitate a ricorrere alle cure preventive previste dal caso.

Beh, direte voi, poveraccio, certo che ha avuto una bella sfiga.. Avete ragione, ma l'unica sfiga che ha avuto è stata quella di incappare in un sistema medico o incompetente o negligente: egli era, a detta dei sanitari, "monitorato" dal 2005! ma che non erano intervenuti ad isolarlo (prestandogli le cure del caso) perché sussisteva il "dubbio clinico" che il suo malessere fosse causato da un carcinoma polmonare. Dopo due anni non erano in grado di distinguere un tumore da un'affezione tubercolare? Dire che è scandaloso è dir nulla. Ma si può dire che un povero cristo è morto per INCOMPETENZA e NEGLIGENZA.
O il caso non era importante perché si trattava di un immigrato? Non è facile ironia, la mia. Statisticamente la Tbc colpisce per la maggior parte gli immigrati, o almeno quella frangia (cospicua) che si arrabatta a tirare a campare, sottonutrita e trascurata dal punto di vista sanitario.

Il preambolo serve a dare una piccola idea, a tutto tondo, del problema dal punto di vista umano.
Dobbiamo considerare che in Italia i malati di tubercolosi (una malattia infettiva che pareva debellata ma che è tornata in questi, ultimi anni, prepotentemente alla ribalta) sono circa (secondo dati recenti) 6000, di cui 1200 solo a Milano. Includendo i familiari dei malati, che, ricordiamo, devono essere curati con gli stessi medicinali a scopo preventivo, si arriva ad un calcolo ipotetico di 10/12.000 individui. Fra questi anziani, vecchi, bambini.
E bisogna ricordare come di Tbc ancora oggi si muore.

Il risvolto drammatico, però, è un'altro. La Nicizina è un farmaco considerato dagli specialisti come il rimedio di prima scelta per la profilassi della malattia. Esistono altri farmaci, ma di dubbia o scarsa efficacia.
La casa produttrice della Nicizina è la Pfizer (famosa per aver commercializzato il Viagra). Dal 24 aprile tale farmaco è scomparso improvvisamente dagli scaffali di tutte le farmacie d'Italia. Perché? Perché la Pfizer ne ha cessato la produzione, essendo la Nicizina poco renumerante: infatti, una confezione da 30 compresse veniva venduta al prezzo di 5,60 euro. Per pochi spiccioli si può morire come cani.
Io ho avuto la malasorte, da giovane, di dover frequentare i sanatori (per un "sospetto", rivelatosi poi errato) e assicuro chiunque che si ha solo una pallida idea di ciò che aspetta una malato di tubercolosi, specialmente se non ben curato.

Il professore Luigi Codecasa, esperto in pneumologia e direttore del Centro Villa Marelli di Milano, è praticamente alla disperazione. Ha contattato i vertici della Pfizer cercando spiegazioni di un fatto così grave, come il ritiro dal commercio della Nicizina, ottenendo null'altro che uno spregevole, a mio modo di vedere, silenzio. Ora ha lanciato un vero SOS all'Assessorato alla sanità della Regione Lombardia ed anche alla ministra Livia Turco. Ci auguriamo che vengano presto presi provvedimenti.

Ammesso che rispondano.

mauro


9 giugno contro Bush



Vista la confusione ingenerata dalla mia lettera a Diliberto e Giordano, pubblico il testo del volantino che indice la protesta - questa volta quello di Rifondazione e dei Comunisti Italiani:

CON L’ALTRA AMERICA
FERMIAMO TUTTE LE GUERRE DI BUSH

Sabato 9 giugno George W. Bush sarà a Roma
MANIFESTAZIONE NAZIONALE A ROMA
in Piazza del Popolo dalle ore 15.00

cantiamogliele e suoniamogliele!

Il G8 di Rostock in Germania sarà appena finito.
Ancora una volta i potenti si incontrano in una sede illegittima per decidere le sorti del mondo circondati dalla protesta di cittadini e popoli che in tutto il pianeta chiedono diritti, democrazia, giustizia globale e pace.

Negli anni della sua Presidenza, Bush con i suoi alleati ha fatto enormi disastri che il mondo intero sta pagando a caro prezzo.

Ha fatto guerra alla pace e al diritto internazionale inventando la teoria della guerra preventiva e permanente, occupando militarmente l’Afghanistan e l’Iraq, seminando morte e distruzione fra le popolazioni civili, fomentando crisi regionali, praticando embarghi.

Basta con le guerre. Via tutti gli occupanti.

Ha fatto guerra alla convivenza pacifica ponendosi a capo della crociata occidentale contro il mondo islamico, fomentando tutti gli integralismi e ponendo il mondo a rischio dello scontro di civiltà con il riarmo, l'aumento delle spese militari, la militarizzazione, anche dello spazio.

Disarmo e incontro di civiltà per uscire da questo disastro.

Ha fatto guerra alla pace in Medio Oriente sostenendo la politica unilaterale di Israele calpestando il diritto internazionale che condanna il Muro , le colonie e l’occupazione che dura da 40 anni.

Basta occupazione e muro; diritti e uno Stato sovrano per i palestinesi. Due stati per due popoli.

Ha fatto guerra alla democrazia riducendo in nome della lotta al terrorismo i diritti individuali e collettivi, legittimando la detenzione illegale, i rapimenti, l’uso della tortura e continuando a usare la pena di morte

Basta crimini contro l’umanità

Ha fatto guerra alla giustizia imponendo al mondo il liberismo economico e aumentando le disuguaglianze impoverendo miliardi di persone nei paesi del nord e del sud arricchendo le multinazionali e i poteri forti

Basta con lo strapotere economico e della finanza internazionale; rapporti paritari nord-sud

Ha fatto guerra alla libertà con il suo fanatismo religioso cercando di colpire i diritti delle donne, i diversi orientamenti sessuali la ricerca scientifica e la verità della storia.

Libertà di scegliere la propria vita; pieni diritti civili per tutte e tutti; libertà di ricerca!

Ha fatto guerra all’uguaglianza facendo di ogni migrante un pericolo per la sicurezza consolidando il muro della morte che separa Stati Uniti e Messico rifiutando di firmare la Convenzione Onu sulla diversità culturale che tutela il patrimonio e le espressioni culturali dei popoli del mondo

Tutti i diritti umani per tutti e tutte

Ha fatto guerra al mondo intero rifiutandosi di firmare il protocollo di Kioto aggravando la catastrofe ambientale e il cambiamento di clima che mette a rischio il futuro di tutti.

Proteggiamo l’unica terra che abbiamo!

BUSH, ORA BASTA.
IL MONDO NE HA ABBASTANZA

L'ITALIA NON SEGUA BUSH!
ITALIA ED EUROPA DEVONO AGIRE IN AUTONOMIA
CONTRO LA LOGICA DEL DOMINIO E DELLA GUERRA

NO ALLA BASE DAL MOLIN, ALLE BASI USA, ALLA MILITARIZZAZIONE, ALLE ARMI NUCLEARI, AGLI F35, ALLO SCUDO MISSILISTICO

VOGLIAMO VERITA' E GIUSTIZIA PER NICOLA CALIPARI
VOGLIAMO LIBERTA’ PER HANEFI!
CHE EMERGENCY POSSA TORNARE IN AFGHANISTAN!

Siamo con gli statunitensi che contestano ogni giorno le politiche liberiste e neo-con
Siamo con tutti coloro che costruiscono una alternativa per un mondo diverso, per vivere in pace

Promuovono:
ARCI, Associazione per la pace, Fiom-Cgil, Forum ambientalista, Libera, Un Ponte per, Statunitensi per la pace e la giustizia-Roma, Comitato Fermiamo la guerra – Firenze, Statunitensi contro la guerra Firenze, UDU, UDS, Transform!Italia

Aderiscono:
Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea
Partito dei Comunisti Italiani
Gruppo Parlamento Europeo PRC-SE
Gruppo Palamentare PRC-SE
Fgci - Federazione Giovanile Comunisti Italiani
La Rinascita
Associazione per non dimenticare Sabra e Chatila
Associazione nazionale di amicizia Italia Cuba
Lavoro e Società, Area Programmatica CGIL
Donne in Nero
Direttivo Associazione Punto Critico
Forum delle Donne PRC-SE
Terre des hommes
Ebrei contro l’occupazione
Uniti a sinistra
ARS
Associazione Rosso-Verde
CISDA
Italia Rawa
Comunità San Benedetto al Porto - Genova
Coordinamento dei Comitati cittadini No Dal Molin - Vicenza
Rete degli studenti
Legambiente
Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli
Associazione nazionale Amicizia Italia-Cuba
Arcigay
Associazione internazionale di Amicizia e Solidarietà con i Popoli (AIASP)
NARNI PER LA PACE - Associazione per l'educazione permanente alla giustizia e alla pace
AWMR Italia - Associazione di Donne della Regione Mediterranea

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lunedì 28 maggio 2007

Un paese contro Rocchetta







Un paese contro rocchetta

di Luca Martinelli


A Gualdo Tadino, in Umbria, Rocchetta è arrivata all’inizio degli anni 90. Nel 2005 ha “estratto” oltre 400 milioni di litri d’acqua. Le sorgenti del fiume Feo sono “prosciugate” dai continui prelievi. Ora il Rio Fergia rischia la stessa sorte: la popolazione insorge, con un comitato di 3 mila persone. In difesa della propria acqua e dell’ambiente

In Umbria un paese è in lotta contro Rocchetta.
La popolazione di Boschetto difende l’acqua del fiume, il Rio Fergia, l’azienda proprietaria del brand Rocchetta vuole invece imbottigliarla per farne un nuovo marchio di “minerale”, da lanciare sul mercato italiano accanto a Brio Blu, Elisir e Rocchetta appunto. A settembre del 2006 ha ricevuto l’autorizzazione della Regione Umbria: potrà “estrarre” poco meno di 300 milioni di litri d’acqua all’anno da un pozzo scavato in località Corcia.
In teoria il pozzo non dovrebbe interferire con il Rio Fergia (ottima acqua che alimenta gli acquedotti di Gualdo Tadino e Nocera Umbra); in pratica però uno studio condotto dall’Azienda regionale per la protezione dell’ambiente (Arpa) dimostra che sarà proprio l’acqua del Rio Fergia
a finire in bottiglia. E il timore è che l’ulteriore prelievo diminuisca ancora portata del fiume.
Intanto 240 famiglie di Boschetto e Gaifana -due frazioni del Comune di Gualdo Tadino- verranno staccate dall’acquedotto alimentato dal Rio Fergia e, a spese dell’azienda, saranno allacciate all’acqua di un altro bacino idrico.

Quello dell’acqua in bottiglia è un business in piena crescita:
in Italia la produzione è aumentata del 45% tra il 1995 e il 2005 (fino a 11,8 miliardi di litri) e il consumo pro capite è triplicato in 20 anni (188 litri, il più alto del mondo, nel 2005).
Nel nostro Paese sono in commercio 304 marchi di acque minerali, ma l’84% del mercato -3 miliardi di euro, complessivamente- è in mano a una dozzina di gruppi.
I primi sono Sanpellegrino (Nestlé) e San Bendetto, il terzo è un nome che non dice niente, la Compagnia generale di distribuzione (Cogedi), ma è quello che controlla i marchi Rocchetta (il sesto marchio per volumi di vendita in Italia) e Uliveto (il nono). Le due aziende fanno capo a una finanziaria olandese, la Chesnut Bv che, a sua volta, fa riferimento a una famiglia italiana, la De Simone Niquesa. Rocchetta è arrivata a Gualdo all’inizio degli anni ’90. Nel 2005 ha imbottigliato oltre 400 milioni di litri d’acqua. L’azienda paga alla Regione Umbria 0,0005 euro per ogni litro d’acqua imbottigliato (50 centesimi per ogni metro cubo, mille litri). Poi noi ricompriamo quella stessa acqua, per esempio nei supermarket, a 55 centesimi la bottiglia, ovvero 37 centesimo al litro. Fatti due conti, quei 400 milioni di litri generano qualcosa come 148 milioni di euro
di fatturato. Per quella stessa acqua Rocchetta ha pagato alla Regione Umbria nel 2005 circa 220 mila euro. Una miseria.
Ora la delibera regionale autorizza Idrea -un’altra società che fa capo alla finanziaria Chesnut- a prelevare dal nuovo pozzo altri 12 litri al secondo di acqua, cioè più di un milione di litri al giorno, per nove mesi all’anno (e 7 l/s, per 604.800 litri al giorno, negli altri tre). L’azienda investirà 15 milioni di euro per adeguare lo stabilimento Rocchetta (costruendo una nuova linea di produzione) e 30 nel marketing e nella pubblicità per il lancio del nuovo marchio. Ci saranno 20 posti di lavoro in più (più 20 nell’indotto, dichiara l’azienda. Nello stabilimento Rocchetta lavorano oggi 37 persone). “L’acqua del Rio Fergia non può essere sfruttata a fini commerciali” denuncia però Sauro Vitali, funzionario Asl e presidente del Comitato per la difesa del Rio Fergia. “È stabilito nel protocollo d’intesa che il nostro Comitato, i Comuni di Gualdo e Nocera e la Regione hanno firmato nel febbraio del 1993”.
Il protocollo mise fine alla prima battaglia per la difesa del fiume: nel 1990 i Comuni volevano prelevare più acqua per gli acquedotti. I cittadini si organizzarono nel Comitato e occuparono ininterrottamente per due anni e mezzo la sorgente del Rio Fergia, costringendo gli enti locali a scendere a patti. Oggi dal corso del fiume non possono uscire più di 28 litri al secondo: 20 per alimentare l’acquedotto di Nocera Umbra e 8 per quello di Gualdo.

Dopo dieci anni di tregua, il Comitato è rinato nel 2003: quando Rocchetta ha scavato i pozzi e una schiuma bianca è comparsa sul fiume, che passa in mezzo a Boschetto e segna il confine tra Gualdo Tadino e Nocera Umbra. Oggi il Comitato ha 17 consiglieri e oltre 3.000 aderenti. Molti sono pensionati. Tutte le attività sono auto finanziate: “Non siamo legati a nessun partito politico -racconta Vitali- nemmeno a Rifondazione comunista, che afferma in giro di voler difendere l’acqua bene comune però in Consiglio regionale sta zitta”.
A inizio e fine novembre il Comitato per la difesa del Rio Fergia ha occupato pacificamente il Consiglio regionale. Un centinaio di persone, affittando un autobus e con le proprie auto, è andato a Perugia a chiedere il ritiro della delibera (qui sopra la manifestazione del 7 novembre). Spiegano che la delibera è illegale, perché “il permesso di ricerca di una nuova sorgente, concesso a Rocchetta nel marzo 2003, obbligava l’azienda a dimostrare l’indipendenza del pozzo dal fiume. E invece l’Arpa ha provato il contrario”. La delibera viola il limite stabilito dal protocollo del 1993: permettendo a Idrea/Rocchetta di imbottigliare 12 litri al secondo, dal Rio Fergia uscirebbero 32 litri al secondo, 4 in più (fatti i conti, sono 93 milioni di litri ogni anno). Inoltre, i prelievi dalla sorgente “devono avvenire solo per uscita naturale e non per emungimento”.
Nell’ultima uscita perugina del 28 novembre il Comitato ha fatto scricchiolare la maggioranza di centrosinistra in giunta regionale. Il presidente Lorenzetti (Ds) ha minacciato di espellere dalla maggioranza Rifondazione comunista (Rc) se avesse presentato il suo ordine del giorno contrario alla concessione (che è stato ritirato). A fianco del Comitato è rimasto il consigliere Verde, Oliviero Dottorini. È stato l’unico a votare a favore della mozione che lui stesso aveva presentato, chiedendo l’annullamento della delibera del settembre 2006.
I tre consiglieri di Rc si sono astenuti.
Contro la delibera regionale è schierato all’unanimità anche il Comune di Nocera Umbra, che ha presentato un ricorso straordinario al presidente della Repubblica. La battaglia è all’ultima goccia d’acqua.

La cornucopia
Nel 2005 Rocchetta ha prelevato in Umbria 441.623 metri cubi di acqua, versando nelle casse regionali 220 mila euro, più 10.400 per “l’affitto” dei 208 ettari della concessione (50 euro all’anno per ettaro).
Già prima della delibera di settembre, quindi, il comune di Gualdo Tadino era la cornucopia del gruppo Cogedi (la finanziaria proprietaria dei marchi Rocchetta e Uliveto): dalle sorgenti del fiume Feo (ormai praticamente prosciugato dai prelievi) sgorga più della metà dell’acqua imbottigliata dalle due società, che con 800 milioni di litri di acqua minerale venduti sono il terzo gruppo in Italia.

Il fondo della bottiglia
Una minitassa sulle acque minerali è stata approvata dal governo con la Finanziaria 2007. Le aziende dovranno versare 0,001 euro per ogni bottiglia di plastica commercializzata. I soldi raccolti confluiranno in un Fondo di solidarietà istituito presso la Presidenza del Consiglio, che servirà a finanziare progetti di accesso alle risorse idriche a livello nazionale e internazionale.
A una tassa per finanziare progetti nei Paesi in via di sviluppo guarda anche il Forum dei movimenti per l’acqua: la legge d’iniziativa popolare per la ripubblicizzazione del servizio idrico (è in corso la raccolta firme per presentarla in Parlamento, www.acquabenecomune.org) propone di prelevare a questo fine 1 centesimo di euro per ogni bottiglia di acqua minerale commercializzata.

fonte: http://www.altreconomia.it/acqua/news.php?id=5

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Campagna nazionale legge acqua

via di Sant'Ambrogio 4
00186 Roma
tel. 06 - 68136225
email segreteria@acquabenecomune.org
la Segreteria Operativa della Campagna

Il giudice di pace boccia le strisce blu: «Illegittime»
















La notizia:


Per il codice della strada i parcheggi devono stare fuori dalla carreggiata


di Patricia Tagliaferro



Non è la prima e non sarà l’ultima. Ma certo farà piacere a molti automobilisti sapere che un’altra sentenza di un giudice di pace di Roma ha dichiarato «fuorilegge» le strisce blu. Basta leggere il codice della strada per capire come mai chi viene multato per aver parcheggiato negli spazi riservati alla sosta a pagamento senza esporre il necessario tagliando, può vedersi annullare l’odiosa contravvenzione.
È accaduto all’avvocato Alfredo Vasta, che dopo aver ricevuto due di questi verbali ha fatto ricorso, vincendolo. E non perché il suo fosse un caso particolare, ma semplicemente perché a quanto pare il Comune non ha letto bene il codice della strada quando ha disposto che la città fosse invasa dalle strisce blu con relativi parcometri. La legge, infatti, prevede che le aree destinate al parcheggio a pagamento debbano essere «ubicate fuori dalla carreggiata», ossia fuori dalla strada destinata al transito dei veicoli. Il che vuol dire semplicemente che la quasi totalità delle strisce blu della capitale sono irregolari. Basta guardarsi in giro per rendersi conto che i parcheggi in questione si trovano quasi sempre all’interno della carreggiata e raramente, come invece dovrebbe essere, «inglobati» dai marciapiedi o protetti da cordoli spartitraffico.
È questo che l’avvocato Vasta ha sottolineato nel ricorso con il quale ha chiesto al giudice di pace di annullare le multe, per due infrazioni commesse il 18 e il 31 marzo, ricevute lo scorso luglio. Stessa violazione per i due verbali: sostava senza esporre il titolo di pagamento. «Contestazioni del tutto infondate e prive di alcun presupposto giuridico», secondo il legale. Che, foto alla mano, ha dimostrato al giudice come le aree blu dove aveva lasciato la sua auto, in via Paulucci de Calboli e in viale di Villa Grazioli, fossero chiaramente all’interno della carreggiata dove transitano le macchine. Di conseguenza, dovendosi ritenere illegittima la delimitazione da parte del Comune di parte della sede stradale per destinarla alla sosta a pagamento, il ricorrente non aveva commesso alcuna violazione. Una motivazione accolta in pieno dal giudice di pace Romano. «Dalla documentazione prodotta dal ricorrente - scrive nella sentenza - ed in mancanza di opposizione da parte del Comune emerge che gli spazi destinati a parcheggio, nelle vie indicate nei verbali impugnati, sono stati predisposti in violazione di quanto previsto dai commi 6 e 8 dell’articolo 7 del codice della strada, all’interno della carreggiata, con evidente restringimento della medesima». Poi, anche se le decisioni dei giudici di pace non fanno giurisprudenza, il giudice Romano va oltre, dichiarando «illegittime» le aree blu. «Essendo pertando illegittimo - si legge nella sentenza - il provvedimento del Comune relativo all’ubicazione dei suddetti parcheggi, anche in considerazione della mancanza, nelle dette aree o in altre nelle immediate vicinanze, di zone destinate a parcheggi senza custodia o senza dispositivi di controllo di durata della sosta, ne deriva l’illegittimità della contestazione della violazione».

da Il Giornale.it del 2007-05-27

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L'intervista:

STRISCE BLU, UN AVVOCATO HA VINTO UNO STORICO RICORSO


Parcheggio sulle strisce blu, c’è chi può far vincervi il ricorso. Ecco un’intervista all’avvocato Alfredo Vasta (studiolegalevasta@virgilio.it) che mi ha fatto capire tante cose sulla sosta a pagamento.


Avvocato Vasta, Lei è stato multato per aver sostato nelle strisce blu senza aver pagato col gratta e parcheggia?


“Sì, è successo due volte a distanza di pochi giorni. In quelle occasioni mi trovavo sprovvisto di monete e di schede parcheggio, andavo di fretta, e ho dovuto lasciare l’auto senza aver pagato (ogni volta per meno di un’ora). Al ritorno ho trovato la multa che il ‘solerte’ ausiliario mi aveva affibbiato con la motivazione della ‘violazione dell’art. 157/6 del Codice della strada’. La cosa mi ha particolarmente infastidito e mi ha spinto ad approfondire attentamente la questione. Ho quindi ‘scoperto’ che l’art. 7, comma 6 del Codice della strada, che legittima i Comuni a istituire le strisce blu, prevede: ‘... le aree destinate al parcheggio sulle quali la sosta dei veicoli è subordinata al pagamento di una somma da riscuotere mediante dispositivi di controllo di durata della sosta... devono essere ubicate fuori dalla carreggiata’. Una volta ricevuta la notifica dei verbali, ho pertanto fatto ricorso al Giudice di pace, il quale lo ha accolto, annullando le multe”.


La chiave del ricorso è l’evidente restringimento della carreggiata (come dice il giudice)?


“In realtà la legge prevede due requisiti: 1) aree fuori dalla carreggiata; 2) e comunque che consentano la sosta senza intralciare lo scorrimento del traffico. Quindi, per fare un esempio, uno slargo delimitato da un cordolo che lo separa dalla strada di scorrimento può essere sicuramente adibito a parcheggio a pagamento, mentre i bordi delle strade mai (a meno che non siano stati ricavati cordoli di protezione all’inizio e alla fine). Risultato: il 95% delle strisce blu è irregolare!”.


Allora, la vittoria di un ricorso è sicura?

“No. Ogni giudice effettua, in piena autonomia, l’interpretazione della legge. Non tutti i ricorsi hanno la stessa sorte”.


Un’altra chiave del ricorso è l’assenza di parcheggi gratis in zona?

“Sì. Questa è un’altra delle motivazioni che rendono illegittimo l’operato dei Comuni di far diventare strisce blu tutti gli ‘angoli’ possibili”.


Tre consigli a chi vuol fare ricorso.

“1) Ricorrete al Giudice di pace e non al Prefetto. 2) Richiamate, come precedente, la sentenza favorevole. 3) Allegate le fotografie della strada dove vi hanno fatto la multa”.


I Comuni rispetteranno mai l’art. 7 del Codice della strada?

“La questione, a mio avviso, è di difficile soluzione. Il business è enorme sia per i rilevanti introiti, sia (e qui voglio essere malizioso) per il potere di governo delle risorse (assunzione degli ausiliari, ecc.) conseguente al controllo da parte dei Comuni delle varie società che ricevono in concessione la gestione dei parcheggi”.

Eccovi la sentenza vittoriosa ottenuta dall'avvocato Vasta:

Download img059.pdf

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Leggi anche:

fonte:

http://dallapartedichiguida.blogosfere.it/



domenica 27 maggio 2007

Armi segrete e complotti

Immaginate un’arma laser che colpisce alla velocità della luce provocando istantaneamente un dolore atroce senza causare la morte della vittima né alcuna ferita o bruciatura, nessuna prova fisica della inaudita violenza subita. Pensate questo raggio rivolto su un kamikaze, su un insorto armato, su un soldato nemico messo semplicemente in fuga piuttosto che ucciso. Pensatelo poi diretto su una folla in sciopero, su una protesta politica, su un gruppo di insubordinati. Schiacci un bottone e tutta una folla, tutta una via, tutto un villaggio cade a terra contorcendosi di dolore; e tutto senza lasciare una prova.
Luci e ombre del “pain ray”, il "Raggio del dolore", uno degli ultimi ritrovati dell’industria bellica statunitense. Che promette, per voce dei produttori, di aumentare la sicurezza dei militari risparmiando la vita a molti potenziali obiettivi, messi in fuga piuttosto che uccisi. Ma che si propone anche come l’inquietante arma del futuro, in grado di garantire il controllo totale e fisico sulle folle senza lasciare nemmeno una traccia ma soltanto il ricordo traumatico ma impalpabile di un dolore atroce. Le organizzazioni dei diritti umani e numerosi scienziati sono già sul piede di guerra ...
... contro queste armi che non darebbero nemmeno garanzie dal punto di vista scientifico e che sono progettate per essere utilizzate sulle folle e, quindi, sui civili.

http://www.nexusitalia.com/nexus_new/index.php?option=com_content&task=view&id=733&Itemid=100


E' sempre maggiore, la schiera di chi si pone in modo critico davanti alle notizie ufficiali. Infatti in un cortometraggio-documentario al festival di Cannes, il regista avvalla la tesi (che condivido), dove molti attacchi terroristici sono simulati dalle nazioni più potenti per i loro scopi. Da una parte la Russia (della quale il colonello Litvinenko sembrava dovesse denunciare la cosa) simula attentati con vere esplosioni in Cecenia, mentre dall'altro canto gli U.S.A. simulano "altrove" con le stesse modalità.
A ragione di ciò, non crediate che i terroristi colpiscano come bimbi dispettosi, ma se devono farlo, colpiscono con strategia senza crearsi attorno "terra bruciata", sarebbero dei cretini non credete?

Lettera aperta a Diliberto e Giordano














Cari compagni Diliberto e Giordano (in ordine alfabetico…).


Ho ricevuto l’allegato volantino dal PdAC – Partito di Alternativa Comunista: leggetelo, per favore, e poi… mi piacerebbe tanto avere una vostra risposta.

Gli interrogativi che mi pongo non sono miei personali: toccano una grossa fetta di compagni, più o meno allo sbando anche se resistono tenacemente a tentazioni di… rivolta.

Come si può dar torto al PdAC, quando è sotto gli occhi di tutti quello che, in un anno, il governo di centro sinistra non ha fatto?

Come possiamo, noi che facciamo fatica a stare nelle spese con lo stipendio che abbiamo, credere ancora nella volontà di riforma e di risanamento di questo governo, di cui fate (facciamo) parte, ma sempre sotto il giogo di poteri più forti?

Mastella impazza. Leggi che impongono il silenzio stampa sui casi giudiziari, no ai diritti civili, rifinanziamento delle missioni DI GUERRA (ma quale pace…) all’estero… e, in cambio? Niente legge sul conflitto di interessi, niente legge che riformi la famigerata 30, finanziaria approvata con fiducia – così non sono ovviamente passati, chessò, gli emendamenti di Salvi per ridurre gli stipendi dei manager pubblici (che anzi sono aumentati), e oltretutto, detto fuori dai denti, sono ulteriormente diminuiti gli stipendi nostri. Saranno pure diminuite le tasse statali, ma sono aumentate quelle locali – ed il risultato, cedolino alla mano, dà ragione a me.

Cosa sta facendo, in concreto, questo governo di diverso da quanto avrebbe fatto il centro destra? Un po’ meno male? Sicuramente non bene.

Le privatizzazioni… non sono un’economista e ci capisco poco – capisco però che i miei amici direttamente coinvolti (penso ad un tassista, ad esempio, che è comunista dalla nascita) non ne sono soddisfatti.

Non nego che qualcuno si muova, che proposte vengano portate avanti (riduzione degli sprechi e vittime dell’uranio impoverito, per esempio). Ma di risultati non se ne vedono.

I governi di “sinistra” fanno più danni di quelli di destra, viene da pensare… vi ricordate della contingenza? L’hanno tolta Craxi ed Amato… che va bene, non erano/sono comunisti… ma Amato fa tuttora parte della coalizione di centrosinistra – anzi, fa pure figuracce alla commemorazione del quindicennale della strage di Capaci.

Report domenica scorsa ha illustrato alcune situazioni di mala amministrazione (dipendenti assenteisti e/o condannati, comunque non licenziabili, anzi promossi!), la scuola non funziona (mia figlia, che l’anno prossimo frequenterà la terza media, avrà la terza insegnante di matematica PRECARIA!; mancano fondi vuoi per la fotocopiatrice, o per la carta, o per gli essenziali strumenti didattici… e noi genitori della florida Lombardia ci autotassiamo perché i nostri figli godano di un diritto che è tale solo sulla carta, o per i ricchi), la sanità fa acqua (a proposito di acqua: perché continuiamo a pagare quella del Vaticano???), l’ambiente è gestito in modo poliziesco (vedi Serre), anche i sindacati sono allineati alla non-politica governativa… devo continuare?

No.

Lo so che al governo non ci siete solo voi (meglio, non ci siamo solo noi). E so anche che ho messo troppa carne al fuoco (ma ci sarebbe anche molto altro!).

Ma, dopo un anno di “svolta”, siamo in tanti a domandarci che senso abbia continuare così.

Vediamo come vanno queste amministrative – ma dubito fortemente che ci dicano qualcosa di buono.

Ma se dovesse tornare Berlusconi – o se Montezemolo scende in campo – che ci può succedere di peggio? Già siamo alla fame…

Purtroppo Montanelli si sbagliava: il vaccino anti-Berlusconi non ha funzionato lasciandolo governare per cinque anni. Temo però che funzionerà molto bene l’anti-Prodi… e trascinerà nel fango anche noi, cosiddetta sinistra radicale. Anche se è sempre la corrente più destrorsa a tentare di far cadere il governo, alla gente (sobillata anche dalla maggior parte dei media, schieratissimi… e noi li lasciamo fare) non importa un bel nulla. Quello che passa è che “la sinistra” non porta ripresa (a parte il ripianamento dei conti pubblici) né sorrisi, quindi…

Dateci un segno! Va bene rimanere comunisti ed orgogliosi di esserlo, ma perché non possiamo esserlo fino in fondo? Perché accettare mediazioni e compromessi, in cambio di che? Dell’Ombrello americano?

elena

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ALLEGATO: volantino del PdAC

UNA GRANDE MANIFESTAZIONE UNITARIA IL 9 GIUGNO
CONTRO L'IMPERIALISMO DI USA E ITALIA
PER L'OPPOSIZIONE ALLE GUERRE SOCIALI E MILITARI
DEL GOVERNO PRODI


PER UN RILANCIO DEL MOVIMENTO CONTRO LA GUERRA

La manifestazione del 9 giugno, in occasione della visita di Bush, è una occasione per rilanciare il movimento contro la guerra che -dopo la straordinaria manifestazione di febbraio a Vicenza- segna il passo. Ciò avviene nonostante l'intensificarsi delle azioni belliche con cui l'imperialismo cerca di scongiurare in Afghanistan e in Irak una sconfitta che -grazie alla coraggiosa resistenza delle masse popolari nei due Paesi occupati- si fa ogni giorno più probabile.
Lo stallo del movimento in Italia non è casuale. Vi lavorano attivamente le burocrazie sindacali e della sinistra ministeriale che svolgono il ruolo di pacificatori del conflitto sociale per favorire l'azione del governo Prodi. E' grazie all'intervento dei gruppi dirigenti di Cgil, Prc, Sinistra Democratica e Pdci se ancora scarsa e limitata è la risposta all'attacco pesantissimo del governo.
Un attacco fatto di un misto di guerra sociale in patria (pensioni, Tfr, privatizzazione della Scuola, legge Ferrero-Amato che mantiene i Cpt e risponde alle esigenze di mano d'opera a basso costo dei padroni, ecc.) e di sviluppo della guerra militare all'estero (è di questi giorni il rinforzo in truppe e armamenti della missione in Afghanistan; e segue l'invio di Caschi blu in Libano a difesa dell'avamposto imperialista Israele). Sono i Giordano, i Mussi e gli Epifani a ignorare la richiesta di uno sciopero generale per difendere le pensioni che viene da tante fabbriche in cui sono iniziati scioperi spontanei.


CONTRO L'IMPERIALISMO DI CASA NOSTRA

Il ruolo di strumento delle politiche del governo confindustriale svolto dalla sinistra di governo (ecco cosa c'è dietro l'"unità" nel "cantiere" di Mussi e Bertinotti) risulta chiaro anche in vista del 9 giugno. Il Prc promuove una manifestazione esclusivamente "anti-Bush" che cerca di stornare l'attenzione dalla politica del governo Prodi -che come gli altri imperialismi europei agisce in collaborazione e competizione (altro che "subalternità "!) con quello Usa, a tutela degli interessi del capitalismo italiano.


NON SERVE "CRITICARE" IL GOVERNO: BISOGNA COSTRUIRE L'OPPOSIZIONE

La crescita del movimento non è ostacolata soltanto dalla sinistra di governo. Non meno pericolose sono le posizioni di chi si propone come "pontiere" tra la sinistra di governo e le lotte, teorizzando un sostegno critico o "alternato" al governo. E' quanto fa Rinaldini della Fiom che, al di là delle parole, non indica un percorso concreto di costruzione dello sciopero generale. E' quanto fa Sinistra Critica di Turigliatto, che dopo aver votato la Finanziaria di guerra e i 12 punti di guerra di Prodi si propone di fornire un "sostegno esterno" al governo, misto ad una innocua "critica" e a qualche voto differenziato in parlamento.
Giorgio Cremaschi ha dichiarato che il 9 "E' assolutamente da evitare una contrapposizione tra sinistra governativa e anti-governativa, bisogna trovare il modo di conciliare le iniziative." (Repubblica, 16 maggio). Ma in realtà la divisione della piazza la sceglie chi sta con il governo di guerra: non c'è "unità" possibile tra le politiche imperialiste di Prodi (e di chi le sostiene attivamente) e le ragioni dei movimenti di lotta. L'unità che davvero serve è un'altra. E' l'unità dei lavoratori, dei precari, dei disoccupati, attorno a un programma di opposizione di classe per fermare l'imperialismo, cioè concretamente per opporsi a Prodi: limitarsi ad accentuare la gradazione critica verso il governo non fermerà certo l'attacco più brutale che la borghesia ha sferrato negli ultimi decenni.


PER UNA STRUTTURAZIONE DEMOCRATICA E UNITARIA DEL COMITATO NO WAR

Il rilancio del movimento contro la guerra -che troverà nella manifestazione del 9 giugno un momento importante- necessita di un confronto al suo interno sulla natura della guerra, dei governi che la promuovono e su come si possa contrastare l'una e gli altri.
Per sviluppare la lotta sottraendola ai tentativi "pacificatori" della sinistra di governo è necessario estendere il movimento costituendo comitati contro la guerra in ogni città e dare vita a un coordinamento nazionale democraticamente rappresentativo di tutte le realtà e delle differenti posizioni, superando l'attuale strutturazione del Comitato No War basato su "coordinatori" autodesignati che prendono scelte importanti (come la piattaforma della manifestazione) in riunioni semi-segrete. Atteggiamenti leaderistici o escludenti non favoriscono la necessaria crescita unitaria del movimento.

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