"Istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza. Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il nostro entusiasmo. Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra forza." Antonio Gramsci

lunedì 22 gennaio 2007

PSICHIATRIA: chiariamoci le idee



Non per annoiarvi, ma per chiarire ulteriormente lo stato delle cose sul tema della psichiatria.
L'articolo che segue queste mie note è piuttosto illuminante: non illudiamoci, su questo tema dovremo confrontarci tutti, perché si acquisti la consapevolezza della reale posta in gioco... il nostro di futuro, ma sopratutto quello dei nostri figli che dovranno essere gli attori e gli artefici di una "nuova società", più giusta e più libera. All'articolo sicuramente non c'è molto da aggiungere, salvo una piccola riflessione: come mai tra i bambini "trattati" psichiatricamente non vi è uno, e dico uno, che sia rappresentante della classe cosìdetta ricca? Guarda caso (e posso dirlo per esperienza personale) o sono figli di prostitute, o di immigrati, o comunque provenienti dalle fasce basse, o più marginalizzate, della società.. Un segno di cambiamento però c'è, lentamente si sta intaccando anche il ceto medio. Perchè, tanto, nel prefigurato e programmato appiattimento sociale, è destinato a scomparire..
Buona lettura.
Mauro.

Gli attacchi della legge Basaglia e la psichiatria vista come strumento di egemonia e repressione.

In questi anni centro-destra e centro-sinistra stanno proponendo, per quanto riguarda il problema della stima dell’utenza sul versante psichiatrico, una quantificazione che si aggira intorno al 20/25% della popolazione, al 40% delle famiglie ed al 10% degli alunni delle scuole materne, di quelle elementari e medie.

Nella valutazione del disagio psichico vengono considerate una pluralità di voci che vanno dalle sintomatologie psicotiche vere e proprie alle tossicodipendenze, alla depressione, all’ansia, ai disturbi nell’alimentazione. Persino le ammissioni relative a situazioni e vissuti di stress in ambito familiare o lavorativo sono recepiti come indice di sintomatologie indicatrici di disagio mentale. Sempre più l’uso di alcolici ed il fumo di sigarette vengono definiti in ambito psichiatrico come “alcolismo” o “tabagismo”. Per quanto riguarda la scuola sono in cantiere disegni di legge per considerare l” ADHD (Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività), la dislessia, la disgrafia (la scrittura poco chiara e non allineata), la discaluculia (lentezza nel fare i calcoli, non conosce bene le tabellone) come indicative di disturbi neuropsichiatrici.

Questa dilatazione abnorme del bacino dell’utenza reale e potenziale del servizio psichiatrico è pienamente in linea con analoghi processi volti a introdurre su larga scala figure professionali come quelle dello psicologo oltre che in tutti i gradi scolastici anche negli ambienti di lavoro, dai servizi pubblici in via di privatizzazione, alle supervisioni dei cosiddetti lavori d’equipe e più in generale ai processi formativi e gestionali nell’ambito di tutti quei lavori che richiedano un certo grado di cooperazione a livello relazionale.

E’ questo un quadro dove la tendenza alla “psichiatrizzazzione” di una parte consistente della società, parte rappresentata oltre che dai settori più sfruttati, oppressi e marginalizzati delle masse popolari, anche da quelli che, su un piano culturale, comportamentale e magari anche su quello politico e sociale, vengono identificati come portatori di conflitto, si coniuga con i tagli alle spese per la sanità e lo smantellamento e la distruzione del servizio sanitario pubblico e con i processi di privatizzazione ed esternalizzazione dei servizi psichiatrici a cooperative, cliniche private ed enti religiosi. Mentre sempre più si assiste alla riduzione del trattamento del disagio psichiatrico a problema di contenimento farmacologico e di ordine pubblico, con riscoperta dell’elettroshock, diffusione di strutture neomanicomiali, introduzione del “lavoro coatto” come metodologia terapeutica, uso massiccio degli psicofarmaci e diffusione di particolari categorie di psicofarmaci “antipsicotici” che svolgono una vera e propria funzione di lobotomizzazione chimica con trasformazione progressiva ed irreversibile della personalità dell’”utente”.

La psichiatria si trova così a svolgere sempre meno un ruolo di servizio nell’ambito di un sistema sanitario pubblico e sempre più un ruolo funzionale a necessità complessive della borghesia e dell’imperialismo sul versante egemonico e repressivo: dalla diffusione a livello di massa delle teorie psichiatriche in quanto portatrici di una concezione reazionaria del mondo, al piano relativo alla “psichiatrizzazione” del conflitto e disagio psichico, all’uso ed alla strumentalizzazione del disagio psichico in funzione dell’ulteriore limitazione dei diritti dei cittadini, in particolare di quelli delle masse proletarie e popolari ed in direzione dell’introduzione di nuovi meccanismi di schedatura di massa, di controllo sociale e di repressione poliziesca.

Le teorie biologiste in ambito psichiatrico relative al disagio psichico come “malattia genetica” o “degenerazione psico-fisica”, teorie che sembravano sulla difensiva e ridotte ad una posizione sempre più marginale, ritornano a svolgere un ruolo di primo piano e sembrano conquistare spazi non indifferenti (non a caso in stretto raccordo con i vari processi di “riforma” della scuola) sul versante della valutazione e del trattamento dei cosiddetti disturbi di apprendimento e di comportamento degli alunni nei vari gradi scolastici.

Queste teorie si combinano peraltro con quelle tuttora di matrice “psico-dinamica” e “comportamentista” che nel corso degli anni, dopo la fase basagliana, si sono sempre più “private”di ogni elemento di critica dei rapporti sociali dominanti. Elementi che viceversa, pur in modo eclettico e confuso, si erano andati sviluppando negli anni 70 sull’onda e come riflesso dello sviluppo della lotta di classe e delle varie esperienze rivoluzionarie.

Senza contare che i processi di privatizzazione ed esternalizzazione dei servizi psichiatrici che sono andati sviluppandosi a partire dagli anni 80 se da un lato hanno trovato nell’operato di alcune generazioni di operatori sociali e di educatori una effettiva fonte di arricchimento empirico dell’esperienza del trattamento del disagio psichiatrico, dall’altra hanno visto il prevalere, da parte degli enti gestori dei servizi psichiatrici convenzionati, appaltati o accreditati (dalle comunità alloggio, alle strutture residenziali, ai centri diurni, al reinserimento lavorativo ecc.) delle versioni più grossolane e regressive delle teorie psichiatriche alla moda, in genere pragmatiste-comportamentiste o espressione dell’egemonia della psicologia e della “psicanalisi” americana. Per non parlare poi di quei casi, tutt’altro che isolati, in cui privatizzare la psichiatria ha significato dare il disagio psichico in pasto a “preti” ed aspiranti tali, i quali non si sono certo lasciati sfuggire l’occasione per introdurre massicciamente la religione cattolica come metodologia terapeutica.

Ed è rispetto a tutto questo che il centro-destra ed il centro-sinistra in ultima analisi non si distinguono sul piano politico, ideologico e programmatico.

Da anni sono in atto processi, gestiti in forme simili tanto dal centro-sinistra quanto dal centro-destra, che non solo possono essere considerati come un deficit di applicazione della 180, ma che vanno anche considerati come uno stravolgimento del suo stesso spirito orientato ad una certa tutela dei diritti dell’utenza e di quelli dei cittadini più in generale.

Così come anche sotto le amministrazioni del centro.sinistra, con il complice silenzio dei sindacati confederali, di Rifondazione Comunista e di settori dei movimenti, con un ruolo di primo piano dei servizi di salute mentale, in genere gestiti da cosiddetti “psichiatri democratici”, si sono negli ultimi anni accelerate le tendenze alla costruzione di nuovi piccoli manicomi (con tanto di “reparto lavoro”) in genere collocati all’estrema periferia delle città e spesso accompagnati dalla chiusura di case famiglia e strutture residenziali prima ubicate nei centri cittadini. Una logica che comprende la trasformazione, in corso, in “custodi” ed “infermieri precari e sottopagati”, di operatori ed educatori i quali in tutti questi anni tra mille difficoltà ed una crescente devastazione delle condizioni contrattuali e di lavoro sono stati in realtà i principali artefici della creazione di un clima terapeutico-riabilitativo nelle strutture protette dove hanno trovato collocazione anche migliaia di utenti ex-manicomiali.

Si tratta di processi molecolari che persino anticipano quando non si ripropongono di competere in peggio con i disegni di legge presentati in questi anni dal centro-destra e che per vari motivi non sono ancora andati in porto.

Si tratta di difendere la 180 smascherando contemporaneamente la politica falsamente progressista del centro-sinistra. Si tratta di denunciare i reali processi in atto e l’uso crescente della psichiatria nel conflitto sociale in funzione egemonica e repressiva, l’introduzione della “psichiatria” nella scuola e la somministrazione di psicofarmaci ai “bambini difficili”, i tagli al servizio sanitario e l’abbandono dell’utenza psicotica alle famiglie, le privatizzazioni, le crescenti interferenze della chiesa, la precarizzazione del lavoro di operatori sociali ed educatori, il crescente peggioramento della qualità dei servizi per l’utenza ed il contemporaneo incremento dei costi a carico delle famiglie.

In questo quadro l’iniziativa politica e culturale sul versante della difesa della 180 può contribuire a riunificare e ricomporre una soggettività variegata e multiforme dai lavoratori alle prese con lo psicologo del lavoro e le supervisioni dei gruppi di lavoro, alla scuola, alle famiglie delle masse popolari e proletarie, alle donne, agli operatori ed educatori precarizzati dei servizi pubblici ed esternalizzati, agli stessi psichiatri più coscienti del carattere sociale del problema del disagio psichico.

Si tratta di una lotta da far agire come uno dei tanti fili della lotta di classe, in funzione della costruzione di un blocco ideologico-politico e sociale di massa, capace di determinare l’apertura del processo rivoluzionario per l’instaurazione di uno stato popolare democratico, di una sanità pubblica realmente al servizio di tutti e di una concezione avanzata del disagio psichico capace di contribuire alla costruzione di una nuova sovrastruttura morale e culturale nella società, nella scuola, tra le famiglie ed in ogni altro ambito collettivo.

STRALCI DI UN ARTICOLO SCRITTO DA UN GRUPPO DI EDUCATORI DI TRENTO PER IL GIORNALE COMUNISTA “PUNTO A CAPO”

Fonte: http//www.pane-rose.it

4 commenti:

peste ha detto...

Tutta un'analisi acuta per poi difendere la 180?
Ma se è la 180 che permette la tortura psichiatrica e che offre su un piatto d'argento la carne umana al nefasto mercato del lavoro occupato da psicologi, psichiatri, educatori e pippoterapeuti e che ostacola lo sviluppo di aiuti concreti in un'ottica non paternalista, non coercitiva, di rispetto per il "diverso" e di libertà dell'individuo!
Ma che aria fritta è questo articolo? Non c'è da stupirsi d'altronde, che sia stato proposto dai comunisti, ai quali il controllo sociale, i manicomi, i Gulag, l'omologazione, la coercizione e il "sacro lavoro" sono sempre piaciuti tanto.

buscia69 ha detto...

froooociiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

elena ha detto...

buscia69, quanto ti ci è voluto per scrivere un commento così illuminante ed illuminato? risparmiati, va'... e risparmiaci.
peste: ovviamente hai tutto il diritto di dissentire. Ma se anziché limitarti a biasimare i komunisti ci illustrassi la tua teoria per il recupero, reinserimento o l'aiuto a quelli che vengono considerati malati mentali? O è chiedere troppo?
Potrei anche risponderti citando i campi in cui i "diversi" (che neanche erano malati mentali, ma semplicemente appartenenti ad altre religioni, o fedi politiche, o preferenze sessuali) venivano usati per gli esperimenti più disparati, ma sarebbe sterile polemica e non è quello che ci interessa. O sì?

Equo ha detto...

Sono un po' stupito dal fatto che una discussione inizi ad un anno dalla pubblicazione del post... ma è il bello della Rete! Quando parlo di discussione mi riferisco, ovviamente, a Peste...perché il commento di Buscia69 si qualifica da sé e non ha nulla a che spartire con la polemica leggittima di Peste. Mi si consenta di presentarmi dicendo che quando la maggioranza di voi non era ancora nata io guidavo l'assalto all'ospedale psichiatrico di Grugliasco/Collegno in cui furono sfondate le porte ed organizzata la prima assemblea con i "ricoverati". E' chiaro che Peste, aderendo alla corrente più coerente dell'anti-psichiatria, possa aver trovato solo "aria fritta" nell'articolo di Mauro, ma credo che sarebbe molto più utile se egli argomentasse (com'è certamente in grado di fare) le sue obiezioni in modo meno sloganistico, per dare strumenti e non solo stigmatizzazioni. Credo che, in questo caso, potremmo scoprire che le distanze tra le parti sono più apparenti che reali.