"Istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza. Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il nostro entusiasmo. Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra forza." Antonio Gramsci

martedì 6 marzo 2007

ACQUA, per quanto ancora?




L’inverno che sta per finire, se ancora si può chiamare tale questa stagione, è risultato il più caldo degli ultimi 200 anni. E non solo in Italia. Alte temperature, rispetto alla media stagionale, e scarse precipitazioni.. così scarse che fanno presagire una primavera-estate quanto mai torrida punteggiata da rovesci improvvisi sempre più violenti. Acqua che precipiterà al suolo e da esso non verrà trattenuta, con gravi danni all’agricoltura ed alla nostra salute in generale.



Eh si, perché senz’acqua non possiamo stare. E non ci conforta certo il sapere di essere ancora tra le aeree più privilegiate del pianeta, dal punto di vista idrico. I bacini sono vuoti, e il Po è diventato un fantasma..

E’ prevedibile, anzi scontato, che presto si aprirà un nuovo scenario di guerra: la Guerra dell’Acqua. Una guerra totale, che spingerà alla rivolta i poveri e vedrà i ricchi difendere i loro interessi a colpi di cannone..

Le grandi multinazionali hanno da un pezzo messo le loro grinfie sporche di sangue su questo “affare”, un affare che può dare il potere assoluto di vita e di morte nei confronti di tutto il pianeta (“Stanno vendendo le infrastrutture del Paese alle multinazionali, che vogliono privatizzare l’acqua, il petrolio, il carbone, l’acciaio…”, Arundhati Roy, Guida all’impero per la gente comune, 2003).

I presupposti di questa emergente crisi idrica globale risalgono alla “rivoluzione verde” degli anni 70/80, quando si è favorita su larga scala la coltivazione intensiva di vecchie e nuove varietà di prodotti agricoli sempre più ad alto rendimento, con la scusa della paventata sovrapopolazione della Terra, con metodi sempre meno ortodossi e contrari al buon senso e un prelievo idrico sempre più spaventoso. Col solo risultato di far arricchire sempre più i ricchi e continuare a far restare a bocca asciutta (letteralmente) sempre i soliti poveri. E in questo siamo stati complici anche noi, con i nostri consumi scriteriati e volutamente non consapevoli.

Perché è l’agricoltura di oggi che consuma oltre il 70 per cento delle risorse idriche; e tutti noi, contadini e non, paghiamo l’acqua molto al di sotto del suo valore reale.

La quantità di acqua che occorre per riempire la nostra borsa della spesa è impressionante:

  • Occorrono 5.000 litri di acqua per ottenere un kg. di riso
  • 11.000 per far crescere il foraggio sufficiente ad alimentare una mucca, affinché questa ci dia un hamburger
  • 3.000 per un sacchetto da un kg. di zucchero
  • 20.000 per ottenere un barattolo da un chilo di caffè..

Uno dei problemi più grandi, dopo lo spreco e le perdite dovute alla cattiva manutenzione delle condotte già fatiscenti di suo, e l’evaporazione in atto nelle riserve idriche: il lago Nasser, ad esempio, situato dietro l’Alta Diga di Assuan (nel deserto nubiano) per l’evaporazione perde più acqua ogni anno di quanta l’Italia intera ne consumi nello stesso arco di tempo. Mentre, ancora oggi, milioni di contadini nel mondo irrigano i loro campi allagandoli: la maggior parte dell’acqua così utilizzata evapora, quando col sistema goccia a goccia (vedi foto), che disseta la pianta alla radice, si avrebbe un risparmio globale dei consumi dal 70 all’80 per cento, secondo le stime degli esperti.

Sta riprendendo piede anche il buon vecchio sistema di raccolta dell’acqua piovana.. Un sistema vecchio come il mondo che il buon senso comune aveva introdotto, e che si è sfruttato per millenni. Il nuovo benessere ci aveva detto che potevamo farne a meno, perché l’acqua potevamo averla come e quando volevamo.. Ebbene, non è più così. Non sarà mai più così.

E questo dobbiamo ficcarcelo in testa, e presto, se vogliamo sopravvivere in futuro. Dimenticando i nostri 500 litri giornalieri che allegramente consumiamo di media (a persona, un dato che grida vendetta da solo) e ci avviciniamo ai 20 litri indispensabili alla sopravvivenza di ognuno.

Link utili:





http://www.galileonet.it/Dossier/doss29/cop29.html

http://www.mgm.operemissionarie.it/emergenza_acqua.htm

1 commento:

skakkina ha detto...

E' così, Ele. Il guaio è che la maggior parte di noi, avendo ormai perso del tutto il contatto con la natura, si limita a rallegrarsi dell'inverno mite appena trascorso...tanto mica c'ho l'orticello qua fuori, al supermercato gli ortaggi si trovano sempre! E l'altro giorno una commerciante, per spingermi a comprare un vestito di seta, alla mia obiezione che forse spendere tanti soldi per un vestito che metterò poco non era intelligente, mi ha magnificato la versatilità del vestito anche d'inverno..."con quest'inverno!"
Dove abito ora io, 40 km fuori dalla città, ci dovrebbero essere almeno 4/5° meno che a Roma...a gennaio c'erano le margherite!
Il problema (pur fermo restando il tuo discorso sull'agricoltura intensiva) alla fin fine è sempre lo stesso: che aspettiamo sempre che i cambiamenti arrivino dall'alto, che un deus ex-machina risolva il problema. Siamo noi, la massa, che possiamo imporre il cambiamento, a loro non frega niente. Oltre a chiudere l'acqua quando ci insaponiamo e laviamo i denti, proviamo anche a, che so, non comprare frutta o ortaggi fuori stagione. Ridiamo al nostro corpo la sua stagionalità. Senza morire di freddo o di caldo, per carità, ma ricordiamoci che in inverno anche dentro casa si sta in maglione, non in canotta, e d'estate non con la sciarpetta.
Scusate la troppa carne al fuoco, ma è tutto collegato...con la nostra mente malata dal "e io da solo che posso fare"? La tua parte!