"Istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza. Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il nostro entusiasmo. Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra forza." Antonio Gramsci

mercoledì 14 novembre 2007

Finanziaria, è battaglia sul calendario



Prodi: "Non servirà voto di fiducia"

Saltano i tempi. Seduta nervosa, piena di interruzioni. Marini convoca per la terza volta la riunione dei capigruppo. La Cdl vuole rinviare il voto "a un giorno di questa settimana". L'Unione dice no, "al massimo domattina". Il pretesto è la riscrittura dell'articolo 91 pretesa ieri sera dal Guardasigilli. Il calendario aveva fissato il voto finale entro stasera. Russo Spena: "La Cdl tenta l'ammuina perchè è in difficoltà e non riesce a fare la spallata". Tensione altissima a palazzo Madama


Il presidente Marini ha ripreso i lavori dell'aula informando sul nuovo calendario dei lavori: stasera fino alle 21; domattina dalle 9.30 alle 14 poi dalle 16 alle 21. Se servirà anche venerdì mattina a partire dalle 9.30". I lavori sono ripresi con le votazioni sull'articolo 92. Il fatidico articolo 91 è stato accantonato e sarà votato in fondo.

Il senatore ex Rifondazione Franco Turigliatto ha annunciato in aula che non parteciperà più ai lavori di questa finanziaria perchè "non ne condivido lo spirito e i contenuti".

La capogruppo dell'Ulivo Anna Finocchiaro esce dalla capigruppo subito dopo Schifani e precisa: "Il senatore si è scordato di dire che la proposta di andare al voto domani sera o venerdì mattina è una proposta dell'Unione. E questo perchè abbiamo la forza per farlo e non temiamo in alcun modo l'ostruzionismo dell'opposizione".

Il capogruppo di Fi al Senato Renato Schifani esce dalla capigruupo gridando vittoria davanti ai microfoni. "La nostra battaglia è vinta. Abbiamo ottenuto di avere più tempo per discutere su emendamenti importanti e abbiamo dimostrato che in presenza di ostruzionismo, siamo in grado di bloccare i lavori del Senato".

La riunione dei capigruppo si è conclusa con un accordo unanime di votare la manovra finanziaria tra giovedì sera e venerdì all'ora di pranzo.

L'insistenza con cui la Cdl continua a puntare alla caduta del governo "è come ostinarsi a dare calci a una porta chiusa: alla fine bisogna farsi una radiografia al piede". Romano Prodi risponde con una battuta agli attacchi del centrodestra alla vigilia del voto sulla finanziaria.
"E' un'aggressività che non mi meraviglia" aggiunge Prodi, "credo che debbano sparare tutte le cartucce che hanno. L'approvazione della finanziaria rapprsenta un salto di qualità. E' un anno e mezzo che danno calci contro la porta e la porta non si è aperta. Forse in questi casi uno si fa la radiografia al piede"

Il presidente Marini ha sospeso per 45 minuti la seduta e ha convocato nuovamente la riunione dei capigruppo. E' la terza convocazione della giornata. In aula il dibattito è avvitato su se stesso. L'opposizione chiede di rinviare il voto alla manovra. La maggioranza è disponibile a chiudere oggi gli emendamenti e domani mattina il voto finale. Ma non c'è accordo sui tempi. A palazzo Madama la tensione è altissima. La Cdl sta facendo ostruzionismo con gli interventi. Anche se i tempi a disposizione sono finiti da ieri.

Il rinvio del voto sulla finanziaria "è un fatto procedurale e non di sostanza". Così Romano Prodi commenta la notizia del rinvio del voto finale sulla manovra. "Certamente mi sarebbe piaciuto di più che si votasse oggi" aggiunge, sicuro che "domani avremo un voto positivo". Prodi è a Cagliari per impegni internazionali.

Poichè l'aula è avvitata su se stessa da questa mattina su questioni di regolamento e calendario dei tempi di approvazione della Finanziaria, è stato rinviata l'informativa del ministro Amato sulla morte di Gabriele Sandri. Il Consiglio dei ministri che deve approvare la nota di variazione di bilancio è stato posticipato a domani, prima del voto finale.

Per concludere l'approvazione della legge Finanziaria devono ancora essere votati 7 articoli (dal 91 al 97 compreso) tra cui, oltre al già delicato 91 anche il 93 (assunzione dei precari) a sua volta frutto di una difficile trattativa nell'Unione. Inoltre ci sono 40 emendamenti e i subemendamenti. In tutto restano ancora da fare 80 votazioni.

Il presidente del Senato continua a ripetere, tra una scampanellata e l'altra, che "sono obbligato dal regolamento ad armonizzare i tempi". Poi precisa: "La decisione di spostare il voto del Senato alla finanziaria per domani mattina tiene conto dell'esigenza e delle richieste dell'opposizione di approfondire alcuni argomenti. Oltre questa possibilità non possiamo andare, perchè diventerebbe un fatto politico". Significherebbe sancire la crisi del governo e della maggioranza.

Mentre in aula continua uno scontro surreale sull'ordine dei lavori e sul calendario - visto che quelli previsti sono tutti saltati - il senatore dell'Udc Mario Baccini sottolinea come "la maggioranza sta implodendo. Non mi appassionano i totò-caduta: questo governo sta andando da solo verso l'autospallata. Settori della maggioranza chiedono le dimissioni di Prodi, segno evidente che vi sono forze e singoli che hanno compreso come non si possa sacrificare l'iteresse generale del Paese in nome di un governo che non riesce a governare".

Il senatore dell'Ulivo Antonio Boccia è intervenuto in aula per chiedere al presidente Marini "il rispetto dei tempi": "I tempi di
discussione, secondo il contingentamento, erano gia esauriti ieri alle 14. Invece, la presidenza ha concesso 30 minuti per gruppo per discutere del calendario. Ne prendiamo atto". Marini ha subito risposto: "Non deve prendere atto di niente: si tratta di una decisione che ho sottoposto ai capigruppo, che l'hanno approvata". Brusio in aula. Poi Marini aggiunge: "Siccome l'impegno è quello di armonizzare i tempi, da ora in poi ogni gruppo avrà uno, al massimo due minuti".

Battibecco in aula tra capigruppo, tra Renato Schifani (Forza Italia) e Giovanni Russo Spena (Rifondazione). Russo Spena aveva detto, fuori dall'aula, che Schifani "prende ordini di Berlusconi che sta dicendo ai suoi ammiragli di fare ammuina per prendere tempo perchè in difficoltà". Molto irritato Schifani ha risposto dai banchi dell'aula: "Sia chiaro che io non prendo ordini da nessuno, solo dalla mia coscienza".

Caso mai qualcuno avesse fatto i conti basandosi sulla sua assenza, la professoressa, premio Nobel e senarice a vita Rita Levi Montalcini precisa che "domani sarò in aula. Spero che tutto questo finiosca presto, ma se il voto slitta io sarà in aula a votare".

E' la domanda che è stata rivolta in modo insistente al presidente Marini nella prima riunione dei capigruppo. "Presidente, perchè l'ha fatto? Non c'è motivo sostanziale per cambiare il calendario dei lavori dell'aula..." gli hanno chiesto Manuela Palermi, Giovanni Russo Spena, Natale Ripamonti. Marini ha spiegato che lui cerca sempre di "trovare accordi e mediazione". Una spiegazione a cui i senatori dicono di "non credere".

Non è stato trovato l'accordo nella riunione dei capigruppo. La Cdl ha detto no al nuovo calendario dei lavori proposto dall'Unione, cioè di finire entro stasera gli elendamenti e domattina dichiarazioni di voto seguite da voto finale. Adesso l'aula dovrà votare.

Riprende a minuti la riunione dei capigruppo convocata dal presidente del Senato Franco Marini che deve decidere il nuovo calendario dei lavori dell'aula di palazzo Madama. Se non c'è l'accordo, deciderà il voto dell'aula. La Cdl vuole rinviare "entro il fine settimana perchè sono intervenuti articoli nuovi" . L'Unione fa muro: "Falso, non c'è motivo, al massimo possiamo votare domattina".

Per il voto sulla Finanziaria non vi sarà bisogno di ricorrere alla fiducia. Ne è convinto Romano Prodi che ad Alghero ha partecipato al primo vertice intergovernativo italo-algerino. "Sono positivamente incline a pensare che si abbia un voto senza la fiducia", ha detto il presidente del Consiglio

"La mia intenzione e' di votare a favore della Finanziaria, anche se un pò a malincuore, ma voto sì". Lo ha detto il senatore dissidente di Rifondazione Fernando Rossi. Un punto importante a favore della maggioranza. Resta ancora incerto sul dà farsi Turigliatto. Rossi ha spiegato di "aver chiarito direttamente con Prodi" le incomprensioni nate ieri con il relatore e con il governo.

Sempre più insistente in questi minuti l'ipotesi di rinviare il voto finale a domattina "entro mezzogiorno". Il calendario aveva deciso stasera. Si stanno facendo in fretta anche i conti con la presenza dei senatori a vita. Infatti domani la senatrice Rita Levi Montalcini sarebbe in partenza per un convegno negli Stati Uniti. Impegni presi da tempo anche per Oscar Luigi Scalfaro. La maggioranza preferirebbe non dover rinunciare a quei due voti.

Giovanni Russo Spena, capogruppo di Rc al Senato, è un professore napoletano e quando esce dalla capigruppo si appella alla storia per mantenere la calma: "Schifani prende ordini per telefono da Berlusconi. E Berlusconi fa come gli ammiragli della flotta borbonica che quando erano in difficoltà dicevano alle truppe 'facite ammuina', che significa prendete tempo, confondete le acque". Fuor di metafora, "siccome la tanto annunciata spallata non gli riesce, il Cavaliere sta dicendo ai suoi di far qualcosa per prendere tempo e cercare di mettere in difficoltà il governo. Questa non è politica".

Anna Finocchiaro, capogruppo dell'Ulivo, è lapidaria: "Non è intevenuto nessun fatto nuovo. Quella della Cdl è una scusa e un pretesto. Il calendario dei lavori è sacro ed era stato deciso che il voto finale doveva essere stasera. Noi dell'Unione facciamo uno sforzo e concediamo che possiamo arrivare anche a domattina. Diciamo no al rinvio chiesto dalla Cdl. Se non c'è accordo andiamo al voto di calendario". Cioè l'aula, appena riprende i lavori, dovrà mettere ai voti quando votare la manovra.

Tnesione nella riunione dei capigruppo chiesta dalla Cdl e concessa dal presidente Marini in nome della mediazione e della concertazione. La riunione è sospesa perchè il senatore azzurro Schifani chiede il rinvio del voto "a un giorno di questa settimana". Il motivo è che nella Finanziaria sono "intervenuti fatti nuovi" ad esempio l'articolo 91 che, seppur riscritto tre volte, conferma l'intenzione iniziale, cioè il taglio degli stipendi dei manager pubblici.

Il relatore della Finanziaria, Giuseppe Legnini, chiarisce che "il testo dell'articolo 91 messo a punto dalla maggioranza non stravolge i tre precedenti testi". Non capisce quindi perchè l'opposizione alzi barriere adesso. Sono confermate le eccezioni all norma: Banca d'Italia, societa' quotate e in 25 unità rimesse al governo. "E' stato modificato soltanto il regime transitorio sul quale si interviene, in modo molto limitato, sui contratti privati in corso e con una graduazione della decurtazione dei contratti di diritto pubblico in ragione del 25% all'anno. Questo e' tutto. Non capisco dove sta lo stravolgimento della norma''.

C'è il pienone dei giorni che contano nei banchi del governo subito sotto lo scranno della presidenza dell'aula. Tommaso Padoa Schioppa scrive, legge e prende appunti a testa bassa. Mastella siede comodo e legge distrattamente i giornali. Santagata e la Turco ascoltano gli interventi. il sottosegretario Dini siede nell'utima seggiola sulla destra. Anche lui scrive.

Poco prima che Marini dicesse sì alla capigruppo e mentre parlava il relatore Legnini, dai banchi della Cdl si è alzato un coro: "Chi sono i 25, diteci chi sono i 25". Il riferimento è alla lista dei 25 manager pubblici che, per vari motivi ancora poco chiari, sono esclusi dal taglio dello stipendio previsto dall'articolo 91.

In aula segue attentamente i lavori la senatrice Rita Levi Montalcini che indossa un abito nero con un profilo verde smeraldo e leggermente "lavorato" sulle spalle. Anche Giulio Andreotti è in aula da questa mattina con Emilio Colombo, e Oscar Luigi Scalfaro. In giornata è atteso anche Carlo Azeglio Ciampi.

Il presidente Marini ha chiesto mezz'ora di sospensione perchè l'opposizione ha chiesto una riunione per chiarire i termini dell'articolo 91 che taglia gli stipendi dei manager pubblici e li blocca a 274 milioni di euro lordi all'anno.

Anche D'Onofrio (Udc) sta chiedendo lo stralcio dell'articolo 91 perchè "qualcuno in quel testo ha già difeso gli amici degli amici e noi invece vogliamo difendere gli italiani". Il riferimento è forse alla lista dei 25 manager pubblici che comunque sarebbero stati "preservati" dal taglio degli stipendi. Una sorta di "riserva indiana" richiesta dai diniani e accettata dalla maggioranza.

Il presidente Marini ha ripreso i lavori nell'aula di palazzo Madama. Forza Italia (Schifani) e An (Matteoli) stanno dicendo che "un provvedimento del genere non può essere inserito in Finanziaria". "Vogliamo anche noi fare un provvedimento contro la casta dei manager pubblici - dice Matteoli - ma serve un approccio diverso e non così frettoloso. Una materia del genere non può essere trattata togliendo e aggiungendo ogni volta qualcosa per fare piacere a questa o a quella parte della maggioranza".

Il senatore Domenico Fisichella, passato al gruppo Misto in polemica con la nascita del Pd, rassicura la maggioranza: "Ho votato 90 articoli. Volete che sugli ultimi cinque e il voto finale mi comporti diversamente? La politica è una cosa seria".

Il senatore dissidente Willer Bordon (Unione dei democratici) ha detto stamani a La 7 che "se anche passa la Finanziaria, a gennaio serve un nuovo governo". Bordon, insieme con Manzione, è uno dei motivi di suspence all'interno dell'Unione e per una maggioranza dove due voti fanno la differenza.

Del vecchio testo dell'articolo 91 restano, però, alcuni paletti significativi. Uno di questi prevede che sarà comunque tagliato, da subito, lo stipendio del manager pubblico che supera i 274.000 euro lordi all'anno perchè accumula più incarichi.

Ancora un rinvio di venti minuti per la ripresa dei lavori in aula, ma solo per motivi tecnici, per dare tempo agli uffici di fotocopiare i nuovi testi degli emendamenti.

La norma che doveva tagliare gli stipendi dei manager pubblici (fino a un massimo di 274 milioni di euro lordi all'anno) è stata riscritta. L'emendamento, che porta la firma del relatore Legnini, è lungo quattro pagine. Fondamentale è il terzo punto che stabilisce che la nuova norma "non si applica ai contratti di diritto privato in corso alla data del 28 settembre 2007". Salvi, quindi, i contratti firmati fino al 28 settembre di quest'anno. Semplificando, ha vinto Mastella.

Alla ripresa dei lavori al Senato, due-tre ore verranno presumibilmente impiegate per l'esame degli emendamenti che rimangono, poi seguiranno le dichiarazioni di voto (durata circa un'ora e mezza) e il voto sulla manovra. A seguire ci sarà a Palazzo Madama un Consiglio dei ministri per approvare la nota di variazione al Bilancio. Successivamente, breve passaggio in commissione e poi di nuovi in aula per il voto finale sul bilancio: questo dovrebbe esserci intorno alle 21.

"Credo che la Finanziaria verrà approvata, sono serena". Così il ministro per i Diritti e le pari opportunità Barbara Pollastrini si è espressa in merito al voto in corso al Senato sulla Finanziaria. A margine della sua partecipazione a un convegno sulla violenza familiare, la Pollastrini ha poi sottolineato che la fine delle votazioni sulla Finanziaria permetterebbe al Senato di discutere e approvare i finanziamenti per il piano d'azione contro la violenza sulle donne, un progetto del ministero delle Pari opportunità che prevede risorse per venti milioni di euro.

Dopo l'intervento di alcuni capigruppo di maggioranza e opposizione sulla questione del tetto agli stipendi dei manager pubblici, il presidente Marini ha deciso di sospendere la seduta fino alle 11.30, per consentire ai diversi gruppi di presentare dei subemendamenti al nuovo testo presentato dal relatore Legnini proprio sulla questione del tetto agli stipendi.

Sono quattro, come da pronostico, i senatori a vita presenti nell'aula di palazzo Madama dove oggi è previsto il voto finale alla finanziaria: Giulio Andreotti, Emilio Colombo, Rita Levi Montalcini e Oscar Luigi Scalfaro.

E' ripresa la seduta in aula al Senato. In giornata il voto finale sulla Finanziaria. L'assemblea è ripartita dall'articolo 91 relativo al tetto degli stipendi dei manager pubblici. In aula è presente il ministro dell'economia, Tommaso Padoa-Schioppa.

"Noi abbiamo difeso dei principi non dei privilegi", aggiunge il Guardasigilli. Che "il ministro della Giustizia in Aula spieghi i motivi di incostituzionalità di una norma mi sembra - aggiunge - il minimo".

"Se non ci sono sorprese sono orientato a votare a favore". E' quanto afferma il senatore "dissidente" della sinistra, Ferdinando Rossi entrando in aula al Senato. "Poichè non c'è nulla di meglio di questo governo - aggiunte - il mio movimento è orientato a votare a favore, se non ci sono ulteriori sorprese della giornata. Un momento dopo si può però cambiare, se si profila un governo migliore".

Sul voto alla Finanziaria "il giudizio è ancora aperto ci sono importanti emendamenti da valutare": lo dice Lamberto Dini, leader dei liberaldemocratici in Senato. "Comunque lo dirò in aula", conclude.

Clemente Mastella voterà sì alla norma sul tetto per gli stipendi dei manager pubblici. Lo riferisce lo stesso ministro della Giustizia spiegando che il voto sarà favorevole perchè "sono state accolte le nostre istanze".

Manca il numero legale in aula al Senato e la seduta inizia e subito viene sospesa per 20 minuti. L'aula tornerà a riunirsi per dare il voto finale sulla Finanziaria. Sono rimasti da votare ancora 15 articoli, 9 dei quali accantonati durante l'esame.

"Abbiamo risolto. Non si toccano i contratti in essere come voleva Mastella. Credo che su questo punto abbiamo chiuso definitivamente". Così la capogruppo dell'Ulivo al Senato, Anna Finocchiaro, ha commentato l'intesa raggiunta nella maggioranza sul tetto degli stipendi ai manager pubblici.

Chiti si dice "tranquillo" per il voto finale oggi in Senato sulla Finanziaria. La sua tranquillità dipende dal fatto che la maggioranza e il governo hanno condotto "un lavoro serio con un confronto continuo". Insomma "abbiamo fatto tutto quello che si doveva fare". Questo anche se il voto di oggi "è una cosa importante, si carica di significati che vanno oltre, come fosse un voto sulla legislatura. Penso però che ci sarà un risultato positivo".

Il consiglio dei ministri non ha ancora autorizzato la fiducia sul decreto che accompagna la Finanziaria attualmente all'esame della Camera: lo conferma il ministro per i rapporti con il Parlamento, Vannino Chiti, spiegando che la decisione di porre la questione dipende anche dall'atteggiamento dell'opposizione in aula. "Il problema vero sono i tempi perchè il decreto dovrà tornare in Senato. Spero si rispetti il calendario - dice - se nò bisognerà porre la fiducia".

"No": risponde secco il ministro dei rapporti con il Parlamento Vannino Chiti alla domanda se sia ipotizzabile inserire l'abolizione dello scalone pensionistico della riforma Maroni nella Finanziaria stralciandolo dal Ddl sul welfare. "C'è il protocollo - aggiunge - e c'è la Finanziaria".

"Io sto alla Camera e non al Senato.... ".Così il vicepresidente di Forza Italia, Giulio Tremonti, ha risposto a Maurizio Belpietro, i diretta tv su Canale 5, che gli chiedeva se lui credesse alla possibilità che oggi il governo possa cadere dopo il voto di palazzo Madama.

Nel corso di una riunione di questa mattina, alla quale ha partecipato anche il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Enrico Letta, comunque maggioranza e governo hanno messo a punto la nuova misura: "L'intesa raggiunta - afferma il relatore alla finanziaria Giovanni Legnini - prevede l'esclusione dei contratti in essere di natura privatistica per quanto riguarda la fase transitoria. Per gli altri - continua - si prevede invece sempre la graduale decurtazione, quella in quattro tempi".

L'Unione è vicina ad aver trovato un'intesa sul tetto degli stipendi dei manager pubblici, anche se l'Udeur scioglierà l'ultima riserva solo in Aula quando vedrà la versione definitiva della norma. Dal taglio dovrebbero essere esclusi i contratti in essere di natura privatistica, fino alla loro naturale scadenza. "Da noi - spiega Tommaso Barbato - arriva un sì con riserva. Vediamo in Aula".

La seduta del pomeriggio si è interrotta dopo che il ministro della Giustizia Mastella èintervenuto per dire che avrebbe votato contro il tetto degli stipendi dei manager dello Stato. La questione è stata accantonata fino a domani mattina.
La maggioranza si è subito riunita per trovare una soluzione, e la riunione è stata aggiornata a questa mattina.

Alla Camera continua stamane l'esame del decreto collegato alla Finanziaria, che scadrà il 1° dicembre. Sospeso fino alla riunione di domani mattina l'esame della traduzione in legge del protocollo sul welfare.

E' stata aggiornata a questa mattina, prima della ripresa dei lavori in Aula, la riunione della maggioranza sulla Finanziaria, alla ricerca di un compromesso sull'art.91.

Alle 9.30 riprendono al Senato le votazioni per la legge Finanziaria. Atteso per stasera il voto finale. Ultimi nodi da sciogliere l'articolo 91, sul tetto degli stipendi dei manager pubblici, e il 93 sulle assunzioni dei precari e la class action.


fonte: http://www.repubblica.it/2007/11/dirette/sezioni/economia/finanziaria2008/voto-finale/index.html

...

1 commento:

Franca ha detto...

Sembra la radiocronaca di una partita di calcio

P.S. Rossi è dei Comunisti Italiani non di RC