"Istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza. Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il nostro entusiasmo. Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra forza." Antonio Gramsci

mercoledì 14 novembre 2007

Senato, la Cdl in difficoltà chiede un rinvio del voto

Sì da Mastella e da Fernando Rossi



Il giorno della verità, lo hanno definito. Per il governo Prodi e la sua maggioranza, il giorno in cui la legge di bilancio deve passare la boa del Senato, l'aula con la maggioranza più risicata e fragile. Ma è martedì che in verità, con oltre duecento votazioni - e una sola defaillance della maggioranza per colpa di uno sgambetto di Dini - la prova di forza del governo è stata fatta e spuntata, sotto la presidenza dell'aula di Roberto Calderoli. Oggi si riparte già dall'articolo 90. Cioè ne mancano appena sette, anche se i problemi su quest'ultima manciata di provvedimenti, non mancano. In particolare l'articolo 91 che contiene la norma sul tetto agli stipendi dei manager pubblici sul quale si è impuntato il Guardasigilli Clemente Mastella a difesa di alcuni dirigenti del suo ministero di via Arenula.

La maggioranza in un vertice convocato al mattino prima della ripresa delle votazioni ha ipotizzato, per risolvere quest'ultimo nodo, di escludere i contratti in essere, fino alla scadenza, dal taglio degli stipendi dei manager pubblici previsto in Finanziaria. Il nodo che si è sciolto ieri sera riguarda proprio i contratti già sottoscritti, i cui compensi vengono ridotti di un po'ogni 12 mesi, fino ad arrivare in quattro anni al tetto dei 270mila euro. Una limitazione che non piace ai centristi, sia mastelliani che diniani. Ma in mattinata l'Udeur di Mastella alla fine ha detto sì.

È da questa parte centrista comunque che ci sono ancora rischi di tenuta della maggioranza. Lamberto Dini, Natale D'Amico e Giuseppe Scalera sono i senatori del Campanile che come ha detto lo stesso Dini «si tengono le mani libere». E ancora in mattinata ha avvertito «non abbiamo ancora deciso sul voto» finale. «Ho votato novanta articoli. Voterò sì anche agli altri», rassicura il senatore Domenico Fisichella. E sì dovrebbe giungere anche dal dissidente dell'ala sinistra Fernando Rossi: «Se non ci sono sorprese -dice l'ex Pdci- sono orientato a votare a favore».

La Cdl chiede che slitti il voto finale sulla Finanziaria per consentire un confronto approfondito sul tetto agli stipendi dei manager pubblici, e arrivare al voto finale «entro la settimana». Il presidente del Senato, Franco Marini, in conferenza dei capigruppo propone di «andare a domani mattina per dare ancora maggiore spazio all'opposizione». Ma la proposta viene rifiutata dal capogruppo di Forza Italia Schifani. L'Unione si rimette alle decisioni del presidente Marini ma, spiega la Finocchiaro, «se esse verranno strumentalmente respinte, andremo a un voto di calendario».


Pubblicato il: 14.11.07
Modificato il: 14.11.07 alle ore 13.43

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Welfare, slittano gli articoli su scalone e precariato

di Luca Domenichini



La Commissione lavoro della Camera ha cominciato il voto sui circa 350 emendamenti rimasti al ddl collegato sul welfare. Come previsto, accantonato lo "scalone" (articolo 1), il voto è cominciato dall'articolo 2 (razionalizzazione degli enti previdenziali) perché governo e maggioranza hanno deciso di accantonare il primo articolo del provvedimento, che riguarda - appunto - il superamento dello scalone pensionistico. E non solo: dopo una giornata di contatti (nel corso della quale il premier Romano Prodi ha incontrato il ministro dell'Economia, Tommaso Padoa-Schioppa, per fare il punto sulla riforma del welfare, in vista del vertice di maggioranza previsto alla Camera per giovedì), si va verso il congelamento degli articoli 9 (sul mercato del lavoro, «Deleghe al governo in materia del mercato del lavoro») e 11 (tempi determinati). C'è trattativa?

Per ora il congelamento di questi articoli consente di trovare un'intesa più rapida nella maggioranza sul documento, spiegano fonti del Ministero del Lavoro, «fino a che non sarà presentato alla Camera «dalla prossima settimana il protocollo sul welfare». Sul ddl, il ministro del Lavoro, Cesare Damiano, esclude il trasferimento dello "scalone" in Finanziaria ma «vanno accolti gli aspetti positivi del precariato e quelli negativi combattuti. La nostra posizione non è cambiata». Luca di Montezemolo, "a distanza", risponde che «se il protocollo venisse modificato - ha detto - si tratterebbe di un vero attentato alla pratica della concertazione». Più tardi, ha ricordato invece che «la legge Biagi non si tocca». «Attenti ai precari o non votiamo il welfare», ha affermato nell'Aula di Palazzo Madama il vice presidente del Senato ed esponente del partito socialista, Gavino Angius.

Archiviata la possibilità di inserire lo "scalone" nella Finanziaria, la discussione sul ddl di riforma del welfare rimane comunque aperta. Congelati gli articoli chiave su pensioni e precariato, l'obiettivo - spiega il presidente della commissione Lavoro Gianni Pagliarini - è quello di trovare «una sintesi nella maggioranza e una coerenza con lo spirito dell'accordo».


Pubblicato il: 13.11.07
Modificato il: 14.11.07 alle ore 12.52

fonte: www.unita.it

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1 commento:

Franca ha detto...

Speriamo che ci sia ancora margine per modificare il decreto