"Istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza. Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il nostro entusiasmo. Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra forza." Antonio Gramsci

giovedì 15 novembre 2007

Una rivoluzione in medicina: la riforma sanitaria proposta dai medici ammalati



Una rivoluzione in medicina: la riforma sanitaria proposta dai medici ammalati Una rivoluzione in medicina: la riforma sanitaria proposta dai medici ammalati
N.A.Di.R. informa: propone la registrazione dell'incontro del gruppo redazione che con tanta partecipazione ed entusiasmo ha incontrato Paolo Barnard sottoponendolo ad una innumerevole serie di interrogativi in riferimento alle auspicate corrette possibilità di modificare il rapporto tra la medicina e il malato. Quale conseguenza naturale del lavoro curato da Barnard è nata una Consulta Nazionale di medici seriamente ammalati allo scopo di stilare una riforma della Sanità prendendo avvio dal decalogo che è riportato nel libro "Dall'altra parte" (UN LIBRO CHE VI CONSIGLIO VIVAMENTE DI LEGGERE, mauro)

Il decalogo, scritto dai 3 autori del libro, luminari della medicina passati dal ruolo di curanti a quello di curati (Sandro Bartoccioni, Gianni Bonadonna e Francesco Sartori), si pone l'obiettivo di conquistare una medicina che parta dalle sofferenze, dalle esigenze dei curati e non più dagli interessi partitici.
I pionieri di questa rivoluzione sono i medici ammalati gravemente, gli unici a possedere la sintesi perfetta fra scienza e sofferenza, avendole vissute entrambe sulla propria pelle.
Umanizzare la sanità significa umanizzare le persone che la fanno. Ciò comporta una rivoluzione, un drastico aggiustamento della scala dei valori propria della medicina moderna, con le capacità umanitaristiche poste a pari livello rispetto al grado di specializzazione scientifica. Colui che non eccelle in entrambi gli ambiti, non potrà essere medico.

Produzione: Arcoiris Bologna

Visita il sito: www.mediconadir.it

Per vedere il filmato clicca qui!

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Tre grandi medici si ammalano gravemente e raccontano la loro storia. La paura, la sofferenza, la lotta per sopravvivere. E la proposta per rifare una Sanità che curi davvero.



La medicina oggi può e deve togliermi il dolore; se non lo fa, io mi ucciderò, ma non sarà un suicidio, sarà un’omissione di soccorso
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Professor Sandro Bartoccioni, cardiochirurgo

Ho conosciuto la paura dei miei ammalati e ora so cosa provava Don Rodrigo... il suo terrore di essere gettato ai monatti.
Dottor Gianni Bonadonna
Presidente Fondazione Michelangelo, Istituto Tumori di Milano


Oggi, quando faccio ambulatorio, ne esco distrutto perché mi rivivo nelle storie dei miei ammalati.
Professor Francesco Sartori
Direttore Dipart. di Scienze chirurgiche toraciche e vascolari Università di Padova


Chi meglio del medico ammalato ci può dire come andrebbe ripensato l’universo salute? In queste pagine tre grandi clinici italiani di fama internazionale raccontano il loro salto di ruolo da curanti a curati. Le storie sono raccontate in prima persona con rara schiettezza, fra autoironia e tragedia, in un’altalena di rivelazioni e denunce talvolta scioccanti contro l’attuale organizzazione della Sanità, ormai controllata dai politici e troppo lontana dal dolore dei malati. L’idea è rivoluzionaria, dirompente: creare una Consulta nazionale composta da grandi medici seriamente ammalati che raccolga i suggerimenti di centinaia di loro colleghi, anch’essi affetti da patologie gravi, per stilare una grande riforma della Sanità. Iniziando dal Decalogo che i tre autori hanno scritto per una medicina rimodellata a partire dalle sofferenze dei pazienti, non dagli interessi dei politici. Provarci si può. Sarebbe la prima volta in Italia e forse nel mondo.

Paolo Barnard, giornalista, ha fatto importanti inchieste per la trasmissione Report e attualmente collabora con Rai Educational.





Dall'altra parte
Francesco Sartori
Gianni Bonadonna
Sandro Bartoccioni
a cura di Paolo Barnard.
256 pagine
9.40 €
Acquista il libro on line
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1 commento:

Franca ha detto...

E ci voleva questo per parlare di una sanità più umana?