"Istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza. Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il nostro entusiasmo. Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra forza." Antonio Gramsci

domenica 11 febbraio 2007

Lettera di Mons. Bettazzi sui Dico


Chiedo la vostra pazienza, so che non amate i "pezzi" riportati dai "media", però questa lettera di Luigi Bettazzi, vescovo emerito di Ivrea, su un tema scottante di attualità come i Dico, merita davvero di essere letta così come è stata scritta, come merita leggere, sicuramente, la risposta che ne da Corrado Augias sulla Repubblica di oggi. Entrambi i pezzi sono molto chiari nei loro contenuti, anche se ci farà piacere leggere pure i vostri commenti.
mauro

Da vescovo combatterei prima Mammona

Egregio Dott. Augias, leggo su Repubblica, a commento del “non possumus” sui Pacs, o Dico, che non sarebbe moralmente possibile per i cattolici appoggiare un centrosinistra che contrasta con la morale cattolica. E’ vero - ed è la comprensibile preoccupazione del Papa e della Cei – che un’equiparazione di ogni tipo di coppia al matrimonio eterosessuale potrebbe favorire lo sgretolamento di un’istituzione fondamentale.

Giungere però ad una scelta politica come conseguenza della fede, credo davvero sia un salto non solo illegittimo ma sconcertante.

La legge sui Dico non obbliga nessuno, assicura solo garanzie legali che del resto i politici (quelli stessi che difendono la “famiglia cattolica”) si sono già attribuiti; così come governi “democristiani” presero atto che la maggioranza degli italiani accettava il divorzio e – entro certi limiti – purtroppo anche l’aborto.

Quello che invece non riesco a capire – da cattolico e, vorrei dire, da vescovo – è che per questa tolleranza democratica si voglia sconfessare un orientamento che – almeno nelle intenzioni – parte dalla difesa di chi ha maggiori difficoltà in linea con il Vangelo che assicura il “regno” a chi provvede ai senza lavoro, ai senza casa. La vera scelta è solo quella fra Dio e Mammona (v. Lc 16,13), dove Mammona è mettere al primo posto i soldi, il potere.

Vorrei che come formazione ad un autentico cristianesimo, una volta indicati i pericoli che possono accompagnare il cammino dei Dico, si combattesse con non minore energia lo spirito di Mammona, che sta inquinando il nostro mondo, alimentando la violenza, inaridendo i nostri giovani

Luigi Bettazzi

Vescovo emerito di Ivrea





Confortano le parole di monsignor Bettazzi, rendono visibile uno spirito della chiesa cattolica che sappiamo esistere ma che non sempre riesce a parlare.

Tanto meno è emerso nelle discussioni degli ultimi mesi tutte centrate sui divieti, sugli obblighi, sul non volere: Verboten!

Ho sufficiente età per ricordare l’opposizione altrettanto accanita che gli ambienti cattolici scatenarono nel 1975 contro la riforma del diritto di famiglia. Si rimproverava di riconoscere alcuni diritti ai figli nati fuori del matrimonio scardinando, così si disse anche allora, il concetto di famiglia.

Ma che Chiesa è questa? In nome di che si fanno opposizioni così cieche, così inutili? Dico inutili perché l’aborrita ‘modernità’ alla fine prevale e nessun papa si può illudere di fermarla.

Monsignor Bettazzi ricorda che gli stessi parlamentari che non vorrebbero estendere l’assistenza sanitaria ai conviventi di fatto, l’hanno già concessa a se stessi. Preciso: da sedici anni! Quale ipocrisia, quale spudoratezza e, per i cattolici, quale mancanza di carità, suggerisce di negare agli altri cittadini ciò che (da sedici anni) hanno già dato a se stessi?

Che Chiesa diversa sarebbe quella che monsignor Bettazzi adombra nelle sue parole: una Chiesa che dicesse dove c’è amore, solidarietà, assistenza, lì c’è Gesù. Il vincolo del matrimonio è forse una garanzia contro la sopraffazione reciproca, la cattiva educazione dei figli? Contro il delitto, perfino? Una Chiesa dovrebbe guardare al cuore degli uomini, non ai riti. Benevola verso chiunque sia sincero, sposato o no che sia. Lo farebbe credo, se non ci fosse di mezzo il potere, Mammona.

Corrado Augias

c.augias@repubblica.it

Nessun commento: