"Istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza. Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il nostro entusiasmo. Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra forza." Antonio Gramsci

giovedì 15 febbraio 2007

LIBRO, CIBO DELLA MENTE



Ho letto con molto piacere le pagine del nuovo libro di Oliviero Diliberto, I Libronauti. Una lettura agile e affascinante, pur nella sua scarna cronaca (voluta), che conduce il lettore per vie, calli e piazze tra le più affascinanti d’Italia: quelle dei Librai. Scoprire le librerie grandi e piccole che costellano lo Stivale, è un viaggio che sorprende e conturba.. Sorprende, per la vivacità e varietà delle tipologie presenti (dalla libreria specializzata sui temi “marinari”, alla conventicola del “giallo”, a quella che tratta volumi antichissimi ancorché rari, solo per fare qualche esempio), perché, in fondo, in quest’epoca così tecnologicizzata e dalla cultura sempre più “visiva”, releghiamo l’idea “libro” a un qualcosa da consumare tutt’al più sotto l’ombrellone.. Conturba, perché ci si rende, leggendolo, immediatamente conto di come il libro sia qualcosa di compresente, e profondamente radicato, in una grossa fetta di popolazione italiana.

Altro dato di rilievo: la “qualità” dell’offerta è, quasi sempre, appannaggio di individui, solitamente molto colti, pervasi dal sacro furore di tutto ciò che è stampato. Che dall’amore per la propria professione ne hanno tratto uno stile di vita; giovani e anziani, a volte eredi e continuatori di antiche tradizioni. Mai banali. E sempre in lotta per la sopravvivenza di un’idea in cui credono ciecamente: “fare” cultura vendendo cultura.

Dice bene Diliberto, nulla può sostituire il buon vecchio odore dell’inchiostro, il trattenere tra le mani un oggetto, il libro, che sembra, improvvisamente, avere vita propria.. Un’emozione davvero sensuale.

Sono sempre stato sostenitore della teoria che sia il libro a cercare il lettore, e non il contrario. Almeno, è ciò che dovrebbe accadere (e accade a coloro che sanno “sintonizzarsi” sull’onda giusta) ogni qualvolta ci viene in mente di volere un libro..

Uno speciale ringraziamento va all’autore di questo volumetto: egli ha saputo, con sapienza, instillare in poche pagine una voglia nuova di “sapere”, di conoscere; ripercorrendo con lui, prima idealmente e poi realmente, le strade del libro (che, nel suo caso, lo vedono pellegrino anche in remoti angoli del mondo, dove altre librerie, e altre scoperte, attendono il viaggiatore.. ma volutamente mi sono soffermato sulla realtà italiana).

Per il resto, che altro dire? Leggetelo.

mauro


Editore: ALIBERTI
Pubblicazione: 01-2007
Numero di pagine: 202
Prezzo: € 10,00

4 commenti:

elena ha detto...

Controcritica: non fatelo! Se vi volete abbastanza bene da voler vivere tranquilli per i prossimi tempi bui e nefasti (quali in realtà sono per chiunque non si chiami quantomeno Lapo o non pratichi il calcio in serie A… o non faccia il parlamentare, quanto a questo!), date retta a me: lasciate perdere.
Perché il libro in questione è altamente pericoloso nel suo essere subdolo. Ti si accosta in modo semplice, quasi dimesso, decisamente non pretenzioso. Tu ti ci tuffi, pensando ad una piacevole parentesi, e lì ti frega. Perché non solo – senza nemmeno dirtelo chiaramente – è un elogio della cultura. E’ molto peggio: è un invito alla sovversione. Non tanto perché parla di librerie a L’Avana o a Hanoi (città comunistissime…) – basta arrivare alla libreria citata in Francoforte per capirci… - ma perché il messaggio sotterraneo – ma neanche tanto – è “i libri sono importanti, sono buoni amici, aprono la mente ed allargano il cuore e la visione del mondo… insomma, aiutano ad usare il cervello”. Ma sono cose da dire! Scherziamo davvero! Ma perché non s’è limitato a fare un giro in IBM – settore manuali di utilizzo in ufficio, se ancora esiste: a parte qualche sonora sghignazzata (“the stampant” è la stampante, mentre “l’utente è richiesto di premere entra” è user is required to press enter: così si fa. Uso utilitaristico del lessico, a prova di imbecille, o forse più imbecille dell’imbecille – utente – stesso) avrebbe capito che la parola deve essere vuota, non insegnare e non innalzare, ma solo, appunto, trasmettere un banale messaggio di funzione.
E invece no. Il nostro autore è innamorato della parola e della cultura, e purtroppo riesce a far passare questo suo amore molto bene. Tant’è vero che persino quando parla di generi a me del tutto estranei (colpa mia, che non mi ci cimento e non approfondisco) riesce ad incuriosirmi… e poi, diciamolo, si limitasse a questo. Macché. Il nostro va oltre. Non solo descrive scorci di posti in cui ti viene immediatamente voglia di recarti, anche solo per vedere se ai tuoi occhi hanno lo stesso fascino che ci ha trovato lui, ma tratteggia sapientemente un’umanità variegata ma comunque… “umana”, vera, viva… Il passo successivo è programmarsi le ferie e andare a trovare almeno le librerie più vicine, con grave danno per la produttività nonché per il portafogli. S’è mai visto un seppur vago e distratto amante di libri uscire sprovvisto di prede da una libreria? NO.
Quindi, signori della corte, la conclusione non può che essere una: state alla larga da questo libro. E’ pericoloso. Unica eccezione: i redditi da nababbo in su. Che, nel caso di uso del cervello non autorizzato, consentono anche di assoldare un degno avvocato difensore…
Morale della favola – o meglio della critica: state ancora leggendo me??????

Equo ha detto...

Sai essere convincente, Elena. Comprerò il libro, ma spero che, prima o poi, qualcuno ne scriva uno per parlare delle bancarelle dei libri usati, delle piccole piazze italiane in cui si assiepano e, soprattutto, della fauna umana che vi bazzica... Non so se è un fatto solo mio, ma trovare, ad esempio, una sgualcita copia de "I dialoghi con Leucò" di Pavese con sui bordi delle pagine le annotazioni a matita del suo primo possessore che commenta i versi...che dire? E' un po' come conversare con un paio di vecchi amici... Gli unici momenti in cui odio cordialmente i libri che da sempre mi accompagnano sono quelli in cui mi tocca traslocare...

skakkina ha detto...

"Sono sempre stato sostenitore della teoria che sia il libro a cercare il lettore, e non il contrario."

...madonna quant'è vero! Ci sono dei libri che mi hanno perseguitato quotidianamente per mesi, ad esempio il Don Chisciotte, che non era prorpio in cima alla mia "wishlist": mi è toccato leggerlo per farlo star buono!

Elena, sei la regina della pubblicità subdola...;)
Equo, sono d'accordo con te sui libri usati: ne ho alcuni che quasi mi si rompono in mano. Mi ritrovo a fantasticare sulla sua storia, sulle mani che l'hanno sostenuto....poi quando trovo le note a margine è una vera gioia!
Tempo fa ho comprato un vecchio libro in tedesco, scritto in gotica (o come si chiama quella loro scrittra nazionale), con ricordi di viaggio appuntati a penna...e manco sapevo il tedesco al tempo!

A proposito dell'anima dei libri, comunque, vi consiglio un racconto carino che si trova nella raccolta "L'ultima lacrima" di Stefano Benni, libro che vorrei consigliarvi per molti altri aspetti. Il racconto in questione è "Il nuovo libraio".

Vi saluto, miei cari dinosauri della carta stampata!!

Mauro ha detto...

Cara skakkina.. ora ti racconto un episodio che ci mi (ci) è capitato solo di recente, sempre in tema di libri che "vogliono" farsi trovare..
Abbiamo, un giorno prima di Natale, Elena, Francesca (sua figlia) ed io deciso di fare una scappata alla Feltrinelli di piazza Duomo, a Milano. E' un pellegrinaggio che ogni tanto ci concediamo.. ogni tanto, perché i dindi sono pochi e le tentazioni sono troppe.. tu capisci.
Orbene, chiacchierando del più e del meno improvvisamente mi viene alla mente un libro (per la verità, nel corso degli anni, mi è venuto alla mente parecchie altre volte), che nel periodo della mia gioventù aveva lasciato un segno speciale in me. Un libro che ricordavo con piacere, come presenza fisica, ma del cui contenuto avevo solo vaga memoria..
Facciamo i nostri bravi giri in questo megastore libresco, e nel frattempo chiediamo notizie alle commesse.. Il libro si intitola proprio "Il Libro" e l'autore è Alan Watts (leggetelo, ne vale la pena). Interpelliamo ben tre postazioni con annesso computer: in una ci dicono che l'autore è sconosciuto; in un'altra il titolo è presente ma non è a magazzino; in un'altra ancora risulta l'autore ma non il titolo. Scornati (ma non rinunciatari) continuiamo a curiosare fra gli scaffali e.. sorpresa! io lo trovo. Ma non solo! La cosa allucinante è che ve ne è una sola copia, della PRIMA EDIZIONE (quella che possedevo io) con gli stessi errori di stampa. Anno di pubblicazione? 1976!
Come ci è finito lì? Mistero.