"Istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza. Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il nostro entusiasmo. Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra forza." Antonio Gramsci

martedì 20 febbraio 2007

L'ineffabile Berty...


Parlavo prima dei politici e del loro modo di rapportarsi con gli elettori.
Non tutti sono uguali, per carità... ma Bertinotti merita un capitolo a parte - tutto suo.
Che io non sia molto tenera nei suoi confronti è cosa risaputa a chi mi conosce (e magari un giorno lo spiegherò). Ma siccome sono soprattutto libertaria, non ho impedito a mia figlia di scrivergli - riporto integralmente, a parte il nome per motivi di tutela della privacy:

"Egregio signor Bertinotti,
Tenga gentilmente conto che ho solo dodici anni, ma vorrei che ciò non Le
impedisca di dare il giusto peso alla mia lettera.
Ormai l’ indulto è stato approvato (e anche da parecchio) ma mi stupisce che una
persona altruista, intelligente e di sinistra come lei abbia potuto votare a
favore di una legge così palesemente di destra.
Lei forse non si ricorda di una sera a Ballarò dove alla fine ha incontrato mia
madre e l’ha definita un caso umano (non potrei essere più d’accordo di così) e
mi dispiace dire che non ero presente.
Lei non ha ancora tradito la mia fiducia né perso il mio voto, benché futuro, e
spero vivamente di poterla incontrare per scambiarci i rispettivi punti di vista
(un giorno l’ho sentita parlare in televisione e mi sono trovata perfettamente
d’accordo).
Dato che lei è il presidente della camera, mi chiedo se non sia possibile fare
qualcosa di sinistra.
Per favore NON faccia rispondere dalla sua segretaria!!!
Cordiali saluti nome e cognome"

Non ha risposto lui... ha demandato la cosa ad un suo fido (ci sarebbe da dubitarne...), un certo signor Giuseppe D'Agata, che scrive:

"Gentile nome e cognome,

ho ricevuto la Sua e-mail del 19 ottobre scorso e ho letto con attenzione quanto Lei ha inteso rappresentarmi.

Personalmente credo che l’approvazione della legge sulla concessione dell’indulto vada considerata come una bella giornata per la Camera e per le istituzioni democratiche, capaci di un atto di clemenza, di forte dignità, di senso di sé, che risponde al problema di alleviare quella pena supplementare rispetto a quella comminata dal giudice: ossia le drammatiche condizioni di vita nelle carceri. Un trattamento inumano, una vera emergenza che lede la nostra stessa civiltà giuridica e che andava urgentemente affrontata in nome dei principi di equità e di umanità.

So che il provvedimento ha incontrato resistenza e opposizione anche negli strati popolari della nostra società, mossi da un profondo senso di giustizia. Ma io credo che queste reazioni rispettabili siano in larga misura fondate su un difetto di conoscenza della reale situazione che si vive nei penitenziari e sulle stesse finalità dell’indulto, che non chiamano affatto in causa il giudizio sui reati e sulla loro finalità.

Per una volta, quindi, sono stati gli “ultimi” a festeggiare, come ci raccontano le testimonianze di gioia della popolazione reclusa, e si è venuto ad interrompere quel circuito che vede il mondo della politica debole con i forti e forte con i deboli. Ad uscire dalle celle, si legge nelle statistiche, sono infatti circa 12 mila persone. Solo 65 di esse sono “colletti bianchi”, cioè appartenenti ai ceti alti. Mentre la stragrande maggioranza dei beneficiari sono immigrati e tossicodipendenti.

Bisogna avere chiaro che l’indulto ha una vocazione generale. A differenza dell’amnistia, che estingue il reato, qui si riduce solo la pena. E’ una misura orizzontale, che oggi si poteva varare solo in questi termini, al di là di ogni strumentalizzazione politica. Del resto, se sono passati tanti anni dalla concessione dell’ultimo atto di clemenza nel nostro Paese, è perché ognuno era convinto che il proprio schema di indulto fosse migliore di quello degli altri.

Con il voto delle Camere, si è chiusa una vicenda politica e istituzionale che ha avuto il suo momento saliente con la presenza in Parlamento di Giovanni Paolo II, quando con grande autorevolezza il Pontefice si fece portavoce del grido di dolore che sin da allora giungeva dalle carceri.

Nel ringraziarLa vivamente per l’attenzione che ha voluto rivolgermi, colgo l’occasione per inviarLe il mio saluto più cordiale.

Fausto Bertinotti"

Dico solo una cosa: se l'ha letta ipse Berty, l'età lo fa sragionare... se l'ha letta il suo segretario, gli sta cercando di fare le scarpe. Non c'è altra spiegazione: ma si risponde così ad una ragazzina di dodici anni? Alla faccia dell'"attenzione"!!!

12 commenti:

skakkina ha detto...

M'hai fatto quasi cadere dalla sedia (e per oggi ne ho abbastanza, visto che sono già caduta dalla scale..): ho pensato per un attimo che il Berty avesse risposto a tua figlia, mentre a te la risposta era stata negata.
Tra l'altro casualmente avevo appena finito di rileggere la tua lettera all''ineffabile.

Sia come sia, mi pare chiaro chi esca vincente dal confronto: confidiamo nelle nuove generazioni.

p.s. Ammazza che figliola!

elena ha detto...

Cotanta madre non poteva che generare un mostro analogo!!! :)
Ma avevi capito quasi giusto - solo che meriterebbe un altro capitolo... comunque: ho scritto a Berty a proposito dell'indulto (a lui come a tanti altri). Lui ha avuto il "buon gusto" di rispondere (altri no), a me come a tutti quelli che gli si erano rivolti, con un'illuminante mail i cui destinatari erano, IN CHIARO, tutti coloro che gli avevano scritto! Dopodiché, esatto: non ha più risposto alla mia replica - come del resto non ha mai dato cenno di sé per un'altra missiva che gli avevo inviato sul tema del lavoro e della precarietà degli "over 40". Capito, il compagno? Pare che il suo incarico di PdC sia così gravoso che non riesce nemmeno a dirottare ad un segretario le mail... oppure ha dei segretari/colleghi di partito che, diciamolo, lasciano molto a desiderare. Per fortuna ci sono anche altri! Ma questa è proprio un'altra storia... :)

elena ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
elena ha detto...

Mi sono dimenticata di una cosa - fondamentale per un politico che si rispetti...: ovviamente mia figlia, dopo aver letto la risposta summenzionata, ha cambiato idea ed il suo voto è... migrato verso lidi più ospitali. Mica è scema!
Ska, tutto bene? Voglio dire, dopo la caduta? Suerte!

skakkina ha detto...

Saggia figlia: ma che le dai da mangiare?

Io ancora tutta intera, ancorché provata dalla giornata. Un giorno che inizia con una caduta dalle scale appena scesa dal letto non poteva che concludersi con...diciamo che l'ultima birra era cattiva...

Beh, buonanotte!

elena ha detto...

Prima che mi dimentichi: il commento cancellato era mio (un doppione di quello che appare sotto).
Quanto alla pargola, non credo dipenda da quello che mangia... ritengo più probabile che la causa sia da ricercarsi nel fatto che, quand'era piccola - ma proprio piccola - l'ho messa in cura da un veterinario anziché dalla classica pediatra... :)

skakkina ha detto...

Mi sorge un interrogativo: non sarà che chiunque abbia letto la lettera e risposto non abbia creduto al fatto che davvero si trovava a parlare con una ragazzina?
Il dubbio ci può stare...

Oppure la risposta era già bell'e pronta per il tema in questione.

elena ha detto...

Se vuoi la controprova (del fatto che era una specie di ciclostilato per tutti gli usi, anzi per tutti gli utenti) posso andare a recuperare la risposta che ha mandato a me.... :)

Ma non hai nulla da dire sul veterinario? Pensavo già avessi chiamato il telefono azzurro/rosa...!

skakkina ha detto...

Oh, aspetta: forse sono un po' rimbambita o provata da questa giornata, ma io sapevo solo della lettera sul precariato degli over 40! Mi stai dicendo che anche tu hai scritto una lettera al Berty sull'indulto e che hai ottenuto la stessa risposta di tua figlia? Crederci ci credo pure, ma mi piacerebbe tanto vederla!

Sul veterinario: ma perché, dicevi davvero?
Allora è proprio vero che sei un caso umano!!!
Ma tanto alla fine cosa siamo, se non mammiferi?

elena ha detto...

Ska, ma sei sicura di non chiamarti Tommasa? Scherzo, per carità...
comunque, ho perso quella che gli ho scritto io, ma la sua risposta è stata (riportata integralmente, a parte la quintalata di altri destinatari di cui dicevo prima):
"Gentile cittadina/o,
ho ricevuto la Sua e-mail e ho letto con attenzione quanto Lei ha inteso rappresentarmi.

Personalmente credo che l’approvazione della legge sulla concessione dell’indulto vada considerata come una bella giornata per la Camera e per le istituzioni democratiche, capaci di un atto di clemenza, di forte dignità, di senso di sé, che risponde al problema di alleviare quella pena supplementare rispetto a quella comminata dal giudice: ossia le drammatiche condizioni di vita nelle carceri. Un trattamento inumano, una vera emergenza che lede la nostra stessa civiltà giuridica e che andava urgentemente affrontata in nome dei principi di equità e di umanità.

So che il provvedimento ha incontrato resistenza e opposizione anche negli strati popolari della nostra società, mossi da un profondo senso di giustizia. Ma io credo che queste reazioni rispettabili siano in larga misura fondate su un difetto di conoscenza della reale situazione che si vive nei penitenziari e sulle stesse finalità dell’indulto, che non chiamano affatto in causa il giudizio sui reati e sulla loro finalità.

Per una volta, quindi, sono gli “ultimi” a festeggiare, come ci raccontano le testimonianze di gioia della popolazione reclusa, e viene interrotto quel circuito che vede il mondo della politica debole con i forti e forte con i deboli. Ad uscire dalle celle, si legge nelle statistiche, saranno infatti circa 12 mila persone. Solo 65 di esse sono “colletti bianchi”, cioè appartenenti ai ceti alti. Mentre la stragrande maggioranza dei beneficiari sono immigrati e tossicodipendenti.

Bisogna avere chiaro che l’indulto ha una vocazione generale. A differenza dell’amnistia, che estingue il reato, qui si riduce solo la pena. E’ una misura orizzontale, che oggi si poteva varare solo in questi termini, al di là di ogni strumentalizzazione politica. Del resto, se sono passati tanti anni dalla concessione dell’ultimo atto di clemenza nel nostro Paese, è perché ognuno era convinto che il proprio schema di indulto fosse migliore di quello degli altri.

Con questo voto delle Camere, si chiude una vicenda politica e istituzionale che ha avuto il suo momento saliente con la presenza in Parlamento di Giovanni Paolo II, quando con grande autorevolezza il Pontefice si fece portavoce del grido di dolore che sin da allora giungeva dalle carceri.

Nel ringraziarLa vivamente per l’attenzione che ha voluto rivolgermi, colgo l’occasione per inviarLe il mio saluto più cordiale.

Fausto Bertinotti"

Potevo non rispondere? No, ovviamente:

"Gentile Onorevole,
innanzitutto La ringrazio per aver trovato il tempo di rispondere alla mia mail – ancorché con formula standardizzata.
Prima di entrare nel merito di quanto da Lei sostenuto, non ho gradito che il mio indirizzo di posta elettronica sia stato da Lei (o dalla Sua Segreteria Particolare) divulgato ad altri Italiani, anche se evidentemente delle mie stesse opinioni. Il fatto che Lei abbia ricevuto così tanti messaggi di critica dopo soli tre mesi dall’elezione è un problema Suo, che peraltro dovrebbe farLa riflettere. Quanto a me, so benissimo dove andare a confrontarmi e a chi mandare i miei messaggi senza intasare le caselle di posta elettronica altrui e senza violare la legittima privacy di ogni Italiano che Le ha scritto.
Ritengo altresì altamente improbabile, non foss’altro che per l’elenco corposo dei destinatari, che Lei abbia letto con attenzione ciò che ogni singolo mittente voleva rappresentarLe – anche perché oso sperare che mi avrebbe risposto per quanto Le ho effettivamente scritto, e non genericamente sulla questione dell’indulto. Ma non pretendevo tanto, visto che non era difficile prevedere che sarebbe stato sommerso da messaggi di riprovazione dai Suoi elettori: probabilmente ha letto solo i titoli.
Quanto alla questione più specifica: sul fatto che le condizioni di vita nelle carceri siano difficilmente definibili umane, mi trova perfettamente d’accordo, ma di questo si parla da anni e non è in nome di un malinteso senso della “giustizia” che sono contraria alla legge approvata da voi parlamentari.
Personalmente, vedo il problema in modo diverso: se invece di lasciare in vigore leggi assurde come la Bossi-Fini, tali brutture venissero modificate migliorandole e rendendole efficaci (non “in galera gli immigrati senza permesso di soggiorno” ma “in galera gli immigrati – e anche gli italiani, intendiamoci – delinquenti recidivi, almeno quelli!” e non “in galera chi ha in tasca uno spinello” ma “in galera chi gli spinelli – e magari anche qualcosa di peggio – li spaccia”) probabilmente le carceri si svuoterebbero ugualmente. Senza bisogno di indulti che favoriscono anche altri – ben peggiori – delinquenti. Oltre tutto, non modificando certe leggi, nel giro di tre mesi i suddetti immigrati e/o tossicodipendenti, che adesso festeggiano, saranno nuovamente dentro.
Se poi, come Lei dice, i “colletti bianchi” sono solo (SOLO!) 65, che bisogno c’era di includerli? Non è sicuramente il loro numero a rendere incivile la vita nelle carceri, senza contare che, comunque, dubito fortemente che questi signori, rei di reati finanziari etc., abbiano mai provato a vivere in una cella standard. No, per loro tutti i comforts e pasti dal ristorante… Ma onorevole, non mi prenda in giro! Non sono una povera decerebrata da poter infinocchiare in giorni di elezioni e poi rimettere al proprio posto fino alla prossima tornata!
Mi permetta un’ultima critica – per amore di brevità: non citi Giovanni Paolo II per favore. Il Pontefice intendeva veramente fare appello al Parlamento per avere pietà – se non vogliamo chiamarla giustizia - per i più poveri ed oppressi, non per favorire qualche ricco amico di amici caduto nelle maglie della giustizia.
Visto che di saluti comunisti con Lei non si può parlare, Le ricambio un cordiale saluto."

Inutile dire che, a questa, non ho avuto risposta (evidentemente la segreteria s'era esaurita...)

Veterinario: è la pura verità. Ma ha una spiegazione più logica di quanto la sua legittima elaboratrice possa far supporre: hai mai visto una mucca - o un gatto, o un cagnolino - andare dal veterinario a dire: "dottore, c'ho un fastidioso mal di stomaco..."? eppure, i veterinari guariscono gli animali. Invece i pediatri in cui sono incappata io, quando la pargola era minuscola, erano persone laureate, certo, ma prive della minima esperienza (tutti senza figli) e con un'educazione tipicamente libresca (inutile). Quando una pediatra ti dice che tua figlia è troppo piccola per fare quattro poppate e quindi la devi svegliare di notte per mangiare sennò non cresce abbastanza, tu lo fai una notte e quella giustamente si incavola come una iena e non dorme più tutta notte perché le hai rotto le scatole, dopodiché da allora la lasci dormire tranquilla e lei si sveglia quando ha fame, la riporti dopo un mese alla pediatra e quella ti dice "sua figlia è cresciuta troppo, non la svegli più", tu cosa pensi? che il veterinario è molto molto più competente. Oltretutto, certi esami della facoltà di veterinaria sono più tosti di quelli di medicina (parlo per quelli che sono laureati, adesso non so più cosa studiano all'università...) e lo dico con cognizione di causa. Pensaci... :)

skakkina ha detto...

Ne abbiamo imparata un'altra...ce n'è da scoprire con te, eh?!
Sei un bellissimo caso umano, e mi hai strappato un sorriso perfino oggi!

Un'ultima osservazione: quando la segretaria del Berty si licenzia, mi candido io. Come referenza posso vantare la capacità di cliccare su BCC nell'inviuo delle e-mail. Non è poco di questi tempi.

elena ha detto...

Vorrei poterti dire che ti caldeggio, ma temo che, per i miei rapporti con l'ineffabile, sortiremmo l'effetto contrario... :)