"Istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza. Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il nostro entusiasmo. Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra forza." Antonio Gramsci

lunedì 19 novembre 2007

Berlusconi benedice il Ppl

Ma Lega e An non ci stanno

Chiti: aspettiamo scenda la polvere


berlusconi, brambilla


Un cambio di nome, nulla di più. Domenica Silvio Berlusconi, l'ha sparata: Forza Italia non c’è più, è nato il Partito del Popolo delle Libertà. E ha già un simbolo, un contrassegno tondo di sfondo verde con in basso a destra i colori della bandiera italiana e la scritta in blu, in grande e in stampatello. Lo ha esposto lunedì, nel corso di una conferenza stampa, Silvio Berlusconi. «Secche le reazioni di An e Lega, i principali alleati di Fi nella Casa delle Libertà. «Non se ne parla proprio», ha chiuso Gianfranco Fini, la «plebiscitaria e confusa» proposta di Berlusconi. «Ho paura che sia solo un favore a Prodi», commenta senza troppa ironia Umberto Bossi. Ma lunedì, ventiquattr’ore dopo l’annuncio, An e Lega convocano in fretta e furia un “ufficio politico” e un “consiglio federale”. A via della Scrofa si incontrano Fini, La Russa, Gasparri, Ronchi, Alemanno e Matteoli, ma nessuno rilascia dichiarazioni. Nella sede della Lega Nord si vedono Bossi, Maroni, Calderoli, e Castelli. Parla solo l’ex ministro della Giustizia, secondo il quale la mossa di Berlusconi «ha sparigliato le carte, è una mossa importante e oggi siamo qui per valutare questo fatto».

Ma se la nuova formazione politica non ha catturato l’interesse dei suoi interlocutori, l’apertura al dialogo appassiona di più. «C`è un nuovo partito – ha detto Berlusconi – Faremo l`assemblea Costituente il 2 dicembre. È chiaro che questo cambia tutto sulla legge elettorale. Fatto il nuovo partito – spiega – diremo alla sinistra che siamo pronti a confrontarci sulla nuova legge elettorale». «Mi sono rotto le scatole – conclude il leader di Forza Italia – Sono sempre stato rispettoso, paziente con tutti e, invece... Per cui a questo punto cambiano tutte le prospettive». E si dice pronto a cambiare la legge elettorale «con un proporzionale puro e con uno sbarramento che possa evitare il frazionamento in tanti piccoli partiti».

Berlusconi annuncia un partito che «nascerà dal basso»: «Questa iniziativa dovrà concretizzarsi subito - ha detto - Daremo luogo ad assemblee e penso di iniziare da subito un giro d'Italia per incontrare chi vorrà incontrarmi nelle 20 regioni italiane». «Con chi dialogheremo? - prosegue - Con tutti, a partire dagli alleati; e poi con le forze che per noi sono la nostra opposizione. A tutti rivolgiamo un appello accorato di confluire con noi. Il nostro programma è chiaro, quello dei nostri 5 anni di governo».

Ma sulle riforme la maggioranza per ora non si fa ingannare: «Aspettiamo che scenda la polvere e vediamo», sentenzia il ministro Vannino Chiti che comunque precisa che il governo non ha «nessuna pregiudiziale»: «Ora - auspica - spero ci sia un confronto di merito, andando al di là delle tattiche dei partiti». Nessun entusiasmo, comunque. Ma l’idea piace a una certa Margherita: Francesco Rutelli e Paola Binetti si complimentano con la proposta di Berlusconi. «Do un'interpretazione positiva – dice il vicepremier Rutelli – Avevamo detto che la nascita del Partito democratico avrebbe suscitato inevitabilmente dei fatti nuovi anche nel centrodestra e così è stato». Un «fattore di innovazione», anche per la senatrice teo dem Paola Binetti, che aggiunge: «Alla fine è il caso di dire che non è Berlusconi che ha dato la spallata al governo ma è il Partito democratico che ha dato la spallata a Berlusconi, al punto che si passa dalla Casa delle libertà ad un nuovo partito».

Resta prudente anche il segretario del Pd Walter Veltroni: «Allo stato delle cose più che la nascita di un nuovo partito, mi sembra un cambiamento di denominazione».


Pubblicato il: 19.11.07
Modificato il: 19.11.07 alle ore 19.12

fonte: http://www.unita.it/view.asp?IDcontent=70726

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1 commento:

Franca ha detto...

Incredibilmente stavolta mi trovo d'accordo con la frase finale di Veltroni.
Quello che non riesco a capire è come mai se Forza Italia assolutamente non poteva dialogare sulle riforme, invece questo "nuovo" partito lo possa fare.
E' cambiato il nome, mica il padrone...