"Istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza. Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il nostro entusiasmo. Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra forza." Antonio Gramsci

lunedì 25 giugno 2007

Gli ultimi giorni del condor?


Mettiamo uno scenario mica tanto incredibile: il governo cade, chessò, alla votazione della riforma delle pensioni, oppure Napolitano cede alle insistenze della destra e si torna alle urne.

Risultati possibili: due.

1) Berlusconi & CO vincono alla grande

2) La destra regge, il centro si sfascia ed i partiti della sinistra radicale aumentano considerevolmente i loro consensi.

Mi sembra ovvio, oggi come oggi, che la seconda possibilità sia alquanto remota… il che significa che è ora di darci da fare. Con buona probabilità una larga fetta dell’elettorato di “centro sinistra” non sarebbe disposto a rivotare una coalizione che tanto ha detto e tanto poco ha fatto. E con altrettanta probabilità anche i “sinistri radicali” non crescerebbero, perché per ora né PdCI né Rifondazione hanno ottenuto bei risultati in termini di leggi approvate o miglioramenti della vita della gente.

C’è un grande malcontento in giro, l’aria sarà pure irrespirabile come dice Prodi, ma questo non dipende solo dalla destra (per quanto ci contribuisca in modo notevole). Dipende pure dalla cosiddetta sinistra, da tutto quello che ha scritto nel programma e che non ha fatto. Certo un anno non è lunghissimo… ma qualche segno ce lo potevano pure dare. Invece non hanno fatto che proseguire sulla strada già tracciata dalla destra che li ha preceduti.

E va bene, riconosciamo anche i contentini che ci hanno dato: la “stabilizzazione” dei precari dell’amministrazione pubblica (ma gli altri no… e poi, voglio essere completamente onesta: a me questa cosa non è piaciuta molto. L’avrei apprezzata maggiormente se, con questa manovra, fosse anche stato ottenuto che i lavativi, gli assenteisti, insomma tutti quelli che non fanno il loro dovere venissero buttati fuori. Come succede a tanti privati. Insomma, smettiamola con questo assistenzialismo di sapore democristiano…) E l’innalzamento delle pensioni minime – ma forse anche di altre. Però aspetto a pronunciarmi di vedere di quanto sarà… mi fido poco!

Ma a fronte di queste “conquiste”, che abbiamo ingoiato? Vicenza, le missioni di pace, i non-DICO, l’indulto…

Occorre allora che ci facciamo tutti quanti un bell’esame di coscienza e che ci domandiamo fino a che punto siamo disposti a sostenere un governo che a parole ci rappresenta, ma nei fatti rappresenta sé stesso e gli interessi di parrocchia (intesa in senso lato, ma non solo).

Forse è giunto il momento di riconoscere che la nostra buona fede e l’impegno che ci abbiamo messo perché l’Italia uscisse dalla situazione pesantissima di illegalità e di caciaroneria che hanno contraddistinto gli ultimi anni non sono bastati, che le collusioni degli interessi dei poteri forti con molti esponenti politici – in modo trasversale – sono maggiori delle collisioni, e che tutto sommato dobbiamo riprenderci la nostra vita.

Far cadere il governo ci riporterebbe nelle braccia della destra. Forse… Probabile, quasi certo. Ma se andiamo avanti così, è altrettanto certo che, scaduti i cinque anni di mandato, saremo allo stesso punto. Allora perché non lavorare da subito, non per arginare la sconfitta, ma per preparare la riscossa? Sarò un’utopista, sarò un’illusa… ma io penso che tanti, se non tutti i, compagni delusi sarebbero prontissimi a ridare fiducia e sostenere quei partiti – e quei rappresentanti di partiti – che avessero l’umiltà di riconoscere che fidarsi del programma dell’unione è stato un errore e che decidessero di voltare pagina, di smetterla di sorbirsi il rifinanziamento delle “missioni di pace”, l’approvazione dell’indulto che includa i colletti bianchi, la permanenza in parlamento di loschi figuri condannati e la scelta di personaggi quantomeno discussi come capolista “perché sono serbatoi di voti”. Se uno è un colluso, noi non lo vogliamo. Se non ci piace la politica di Bush, andiamo in piazza senza se e senza ma. Se ci accuseranno di terrorismo (cosa molto frequente di questi tempi, in tutti i campi), ben venga: non lo siamo e non lo saremo. Saremo solo coerenti. Perché l’Italia davvero si merita di meglio…

Propongo a Diliberto, Giordano, Pecoraro Scanio di andare dai loro elettori, dalla loro base e di ascoltarla (ma non li sto accusando di non farlo). Se noi, popolo della sinistra, decidiamo di tornare all’opposizione, all’opposizione alla destra come ci compete, ma anche a questo governo che non ci rappresenta e ci insulta con la sua arroganza… torniamoci!

Non credo che saremo in pochi… perché non sono convinta che definizioni come “destra” e “sinistra” non abbiano più senso. Ma sono convinta anche che in questo momento la cosa più importante sia il BUON SENSO… e quanti elettori dell’IdV e dell’ex PDS (ma anche di altri partiti: se non fosse una frase scomoda, parlerei di “parte sana della nazione”…) non starebbero con noi?

Elena

Ps: è ovvio (almeno a me): non pretendo di avere la verità in tasca e/o di avere ragione. Sicuramente ci sono elementi che ho trascurato, e probabilmente altri che non conosco. Sono pronta ad ascoltare ed imparare, perfino a cambiare idea… aspetto i vostri commenti.


6 commenti:

Anonimo ha detto...

Brindisi – 25 giugno 2007

La calura opprimente di questa coda di giugno rallenta i ritmi dell’agire, rende più soft anche i suoni che si espandono più gravi nell’aria densa di scirocco. Ascoltare le voci vicine e lontane, seduti al fresco, sotto un albero di fico. Le foglie del fico sono la più efficiente risposta alle tecnologie che rinfrescano le stanze e riscaldano le strade. La tecnologia più energivora e entropica che sia mai stata concepita è quella del condizionatore: rinfrescare un ambiente riscaldando tutto il resto, la summa del credo del nostro tempo: “non mi interessa quanto tu stai male, l’importante è che io stia bene”. Ma non importa, in questo tempo e in questo mondo così vanno le cose. C’è pace e silenzio, un silenzio da rap. Proviamoci …


In siesta alla frescura, con gli occhi socchiusi, coi timpani tesi, combatto la calura.
Arrivano in tanti, dei suoni stridenti, li portano i venti, da luoghi distanti.
Voci vocianti di potenti vincenti, cori ululanti di falsi indigenti, urla possenti di tifosi scontenti, a coprire un brusio di pianti e lamenti.
Una voce tarocca che invoca un sabba, che chiede di scegliere tra Cristo e Barabba. Una che che chiama uniamoci a coorte per indegne intrusioni fra Capo e Consorte. Una che tuona “noi siamo i padroni, mandiamo a casa i fannulloni”. Non ha forse ragione chi muove le masse contro il governo che vuole le tasse? Il potere ha un sussulto, teme un tumulto. Bisogna zittire chi dice basta ai privilegi della gran casta. Che casta è un valore, di donna per bene, che soffre d’amore, non certo di pene. Che confusione! A cercare le fila di un qualche discorso si rischia davvero il pronto soccorso.
Per suggerimento di un amico mai pago, rileggo le cose di José Saramago, lui dice in un punto con grande calore, son comunista e sono scrittore.
Non so se vi piace, ma adesso lo dico: mi sento in pace, tra le foglie di fico.
Io non son letterato, e nemmeno un artista, a rappare ho provato, da comunista.
Vi lascio in gran festa, un pensiero profondo, alzate la testa, cambiamo ‘sto mondo.

"Adesso, le voglio dare un concetto nuovo per i dibattiti su marxismo e comunismo. C'è qualcosa che io chiamerei comunismo ormonale. È come se gli ormoni determinassero che uno deve essere quello che è, come uno mantenga una relazione stretta con i fatti, con la vita, con il mondo, con la società. È come uno stato dello spirito, cioè, uno è quello che è perché il suo spirito o i suoi ormoni lo determinano così per sempre. Credo che questo sia quello che passa a me con il comunismo. È molto facile cambiare nave quando va a picco la propria. A molti bisognerebbe domandare perché non sono più quello che erano, perché sembra che siamo in molto pochi quelli che manteniamo la fedeltà ai principi, senza dimenticare che nel passato recente ed in nome del comunismo non solo si sono commessi errori, ma pure crimini e uno ha da portarsi tutto questo sulle spalle, anche se non ha responsabilità diretta, perché sarebbe male se io, per il fatto che non sono responsabile diretto, non dessi importanza a ciò.”(José Saramago – 3 Dicembre 1998)
Pino

Anonimo ha detto...

"smettiamola con questo assistenzialismo di sapore democristiano"... ben detto!

Equo ha detto...

A parte il doveroso applauso a Pino per l'appassionato rap, mi scappa di dire una cosa :-) D'accordo con Elena, in linea di massima...tranne che sul fatto che non ci ritroveremmo in pochi.In questo momento e in questo Paese esiste una schiacciante maggioranza trasversale, equamente divisa tra i due Poli, di persone che fanno dell'individualismo il loro scudo contro un'economia traballante, un futuro incerto, la paura dei cambiamenti epocali in atto.Dopo di che occorre sempre fare ciò che si sente giusto, anche quando non appaia politicamente opportuno. Ma qualsivoglia scelta della cosiddetta "Sinistra estrema" non avrà, in realtà, alcun peso senza una massiccia, appassionata, vivace campagna per la riconquista della mente e, lasciatemelo dire, del cuore non solo dei "delusi", ma anche di coloro che la rassegnazione spinge tra le braccia di modi di pensare oggettivamente "di Destra". La spinta propulsiva di idee-forza che soffiò sugli anni '60 si è ovviamente spenta da tempo. Non è mai stata sostituita da un nuovo "sogno collettivo". Se non sapremo costruirlo e, soprattutto, diffonderlo vincerà inevitabilmente l'individualismo della Destra...anche se avesse il volto pacioso di un Veltroni...

Anonimo ha detto...

Proseguendo da Brindisi fino a Foggia, la calura giunge sotto le sponde del gargano e divampa,
Fuoco caldo in faccia,
di giorno e di notte s'arranca,
pochi spiccioli e tanti sogni
Uccisi un giorno dopo l'altro con democristianici colpi
A Pino un tributo dedico con queste rime:
"Io non son letterato, e nemmeno un artista, a rappare ho provato, da comunista"
Sempre fuori dalla mischia
ogni qualvolta si rischia
ogni qualvolta etichettato comunista, terrorista
di certo militante antimperialista!

elena ha detto...

Equo, la tua analisi mi vede sostanzialmente d'accordo. Il numero di gente che ci starebbe a tornare all'opposizione è grande, secondo me, in termini relativi. Voglio dire che, se davvero la "sinistra radicale" (ma non solo: penso ai democratici in generale, a quelli delusi sì ma ancora "vivi"...) riuscisse ad avere un progetto comune, lo scenario potrebbe essere tranquillamente composto da una destra alla berlusconi, un centro (perché il PD a metterlo a sinistra mi suona male...) che non si distingue molto dalla destra e poi... un 25% di oppositori. Che non è semplicemente la somma degli elettori di Rifondazione, PdCI e verdi. Ma con i quali, forse, bisognerebbe fare i conti...
Quanto al "sogno collettivo", credo non basti più. Possiamo ancora farci abbindolare da qualcuno che venga a parlarci di una società più giusta e dell'abolizione della legge 30, della Fini-Bossi e quant'altro? No. Ci vuole qualcuno che non prometta solo. Che dica anche come. Ad esempio, se il sindacato e la sinistra la smettessero di guardare alla crescita del PIL come unico sistema di progresso... cosa continuiamo a produrre? Per chi? Ma adesso devo scappare: ne riparliamo!

Equo ha detto...

So che faccio fatica a spiegarmi, ma so anche che Elena è in grado di "sentire" cosa voglio dire... Circa 45 anni or sono, in questi giorni,stavo sui Pirenei. Passavo clandestinamente la frontiera tra Francia e Spagna (meglio: passavo la frontiera tra l'Euskadi "francese" e quella "spagnola")per portare uno zaino pieno di denaro ai compagni dell'ETA, assediati dai falangisti di Franco.Cosa spingeva un poco più che bambino (avevo 16 anni)a rischiare la garrota? Che cosa ha spinto migliaia di giovani sulle futili e sublimi barricate del '68? E, se è per questo, cosa induce migliaia e migliaia di persone a tenere ancora una sbiadita bandiera della pace appesa al balcone? Credo che, prima che venga il momento di capire se accrescere il PIL o ridistribuirlo in modo diverso, prima dei sottili distinguo di posizione, prima che si possa ridisegnare lo scenario politico d'Europa, si debbano riconquistare i "cuori". La mia generazione aveva avuto il padre Partigiano e siamo cresciuti abbeverandoci al suo sogno di una società migliore: era un'utopia? Certo! Ma era anche un'idea-forza, un sogno capace di spingerci sui Pirenei e sulle barricate.Alla casalinga di Vigevano, quando si parla di riforme, di schieramenti e di alleanze, sembriamo tutti uguali. Quando le si parla della Pace...caccia fuori la bandiera dell'arcobaleno e, forse, se si tornassero a trovare le parole che c'inducono a credere che un cambiamento, un vero cambiamento, è possibile ed è indispensabile...farebbe anche molto di più...
Siate realisti: chiedete l'impossibile! :-)