"Istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza. Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il nostro entusiasmo. Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra forza." Antonio Gramsci

sabato 25 agosto 2007

Madre Teresa: «Cerco Cristo, ma non lo trovo»

Una raccolta di lettere svela la sua crisi di fede
Madre Teresa di Calcutta (foto Plinio Lepri - Ap)

ROMA (25 agosto) - «Soffro per cercare e non trovare Cristo, per l'ascoltare senza udire. Il sorriso è una maschera o un mantello che copre ogni cosa». Sono parole di Madre Teresa di Calcutta, contenute in una delle sue lettere, che rivelano un periodo di crisi interiore e di distanza da Dio iniziato nel 1950 e durato fino alla fine dei suoi giorni. La missionaria aveva chiesto la distruzione delle epistole ma il portavoce delle Missionarie della Carità, padre Brian Kolodiejchuk, ha deciso di pubblicarle come esempio per la comunità cattolica. Madre Teresa, infatti, nonostante il vuoto interiore di fede aveva continuato a credere nel Signore e fare del bene. Il volume, intitolato Mother Teresa: come be my light, che uscirà in Italia il prossimo 4 settembre, è una raccolta epistolaria sviluppatasi nell'arco di 66 anni. La pubblicazione avverrà alla vigilia del decimo anniversario della morte della religiosa, accaduto il 5 settembre del 1997.

«Pochi anni dopo quello che lei stessa ha definito il suo periodo d'ispirazione – ha dichiarato al quotidiano La Stampa padre Kolodiejchuk -, Madre Teresa ha vissuto una lunga fase di oscurità interiore che si è protratta fino alla fine dei suoi giorni. Tutto è cominciato tra il 1949 e il 1950: in quel periodo la fondatrice dell'ordine dei Missionari della Carità confida di non avvertire la presenza di Dio. Si sentiva unita a lui ma non riusciva a percepire nulla. Questo inizialmente l'ha turbata profondamente». «Per che cosa mi tormento? Se non c'è alcun Dio – ha scritto Madre Tersa in una lettera inviata all'arcivescovo di Calcutta, Ferdinad Pèrier, nel 1956 - non c'è neppure l'anima, e allora anche tu, Gesù, non sei vero... Io non ho alcuna Fede. Nessuna Fede, nessun amore, nessuno zelo. La salvezza delle anime non mi attrae, il Paradiso non significa nulla... Io non ho niente, neppure la realtà della presenza di Dio».

E ancora, in un momento di disperazione, la missionaria ha scritto: «Signore, mio Dio, perchè mi hai abbandonato? Io ero la figlia del Tuo amore, divenuta ora la più odiata, quella che Tu hai respinto, che hai gettato via come non voluta e non amata. Dov'è la mia Fede? Ho dentro di me così tante domande senza risposta che temo di rivelarle per paura di dire una bestemmia. Se ciò accadrà, mio Dio, ti prego perdonami». Ad aiutarla è stato Padre Neuner, con il quale si confidava. Nel 1961, Neuner le ha fatto capire che quell'oscurità e quell'incertezza che la spaventavano in realtà rappresentavano la vera parte spirituale del suo lavoro e della sua opera.

In queste lettere appare un'immagine diversa di Beata Teresa da Calcutta, l'immagine di una suora fragile e confusa, alla ricerca di risposte sulla sua fede. «Pubblicare queste lettere private – ha spiegato, infatti, Brian Kolodiejchuk - serve anche a indicare agli altri membri dell'ordine come gestire i momenti di buio o di crisi spirituale, nel corso di una vita non facile, al servizio dei più poveri. In una di queste lettere Madre Teresa lo spiega, rivolgendosi alle sue consorelle, che la sfida più difficile non va combattuta là fuori, ma dentro ognuno di noi». Per questo motivo ne è stata decisa la pubblicazione in un volume, nonostante l'autrice avesse chiesto, nel 1959, al cardinale Lawrence T. Picachy, suo confessore, di distruggere tutte le lettere.

«Ci siamo consultati all'interno dell'ordine – ha spiegato Brian Kolodiejchuk - prima di decidere cosa fare. Il mondo è abituato a conoscere Madre Teresa attraverso la sua santità. Queste lettere invece raccontano più la sua profondità, il suo aspetto umano, la sua capacità di affrontare le situazioni più difficili». «Madre Teresa ha attraversato periodi di vuoto e di buio spirituale - ha affermato padre Lucas Sircar, arcivescovo di Calcutta - come ogni altro essere umano e le lettere da lei scritte ai suoi correligionari rivelano una grande umiltà». Non sembrano meravigliarsi, invece, dal Vaticano in quanto le crisi mistiche della religiosa erano state già rivelate ai tempi della beatificazione e le epistole erano state inserite negli atti del processo di canonizzazione.

fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=7699&sez=HOME_SPETTACOLO

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13 commenti:

edgar ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
edgar ha detto...

AH! Finalmente! Ora si che questo può aiutare i "lontani" a capire cosa vuol dire essere veramente cristiani.
Spesso si prende in giro la fede (di ogni fede e religione) come se fosse qualcosa di bigotto e automatico.
Invece ecco cosa deve affrontare un vero credente: i mostri!
I mostri del buio e dell'incertezza, del dubbio e della vanità delle sue opere.
Ma se si continua a cercare (della serie: chi cerca trova) avrà il privilegio che Cristo stesso ti viene a trovare!
Tutto ciò in perfetta sintonia con quanto esplicitato nelle sacre scritture.
Ciao.

edgar ha detto...

In una spiegazione del genere, fatta ad un diessino, in un contesto appropriato, questi mi sorrise con ironia come per dire... "sì sì tutte ca...te" e si voltò.
A me ovviamente diede fastidio, ma che ci volete fare... noi credenti siamo "educati" alla comprensione e non alla derisione e... scusate se è poco.

elena ha detto...

Edgar, scusa ma devo dissentire. "Noi credenti" è un'affermazione troppo generale per essere credibile: infatti esistono anche - e sono molti - credenti che sono tutt'altro che comprensivi e tolleranti.
Dopodiché, non è che essere agnostici o atei preservi automaticamente dalla lotta con i mostri... secondo me chiunque, credente o meno, possegga un cervello ed un cuore e lo usi si pone dei problemi e ha dei dubbi. La linea di confine tra aver dubbi e non averli non è certo data dal credere - religiosamente parlando.

edgar ha detto...

"Edgar, scusa ma devo dissentire. 'Noi credenti' è un'affermazione troppo generale per essere credibile: infatti esistono anche - e sono molti - credenti che sono tutt'altro che comprensivi e tolleranti."

Questa tua affermazione è molto sottile e non capisco se sia una genialità o una confusa interpretazione tra vero credente e pseudo-credente con "la tessera" ad una chiesa cristiana.
Comunque complimenti.

Per il resto... cos'è ti chiedi veramente dove andrai dopo la morte? Dio esiste? Chi siamo? Sto sbagliando tutto? ecc. ecc.?

elena ha detto...

A me non sembra poi così geniale... ma solo la obiettiva considerazione del mondo che mi vedo intorno.
Ma anche considerandola "una confusa interpretazione tra vero credente e pseudo-credente con "la tessera" ad una chiesa cristiana", c'è un particolare che mi devi spiegare: chi stabilisce quali sono i veri credenti e quelli pseudo? Qualcuno che ha la verità rivelata, temo. Che non sono io.
Quanto alle domande, del "dove andrò" non mi potrebbe importare meno. Già faccio fatica a capire dove sono... perché - anche se può sembrare una battuta - a volte ho la sensazione che l'inferno sia qui. Senza necessariamente scomodare diavoli spiriti o altre entità: bastiamo noi umani.
Dio esiste? E' un problema suo, direi... a me, per come permette di comportarsi a tanta parte dei suoi (da qualsiasi parte, nota bene: vale per i cattolici come per i musulmani e gli ebrei...) "seguaci", la risposta pare ovvia. E' più credibile la teoria della "natura matrigna" di Leopardi. Opinioni, per carità... Per me chiunque può pensare quello che vuole, basta che non cerchi di imporre le sue idee in qualsivoglia modo: non con il bastone, né con i media o gli strilli e le mistificazioni ad hoc.
Sullo sbagliare tutto... sì, a volte me lo chiedo. Ma, come mi ha detto un saggio: non posso avere la certezza di avere ragione o di fare le cose giuste... ma posso sempre fare del mio meglio. Ma non tiro in ballo la "giustificazione per fede".

edgar ha detto...

Al di là che, possa condividere o meno ciò che dici, il tuo è comunque un saggio commento.
Ciao :)


P.S.:Soltanto di persona potremmo/potrei chiarire maggiormente in merito.

ulteriore P.S.: il saggio di cui parli lo conosciamo entrambi vero?

edgar ha detto...

Scusa devo risponderti a questa tua domanda:
"c'è un particolare che mi devi spiegare: chi stabilisce quali sono i veri credenti e quelli pseudo? Qualcuno che ha la verità rivelata, temo. Che non sono io."

A parte che continuo a credere come ho sempre sostenuto, che sei intelligente e colta, tanto da risponderti da sola con "qualcuno che ha la verità rivelata, temo".
Anche se quel "temo", conoscendoti, mi fa scompisciare di risate... e la dice lunga su ciò che pensi al riguardo.
Comunque, sì, chi ha la verità rivelata.
Nel senso che il vero credente, a differenza dello pseudo-credente con "la tessera d'iscrizione", è colui che rimettendo la sua vita nelle mani di Cristo e lasciandosi guidare umilmente dalla Verità rivelata nella Bibbia, crea un legame intimo con Gesù.
Questo legame costituisce uno stile di vita tale da essere giudicato folle agli occhi del "mondo".
In Cristo e nella Sua verità rivelata, c'è già tutto ciò di cui abbiamo bisogno. Tutto il resto è ricerca inutile o comunque, sterile.
"Vanità... tutto è vanità... non c'è nulla di nuovo sotto il sole". Parole dell'Ecclesiaste... per come le ricordo :)

P.S.: per verità rivelata non deve intendersi qualcosa di "esclusivo", in quanto ciò si apprende semplicemente dalla lettura della Bibbia e dalla preghiera, costituendo un rapporto sincero con Cristo. Tutto qua.
Il falso credente è invece colui che mostra la "tessera d'appartenenza" ma che con Cristo non ha un rapporto vero... insomma dice di amarlo ma lo tradisce con Mammona.

elena ha detto...

:)))
Ciao Edgar!
Vediamo se ho capito: il credente vero (ma direi il cristiano, visto che citi Gesù) è quello che con lui ha un rapporto diretto e ne segue gli insegnamenti. Affermazione che mi vede d'accordo. Però (e non sono io a dirlo) il cristiano deve accettare le interpretazioni che la gerarchia ecclesiastica dà dei testi sacri. Il che per me implica una grossa contraddizione: se per me "cristiana vera" (è un esempio) "non fate agli altri quello che non vorreste fosse fatto a voi" vuol dire comportarsi equamente (quanto più possibile, mica sono perfetta...) sempre e comunque, che si parli di religione o di politica o di economia, mentre per la gerarchia significa applicare la regola solo in campo spirituale, come la metto? E questo è solo un banalissimo esempio. A rigore, visto che Gesù non ha specificato, ho ragione io... ma come cristiana dovrei sottostare umilmente agli insegnamenti di madre chiesa, e allora? La quale madre chiesa è anche quella che ha la verità in tasca (a mio avviso sempre, come tu hai già capito...) ed è anche quella che bolla il prossimo. Atteggiamento che per me è poco cristiano. Il grosso problema della fede è proprio nel fatto di essere... irrazionale!
E sì: il saggio cui mi riferisco è una conoscenza comune... :)

Franca ha detto...

Mi sembra un atteggiamento arrogante pensare di essere sempre dalla parte della verità. Chi è che stabilisce quale sia la vera verità?
Premesso che ho un grande rispetto della vita di Madre Teresa, scopro oggi che nonostante abbia dubitato per cinquant'anni viene fatta santa. Allora il motto della mia vita "I migliori cristiani non sono quelli che consumano gli inginocchiatoi delle chiese" non è poi così sbagliato...

edgar ha detto...

"mentre per la gerarchia significa applicare la regola solo in campo spirituale, come la metto?"

L'ho dico che mi piace ciò che scrivi e tu non lo capisci!
Infatti ciò che dici quanto sopra riportato è un'argomento così "intasato" che non saprei come spiegartelo or ora (vabbè che ho saltato la penichella del pomeriggio e quindi... immagina come sto).
Saprei spiegartelo, ma ora voglio dirti che:
- è vero che la gerarchia bolla;
- è vero che si permette di dire che ha la verità in tasca e tu no;
- è vero che compie orrori (e non errori) gravi.
Ed è in questo che io... odi odi... sono simile a te.

Per quanto riguarda il fatto che la fede sia irrazionale, embè? Non dovremmo essere felici per questo? Cos'altro è irrazionale che noi conosciamo ed abbiamo sperimentato?
L'amore è irrazionale.
Un abbraccione grande fino alla tua città. Ciao.

edgar ha detto...

Per Franca: anch'io come ho ascoltato la notizia al TG su Maria Teresa di Calcutta, ho pensato la stessa cosa... solo per un attimo però. Poi nella mia mente ha proseguito la riflessione che ho citato nel mio primo commento: "...Invece ecco cosa deve affrontare un vero credente: i mostri!..."
Poi il tuo motto: "I migliori cristiani non sono quelli che consumano gli inginocchiatoi delle chiese" è saggio, è vero!
Il problema, gentile Franca, è questo e soltanto questo: un credente non è tale perchè frequenta la chiesa, si inginocchia, prega, rispetta regole, ecc. ecc. ma è tale (cioè credente) se sa amare il prossimo e Dio.
Sai svisceratamente amare il prossimo Franca?... Si? Allora puoi essere credente cercando Dio nella tua vita.
In caso contrario, sarai un'ottima donna, della quale dopo la morte non rimarrà che un ricordo per alcune generazioni (bene ci deve andare! :)) )

edgar ha detto...

aaaaaaaaarrrggghh! Gravissimo errore di Edgar!
Urge errata-corrige:
"L'ho dico che mi piace ciò che scrivi e tu non lo capisci!"
diventa:
"Lo dico che mi piace... ecc. ecc."

Che ci volete fare... l'ho detto che non avevo riposato!
Ciao.