"Istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza. Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il nostro entusiasmo. Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra forza." Antonio Gramsci

giovedì 16 agosto 2007

Storia di un precario anarchico


di Aldo Nove


Questa è la storia di Fabio, lavoratore precario di Tradate, in provincia di Varese, anarchico che vota Rifondazione. Una storia che è anche un pezzo di storia della sinistra. Raccontata a ruota libera, molto libera, una notte di dicembre 2004.

Partiamo da lontano?

Lontano quanto?

Dai tuoi genitori.

Ok. Mio padre era emigrato dalla Calabria a Milano per fare l'università. Non aveva molti soldi, all'inizio del mese comprava i tagliandini per i pasti in mensa, poi non aveva più soldi per comperare altro. Una volta ad esempio aveva appena acquistato i tagliandini, era in mezzo alla strada e una folata di vento glieli ha strappati di mano. Cercando di recuperarli è finito sotto una macchina. Un giorno ha conosciuto mia madre. Mia madre faceva l'assistente in università ed era incuriosita da lui perché mio padre quando entrava in mensa guardava in giro con l'aria truce e se ne andava. E' andata da lui e gli ha chiesto se facevano assieme la colletta per il juke-box. Allora ci si divertiva così. E con il pretesto della colletta si sono conosciuti e innamorati. Mia madre era di famiglia borghese, i suoi quando hanno saputo che frequentava un calabrese povero hanno disapprovato e lei è andata via di casa. Mio padre e mia madre hanno vissuto per un po' di tempo in un solaio, a Milano. Non avevano nulla. Senza gas, senza luce. Per scaldarsi, d'inverno andavano al cinema. A quei tempi era possibile, acquistando il biglietto del primo spettacolo, rimanere lì fino alla chiusura del locale. D'estate, quando si moriva di caldo, andavano di nuovo al cinema perché c'era l'aria condizionata. Una vita da poveri, piena di film, ma anche una vita felice, che mi hanno trasmesso. E in questa felicità c'era anche l'orgoglio della loro rivendicazione politica.

Un orgoglio che oggi non è più molto comune…

Ma che allora univa tantissime persone. E che significava essere coscienti di sé, del proprio ruolo nel mondo, con la volontà di cambiarlo, il mondo, e di goderlo, senza paure. Con gioia.

Continuando nella storia, arriviamo al vero inizio, cioè alla tua nascita.

Quando sono nato mio padre è dovuto andare a lavorare in fabbrica. Credo che allora, differentemente da oggi, fosse molto naturale, ovvio mettere al mondo un figlio se ci si amava. C'era un forte spirito di gruppo, e si veniva al mondo in un gruppo. Oggi il gruppo non c'è più. Ci sono individualità esasperate.

Quali sono i tuoi primi ricordi?

I viaggi in macchina con i miei genitori e i loro compagni. Allora ci si chiamava così: compagni. Comunisti e anarchici. Andavano alle manifestazioni e mi portavano dietro. Dentro un auto piena di fumo dove si cantava tutti assieme le canzoni del proletariato. Credo che è stato proprio durante uno di questi viaggi che ho sentito, in un coro improvvisato, la parola "anarchia".

E che significato aveva, per te, allora, quella parola?

Mi incuriosiva. Ricordo che in casa c'erano dei libri per bambini. Uno in particolare si intitolava "Che cos'è il capitalismo". Era un libro illustrato. Si vedeva un uomo che mangiava mezza torta e cento altre persone che si mangiavano l'altra metà. Quella era la spiegazione ai bambini del capitalismo. L'impegno politico dei miei genitori, comunisti, era uno stimolo alla comprensione della realtà. E alla base della realtà è evidente che c'erano, e ci sono, delle disuguaglianze madornali. Diciamo che ho capito da bambino la differenza tra destra e sinistra, la radicale differenza tra la destra e la sinistra.

Oggi a qualcuno non è più molto chiara…

Appunto, non è chiara al centrosinistra, perché non è di sinistra, è di centrosinistra. Per la sinistra vera la differenza è molto semplice. Se qualcuno è ricco, ma ricco tanto, ricco troppo, vuole dire che c'è qualcosa di strano, vuole dire che da qualche parte ha esagerato… Mentre per la destra vale l'esatto opposto. L'anomalia sta nell'essere povero. Se sei povero vuole dire che non ce l'hai fatta, vuole dire che non ti sei impegnato. Su questi principi mi sono innamorato dell'anarchia. L'anarchia non è per il darwinismo sociale, è per il mutuo soccorso.

Mentre il comunismo, secondo te, per che cos'è?

Il comunismo canonico ha sempre messo in atto una serie di passaggi concreti per arrivare a un mondo di eguali che nella pratica si è ridotto a un abbassamento generale del livello di vita della persone. Diventare tutti poveracci non è un obiettivo umanamente interessante.

Invece…

Invece, per gli anarchici, per tutta la storia del movimento anarchico, ad affermarsi non sono le masse, e neanche le "avanguardie". Sono gli individui singoli. Che si realizzano come meglio credono. Secondo i propri principi. E' forse la più utopistica delle utopie. Ma è un'utopia che ti permette di raggiungere una tensione che ti fa costantemente crescere. Che ti fa cercare di migliorare. Tu e il mondo che ti circonda. Ed è una tensione che in Italia non esiste più da un secolo.

Cioè?

In Italia, la sinistra marxista ha preso piede negli anni Venti dello scorso secolo. Prima la maggioranza dei lavoratori facevano riferimento al movimento anarchico. All'inizio del Novecento il secondo quotidiano più letto d'Italia era "Umanità nova", quotidiano anarchico.

Le cose sono cambiate drasticamente con la Rivoluzione d'ottobre.

Sì. Rivoluzione d'ottobre che tralaltro è stata in buona parte condotta dagli anarchici, poi fatti fuori. E' una storia che si ripete lungo tutto il corso della prima metà dello scorso secolo. Ad esempio durante la guerra di Spagna, dove l'anarchico Camillo Berneri venne ucciso da un commando di comunisti su segnalazione di un agente stalinista, poi diventato un dirigente comunista. Ma questo non scriverlo perché non te lo fanno pubblicare.

No, lo scrivo, secondo me lo pubblicano.

Comunque, negli unici casi di messa in atto della teoria anarchica, nella Comune di Parigi e nel primo anno di guerra di Spagna, si è realizzata una reale trasformazione della società dal basso, con la collettivizzazione delle terre. L'utopia anarchica, che poi almeno in questi due casi non è stata un'utopia, si avvicina a un'altra utopia, che nella sostanza gli assomiglia molto.

Quale?

Quella cristiana. Per la purezza e l'universalità del messaggio. Recentemente è uscita una rivista che si occupa proprio degli elementi di convergenza del pensiero cristiano e di quello anarchico. Gesù Cristo era anarchico.

Ma anche comunista.

Secondo me più anarchico… Però questo discorso è meglio abbandonarlo, non credo che ne usciremmo…

Torniamo a te, allora. Alla tua storia.

Torniamo agli anni Ottanta, ai tempi del liceo. Io ero un totale disadattato. Sul piano politico intendo. Avevo due o tre interlocutori, che non la pensavano come me ma avevano voglia di ascoltarmi, e basta. Il resto era look. C'erano i paninari, i dark e i ciàina…

I ciàina?

Quelli con l'eskimo, gli sciarponi… I comunisti, potremmo dire… Ma allora la cosa si riduceva più che altro al look. I comunisti erano quelli vestiti male. Vestiti male allo stesso modo. Mentre i paninari erano quelli vestiti bene allo stesso modo. Negli anni Ottanta la politica era una questione d'abbigliamento.

Che brutta roba…

I miei interlocutori erano un dark anomalo e un cattolico integralista che poi è diventato satanista anarchico. Diciamo persone che come me non erano disposti a farsi intruppare in un sistema simbolico basato sul vestiario.

E il rapporto con i tuoi?

E' sempre stato molto bello. Loro erano comunisti, io anarchico. Ma allora essere comunisti voleva dire impegnarsi per l'emancipazione dei poveri, per l'affermazione dei diritti della donna… E tutto questo in un clima di festa. Di grande orgoglio. Ed è terribile che sia finito. Almeno come fenomeno di massa.

Perché è finito, secondo te?

Perché a un certo punto il partito Comunista si è dimenticato di sé. Si è dimenticato di essere sempre stato il partito progressista nel senso forte del termine. Il progresso era rappresentato dai comunisti, mentre la Democrazia cristiana era il conservatorismo. E tutto questo, che riguarda la storia italiana, la sua politica e il suo costume, non c'entra proprio nulla con Stalin. Quando gli attuali dirigenti dei Ds vengono a dire di riconoscere che il comunismo dove c'è stato ha portato soltanto morte in pratica si suicidano. E perdono.

Cosa hai votato, la prima volta?

In teoria un anarchico non dovrebbe votare. Ma la teoria anarchica prevede il peso della volontà individuale nelle scelte, e a me è sempre sembrato opportuno votare almeno per evitare di essere governato da chi è infinitamente lontano dai miei valori. Un voto per approssimazione… All'inizio ho avuto una fascinazione, devo dire breve e innocua, nel senso che poi non mi ha portato a nessuna influenza reale, per gli antiproibizionisti. Alla fine però ho votato comunista. Quello che già allora si poteva capire era che i radicali erano i radical chic di destra. E difatti la storia ha seguito il suo percorso e Marco Taradash è al governo con i postfascisti che più proibizionisti di loro non si può.

Quindi, hai votato il partito Comunista.

La prima volta. Ho fatto in tempo. Poi Rifondazione. Questa parvenza di democrazia dove ci troviamo mi ha permesso di esprimere un'antagonismo. Non assolutamente il mio sentire. Alla fine, ho sempre deciso di stare dalla parte dei poveri. Semplicemente. Prendiamo la questione palestinese…

Prendiamola.

Non ho nulla contro Israele. O meglio, mi interesso di Israele come mi interesso di qualunque stato della Terra, e cioè molto. Ma quello che vedo è che da una parte ci sono i carri armati e dall'altra le pietre. Questo non posso far finta di non vederlo. Non me ne frega niente se Israele per qualcuno rappresenta l'instaurazione della parola sacra "democrazia" nella terra dei barbari. Sacre sono le vite umane. La "democrazia" è la parola con la quale oggi si esporta la violenza dei padroni del mondo. Per Bush, come per Oriana Fallaci e il nostro governo, la "democrazia" è un valore più prezioso della vita. Recuperando valori fascisti come quello di patria. Ma quale patria. Il fatto è che siamo tornati indietro di decenni, forse di secoli. Bush fa le guerre sante. E in tutto questo, un altro fatto è che buona parte della sinistra italiana la propria storia, che è stata una storia anche di grande antagonismo, l'ha buttata alla spazzatura.

Questa frase è peggio di quella di prima…

Ma è la verità. Perché nessuno reagisce in modo netto quando si celebra la morte di un soldato italiano? Perché nessuno a sinistra non spiega con assoluta fermezza che un soldato italiano morto vale quanto un soldato iracheno morto.

Qualcuno che lo fa c'è.

Sì. Rifondazione, i Comunisti italiani e i Verdi…

La sinistra…

Quello che ne è rimasto. A brandelli. Comunque, in tutto questo scenario, è curioso che Bush sia andato a colpire proprio lo stato più laico del mondo islamico. Anche perché la fucina del terrorismo, che è l'altra faccia della stessa medaglia della guerra, è l'Arabia Saudita, dove però Bush non ha nessuna intenzione di esportare la "democrazia". Gli basta farci affari.

Freniamo ancora, di colpo, e torniamo a te.

Dopo il liceo ho fatto l'università. Mi sono laureato in filosofia morale, con una tesi sul rapporto tra logica e musica. Poi ho fatto moltissimi lavori. L'operaio, il venditore multilevel (qualche giorno, a sufficienza per rendermi conto di che scemenza fosse), il redattore in una rivista di poesia. Poi mi sono sposato, perché la donna che amo ci teneva. E' stato un matrimonio diviso in due parti. La prima parte matrimonio, la seconda celebrazione dell'anniversario di Sacco e Vanzetti. Mi sono sposato il giorno dell'anniversario di Sacco e Vanzetti. Diciamo che è stato una sorta di compromesso con la persona che amo.

E poi?

E poi mi sono comperato un rudere. Con un mutuo. Il concetto da cui sono partito è che la casa deve essere un oggetto dell'uomo, fatto a sua immagine e somiglianza. Non il contrario. Non le villette a schiera. Come i loculi. In cimitero. Ho fatto due conti, mi sono guardato intorno e ho preso un rudere di 240 metri quadri. Tutto da risistemare. Oltre al rudere ci sono una legnaia, un pezzetto di orto e un boschetto. La casa me la ricostruisco io, piano piano, nel tempo. Voglio essere consapevole, della mia casa. Voglio sapere di cosa e fatto un muro ed essere in grado di farlo e di sistemarlo. Questo mi fa crescere. In più, in quella casa ci sono passate generazioni. Nei muri, c'è la storia di persone che hanno vissuto, che sono esistite e che nessuno ha mai raccontato. Ma le vivo. Tutto il contrario della televisione?

Cosa c'entra la televisione?

C'entra nel senso che la televisione è il sistema che ogni giorno ti cancella la storia, che riduce il tempo all'oggi assoluto. A Porta a Porta. All'Isola dei famosi. Al nulla che racconta se stesso. Invece, una casa…

Una casa?

Una casa vera, una casa che ti sei costruito, un orto dove coltivi tu quello che mangi, scoprendo che da qualche parte, nel mondo, davanti a te, esiste la natura, ci sono i cicli della riproduzione, cadono le foglie… Mi piace molto il nome che ha dato Renato Curcio alla sua casa editrice, "Sensibili alle foglie"… Per tornare alle origini…

E alle origini cosa c'era?

C'era l'uomo che trasformava il mondo. Non la televisione che trasforma l'uomo. All'origine c'erano le isole. Senza famosi. Ed è da lì che oggi voglio ripartire con la donna che amo.

(LIberazione 12 dicembre 2004)

fonte: http://www.rifondazionelazio.it/rifondazione/index.php/item/344

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4 commenti:

edgar ha detto...

"Perché a un certo punto il partito Comunista si è dimenticato di sé"... bella eh?

Anonimo ha detto...

Già, condivido..
mauro

elena ha detto...

Come, "bella"? E' tristissima... :(

edgar ha detto...

Tristissima sì.