"Istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza. Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il nostro entusiasmo. Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra forza." Antonio Gramsci

giovedì 6 settembre 2007

La scomparsa di Pavarotti. "Nessun dorma" con la sua voce d'angelo


di Gianni Rossi


La sua voce ci accompagna per sempre come il suo sorriso infantile, il suo grande foulard attorno al collo, l’immancabile fazzoletto nella mano sinistra, i suoi capelli neri a dispetto dell’incanutirsi degli anni, il suo parlare con l’intonazione romagnola. Luciano Pavarotti da oggi ha spento i suoi occhi intelligenti e lucidi, come se una febbre di vitalità lo pervadesse senza sosta.

Da oggi la sua grande, rassicurante sagoma riposa in pace, ma il suo simulacro vola sui tetti di tutte le case del mondo, come il violinista ebreo errante e gli altri protagonisti dei quadri dell’onirico Marc Chagall, per donarci con la sua voce “d’angelo” le più belle armonie liriche, le sue reinterpretazioni dei classici della canzone leggera, del rock. “Big Luciano” era tutto questo: uno spirito irrequieto, un romagnolo tipico, un modenese, che amava la vita concreta, carnale, godereccia, ma che aveva anche grandi slanci di solidarietà, che si commuoveva per le tragedie del mondo, per la fame e le violenze sui bambini.

Con la sua personalità irruente, Pavarotti aveva letteralmente inventato un evento unico al mondo come il grande concerto “Pavarotti and friends”, nel quale univa tutti i generi, gli stili della musica moderna con la lirica e dove accorrevano tutti i big della musica internazionale, per raccogliere fondi a favore dell’infanzia violata dalle guerre e dalle carestie. E a riprova del suo carattere contraddittorio, quell’evento era abbinato anche al Concorso ippico “Pavarotti international”, un concorso ippico tutto speciale, come lo era il suo amore per i cavalli.
Anima complessa, semplice e vera, come i romagnoli “sanguigni” alla Zavattini.

Il “grande Luciano” amava la lirica, quanto tutta la musica e amava la sua famiglia, contornata da tutte donne, ma nel pieno della sua maturità scelse la giovane assistente Nicoletta per ricominciare una nuova vita, per creare un’altra famiglia, fino alla paternità testardamente voluta in un’età nella quale si è più facilmente nonni, che padri.

La prima moglie gli fu manager e la seconda continuò nell’impresa di imbrigliare la sua genialità in programmi concreti. Come la sua voce, infatti, Pavarotti volava sull’immaginazione del mondo, con una sconcertante semplicità di giudizio e con la volontà dei visionari.
Mai come in questa occasione è vero l’assioma che “il re è morto, viva il re!”. Il nostro “Big Luciano” non è morto se non con il suo corpo imponente, stravolto da una malattia terribile, come il tumore al pancreas; ma tutta la sua opera discografica e filmata ce lo consegneranno sempre vivo, come le grandi icone del proscenio mediatico.

La sua voce era e resta unica, inimitabile e irraggiungibile, come quella della “divina” Maria Callas. Si proveranno molti giovani tenori a ritrovarne la tecnica, l’estensione, il timbro e il calore così giovanile, ma sarà uno sforzo vano. Non c’è mai stata una “nuova” Callas, così come non esisterà un altro Pavarotti.
Basta ritornare con la memoria alle magnifiche esibizioni dei tanti concerti dei “Tre tenori”, per rendersi conto dell’unicità della sua voce e della sua superiorità, mai evidenziata per altro, rispetto a Josè Carreras e Placido Domingo, ovvero agli altri due amici-comprimari, anche loro voci di levatura mondiale.

La sua vita è stata anche costellata di vicende contrastanti e malevoli, dall’accusa di evasione fiscale a quella di aver strumentalizzato i suoi “Pavarotti and friends” per uso privato, alle sue troppe performance canore a volte contestate dai puristi del “bel canto”, solo perché molto “attaccato” al successo anche monetario.

La vita degli artisti di levatura mondiale, unici nella storia, come dei grandi personaggi della politica, dell’arte in genere, o dello sport, è sempre costellata di atteggiamenti contraddittori. Una giusta e laica critica deve sempre tener conto che un’icona, un genio, un personaggio unico è pur sempre un essere umano con tutti i suoi pregi e difetti, le sue virtù e i suoi vizi. Ma la sua forza magica era procurare momenti anche lunghi di serenità e di armonia dell’anima con la sua voce d’angelo. Quello è il Pavarotti che conta, il Pavarotti che non muore mai, il Pavarotti che supera gli ostacoli delle lingue, delle tradizioni, dei modi di vivere di tutto il mondo.

Non a caso la notizia della sua morte è rimbalzata immediatamente su tutti i media internazionali: da Sydney a Toronto, è diventata l'apertura di tutti i siti informativi. Grande risalto soprattutto negli Stati Uniti, un Paese in cui “Big Luciano” era molto amato e dove aveva anche preso casa. La CNN ha annunciato la morte dell'artista con una “breaking news”, una notizia urgente: "Il famoso tenore, che ha condiviso il palco con cantanti d'opera e star della musica leggera, come Bono Vox e Liza Minnelli, è morto giovedì dopo aver sofferto di un tumore al pancreas", ha scritto il sito dell'emittente di Atlanta.

Anche le edizioni on line del New York Times e del Washington Post hanno dedicato l'apertura alla morte del grande tenore. Il NYT, riportando una grande immagine di Pavarotti, sorridente mentre si gode gli applausi al termine di un concerto, e un link audio che dà la possibilità di ascoltare la famosa aria “Nessun dorma”. Nel lungo articolo di approfondimento, firmato da Anthony Tommasin, si legge: "Anche gli esperti d'opera confondono un grande artista con un altro, ma nessuno si è mai sbagliato sulla voce di Luciano Pavarotti". Grande attenzione alla scomparsa del tenore anche su tutti i siti europei, da El Pais a El Mundo, in Spagna, dal francese Le Monde ("Una voce fuori dal comune"), all'inglese Guardian.

La sua voce era così amata che ha impressionato anche in contesti lontani da musica e lirica e compare così , incredibilmente, sulle edizioni on line dei “seriosi” quotidiani economici, come il Wall Street Journal e il Financial Times.

Il leader degli U2 Bono, che per molte edizioni lo ha affiancato nelle sue iniziative benefiche, lo considerava “una forza della natura. Pavarotti e' molto piu' rock di tanti cantanti rock e probabilmente ha anche un'anima punk''. Va ricordato che per la prima volta nella storia del mercato discografico, Pavarotti e' stato l'unico tenore in grado di gareggiare, nella classifiche di vendite, con i beniamini della musica pop, rock.

Ciao “Big Luciano”! Resteremo sempre in ascolto rapiti dalla tua voce d’angelo, fino a che “Nessun dorma” ci farà volare sui tetti del mondo, superando le barriere dell’incomprensione, delle violenze, delle guerre e della povertà…
fonte: http://www.articolo21.info/editoriale.php?id=2675

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DAL SITO DEL NEW YORK TIMES

Multimedia

Audio Excerpt: Nessun Dorma 1 From Turandot, Act III (mp3)


ARTICOLO Luciano Pavarotti, Italian Tenor, Is Dead at 71

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1 commento:

skakkina ha detto...

Muore l'uomo, non l'artista.

Dispiace leggere di tante morti di persona che "sapevano fare" nelle ultime settimane.
In quest'epoca di approssimazione e dilettantismo, sono grandi perdite.