"Istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza. Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il nostro entusiasmo. Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra forza." Antonio Gramsci

venerdì 21 dicembre 2007

Morti bianche, nuovo ddl introduce il carcere


foto di Enzo Maddaloni



Nuove misure penali e processuali in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro. E' quanto previsto nel ddl sui luoghi di lavoro presentato venerdì in Senato e che prevede l'omicidio colposo e la pena del carcere (da 1 a 7 anni) per i responsabili delle aziende in cui avvengono infortuni gravi e morti bianche.

La necessità di una nuova normativa sulla sicurezza del lavoro deriva dalla constatazione condivisa della insufficienza di quella attuale, una legge sicuramente positiva - come è scritto nella relazione al ddl - ma ancora incompleta: le sanzioni, infatti, sono di natura contravvenzionale e quindi con una prescrizione molto rapida, che spesso non consente neppure di completare i difficili accertamenti giudiziari; le soluzioni, inoltre, vengono definite eccessivamente blande e non idonee a reprimere penalmente un fenomeno così grave. Il disegno di legge Casson-Salvi non nasce sull'emotività dei gravissimi fatti delle ultime settimane, in particolare la tragedia della Thyssen-Krupp: fin dal maggio scorso, infatti, la Commissione giustizia del Senato aveva segnalato a proposito della bozza-delega al Governo, a fronte della gravità dei reati perpetrati, la sproporzionata irrisorietà della sanzione penale proposta e quindi la non dissuasività della medesima.

Il disegno di legge, proposto dai senatori Felice Casson e Cesare Salvi (presidente della Commissione giustizia), ha tra le prime firme quelle di Luigi Zanda, Oreste Tofani (presidente della Commissione di inchiesta sulle morti del lavoro), Pietro Larizza (ex segretario generale della Uil e presidente del Cnel), oltre già a quelle di numerosi altri senatori di diverse forze politiche.

«Sbaglia il ministro Damiano - ha dichiarato Salvi - a volere premiare le aziende virtuose con il tesoretto dell'Inail. Il Governo non può contrastare la tragedia delle morti bianche rifugiandosi nella scelta di ricompensare chi doverosamente rispetta la legge, e persino il buon senso, sulle più elementari norme di sicurezza: serve invece punire i responsabili per l'effettiva gravità del delitto. È necessario anche che la maggioranza di Governo si incontri al più presto per discutere e decidere interventi incisivi e urgenti per una efficace prevenzione degli infortuni sul lavoro».


Pubblicato il: 21.12.07
Modificato il: 21.12.07 alle ore 15.15

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=71573

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MI CHIAMANO MORTE BIANCA

Non ho più un nome
oggi per pochi soldi in cambio,
mi chiamano morte bianca.


In questo mondo gelido
chi anche muore sul lavoro
è notizia fugace.


Un silenzio che lascia sbranare,
che non smuove o scuote,
come querce sotto la bufera.


Svaniti sono i sogni di vita,
i respiri, i sospiri, le emozioni,
tutto ridotto in cinerea polvere.


Non ho più
il soave brivido di una carezza,
di un turbamento, di una gioia
.


Mi affaccio sulla riva
dei tuoi ricordi
e trovo tante porte chiuse.


I miei cari no!
loro non dimenticano,
la furia della morte
.


Viltà e indifferenza
hanno dato morte per fare numero
della fine di un'esistenza.


La carne e l'anima torturate
sono un abisso di dolore
uno schianto di orrore.


Effetti che mi squarciano il silenzio
da quando nessuno s'accorse
che già affogavo nella paura di morire.


Ascoltate, parlate, rompete il silenzio,
altrimenti la paura dei vili
vi renderà ciechi e sordi.


Giacomo Jim Montana


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fonte: http://www.mobbing-sisu.com/poesie/morti-bianche.htm

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5 commenti:

edgar ha detto...

Stiamo esagerando con i decreti "punitivi". Ripeto che non servono a niente, se non a creare una "catena di sant'antonio" di scarico di responsabilità.
Il governo si scarica le sue responsabilità con decreti "forti", gravanti sulle aziende, le aziende si scaricano le loro responsabilità sui delegati, questi sui Responsabili della Sicurezza, questi a breve (quando si definiranno con più precisione, le colpe ai singoli lavoratori) scaricheranno sui lavoratori e "a ritroso" sull'azienda.
A questo punto l'azienda, che è composta da "Commerciali-men" deve pensare a togliersi di dosso "ste cazzate e perdite di tempo" e comincia a "navigare" per trovare gli "amici giusti".
Occorre formare un'etica all'interno del mondo degli affari.

edgar ha detto...

Occorre formare un'etica all'interno del mondo degli affari! ... e scusate se per questo, posso sembrarvi un'utopico sognatore o un tenero illuso.

edgar ha detto...

Spesso gli appartenenti alla sinistra antagonista, in regime di stragi/morti a matrice politica gridano: STATO ASSASSINO!
Edgar, in regime di stragi/morti sui luoghi di lavoro grida: STATO ASSASSINO!

Miei cari rappresentanti al governo e/o ai ministeri, se siete asini nel gestire la cosa, non permettetevi di minacciare nessun azienda italiana (o suo responsabile) di arresto!
Come vi permettete?? Qui la gente lavora e rischia i soldi e la faccia.
E' facile per voi brutti incravattati scaricare sulle aziende.... (che poi in italia, ricordo che la maggior parte delle aziende sono piccole e medie... praticamente:
1) le uccidono di spese e di multe;
2) favoriranno l'esodo su paesi dell'est Europa;
3) favoriranno la corruzione.)

elena ha detto...

Penso, caro Edgar, che le leggi (o i ddl) vengano fatti in modo generico e che sia poi necessario "ritagliarli" sulla base delle situazioni oggettive. Infatti io ritengo assolutamente criminale un'azienda che manda in giro circolari raccomandanti una qual certa leggerezza sulle manutenzioni perché "tanto siamo assicurati" - che ci sia scappato il morto o meno. E' ovvio che la situazione della piccola dittarella è diversa... ma anche qui, generalizzare è facile. Se il non rispetto delle norme porta a chiedere ai lavoratori in malattia di recarsi comunque al lavoro, non c'è scusa che tenga. Se invece il non rispetto è dovuto al fatto che le scarpe antinfortunistiche sono scomode e pesanti, la faccenda cambia... come cambiano le responsabilità. O no?

edgar ha detto...

Pienamente d'accordo con ciò che hai scritto Elena :)

Ultimamente pensavo a questa cosa:
Se la filosofia della sicurezza sui luoghi di lavoro, ammette il criterio della "riduzione e/o abbattimento del rischio che il danno accada", allora vuol dire che... uno uno, di lavoratore (di qualsiasi livello) dovrà perdere la vita sul posto di lavoro??
Mi spiego meglio:
Se si riesce ad abbattere completamente l'accadimento del danno è cosa buona. Teoricamente non dovrebbe morir/farsi male nessuno.
Ma se non si riesce ad abbattere completamente detto accadimento del danno, riducendoci solo alla RIDUZIONE delle probabilità che il danno accada, cosa vorrebbe dire teoricamente, che appunto, uno uno, di lavoratore è già destinato a morire/farsi male nei prossimi giorni/mesi/anni??
Mò! mi sono sconfortato con le mie stesse parole. Devo trovare una soluzione prima di natale a questa perplessità.