"Istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza. Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il nostro entusiasmo. Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra forza." Antonio Gramsci

giovedì 6 dicembre 2007

Torino, incendio in acciaieria un operaio morto, sei in fin di vita

L'incidente all'1.30 nella ThyssenKrupp. Investiti dall'incendio provocato dalla fuoriuscita di olio bollente
Ricoverati in condizioni disperate. I sindacati: "Quei lavoratori erano alla linea 5 da 12 ore"

Uno degli intossicati: "Ho visto l'inferno. Antonio era avvolto nelle fiamme e gridava: Aiutatemi, muoio"
Due ore di sciopero nazionale dei lavoratori metalmeccanici proclamate venerdì 14


Antonio Schiavone, vittima dell'incendio

TORINO - Fiamme nell'acciaierie della ThyssenKrupp, a Torino. Un operaio è morto ed altri sei sono in fin di vita. Li ha investiti l'incendio provocato dalla fuoriuscita dell'olio bollente che serve per raffreddare i laminati. Già quattro fa aveva preso fuoco una vasca d'olio e le fiamme erano state domate solo dopo alcuni giorni. In quell'occasione, però, non vi erano stati feriti. Stamane all'alba, invece, il bilancio è stato ben più drammatico: è morto Antonio Schiavone, 36 anni, di Envie nel Cuneese, sposato e padre di tre figli di 4 e 6 anni, e di un machietto nato appena due mesi fa.

Versano in condizioni disperate Bruno Santino e Giuseppe De Masi, entrambi di 26 anni, ricoverati con i corpi quasi completamente coperti da ustioni. Grave anche Angelo Laurino, 34 anni, in rianimazione all'ospedale San Giovanni Bosco di Torino. Prognosi riservata per Rocco Marzo, 54 anni, ustionato per l'80% del corpo, e per altri due colleghi tra cui Rosario Rodinò di 26 anni, mentre due lavoratori intervenuti in un soccorso ai compagni feriti, sono stati ustionati, fortunatamente in modo più lieve e lamentano segni di una leggera intossicazione dai fumi. Maurizio Boccuzzi, infine, ha riportato ustioni leggere ad una mano e al volto.

"Ho visto l'inferno", ricorda Giovanni Pignalosa, delegato della Fiom, uno degli operai rimasti intossicati dal fumo dell'incendio. "Antonio era avvolto nelle fiamme e gridava: Aiutatemi, muoio. Ma era impossibile avvicinarsi".

L'incendio è scoppiato all'una e mezza di notte nella linea 5, adibita al trattamento termico dei prodotti di laminazione. Pare che sia traboccato l'olio bollente usato per temperare i laminati. Gli operai hanno cercato in un primo momento di spegnere le fiamme con estintori e una manichetta dell'acqua. L'acqua però, a contatto con l'idrogeno liquido e l'olio refrigerante, pare abbia provocato una fiammata che ha investito gli operai. Quando sono arrivati i vigili del fuoco con decine di squadre, il reparto era competamente distrutto.

Secondo i sindacati, alcuni dei lavoratori coinvolti nell'incidente, erano al lavoro da 12 ore consecutive: avevano già accumulato 4 ore di strordinario. La ThyssenKrupp aveva deciso a luglio di chiudere la fabbrica torinese e di concentrare tutta l'attività produttiva nello stabilimento di Terni, ma ancora nello stabilimento in via regina Margherita sono al lavoro circa 200 dipendenti. Proprio in questo periodo la linea 5 aveva avuto un'intensificazione del ritmo di lavoro e l'azienda aveva deciso di mantenerla attiva fino a giugno.

Proclamato per venerdì 14 sciopero nazionale di due ore dei lavoratori metalmeccanici per chiedere maggiore prevenzione e sicurezza sul lavoro. Altre otto ore di sciopero sono state invece proclamate da Fim, Fiom e Uilm per la città di Torino e Terni, sede del gruppo metalmeccanico ThyssenKrupp. "Chiediamo che si passi dalle parole ai fatti. Non basta la compassione, bisogna che si fermino gli incidenti e i morti sul lavoro", ha detto il segretario generale della Fiom torinese, Giorgio Airaudo a nome dei tre sindacati. Domani mattina, i rappresentanti sindacali incontreranno i vertici dell'Unione industriale di Torino.

Il presidente Giorgio Napolitano è convinto che "questo drammatico evento coinvolge ancora una volta la responsabilità di tutti, poteri pubblici e forze sociali, ad assumere il necessario impegno per estirpare l'inaccettabile piaga delle morti e degli incidenti sul lavoro". Parole simili sono state espresse dal ministro del Lavoro Cesare Damiano che ha chiesto a tutta la società italiana di farsi carico dell'emergenza sicurezza: "Il Governo ha fatto molto ma le norme, i controlli e le sanzioni da soli non bastano". Lunedì, in occasione dello sciopero dei metalmeccanici della provincia, la città ha proclamato il lutto cittadino.

(6 dicembre 2007)

fonte: http://www.repubblica.it/2007/12/sezioni/cronaca/incendio-acciaieria/incendio-acciaieria/incendio-acciaieria.html

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4 commenti:

edgar ha detto...

"Il Governo ha fatto molto ma le norme, i controlli e le sanzioni da soli non bastano".

Condivisibilissimo.... e condivido.
Per me:
Formazione obbligatoria sulla sicurezza e sull'ETICA alle aziende e INCULCAMENTO "a forza" ;) del senso della giustizia e della sicurezza. Devono crederci e devono impegnarsi seriamente.

Equo ha detto...

L'unico "credo" dell'imprenditore è quello del massimo profitto.
Il resto, oggi, va imposto...ma anche no... Perché siamo dalla parte dei lavoratori, ma anche degli industriali, dalla parte di chi muore, ma anche di chi lascia morire...
Oddio! Mi sto veltronizzando!!!

Franca ha detto...

Quella del lavoro non è anch'essa una questione di sicurezza?
Certi comportamenti delle imprese non sono anch'essi criminali?

Anonimo ha detto...

Ciao, sono Enrico di Inverigo, esprimo apprezzamento per le parole del padre di Bruno: "Bastardi la pagherete".
Voglio vedere il/i responsabili in manette con la fola che urla bastardii assassini come succede a pedolfili e rom, vendetta vendetta vendetta, okkio per okkio dente per dente.