"Istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza. Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il nostro entusiasmo. Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra forza." Antonio Gramsci

lunedì 21 gennaio 2008

Banconote da 10 milioni, Zimbabwe al collasso

«Inflazione al 150 mila per cento». E nei supermercati i prezzi salgono lungo il tragitto dallo scaffale alla cassa


(Ap)


HARARE (Zimbabwe) – Tutti milionari in Zimbabwe. Da venerdì la banca centrale del Paese ha messo in circolazione tre nuove banconote: 10 milioni di zim dollars, i dollari locali, la più alta al mondo, 5 milioni e un milione. Un record, ma solo nominale. Infatti il valore reale è di 3,3 euro circa. Così è stato risolto un grande problema: ora non si deve più uscire di casa con la valigia carica di banconote per andare a fare la spesa. Finora il taglio più grosso era da 200 mila. Una vera fatica entrare in un ristorante e alla fine della cena pagare un conto di 53 milioni con quei biglietti. Significava, posare il malloppo sul tavolo e mettersi a contare le banconote sotto lo sguardo divertito e sorridente del cameriere, costretto poi a ricontare il tutto per evitare errori.

Usando la carta di credito quel conto sarebbe stato sottoposto al cambio ufficiale (1 dollaro americano, 30 mila zim) e quei 53 milioni zim sarebbero diventati 1766 dollari, cioè 1261 euro. Un po’ cara quella cena. La stessa Rebecca, che ad Harare, la capitale dello Zimbabwe, ti accoglie alla reception dell’Hotel Meikles, una volta uno dei più prestigiosi di tutta l’Africa, mette in guardia: “Paga con carta di credito solo il soggiorno, perché è già espresso in dollari. Per il resto usa contanti, altrimenti sei fregato”, invita divertita. E così la cena da 53 milioni, grazie al cambio nero (1 dollaro un milione e mezzo di zim) viene a costare 35 dollari. Un sollievo. Lo Zimbabwe, una volta il Paese dell’Africa nera più sviluppato dopo il Sudafrica, sta precipitando nel baratro. Inflazione alle stelle. Un documento del Fondo Monetario Internazionale parla del 150 mila per cento, lo stesso tasso raggiunto in Germania dalla repubblica di Weimar negli anni ’20 dello scorso secolo. Un dollaro che al mercato nero un anno fa valeva 3 mila zim, oggi vale 5 milioni.

La disoccupazione è all’80 per cento, i generi alimentari di prima necessità (pane, latte, uova) sono introvabili, i salari perdono in continuazione di valore e, ovviamente, i prezzi volano. Chi fa la spesa in un supermercato deve correre. Se prende su uno scaffale una bottiglia di birra per un euro e mezzo, quando arriva alla cassa, se non si sbriga, la paga almeno 1,7. E deve nascondere il disappunto. In quello che era considerato il granaio di tutta l’Africa ora si nuore di fame. Al supermercato Spar di Victoria Falls gli scaffali sono desolatamente vuoti. “Non si trova più neanche il latte per il bambini e non c’è sapone”, racconta Charles, uno dei numerosi autisti che porta in giro i rari turisti attratti da una delle meraviglie del mondo, le cascate Vittoria sullo Zambesi. Ovvio che anche la benzina scarseggi e viene venduta al mercato nero al doppio o al triplo del prezzo ufficiale, 80 centesimi di euro. In compenso gli scaffali di alcolici, dalla vodka al whisky, dalla birra al vino sono stracolmi. “Vengono prodotti qui”, spiega Rick, uno dei commessi che alla Spar bighellona tra i corridoi per controllare i rari clienti. Infatti sul meraviglioso ponte costruito alla fine del ‘800 sulle gole dello Zambesi, attraverso il quale si passa il confine con lo Zambia e sotto cui scivola l’acqua dopo le cascate, si incontrano decine di persone alla guida di carretti carichi di casse di liquori: “Di là, spiega Mary – una donna nerboruta che trascina due enormi borse piene di bottiglie – l’alcool costa molto e così glielo portiamo noi a prezzi più limitati”. E voi cosa portate in Zimbabwe? La risposta è secca, dura e anche un po’ polemica: “Pane”.

Il vecchio dittatore Robert Mugabe, 83 anni al potere da 27, non vuole ficcanaso e così per entrare ne Paese i giornalisti sono costretti a mentire le proprie spoglie e entrare con un visto turistico. Nel giugno scorso il governo ha deciso di bloccare i prezzi. Per il bene della popolazione? “No di certo – spiega Nelson, il commesso di una catena di grandi magazzini sudafricana –. Un bel giorno sono entrati i funzionari e hanno guardato sugli scaffali. ‘Cosa costano queste scarpe? 10 milioni? Mettete la targhetta un milione’. Subito dopo sono arrivati i loro amici, parenti e famigli e hanno spazzavano via tutto con quei prezzi ridotti a niente. Ho venduto un televisore da 80 milioni di zim dollars per due milioni”. In questo panorama desolante i quotidiani, controllati dallo stato, hanno titoli grotteschi: “Tutto va bene”, “Il paese sta uscendo dalla crisi”, “Distribuiti trattori e sementi ai contadini, rifiorisce la produzione”. Non raccontano che chi ha ricevuto i doni se li è andati subito a rivendere. “I semi produrranno più in là. Noi dobbiamo mangiare ora”, si sfoga Martha, un figlio tenuto per mano e l’altro attaccato sulla schiena. Rincara la dose Sam Levy, commesso in un centro commerciale. “Con il mio stipendio, che è buono, non riesco ad arrivare alla fine del mese. Non pago l’affitto dall’anno scorso, ma il padrone di casa non mi butta fuori”.

Nelle banche non c’è denaro, nessuno infatti vuol depositare. Davanti agli istituti di credito file di clienti sono in attesa che qualcuno depositi per poter ritirare. Dove finiscono i contanti nessuno lo sa bene. Certo è che in giro non ce ne sono.Tony Hawkins, professore di economia all’università di Harare, spiega che proprio la mancanza di contanti ha costretto il governo a lanciare i tagli altissimi. “Attenzione – fa notare mostrando un biglietto – non sono banconote, ma assegni al portatore, con una scadenza ben precisa. Il governo non fa niente per fermare l’inflazione; nessun provvedimento strutturale. Continua solo a stampare denaro.” La catastrofe è cominciata quando il governo ha deciso di ridistribuire le ricche terre di proprietà dei coloni bianchi ai neri. Un provvedimento che era stato concordato con la Gran Bretagna al momento della decolonizzazione. Londra doveva pagare i risarcimenti. Cosa che ha fatto fino a un certi punto. Quando Tony Blair, allora premier, si è accorto che le terre non andavano ai contadini ma ai dignitari del regime, ai dirigenti del partito di Robert Mugabe, lo Zanu-pf (Zimbabwe African National Union – Patriotic Front), ai militari, ai veterani della guerra contro il regime dei colonialisti bianchi e, insomma, a un pugno di amici, tutta gente che non sapeva cosa fosse una zappa o un aratro, ha denunciato l’accordo e ha detto: “Non pago più” . Mugabe ha reagito con gli espropri forzati ma i nuovi padroni non hanno saputo far fruttare le terre: il Paese è così collassato. Si pensi solo che i capi di bestiame nel 2000 erano 4 milioni: oggi sono ridotti a 80 mila. Un vero disastro di cui, finora non si vede la fine. Attenzione. Quando leggerete quest’articolo l’inflazione avrà già fatto lievitare i tassi e quindi tutte le cifre espresse qui sopra andrebbero ricalcolate


Massimo A. Alberizzi
20 gennaio 2008

malberizzi@corriere.it

fonte: http://www.corriere.it/esteri/08_gennaio_20/ZIMBABWE_RECORD_ae945be8-c737-11dc-8899-0003ba99c667.shtml

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1 commento:

falangista ha detto...

Bravissimo, tutto preciso e dettagliato. Un bel pezzo. Penso che tu abbia dimenticato la cosa piu' interessante. " IL COMPAGNO MUGABE E' UN ULTRA COMUNISTA" IL SUO REGIME E' DI STAMPO ULTRASTALINISTA. Queste sono le teste che hanno portato il Paese al collasso e tanti soldi nelle "loro compagne tasche"