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venerdì 18 gennaio 2008

Mafia, cinque anni a Cuffaro Rivelò e usò segreti d'ufficio



Grasso: provati favori a singoli mafiosi


Cuffaro
Cuffaro con la coppola da Santoro


Cinque anni: è la condanna imposta a Salvatore Cuffaro,
il presidente della regine Sicilia imputato nel processo sulle “talpe” al Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo. Ma sparisce dalla sentenza l’imputazione per favoreggiamento aggravato a Cosa Nostra. Inflitta al presidente della Regione anche la sanzione accessoria di interdizione dai pubblici uffici. La sanzione, però, non avrà immediato effetto ma si divrà attendere la sentenza definitiva. E comunque Cuffaro ha già fatto capire di non avere nessuna intenzione di abbandonare la carica. «Da domani alle 8 – dice – torno a lavorare a pieno regime per la Sicilia».

E annuncia che «ricorreremo in appello perché anche questi residui capi d'accusa possano cadere». I «residui capi d’accusa» sarebbero niente meno che il favoreggiamento personale, la rivelazione e l'utilizzo di segreti d'ufficio. Esclusa l'aggravante di avere compiuto questi reati per favorire la mafia nel suo complesso, rimane però certificato il «favoreggiamento personale» di singoli mafiosi.

Lo spiega bene Piero Grasso, procuratore nazionale dell'Antimafia, secondo il quale la sentenza di venerdì è una «svolta»: «Sono stati tutti condannati – ha detto – ed è stato riconosciuto che a Palermo esisteva una rete per informare i politici sulle indagini della procura, compresa e anche quelle sulla cattura del boss Bernardo Provenzano». E su Cuffaro precisa: «È rimasto provato il favoreggiamento da parte sua nei confronti di singoli mafiosi, ma non è stata provata l'aggravante di favoreggiamento a Cosa Nostra».

Per l'accusa, Cuffaro avrebbe appreso nel 2001 dall' ex maresciallo dei carabinieri, Antonio Borzacchelli, poi eletto deputato regionale, dell'esistenza di microspie sistemate dagli investigatori del Ros nell'abitazione del boss di Brancaccio, Giuseppe Guttadauro.

Il salotto del boss, già condannato all'epoca per mafia, era frequentato da un amico di Cuffaro, il medico Domenico Miceli, ex assessore comunale alla sanità, anche lui Udc, condannato nel dicembre 2006 a otto anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa, e ora condannato a 14 anni.

Gli inquirenti sostenevano che Borzacchelli avrebbe avvisato Cuffaro dell'esistenza delle cimici a casa Guttadauro e che il presidente della Regione lo avrebbe a sua volta comunicato a Miceli. In questo modo il boss di Brancaccio avrebbe scoperto le microspie, bruciando l'inchiesta.

Ora la sentenza di primo grado conferma che Cuffaro rivelò e utilizzò per favori personali alcuni segreti d'ufficio, ma rigetta il legame con l'associazione mafiosa nel suo complesso.

Totò Cuffaro era presente in aula al momento della lettura della sentenza. La sua non era una presenza scontata, ma, ha spiegato «è stata mia figlia a convincermi: mi ha detto “papà è giusto che tu vada”».

La notte di giovedì, in vista della sentenza, a Palermo si è tenuta una sorta di veglia, in cui numerose persone si sono riunite in una chiesa del centro per pregare per l’assoluzione del “loro” presidente. «Passerò alla storia come quello che ha fatto pregare un sacco di gente...», ha ironizzato il presidente poco prima della lettura della sentenza nell'aula bunker di Pagliarelli.

Canta vittoria l’Udc, il partito in cui milita Salvatore Cuffaro. «Siamo compiaciuti – dice il segretario del partito Lorenzo Cesa – che già dalla sentenza di primo grado sia stata esclusa ogni forma di collusione del presidente Cuffaro con la mafia». «Avevamo la certezza che Cuffaro non avesse mai favorito la mafia – dichiara Luca Volontè, capogruppo Udc alla Camera – e la sentenza di oggi non fa che confermare le nostre ragioni». Anche Casini gongola: «Da sempre sappiamo che Cuffaro non è colluso con la mafia. Da oggi lo ha certificato anche un tribunale della Repubblica».


Pubblicato il: 18.01.08
Modificato il: 18.01.08 alle ore 19.44

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=72211

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COSTANZO SHOW: TOTO' CUFFARO AGGREDISCE GIOVANNI FALCONE




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5 commenti:

edgar ha detto...

Cuffaro secondo me, era il più bravo a scuola tra gli amici.
Poi, apprezzata questa qualità dagli "amici", è stato messo in politica.
Cuffaro firma le carte e si prende tutta la responsabilità.
Cuffaro è il pesce piccolo.
Gli "amici" non firmano le carte e sono come l'ombra... solo che esistono veramente ed agiscono.

Anonimo ha detto...

Ho sempre letto con sofferenza le varie teorie dei pesci piccoli. Vale per lo spaccio della droga, per la mafia, per la corruzione, ecc.
Il vero cancro, secondo me, sono proprio i pesci piccoli (anche se non è il caso di Cuffaro o Mastella). Essi sono la base sociale su cui cresce e prospera qualsiasi malapianta. Sono coloro che si vendono, senza scrupoli e a poco prezzo, che sono il vero cancro da estirpare.

Mat

Franca ha detto...

Non ha favorito la mafia, solo dei singoli mafiosi...

edgar ha detto...

Condivido la tua analisi Mat... solo che essendo tutti più o meno vendibili... a sto punto becchiamo chi li paga ed interrompiamo per qualche tempo, il circolo vizioso.

Intelligente battuta Franca :)

Nicola Andrucci ha detto...

Cuffaro condannato a 5 anni per favoreggiamento, si è detto soddisfatto. E cosa vuoi che sia un favoreggiamento? Non è stata riconosciuta l'aggravante di favoreggiamento a Cosa Nostra.
Le preghiere di Cuffaro non sono bastate, la condanna è arrivata, ma Cuffaro è felice, si sfrega le mani... Ecco, una cosa così può succedere solo in questa italia...
Cuffaro è stato interdetto dai pubblici uffici, ma resterà Presidente della Regione Siciliana. Un'altra cosa che può succedere solo in italia...
Cuffaro, condannato e felice, esce dal Tribunale quasi trionfante. In italia infatti, i precedenti penali fanno curriculum...