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mercoledì 30 gennaio 2008

"L'Italia in depressione canta un'aria di scontento"


"L'Italia in depressione canta un'aria di scontento" scrive il New York Times. Statistiche alla mano sui singoli settori è facile provare che la situazione nel nostro Paese non è diversa da altre nazioni, anzi.....

In concomitanza con la visita americana del presidente Napolitano, uno dei migliori inviati del New York Times pubblica un articolo che non rende giustizia al nostro Paese.


ECONOMIA E FINANZA


17/12/2007


di Stefano Rizzo

Ian Fisher è uno dei migliori corrispondenti del "New York Times" e dell' "International Herald Tribune" dall'Italia. A differenza dei suoi colleghi Elisabetta Povoledo e Peter Kiefer, che tendono a compiacere il gusto del pubblico americano (e anglofono) per gli aspetti di colore della vita italiana, i suoi articoli sono analisi politiche ed economiche intelligenti che aiutano anche noi a vederci meglio attraverso gli occhi degli altri.

Ieri, in coincidenza con la visita negli Stati Uniti del presidente Napolitano, Fisher ha pubblicato un articolo sul "New York Times" dal titolo "L'Italia in depressione canta un'aria di scontento". Bel titolo e lungo articolo per raccontare che gli italiani sono scontenti del loro paese, della loro politica, della loro economia. E fin qui tutto bene: è assolutamente vero. Meno vere e meno sostanziate dalle cifre sono le considerazioni su "declino" dell'Italia, come sistema economico, sociale e politico. Intendiamoci, le cose non vanno bene in questo paese, ma vanno peggio di dieci, venti o trenta anni fa? E, soprattutto, visto che tutto è relativo, vanno peggio rispetto ad altri paesi? Quanto peggio?

Qui i dati aiuterebbero a mettere le cose in prospettiva e ad uscire dagli stereotipi di cui il giornalismo straniero, quando parla dell'Italia, è infarcito. Vale per tutti, per l'Italia, la Francia, la Germania, l'Inghilterra. E ancora di più per luoghi "lontani" o "esotici" come l'India, la Cina, l'America latina. In questo i corrispondenti non sono molto diversi dall'uomo comune cui si rivolgono, che ragiona sulla base di poche semplici idee acquisite, e spesso sbagliate: i messicani col sombrero, i tedeschi con l'elmetto, gli italiani che cantano o sole mio, i cinesi un po' misteriosi e pericolosi, i britannici compassati. (Ogni tanto succede qualcosa, ad esempio muore Diana di Inghilterra e ci si accorge che gli inglesi non sono affatto compassati, ma poi si ritorna al comodo stereotipo).

Neppure Ian Fisher sfugge agli stereotipi. L'incipit del suo articolo è sul buon cibo italiano e subito dopo sul fatto che "davanti ad un semaforo rosso la gente ancora dibatte su cosa voglia dire". Ora, se si volesse parlare seriamente di sicurezza stradale (che è un problema serissimo), piuttosto che indulgere sulla "disordinata creatività" del popolo italiano bisognerebbe citare i dati, ad esempio che i morti sulla strada in Italia sono più o meno gli stessi della Francia e della Germania (intorno a 10 per miliardo di chilometri/auto) e un terzo di meno del Belgio (paese solitamente considerato meno "creativo").

Se si volesse parlare seriamente di economia, più che del fatto che nel 1987 l'Italia aveva un PIL superiore alla Gran Bretagna (il che era un vanto per Bettino Craxi, ma aveva scarso significato), bisognerebbe ricordare che parliamo sempre della ottava potenza economica del mondo, con un PIL pro capite di 30.200 dollari, vicinissimo a quello francese (31.200 dollari - CIA Factbook, 2007), un PIL che evidentemente non è fatto soltanto da "Ferrari, Ducati, Gucci, Illy", come dice Fisher.

Se si volesse veramente parlare di criminalità (Fisher cita Gomorra di Saviano), oltre a ricordare il drammatico fenomeno della criminalità organizzata, bisognerebbe anche citare i dati ufficiali delle Nazioni unite e dell'Unione europea secondo i quali l'Italia è agli ultimi posti in Europa (e nel mondo) per omicidi, rapine, stupri, ed è sotto la media per furti e corruzione. Fisher avrà letto la settimana scorsa sul suo giornale che il 3,2 per cento degli adulti americani è in carcere o in libertà vigilata (6,8 milioni), mentre in Italia i detenuti sono meno di 60.000 (a parità di percentuale dovrebbero essere almeno un milione).

Se si volesse parlare di società bisognerebbe ricordare che l'OMS ha classificato il sistema sanitario italiano il secondo migliore al mondo (dopo quello francese), che gli italiani soffrono di minori patologie, vivono più a lungo, sono meno obesi di molti altri europei e certamente degli americani. Se si volesse seriamente parlare di che cosa significa per la società l'attaccamento, più o meno forzato, dei giovani alla famiglia (di cui il rimanere troppo a lungo a casa è solo una parte), bisognerebbe domandarsi quali correlazioni ci sono tra questo fenomeno e la relativa assenza in Italia delle bande giovanili violente presenti nelle banlieu parigine e nelle periferie delle grandi metropoli europee (per non parlare delle gang delle città americane).

Ancora, quando si parla di corruzione nella politica gioverebbe mettere il fenomeno in prospettiva e ricordare, ad esempio, che in questo momento un ex presidente francese (Chirac) e un ex primo ministro (De Villepin) sono inquisiti per gravi reati, di cui la corruzione è il meno grave. E quanto al discredito del parlamento presso gli italiani (secondo Fisher al 36 per cento), varrebbe la pena ricordare che negli Stati Uniti quella percentuale è ancora inferiore (29 per cento).

Vogliamo parlare di sistema politico? Certamente in Italia abbiamo un unicum: Berlusconi; certamente il centrosinistra è diviso e litigioso. Certamente le cose così non possono andare avanti. Ma che dire degli Stati Uniti dove da due anni il Congresso, ad esile maggioranza democratica, è paralizzato perché qualunque provvedimento di rilievo viene bloccato dall'ostruzionismo della minoranza repubblicana e, se non basta, dal veto presidenziale? Una situazione che è destinata a durare almeno un altro anno, ammesso che le elezioni presidenziali vengano vinte da un democratico. E' vero, come dice Fisher, che in Italia oggi la Chiesa cattolica si è trasformata "da influenza culturale in lobby politica", ma che dire di un sistema politico come quello americano in cui, oggi, la religiosità conclamata dei candidati è condizione sine qua non per essere eletti? Al punto che un osservatore attento come Roger Cohen (sempre sul "New York Times") ha parlato di una deriva pre-illuministica degli Stati Uniti che li sta allontanando dalla cultura europea e occidentale.

Tutto questo non per dire che le cose vadano al meglio in Italia e malissimo negli Stati Uniti o altrove, ma per ribadire che le grandi generalizzazioni e le pennellate impressionistiche possono andare bene per un libro di viaggi, ma aiutano poco a capire i fenomeni sociali nella loro complessità. Se si guarda ai dati e ai processi di trasformazione al di là degli stereotipi, si vede che le società industrializzate dell'Occidente sono, nel bene e nel male, molto più simili di quanto non sembri. E che il "malessere" di cui parla Fisher con riferimento all'Italia, cioè l'incertezza e la paura di fronte ai cambiamenti provocati dall'immigrazione, dalla tecnologia, dalla globalizzazione, dalla curva decrescente del reddito, sono diffusi un po' dappertutto. Certo, guardare i dati e basare su di essi le proprie considerazioni può essere noioso per un articolo di giornale. Ma chi l'ha detto che i giornalisti debbano essere divertenti?

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4 commenti:

skakkina ha detto...

Bell'articolo. Fa bene ricordare un po' di dati e vedere che non facciamo tanto più schifo delgi altri. ;)

Comunque sarà che è un momento molto difficile, drammatico direi, ma ho i nervi scoperti quando attaccano il mio paese all'estero in modo analogamente stupido. Lo sanno bene i tedeschi con cui mi sono ritrovata a chiacchierare giorni fa a Berlino, e che, dopo aver letto un articolo sull'immondizia di Napoli, mi hanno detto che "gli italiani sono gente sporca". Grrrr......

Franca ha detto...

Come dire: ognuno pensi a guai di casa sua!

LauBel ha detto...

che altro dire? evidentemente anche il new york times è un mito da sfatare...!

Anonimo ha detto...

Mi sembra pura vasellina.

Mat