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giovedì 31 gennaio 2008

L'Ue boccia la Gasparri: «Regime televisivo fuori legge»

Francesco Di Stefano Europa 7 tv
Francesco Di Stefano

Dopo anni di sentenze arriva da Bruxelles la parola definitiva sulle frequenze vinte da Europa 7 e usate da Rete 4. La Corte europea di giustizia ha condannato infatti il sistema italiano di assegnazione delle frequenze per le attività di trasmissione televisiva, nella sentenza sulla causa che opponeva l'emittente privata Centro Europa 7 al Ministero delle Comunicazioni. Secondo la Corte il regime di assegnazione delle frequenze non rispetta il principio della libera prestazione dei servizi e non segue criteri di selezione obiettivi, trasparenti, non discriminatori e proporzionati.

La sentenza coinvolge direttamente Mediaset e la sua Rete 4 che da anni trasmette utilizzando, abusivamente stando a quanto stabilito dalla Corte, le frequenze che nel 1999 erano state acquistate ad un'asta dall'emittente Centro Europa 7. In una nota l'azienda televisiva di proprietà di Berlusconi sostiene che la sentenza «non può comportare alcuna conseguenza sull'utilizzo delle frequenze nelle disponibilità delle reti Mediaset», puntando sul fatto che «il giudizio cui la sentenza si riferisce riguarda esclusivamente una domanda di risarcimento danni proposta da Europa 7 contro lo Stato Italiano». Sulla vicenda, in realtà, era intervenuta anche la Corte costituzionale italiana che aveva fissato al 31 dicembre 2003 la data ultima entro la quale la rete berlusconiana avrebbe dovuto lasciare le frequenze. Ma un provvidenziale decreto legge preparato dal duo Gasparri-Berlusconi bloccò tutto.

«Sono soddisfattissimo», ha commentato Francesco Di Stefano, patron di Europa7, «Ma anche amareggiato perché ci è voluto così tanto tempo per una cosa chiara. Comunque siamo fiduciosi e lo siamo sempre stati sempre stati: ecco perché abbiamo resistito tutti questi anni». Ma la faccenda si fa seria per Mediaset. Per Ottavio Grandinetti, il legale che assiste Di Stefano, ora si apre la strada sia dell'assegnazione di frequenze che di un risarcimento dei danni da parte dello Stato italiano. «Non è vero, come affermato da Mediaset in una nota, che in gioco non c'è la riassegnazione di frequenze televisive. Mediaset dice una cosa doppiamente sbagliata - afferma il legale di Europa 7 - Prima di tutto non è vero che la domanda di Europa 7 è solo di risarcimento danni. Noi vogliamo le frequenze e in più il risarcimento. Il secondo motivo di errore è il fatto che non siamo né Mediaset né noi né la Corte di giustizia a decidere, ma il Consiglio di Stato. E questa sentenza europea peserà, eccome. Noi siamo andati davanti al Consiglio di Stato per far condannare l'Italia a darci una rete nazionale. Il Consiglio ha ritenuto che le giustificazioni addotte dal Governo per negare a Centro Europa 7 la consegna delle frequenze ponessero un problema di compatibilità di principio con le leggi comunitarie. E siccome questo accertamento lo fa la Corte di Giustizia ha rimandato tutto all'Europa. Che, alla fine, ci ha dato ragione».

Si delineano anche i passi futuri. «Ora la questione torna davanti al Consiglio di Stato, che deciderà in un senso o nell'altro. Se ci danno le frequenze il danno è quantificato in centinaia di milioni di euro... Avevamo detto 600 milioni ma è passato del tempo, quindi ora bisogna ricalcolare tutto. Invece se dovesse dare ragione a Mediaset, che dice che esiste solo la possibilità di un risarcimento, allora la richiesta è quantificabile in miliardi di euro».

Ora però anche il mondo politico chiede con forza di restituire le frequenze a Europa 7. Lo dicono Ferrero, Cuillo, Giulietti e Tana de Zulueta. «Finalmente si può portare un po’ di legalità», ha detto il ministro per la Solidarietà sociale, Paolo Ferrero. «Adesso bisogna consentire a Di Stefano e ad Europa7 di trasmettere», ha detto il deputato del Pd Giuseppe Giulietti. «Sarebbe davvero grave se qualcuno stesse già pensando ad una nuova legge porcata, bisognerebbe piuttosto accettare -prosegue il deputato- i rilievi della Corte di Strasburgo per superare il duopolio. C'è per caso nel centro destra qualcuno che voglia fare qualche passo in questa direzione? La legge Gentiloni cercava di rimediare in qualche modo a questa situazione, ma devo con dispiacere constatare che fin dall'inizio nel centro sinistra hanno lavorato dei basisti che ne hanno impedito l'approvazione». «Dopo più di 8 anni la Corte di giustizia europea indica a parole chiare la strada per uscire dall'anomalia italiana – dice Roberto Cuillo, del Partito Democratico -. Europa 7 aveva e mantiene il diritto a trasmettere e questo diritto le deve essere restituito». «La sentenza della Corte europea di giustizia ha certificato inequivocabilmente che la legge Gasparri viola il diritto comunitario e che ai danni di Europa 7 vi è stata una espropriazione di diritti acquisiti». Lo dichiara, in una nota, Tana de Zulueta, presidente del Comitato per un’AltraTv.


Un percorso lungo 8 anni

La sentenza fa riferimento ad una causa intentata da Centro Europa 7, società attiva nel settore delle trasmissioni radiotelevisive che nel 1999 aveva ottenuto dalle competenti autorità italiane un'autorizzazione a trasmettere a livello nazionale in tecnica analogica, ma non è mai stata in grado di trasmettere, in mancanza di assegnazione di radiofrequenze. Una domanda della Centro Europa 7 diretta all'accertamento del suo diritto ad ottenere l'assegnazione di frequenze, nonché il risarcimento del danno subito, è stata respinta dal giudice amministrativo.

Il Consiglio di Stato, dinanzi al quale la causa pende attualmente, ha quindi interrogato la Corte di giustizia delle Comunità europee sull'interpretazione delle disposizioni di diritto comunitario relative ai criteri di assegnazione di radiofrequenze al fine di operare sul mercato delle trasmissioni radiotelevisive. Il giudice del rinvio ha sottolineato che in Italia il piano nazionale di assegnazione delle frequenze non è mai stato attuato per ragioni essenzialmente normative, che hanno consentito agli occupanti di fatto delle frequenze di continuare le loro trasmissioni, nonostante i diritti dei nuovi titolari di concessioni. Le leggi succedutesi, che hanno perpetuato un regime transitorio, hanno avuto l'effetto di non liberare le frequenze destinate ad essere assegnate ai titolari di concessioni in tecnica analogica e di impedire ad altri operatori di partecipare alla sperimentazione della televisione digitale.

Nella sentenza pronunciata oggi, la Corte rileva che l'applicazione in successione dei regimi transitori strutturati dalla normativa nazionale a favore delle reti esistenti «ha avuto l'effetto di impedire l'accesso al mercato degli operatori privi di radiofrequenze». Questo effetto restrittivo è stato consolidato «dall'autorizzazione generale, a favore delle sole reti esistenti, ad operare sul mercato dei servizi radiotrasmessi». Per i giudici della Corte, «tali regimi hanno avuto l'effetto di cristallizzare le strutture del mercato nazionale e di proteggere la posizione degli operatori nazionali.

Il limite al numero degli operatori sul territorio nazionale potrebbe essere giustificato da obiettivi d'interesse generale, ma - contestano i giudici - esso dovrebbe essere organizzato sulla base di «criteri obiettivi, trasparenti, non discriminatori e proporzionati», così come stabilisce il nuovo quadro normativo comune per i servizi di comunicazione elettronica. Di conseguenza, la Corte conclude che l'assegnazione in esclusiva e senza limiti di tempo delle frequenze ad un numero limitato di operatori esistenti, senza tener conto dei criteri citati, è contraria ai principi del Trattato sulla libera prestazione dei servizi.


Pubblicato il: 31.01.08
Modificato il: 31.01.08 alle ore 18.41

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=72539

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3 commenti:

skakkina ha detto...

Da Mediaset ostentano tranquillità...secondo me Rete 4 non schioda. Il padrone si risistemerà presto i suoi affari, maledizione.
Spero tanto di sbagliarmi.

Franca ha detto...

Mi sembra che in materia anche noi abbiamo le nostre belle colpe...

skakkina ha detto...

Ah beh, su quello non ci piove, Franca. Fai bene a ricordarlo.