"Istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza. Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il nostro entusiasmo. Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra forza." Antonio Gramsci

sabato 19 gennaio 2008

Marghera e dintorni - MORIRE DI LAVORO NEL MERCATO GLOBALE


Panam Serena
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di
Marco Mostallino


Aveva spalle large, il camallo, e ci sistemava i pesi da sbarcare in banchina.

Aveva spalle large e polmoni robusti come la sua coscienza di lavoratore. Sapeva che la nave è una brutta bestia che va domata. Sapeva che quando arriva in porto dopo giorni di navigazione, quella massa di ferro e merci ha bisogno di placarsi e riposare. La stiva deve spurgare i gas, il petrolio deve essere pompato a motori spenti. Il camallo era ruvido ma possedeva il mestiere di legare e slegare un carico. Capiva che dopo una notte di mare grosso le casse sottocoperta sono squilibrate e vanno dunque controllate prima di metterci mano. Operazioni che richiedono calma e cautela.

Ma Denis, ucciso dal monossido di carbonio nell'inutile soccorso ad un collega, dentro la pancia di un cargo a Marghera, non era un camallo. Era un cuoco. Mandato a pulire la stiva dopo essere stato prelevato da una società di lavoro in affitto. Che per drammatica idea dei fondatori si chiama "Intempo": nel Cda siedono gli amministratori delle Autorità portuali italiane.

Negli scali, oggi, bisogna fare in tempo. Stringere il tempo. Se da Bari a Venezia una nave impiega quattordici ore e riduce, una volta attraccata, la sosta da dodici a otto ore, ecco che in una settimana può fare almeno un viaggio extra, con guadagno dell'armatore.

Nessuno avrebbe potuto imbucare un camallo là sotto senza bombole, prima del ricambio di aria. Tutto ciò non è avvenuto a Marghera, e sarà il giudice a stabilire eventuali colpe. Ma tutto ciò è già avvenuto. Il primo gennaio 2004, a Porto Torres, saltò in aria la Panam Serena uccidendo due marinai. Solo le paratie stagne fermarono il fuoco prima che bruciasse il petrolchimico sardo. Le vittime erano state spedite in fretta, dal comandante, nella controstiva -doppio scafo per carichi chimici- ancora gonfia di gas. Cadde un martello, la scintilla provocò l'esplosione.

La Panam aveva fretta, due volte la Guardia costiera americana le aveva revocato le licenze per il rischio di scoppi. Le autorità italiane non lo sapevano. Sarà la Magistratura ad accertare se il cargo di Marghera stringeva i tempi o meno. Il tempo è ossigeno per la sicurezza, ma è veleno per il mercato. Ed il cargo dove Denis ed il collega sono morti si chiama "World Trader", mercante globale: che espelle i camalli, non dà aria alle stive e prende vite in affitto per pulire e scaricare.

In tempo.


fonte: www.epolismilano.it

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INFORTUNI LAVORO: GIA' 50 VITTIME DA INIZIO ANNO. PORTI ITALIANI A RISCHIO


Con le ultime due vittime, al porto di Marghera, hanno gia' raggiunto quota 50, dall'inizio dell'anno ad oggi, i morti a seguito di incidenti sul lavoro. Il triste 'conteggio' in tempo reale e' tenuto dall'associazione dei giornalisti articolo 21 sul suo sito. Il numero e' pero' destinato ad essere corretto al rialzo se si considerano anche gli incidenti che avvengono durante il percorso da casa al lavoro. Nel 2007 (esattamente dal primo gennaio al 12 dicembre 2007), articolo 21 ha raccolto notizie di 995 morti bianche, tra 3 e 4 al giorno, mentre gli invalidi sono stati 24.884. In tutto il 2006, secondo i dati Inail, i morti sul lavoro sono risultati 1.302 (di cui 255 nel percorso casa-lavoro che nell statistiche ufficiali devono essere considerati), con un aumento del 2,2% rispetto all'anno precedente. Per il 2007 l'istituto stima che non sia stato raggiunto il numero particolarmente elevato del 2006 ma si arrivera' sopra i 1.200.

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asca
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3 commenti:

Anonimo ha detto...

http://www.slaicobasmarghera.org

Franca ha detto...

Più ispettori, meno precari...

edgar ha detto...

No Franca! E' una trappola! Gli Ispettori mi stanno sul ca..o!
Fanno abuso di potere e spesso sono spietati con i più deboli... una loro spietata multa ha rischiato di fiaccare un piccola impresa, nella quale lavorava un ragazzo che doveva curare un grave malattia per i suoi figli!

NO AGLI ISPETTORI DI MERDA! Sono solo uomini corruttibili!
Il lavoro in sicurezza si salva con la cultura della prevenzione. Combattiamo le morti sul lavoro attraverso la sensibilizzazione delle categorie imprenditoriali, attraverso la scuola (come già sta avvenendo), attraverso la cultura del rispetto tra i lavoratori (che manca a morire!!!) ecc.
Comunque apprezzo il PRC che fa molto per le politiche sul lavoro (dalla sicurezza al precariato).
Ciao Franca.