"Istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza. Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il nostro entusiasmo. Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra forza." Antonio Gramsci

lunedì 28 gennaio 2008

Cara RAI, non mi assomigli!


Come tutti gli anni, puntuale come l’influenza, ecco la gabella da pagare: il canone RAI. E come tutti gli anni ecco che si inventano slogan accattivanti per convincere i riottosi come me. Quest’anno è toccato a “vogliamo assomigliarti”.

Be’, per quel che mi riguarda, cara RAI, ce n’hai di strada da fare prima di poter dire di essermi in qualche modo simile! Non tanto per i programmi che non guardo – ad essere onesti sono la maggior parte e già questo dovrebbe essere sconfortante per te – ma per il tipo di scalette che ci imponi.

Ripeto, lasciamo perdere per un istante le scelte ideologiche (perché siamo su pianeti evidentemente diversi). Parliamo di puro buon senso. Quanto ce n’hai, tu che programmi un film come Harry Potter in una qualsiasi serata infrasettimanale, ben sapendo che è un film da ragazzi? O forse pensavi di rivolgerlo esclusivamente ad un pubblico adulto, che non ha problemi ad alzarsi alla mattina? E poi: torna il grande Biagi, finalmente. Dopo un assaggio in prima serata, eccolo relegato a quando anche i più valorosi cominciano a dar segni di cedimento. Stessa cosa dicasi per Benigni che recita la Divina Commedia: siccome la prima puntata ha dimostrato l’interesse che il pubblico nutriva per i due toscanacci, mettiamolo come ultima scelta, così evitiamo il rischio che la cultura si impadronisca delle menti degli italiani e che magari comincino ad usare il cervello… e poi si sa, Benigni è irriverente e altamente pericoloso per la morale corrente. Quale morale? La tua, cara RAI…

E adesso parliamo del canone. Che nasce con la tassa sulle audizioni, il 21 febbraio 1938 tramite Regio Decreto del Re Vittorio Emanuele di Savoia, allo scopo di finanziare la PROPAGANDA del REGIME FASCISTA (dichiarazione copiata da un commento sul blog di Grillo, qui: http://www.beppegrillo.it/2008/01/lalbo_mussolini/index.html)

Ieri sera Fabio Fazio ci ha ricordato la necessità di metterci in regola, perché, dice lui, il canone è quello che permette a tutti di dire quello che pensano (lasciamo perdere le conseguenze). Mah! Qualche anno fa avevo scritto alla RAI chiedendo che mi venissero piombati i loro canali, che tanto non guardavo, e mi hanno risposto che la tassa non riguardava l’utilizzo del televisore in sé ma il suo possesso. Come dire che posso anche tenerlo spento o guardare un qualsiasi canale extra RAI che comunque devo pagare la RAI. Concetto astruso, per me. Come incomprensibili sono le scelte sulle notizie cui dare risalto. Sempre nella lettera già citata mi lamentavo di questo aspetto: mi è stato detto che la RAI, essendo di tutti, deve tener conto dei gusti – disparatissimi – dei suoi utenti. Sarà… ma possibile che la maggior parte degli italiani nutra un interesse così smodato per i fatti privati dei capi di stato esteri, tanto da farli assurgere a notizia fissa di tutti i TG? Ma io non credo proprio…

E almeno fosse vero quello che dice Fazio: possibile che abbia già scordato la scomparsa improvvisa dalle programmazioni RAI di personaggi del calibro di Santoro e Biagi, giusto per dirne due? E poi, diciamocela tutta: siamo sicuri che proprio tutti possano esprimersi? No perché io dalla RAI non ho mai sentito parlare di THOR, ad esempio… e non mi riferisco al dio nordico ma a qualcosa che perfino una imbranata come me è riuscita a trovare. Non in una chat qualsiasi: nel sito del CNR. Ma questo è far cultura, ed evidentemente non si può.

Cara RAI, l’informazione per te, nella maggioranza dei casi, è come l’AIDS: se la conosci la eviti. Tu confondi l’informazione con l’opinione: di quest’ultima ce ne propini a bizzeffe… ma nell’80% dei casi (ho deciso di essere ottimista), chissà perché, di quella di chi detiene il potere. Non necessariamente politico, anzi meglio: quello economico.

Anche quest’anno pagherò il canone, tranquilla… ma la certezza di essere bellamente presa in giro non me la leva nessuno.


6 commenti:

Franca ha detto...

Credo che il tuo sia un sentire diffuso.
Però c'è anche da dire che siccome molte trasmissione sono finanziate dalla pubblicità, se non hanno audience le chiudono, quindi se tanta robaccia continua imperterrita ad andare in onda è perchè la gente la guarda.
Sulla qualità dell'informazione stendiamo un velo pietoso, anzi un sudario...

skakkina ha detto...

Orgogliosamente mi vanto di non aver mai pagato il canone Rai e di nn avere intenzione di farlo... non per motivi economici bensì ideologici. Se fai un palinsesto copia di quello Mediaset, finanziati come Mediaset.
La Rai, in quanto televisione di stato, dovrebbe fare a meno della pubblicità e puntare su una programmazione anche povera, magari, ma di qualità, senza cedere alla tentazione della guerra Auditel o ai ricatti degli sponsor. Solo così la Rai potrà essere libera. Allora non solo pagherei, ma sarei disposta a pagare anche una somma maggiore.
Ma se la Rai mi spara la stessa quantità di pubblicità delle reti Mediaset, ogni anno mi ammorba con i costi dle vestito della Hunziker per Sanremo, io dico come Elena che questa Rai non mi somiglia.
Sì, ci sono un paio di programmi che gradisco e che mi guardo "a sbafo" :)... ma con tutta la pubblicità che mi ci mettono in mezzo, non credo che la fruizione sia davvero gratuita...

edgar ha detto...

Aiuto Franca a stendere il sudario và, è meglio non commentare su questo argomentaccio.
Salutoni a tutti.

Anonimo ha detto...

Dai Elena, pensa che col canone si riesce a stipendiare anche disoccupati figli degli amici e qualche furba ragazza dell'est.
Sapenso che il canone che pago - si pago - viene usato per questioni di cuore (vedi tu se trattasi di figli, nipoti, mogli o amanti), lo pago come pura "beneficienza".

Mat

Anonimo ha detto...

beneficenza.

LauBel ha detto...

anche io non mi sento per niente rappresentata da questo genere di informazione fatta di reality, gossip e cronaca (nera)-dipendenti...